Una barca a fuoco? E’ elettrica. Si legge spesso nei social. Ma il 99% delle volte non sono elettriche. Resta comunque centrale, anche per costi assicurativi, la massima garanzia delle batterie a bordo. Un sistema avanzato e intelligente è stato illustrato a Vaielettrico durante il Salone Nautico dai ragazzi di Green Venergy, startup veneziana. In estrema sintesi: un cassone pieno di sensori (self safety case) per individuare subito il surriscaldamento e in caso di pericolo via all’allagamento che riduce la temperatura.
Si allaga con acqua di mare e raffredda le batterie
Nel dibattito sull’elettrificazione della nautica un tema importante è quello relativo a come si garantisce la sicurezza delle batterie a bordo di barche e navi. In mare un principio d’incendio può trasformarsi in un problema serio in pochi minuti, soprattutto se si è lontani dalla costa.
Da questo problema nasce la soluzione sviluppata dai giovani di Green Venergy: un sistema di cassoni certificati A60 che, in caso di emergenza, «si allagano automaticamente con acqua di mare, raffreddando le batterie e interrompendo la reazione termica». Una tecnologia che ACTV, l’azienda dei trasporti di Venezia, ha già valutato per i propri mezzi e che al Salone Nautico di Venezia ha trovato un palcoscenico ideale per pubblico tecnico.
Salone di Venezia poco brillante, cosa abbiamo visto di elettrico
«L’unico modo per fermare una reazione termica nelle batterie al litio è abbassare la temperatura», spiegano i tecnici di Green Venergy. «E l’acqua ce l’abbiamo già sotto la barca».
Il cassone è costruito con una struttura esterna «in acciaio inox e un interno “a sandwich” di materiali isolanti. La certificazione A60 garantisce che, anche con una fiamma diretta per un’ora, all’esterno non si percepisce calore significativo. Ma la parte più interessante è ciò che accade prima che la situazione diventi critica. All’interno ci sono sensori di temperatura, fumo e gas, oltre ai dati del BMS che monitora ogni cella. Se qualcosa non va, la centralina comanda l’apertura delle valvole elettromeccaniche e l’acqua di mare entra nel cassone. «È tutto automatico», raccontano. «Non serve chiamare nessuno, non serve intervenire. Il sistema si attiva da solo e fa quello che deve fare».
Attenzione si sacrificano le batterie
In condizioni normali i cassoni sono ventilati e raffreddati da un condizionatore. «Quando scatta l’allarme, la ventilazione si chiude, il cassone diventa stagno e parte l’allagamento. Le batterie si sacrificano, certo, ma la barca e i passeggeri restano protetti». Un costo economico pesante, ma relativo rispetto alla sicurezza dei passeggeri e al salvataggio di tutta la barca. «La sicurezza non è un optional», ribadiscono. «Abbiamo lavorato per avere ridondanza: sensori, BMS, valvole. Tutto deve funzionare alla perfezione». Anche perché un falso allarme costerebbe caro.

Lo abbiamo definito cassone ma si tratta del self safety case (ssc) progettato per contenere e mitigare le eventuali conseguenze derivanti dalle batterie al litio. Secondo gli imprenditori rappresenta una soluzione ottimale, «specialmente in interventi di refitting o su imbarcazioni con spazi ridotti, dove non è possibile allestire una battery room o individuare luoghi idonei per il rimessaggio dei toys. grazie alla sua struttura isolante, garantisce massima sicurezza e protezione integrata in ogni condizione di navigazione».
La stessa logica è stata quindi applicata anche agli armadi stagni per i water toys elettrici, come i seabob, sempre più presenti sugli yacht. Senza dimenticare le moto d’acqua elettriche. In uso normale sono ventilati e dotati di prese di ricarica. In caso di incendio anche queste si sigillano e si allagano, esattamente come i cassoni principali. «Ogni dispositivo elettrico a bordo deve essere trattato con la stessa attenzione», spiegano. Alcuni armatori ci hanno riferito di problemi assicurativi per la presenza di questi water toys a bordo.
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Abbiamo concentrato l’attenzione sul sistema antincendio, ma la startup, salde collaborazioni industriali con E2C – Energy to Come, ha certificato con RINA anche il Battery System GVY-T45 dove «garantiamo maggiore sicurezza intrinseca, 15.000 cicli di carica fino a 5C e case ignifugo per ridurre i rischi a bordo».
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Forse dipende anche dal settore di impiego ma mi sembrano migliori le soluzioni (vedi ad esempio Sealence) che prevedono il raffreddamento tramite immersione in liquido refrigerante.