Beato chi autoproduce energia a casa…



Beato chi autoproduce energia a casa (o in azienda). Con gli aumenti in arrivo di luce e gas, causa guerra in Iran, chi ha installato impianti di rinnovabili si gode il risparmio.

Beato chi autoproduce energia: Un potenziale enorme…”

Beato chi autoproduce energia
– Illustrazione tratta dal sito del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Il prosumer è colui che produce almeno una parte dell’energia che consuma, con risparmi cospicui.

Si potrebbe fare molto di più, se le installazioni fossero più semplici. Ma già oggi la produzione da rinnovabili sta dando un bell’apporto nel rendere meno onerosa l’importazione di luce e gas. Dall’estero in gran parte.

La situazione l’ha fotografata Mauro Vergari di Adiconsum in un’audizione in Senato proprio sul tema dell’autoproduzione da rinnovabili. “Attualmente, secondo i dati GSE e Terna al 31 dicembre 2025, in Italia risultano connessi 2.092.088 impianti fotovoltaici per una potenza totale di 43,5 GW”, ha spiegato. “Di questi, il settore residenziale rappresenta 11,6 GW (il 27% del totale nazionale). Con centinaia di migliaia di prosumer attivi e oltre 700.000 sistemi di accumulo installati. Eppure questo è ancora solo una piccola frazione del potenziale. L’Italia conta oltre 35,6 milioni di abitazioni totali (dati ISTAT 2023-2025), di cui più di 26 milioni occupate da famiglie residenti. Di queste, circa il 40-45% (stimabili in 10-12 milioni) si trova in abitazioni unifamiliari o bifamiliari. Ideali per l’autoproduzione individuale con accumulo grazie a tetti propri, esposizione favorevole e minori complessità autorizzative”.

Beato chi autoproduce energia“I costi di pannelli e batterie sono diminuiti drasticamente”

“Il restante 55-60% (oltre 15 milioni di appartamenti) è in condomini e edifici plurifamiliari. Dove l’installazione di fotovoltaico è più complessa per autorizzazioni condominiali e superfici condivise”, ha proseguito Vergari. “Ma offre un potenziale enorme proprio attraverso le Comunità Energetiche Rinnovabili, che permettono di coinvolgere interi palazzi o quartieri. Solo raggiungendo questo obiettivo, far diventare prosumer decine di milioni di famiglie….potremo parlare di transizione giusta e partecipata. Il fotovoltaico residenziale, abbinato a sistemi di accumulo, permette già oggi tassi di autoconsumo del 60-80% in molte utenze domestiche, con ammortamenti rapidi. I costi di pannelli e batterie sono diminuiti drasticamente, rendendo l’investimento sempre più accessibile per le famiglie italiane. Un impianto standard da 4,5 kW (ideale per una famiglia di 3-4 persone) costa oggi tra 5.500 e 7.500 euro senza accumulo (IVA esclusa). Mentre con un sistema di accumulo da 5-7 kWh il totale sale a circa 10-13.000 euro (con esempi reali intorno ai 12.000-13.000 euro per configurazioni complete)”.

Beato chi autoproduce energia: “Fossimo tutti prosumer…”

Rispetto a pochi anni fa, quando impianti simili superavano spesso i 15.000-20.000 euro con accumulo, si registra un calo significativo. Trainato soprattutto dal crollo dei prezzi delle batterie (minimi storici globali intorno ai 100-110 euro equivalenti per kWh nel 2025-2026). Anche se nel 2026 i prezzi dei moduli fotovoltaici mostrano una lieve stabilizzazione o lieve aumento in alcuni segmenti, il trend complessivo resta favorevole. Con ulteriori riduzioni attese per gli accumuli grazie a innovazioni e concorrenza. Questo rende l’autoproduzione con accumulo mai così conveniente, con tempi di rientro medi di 5-9 anni (fino a 6-10 in configurazione ottimale). Accelerati al Sud o per consumi elevati diurni. Adiconsum, inoltre, insiste molto sull’abbinamento FV + accumulo + pompa di calore, quando è realizzabile (per massimizzare autoconsumo e risparmio): È la combinazione che porta i tempi di rientro sotto i 6-7 anni anche al Nord per consumi elevati“.

