BMW: entro il 2040 solo “carbon neutral fuels” in Europa (e addio petrolio)

carbon neutral fuels


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La transizione del trasporto europeo verso un sistema senza petrolio non può basarsi solo sull’elettrificazione: secondo una nuova analisi condotta da BMW in collaborazione con il Karlsruhe Institute of Technology (KIT), i carburanti verdi – i cosiddetti Carbon Neutral Fuels (CNF) – potrebbero coprire fino al 107% della domanda di energia del trasporto stradale europeo entro il 2040. Una prospettiva che apre a un approccio complementare alle batterie, soprattutto per quei segmenti difficili da elettrificare, come trasporto pesante, aviazione e marittimo.

Il dibattito sulla decarbonizzazione della mobilità in Europa si è finora concentrato soprattutto sui veicoli elettrici. Tuttavia, lo studio evidenzia come sia necessario sfruttare tutte le opzioni disponibili per ridurre le emissioni di CO2, includendo anche i carburanti liquidi rinnovabili, che possono essere utilizzati nelle infrastrutture esistenti senza modifiche tecniche rilevanti. In altre parole, BMW si esibisce nell’ennesimo endorsment per la “neutralità tecnologica”.ù

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Non solo elettrico: il ruolo dei carburanti “carbon neutral”

I Carbon Neutral Fuels (CNF) comprendono una vasta gamma di combustibili prodotti da materie prime rinnovabili, in particolare biomasse avanzate. A differenza dei combustibili fossili, presentano un’impronta carbonica significativamente ridotta.

 

Lo studio analizza il loro potenziale di sostituzione nei trasporti europei al 2030, 2035 e 2040, adottando un approccio orientato al mercato. In questo scenario, anche l’introduzione di una nuova categoria di veicoli, i vCNF (Carbon Neutral Fuels Vehicle), viene considerata cruciale per accelerare la diffusione.

Settori come aviazione e trasporto marittimo, difficilmente elettrificabili, continueranno a garantire una domanda strutturale di questi carburanti, rendendoli una componente chiave del mix energetico futuro.

Materie prime: disponibilità più ampia di quanto si pensi

Uno dei punti centrali riguarda la disponibilità delle materie prime. Contrariamente alla percezione diffusa, il potenziale è molto più ampio rispetto a quanto spesso si racconta nel dibattito pubblico.

 

Oggi l’attenzione è concentrata su soluzioni come l’HVO (olio vegetale idrotrattato) e su materie prime come gli oli esausti (UCO). Tuttavia, questi rappresentano appena l’1% del totale delle risorse disponibili.

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Terreni utilizzabili in Europa per ottenere biomassa da colture intermedie o di copertura

Lo studio include invece un’ampia gamma di feedstock avanzati previsti dalla direttiva europea sulle rinnovabili, ma anche fonti aggiuntive come:

  • colture intermedie agroforestali
  • colture di copertura
  • biomasse non alimentari coltivate su terreni marginali

Questa diversificazione è fondamentale per garantire la sostenibilità e la scalabilità del sistema.

Fino al 67% della domanda già nel 2035

I numeri sono significativi. Già nel 2030, i carburanti rinnovabili potrebbero coprire tra il 38% e il 55% della domanda di carburante del trasporto stradale europeo. Nel 2035, la quota salirebbe tra il 44% e il 67%.

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Tipologie di biomasse da destinare alla produzione di biocarburanti

Questo calcolo tiene conto anche delle esigenze di altri settori energetici e industriali, oltre che degli usi non energetici delle biomasse.

Nel breve periodo, per arrivare a una sostituzione completa dei combustibili fossili, potrebbe essere necessario ricorrere a importazioni moderate di materie prime. Tuttavia, il potenziale globale è stimato fino a 43 volte superiore rispetto al fabbisogno di import europeo, rendendo questa fase di transizione sostenibile.

bio-carburanti
(credit foto: comunicato stampa di Legambiente).

Il sorpasso nel 2040: più carburanti rinnovabili della domanda

Lo scenario più ambizioso mostra che entro il 2040 i CNF potrebbero coprire fino al 107% della domanda totale di carburanti per il trasporto stradale in Europa, utilizzando esclusivamente risorse interne.

Un risultato che presuppone:

  • pieno sfruttamento del potenziale sostenibile delle biomasse
  • gestione efficiente della competizione tra usi diversi
  • sviluppo industriale su larga scala

In questo contesto, i carburanti rinnovabili non solo ridurrebbero le emissioni, ma aumenterebbero anche la resilienza energetica europea, riducendo la dipendenza da importazioni di combustibili fossili.

