Home Alla ricarica Be Charge issa la bandiera inglese: il 51% al fondo Zouk Capital

Be Charge issa la bandiera inglese: il 51% al fondo Zouk Capital

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Sventola la bandiera inglese sul secondo operatore italiano di ricarica per auto elettriche Be Charge. La capogruppo Building Energy ha infatti raggiunto un accordo con  il fondo britannico Zouk Capital per cedere il 51% del capitale della controllante Be Power.

be charge
Paolo Martini

Zouk Capital ha acquisito la partecipazione di maggioranza attraverso un aumento di capitale riservato. Da Be Power dipendono Be Charge nella mobilità elettrica e 4Energia nel settore del demand response. Il presidente sarà Paolo Amato, l’ad  Paolo Martini. «Tale investimento _ recita un comunicato _ consentirà a Be Charge di mantenere il ruolo primario come operatore integrato per la mobilità elettrica e realizzare una delle più importanti e capillari infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici in Italia».

Insieme per lo sviluppo delle reti

Zouk Capital, sede a Londra, opera proprio nelle infrastrutture di ricarica in UK, dove dal 2016 ha investito in due società come InstaVolt ed EO Charging.
InstaVolt  è uno dei maggiori operatori nella ricarica ad alta potenza (maggiore di 50KW) in corrente continua. Gestisce quasi 200 stazioni di ricarica. EO Charging è leader nella produzione di sistemi di ricarica in corrente alternata a bassa potenza, pubbliche e private, in corrente alternata (3-22KW).
Zouk Capital è stata selezionata dal governo britannico per  gestire il fondo di investimento dedicato alle infrastrutture  di ricarica Charging Infrastructure Investment Fund. Avrà una dimensione di 400 milioni di sterline, di cui 200 raccolti da privati e 200 messi a disposizione dal governo.

Be Charge

Il turbo alla crescita di Be Power

Il contributo al piano industriale di BE Power si esprimerà quindi attraverso la diretta esperienza di Zouk Capital. «Siamo lieti di condividere questa iniziativa di successo con Zouk _ ha dichiarato Fabrizio Zago, presidente e CEO di  Building Energy _. Questa transazione darà a Be Power un ulteriore slancio nel mercato della mobilità elettrica in Italia e all’estero con l’obiettivo di affermarsi come uno dei più grandi player del settore».
Massimo Resta, partner di Zouk Capital si è detto «colpito da quello che BE Power è riuscita a realizzare in un periodo relativamente breve nel mercato italiano. Il team è estremamente competente e determinato con una visione strategica coerente e con capacità di esecuzione notevoli. Siamo contenti di poterli sostenere in questa nuova fase di sviluppo della società».
E l’ad di Be Power Paolo Martini ha aggiunto  che il nuovo partner «contribuirà in maniera decisiva allo sviluppo del nostro piano industriale ed al nostro obiettivo di essere l’operatore integrato di riferimento nella mobilità elettrica in Italia».

Building Energy, colosso “rinnovabile”

BE Power, attraverso Be Charge, sta realizzando in Italia una rete di impianti di ricarica seconda soltanto a Enel X e con 4Energia offre  servizi di flessibilità alla rete elettrica nazionale aggregando risorse energetiche distribuite.
La capogruppo Building Energy si occupa dello sviluppo, della produzione e della vendita di energia generata al 100% da fonti rinnovabili, come vento, sole, acqua e biomasse. È presente in Europa, nel Nord e Sud America, in Africa e in Asia Pacifico con impianti per una capacità lorda di 534 MW e ulteriori 1,5 GW di pipeline in 12 Paesi.
Zouk Capital e’ un gestore di fondi dedicati ad investimenti nell’ economia sostenibile. I suoi fondi di venture capital sostengono società con tecnologie commercialmente testate che hanno bisogno di capitali per accelerare la propria crescita.

Il parere di Vaielettrico

Non sappiamo perché, o forse lo sappiamo fin troppo bene, ma ogni volta che un’impresa italiana si affaccia ai piani alti del business finisce in vendita; e sempre venduta a un investitore straniero. Succede nel food, nella moda, nel lusso, nell’alta tecnologia e nei beni di consumo.  Il settore della  mobilità elettrica non poteva fare eccezione. Abbiamo appena raccontato quel che ne è del progetto Microlino e della Tazzari, finite ai tedeschi di Artega che rischiano di farle naufragare. Pochi mesi fa se ne era andata anche Magneti Marelli, gioiello del gruppo Agnelli in grado di pilotare Fca nelle acque sconosciute della propulsione elettrica. Vedremo come finirà. Il passaggio di Be Charge ai britannici, pur con il 49% ancora nelle mani italiane di Building Energy, ha le sue giustificazioni: servono capitali, competenze e reti tecnologiche per sviluppare progetti impegnativi come la costruzione di un grande network per la ricarica, soprattutto se il concorrente numero uno è un colosso come Enel X. Tuttavia l’accordo firmato ieri ne sposta il baricentro non solo fuori dall’Italia, ma, presto, anche fuori dall’Unione europea post-Brexit. Con quali effetti, tanto per fare un esempio, sui fornitori di impianti, tecnologie e informatica?