Visualizza commenti (6)
  1. La gente ha bisogno di prendere sonore legnate con le bollette per capire le cose. Io sono sempre stato considerato dai vicini un mezzo pazzo quando nel 2008 installai il primo fotovoltaico da 2 kWp. Sempre pazzo a comprare nel 2020 l’auto elettrica. Folle poi a sostituire lo scooter con un elettrico. E addirittura non contento lavoro scorso ad installare altri 3,6 kWp con accumulo. Eh si. Però durante l’inverno, sempre meno freddo , una buona base di riscaldamento la ho con i condizionatori a pompa di calore, ogni tanto integro con qualche sacco di pellet. Per l’acqua calda sanitaria ho un boiler elettrico che sta acceso nelle ore vicine a mezzogiorno. La corrente che producono i pannelli grazie ai 10 kWh di batteria faccio in modo di consumarla tutta. I nostri spostamenti quotidiani sono a costo zero visto che ci muoviamo solo con mezzi elettrici caricati esclusivamente a casa, l’altra auto che ho, ibrida a benzina la uso talmente poco che un pieno mi dura tre mesi. Adesso quelli che mi abitano vicino quando parliamo di bollette e gli dico che le ultime sono state 52€ per il gas e 38 € per energia elettrica qualche dubbio cominciano ad averlo su chi sia il pazzo

    1. 38 euro di energia elettrica non è credibile se si parla di bolletta bimestrale te lo dice uno che da aprile ad ottobre consuma 1/2 kW al mese grazie al fotovoltaico ma la bolletta elettrica è intorno ai 55 euro…

  2. Daniele Sacilotto

    Il mio impianto fotovoltaico è da 5,87Kwp e 13kWh di accumulo. In un anno produce circa 6,5 megawattora e grazie alle 2 auto elettriche e a orari di lavoro compatibili (lavoriamo a turni) consumo il 95% della produzione. Prima dell’abbinata auto elettriche + FV spendevo in media 400€ al mese solo di gasolio. Oggi circa 1800€/annui di energia elettrica in totale, 40 mila km tra le 2 auto più la casa.

  3. leggo che un impianto FTV da 6 KW senza accumulo costa circa:
    – 4.000 € — Australia
    – 7.200 (?) € — Italia
    – 13.700 € — America ( 15.900 $)

  4. Impianti FV di piccola taglia (come quelli indicati in articolo, sui 4/6kWp) sono alla portata di tantissime famiglie in Italia, visto che abbiamo una popolazione molto distribuita sul territorio e non solo concentrata in pochi grattacieli. La spesa non è enorme, è spesso possibile avere vantaggi fiscali, ma soprattutto mette al riparo delle sempre più frequenti impennate dei costi energetici visto che oltretutto il ns governo non fa nulla per abbassare realmente i costi energetici delle famiglie (spiccioli a sparute minoranze, vantaggi concreti solo ai gruppi industriali con l’ultimo decreto).

    Va considerato che l’investimento si ripaga in pochi anni e, visti i periodi di forti rialzi, anche in modo “accelerato” se le quotazioni si impennano. E’ un investimento almeno trentennale che influisce sul valore dell’edificio (in caso poi si debba rivendere) ed in modo importante sull’ A.P.E.

    Consente di climatizzare in autonomia la propria abitazione (scaldare durante le stagioni “invernali”, sempre meno gelide ma anche nei semre più lunghi periodi di afa che ci attendono con i cambiamenti climatici).

    Per chi non abita in edifici privati va comunque ricordata la possibilità di montare fino a 2 pannelli da balcone per appartamento, con un costo proporzionato ma comunque sufficiente a “parare” i consumi costanti dell’abitazione; se si acquista anche un piccolo accumulo può anche risultare utile (collegandoci alcuni elettrodomestici tipo lavatrice) anche in ore notturne o in caso di blackout, a cui ci dovremo preparare in caso aumentino le installazioni di centri di calcolo A.I. (come sta accadendo un po’ ovunque, se non vengono ben calibrate le alimentazioni e magari forzati ad avere propri B.E.S.S.).

    Auspico che il governo ed il G.S.E. implementino quanto prima il V2G / V2H nei sistemi gestionali (son già tante le nazioni in cui è operativo o comunque in sperimentazione sul campo) perché le nuove BEV sono già predisposte e con apposite WB domestiche o aziendali possono contribuire sia al risparmio privato che alla stabilizzazione di rete pubblica.

    Mai come in questo momento è opportuno spingere per far cambiare la rotta (di collisione e naufragio) sinora seguito in campo energetico… e pure molti privati cittadini dovranno riconsiderare le possibilità di una vettura che è possibile alimentare ovunque c’è una presa elettrica disponibile (anche se con tempi lunghi) ed evitare i rischi del razionamento carburante, come ho già vissuto nella lunga e pesante crisi energetica, dopo la quale per decenni ci abituammo a chiedere targhe con numeri pari/dispari per evitar il blocco simultaneo con le “targhe alterne” imposte per parzializzare la circolazione.

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