Una strada complementare all’elettrico, e con molti “se”

Quello che l’analisi dice solo tra le righe, o ignora del tutto, non è di poco conto:

-La domanda di carburante stimata in sostituzione del petrolio per i trasporti al 2040 è circa metà di quella attuale; semplicemente perchè si presuppone che gran parte dei mezzi di trasporto su strada sarà 100% elettrico nel 2040.  Mentre i carburanti liquidi andranno quasi tutti ad alimentare navigazione  e trasporto aereo.

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-La produzione potenziale di carburanti rinnovabili viene calcolata sulla base di «una serie di condizioni e limitazioni, che possono essere considerate solo a titolo esemplificativo» e sconta una «incertezza intrinseca» (testuale nelle conclusioni dell’analisi).

In altre parole: fra teoria e pratica ci passa il mare. Ovvero, non facciamoci troppe illusioni sulla sopravvivenza del motore termico, almeno per i veicoli leggeri e per il trasporto su strada in generale. Meglio insistere su tutto quello che si può già elettrificare con le attuali tecnologie – auto  innanzitutto – perchè i Net Carbon Fuels non potranno essere altro che un «complemento», seppur «strategico per accelerare la decarbonizzazione senza attendere il completo rinnovo del parco veicoli»  (anche questo testuale).

  • LEGGI anche: “Petrolio al lumicino: rinnovabili subito o sarà guerra per l’energia” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (2)
  1. Presentata in questi termini, sembrerebbe (?) una campagna mediatica pro motori termici, che sfrutta il momento delle crisi energetica

    intanto è da ricordare sempre che la riduzione di CO2 è solo parziale usando i biocarburanti; e che la resa energetica per ettaro è molto bassa rispetto al fotovoltaico, se ricordo è 1/40, che diventa 1/100 come resa chilometrica percorribile da auto termica a biocarburante vs elettrica; ed è da vedere quanto sarà anche il costo

    allora i biocarburanti (oltre al biometano, e in futuro anche agli elettro-carburanti di sintesi derivati da idrogeno verde) andrebbero tenuti per aerei e navi a lunga percorrenza, e settori difficili dell’industria, e non “sprecati” con auto e camion che possono essere elettrificati

    sono conti complicati da riprendere; a memoria quando dichiarano non mi torna, anche nell’astrazione irrealistica di coprire tutta europa di colture dedicate, e sottrarre spazio ad agricoltura e a biomasse per uso energetico diretto (fanno parte nel mix elettricità), non ci si fa il combustibile per auto+aerei+navi+industria; sotto ipotesi realistiche forse neanche per le auto..dovrei fare un ripasso.. biomasse hanno usi di tanti tipi e con conti difficili ma settore affascinate.. in Germania e Inghilterra ci ricavano anche una discreta quota del mix elettricità, oltre che fare cogenerazione

  2. far funzionare motori a basso rendimento con prodotti di non facile produzione non è molto intelligente; prima dovremo arrivare ad un parco veicoli che consumi meno possibile ( pesi inferiori per tutti, velocità massime sotto i limiti medi europei) poi si potrà scegliere le motorizzazioni ICE puri, ibridi medi o full per talune modalità d’uso, altre BEV o EREV purché si espanda corrispondentemente una rete di ricarica studiata correttamente (invece di 1 o 2 HPC >100kW meglio 20 AC da 6kW ove si staziona a lungo, per chi non può ricaricare a casa o in azienda.

    In Italia si potrebbero destinare terreni marginali (non uso alimentare !!) ad installazioni FV ALTO e sotto coltivare colza ed altri semi oleosi per i carburanti CNF (sicuramente non siamo in grado di alimentare navi ed aerei pertanto dovremo importare da altri paesi – “piano Mattei” ? – per questi usi.

    Ad ogni modo il primo passo deve per forza essere il risparmio nei consumi e l’autoproduzione diffusa (civili abitazioni, aziende ed uffici etc) con tanto di accumulo sufficiente ad 1 o 2 giorni in modalità “eco” perché oramai le prospettive sono di un mondo con piccoli e grandi conflitti sparsi che possono ripercuotersi ovunque… Gli idrocarburi ci saranno (difficile l’addio completo) ma non potremo più darli per scontati: ad esempio in Vietnam, forte importatore dal medio oriente, Vingroup sta stoppando la costruzione di centrali a GNL (con turbine G.E. .. sarà contentissimo Trump ! ) per reindirizzare su F.E.R.+B.E.S.S. gli investimenti per le nuove centrali.

    https://www.reuters.com/sustainability/climate-energy/vingroup-proposes-scrapping-lng-powered-plant-plan-renewables-amid-iran-war-2026-03-31/

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