Blacksheep One. Moto elettrica sartoriale, da 34.000 €



La Blacksheep One è una moto elettrica estrema: motore elettrico a flusso assiale, telaio ricavato dal pieno e solo 50 esemplari previsti

Nel mondo della mobilità elettrica la sfida sembra spesso giocarsi sui numeri: autonomia, potenza di ricarica, etc… Ma c’è anche chi prova a percorrere una strada completamente diversa: quella dell’oggetto meccanico, esclusivo e quasi artigianale. È il caso della Blacksheep One, una moto elettrica britannica che sembra voler rispondere a una domanda provocatoria: può una moto a batteria avere lo stesso fascino “artigianale” delle più prestigiose opere meccaniche su due ruote?

La risposta di Blacksheep Power, piccola realtà inglese fondata dall’ingegnere Mark Gilligan, è una naked elettrica prodotta in appena 50 esemplari, con un prezzo di partenza di circa 29 mila sterline più tasse (circa 33.500 euro). Una cifra da moto premium, ma qui il punto non è soltanto la prestazione. È soprattutto il modo in cui è costruita.

Il motore elettrico diventa protagonista

Il cuore della Blacksheep One è un motore elettrico a flusso assiale, una soluzione ancora poco diffusa sulle moto di serie ma molto interessante per compattezza e densità di potenza. A differenza dei motori radiali più tradizionali, nei motori axial flux il campo magnetico si sviluppa parallelamente all’asse di rotazione, permettendo di ottenere unità più sottili e leggere.

Nel caso della One, Blacksheep ha sviluppato un sistema proprietario chiamato BilletFlux: il motore è realizzato con componenti ricavati dal pieno tramite lavorazioni CNC e promette 35 kW di potenza di picco (circa 47 CV) e soprattutto una coppia alla ruota dichiarata di 700 Nm. I numeri raccontano una moto più votata alla spinta immediata che alla velocità massima: lo 0-100 km/h richiede circa 4,5 secondi, mentre il picco massimo è limitato a circa 130 km/h.

Batteria piccola, ma tanta ingegneria

La batteria è da 6,2 kWh, un valore lontano da quello di alcune concorrenti elettriche più orientate ai lunghi viaggi. L’autonomia dichiarata arriva fino a circa 160 km in utilizzo urbano. La ricarica avviene tramite caricatore integrato da 2 kW, con un passaggio dal 10 all’80% indicato in circa due ore.

Ma la parte più interessante non è la capacità dell’accumulatore. Blacksheep ha lavorato soprattutto sull’integrazione: la batteria è inserita in una struttura in acciaio e alluminio che diventa parte stessa della moto. Anche il raffreddamento segue questa filosofia, con canali integrati direttamente nei componenti metallici invece dei classici tubi esterni.

L’idea è quella di eliminare tutto ciò che non serve e lasciare visibile la parte tecnica. Niente grandi carene per nascondere elettronica e meccanica: la tecnologia diventa elemento estetico.

Componenti da moto premium

Anche la ciclistica segue la stessa impostazione. La Blacksheep One utilizza sospensioni Öhlins regolabili, con forcella rovesciata anteriore, mentre l’impianto frenante è firmato Brembo. Presente anche la frenata rigenerativa, con un comportamento che varia in base alla modalità di guida selezionata.

Il peso dichiarato è di circa 180 kg: non un record assoluto per una moto elettrica con una batteria relativamente compatta, ma coerente con una costruzione che privilegia materiali pieni, robustezza e lavorazioni di pregio rispetto alla ricerca estrema della leggerezza.

Ogni esemplare potrà inoltre essere personalizzato dal cliente: colori, finiture, sella, dettagli estetici e persino alcune regolazioni ergonomiche saranno definite insieme al costruttore.

Una strada diversa per le moto elettriche

La Blacksheep One difficilmente sarà la moto che porterà l’elettrico nelle mani di migliaia di motociclisti. Anzi, va nella direzione opposta confermando la percezione che le moto elettriche hanno un rapporto qualità prezzo spropositatamente sbilanciato. Costa molto, ha una produzione limitatissima e non punta a battere record di autonomia o velocità.

L’interesse dell’azienda è un altro: dimostrare che la moto elettrica non deve necessariamente essere un oggetto freddo e dominato dal software. Può diventare anche un prodotto emozionale, costruito attorno alla meccanica, ai materiali e al piacere di possedere qualcosa di raro.

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