BioOrto ElettroAttivo: un agrivoltaico di comunità

agrivoltaico per comunità energetiche



BioOrto ElettroAttivo è un mini impianto agrivoltaico, ma pure uno strumento che tiene insieme agricoltura e comunità energetiche.  Gli ideatori vogliono produrre energia e cibo  «creando benefici ambientali, sociali ed economici per il territorio». Per esempio una colonnina di ricarica alimentata dai pannelli a prezzo calmierato per chi nel quartiere non ha un garage e non può permetterselo. Il progetto, è promosso da Holdim Group ed Ecomotive Solutions.

Integrazione tra agrivoltaico e orticoltura

Il progetto nel concreto ha visto al realizzazione di un  sito pilota nella zona industriale di Madonnina a Serralunga di Crea, in provincia di Alessandria. Il modello è un agrivoltaico definito semitrasparente. Cosa si intende? I pannelli  lasciano filtrare una parte della luce e permettono di modulare l’ombreggiamento, mantenere una fotosintesi adeguata e coltivare sotto i pannelli senza penalizzare la resa.  Si parla anche di orticoltura bioattivo con l’utilizzo di compost e ammendanti organici, microrganismi utili, pacciamature naturali, riduzione della chimica.

agrivoltaico per comunità energetiche
L’inaugurazione del modulo agrivoltaico per la produzione orticola

E le misure della produzione energetica? Le spiega Roberto Roasio di Ecomotive Solutions, «l’impianto pilota realizzato a Serralunga di Crea è costituito da una copertura agrivoltaica semitrasparente di circa 190 metri quadrati, equipaggiata con 84 moduli fotovoltaici bifacciali a doppio vetro per una potenza installata di 25,6 kWp»

La struttura «sovrasta un orto bioattivo di circa 200 metri quadrati, organizzato in dieci casse rialzate e caratterizzato da una superficie coltivabile netta di 87,5 metri quadrati. La produzione energetica attesa è pari a circa 33,8 MWh all’anno».

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«Il BioOrto ElettroAttivo – sottolinea Giovanni Deregibus, amministratore del Gruppo Holdim – nasce dalla convinzione che energia e agricoltura possano convivere in modo sinergico, aumentando l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e generando nuovo valore per imprese, cittadini e territori». Il modello è stato progettato per essere replicabile in aziende agricole, aree industriali, scuole, amministrazioni pubbliche e Comunità Energetiche, favorendo percorsi di sviluppo sostenibile e partecipazione territoriale».

Progetto sostenuto dall’Università di Torino

A supporto dell’iniziativa partecipano il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Torino e l’Accademia di Agricoltura di Torino. Gli altri protagonisti a iniziare da Ecofuturo, partner dell’iniziativa fin dai primi passi del progetto, sono AstiEnergy, Orto Bioattivo di Andrea Battiata e OlivaService in rappresentanza di Agora Solar.

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La partnership è stata costruita  nei settori dell’energia, dell’agricoltura e dell’innovazione tecnologica con l’obiettivo di rendere replicabile un modello “chiavi in mano”. Bene ma ora serve capire se questo, come altri modelli che si stanno realizzando in centinaia di comunità energetiche italiane, come può contribuire ad ottimizzare la produzione comunitaria dell’energia.

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Le Regioni e lo Stato finanziano i pannelli però spesso non tutta l’energia prodotta viene consumata. La condivisione è una delle soluzione per valorizzare la gran parte dell’energia prodotta in casa, in azienda o anche nell’orto come in questo caso.

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