Le batterie allo stato solido continuano a essere considerate la prossima grande rivoluzione dell’auto elettrica, ma non tutto sta filando liscio. Mentre Factorial Energy, dopo anni di sviluppo e test con Mercedes e Stellantis, approda a Wall Street, esplode il caso Donut Lab: l’azienda finlandese è accusata di aver raccolto milioni promettendo una batteria “miracolosa” che sarebbe in realtà una normale cella agli ioni di litio.
La distanza tra le due storie racconta molto dello stato attuale del settore. Le batterie allo stato solido rappresentano uno degli obiettivi più ambiziosi dell’industria, ma distinguere tra innovazione reale e marketing aggressivo resta fondamentale.
Il castello di carte Donut Lab
L’inchiesta realizzata da Ziroth – popolare canale Youtube fondato e gestito dal divulgatore scientifico Ryan Hughes – insieme a oltre venti esperti indipendenti sembra aver chiuso definitivamente il caso Donut Lab. La start up finlandese aveva attirato l’attenzione mondiale sostenendo di aver sviluppato una batteria allo stato solido capace di raggiungere una densità energetica di 400 Wh/kg, ricaricarsi in 5 minuti e sopportare 100 mila cicli di ricarica.
Promesse che, se confermate, avrebbero rappresentato un salto tecnologico senza precedenti.
Secondo l’indagine, però, la realtà è ben diversa da quella dichiarata in pompa magna dall’azienda. Le curve di tensione e i dati di espansione della cella mostrerebbero infatti il comportamento tipico di una tradizionale batteria litio-ioni NCM ad alto contenuto di nichel.
Anche la densità energetica reale sarebbe molto lontana da quella annunciata: circa 298 Wh/kg, un valore elevato ma compatibile con le migliori celle agli ioni di litio oggi disponibili sul mercato.
Oltre 25 milioni raccolti grazie alla batteria “miracolo”
L’aspetto più delicato di tutta la questione riguarda soprattutto la raccolta di capitali. Donut Lab avrebbe infatti ottenuto circa 25 milioni di dollari di finanziamento, coinvolgendo oltre 1.300 investitori, molti dei quali piccoli risparmiatori.
Secondo l’inchiesta, il valore della società sarebbe cresciuto rapidamente proprio grazie alle promesse legate alla presunta batteria rivoluzionaria. Nel frattempo emergono dubbi anche sulla catena industriale dietro il progetto: il fornitore tecnologico tedesco CT Coatings, il produttore Nordic Nano e la stessa Donut Lab avrebbero operato senza che venissero mai fornite prove indipendenti delle prestazioni dichiarate.
Le autorità finanziarie finlandesi starebbero ora esaminando il caso.

Batterie allo stato solido: anche gli Stati Uniti accelerano. E l’Europa?
Factorial vola in Borsa
Se Donut Lab rappresenta un probabile lato oscuro nella corsa alle batterie del futuro, ci sono competitor come Factorial Energy che invece sembrano mostrare un percorso opposto.
L’azienda statunitense specializzata in batterie allo stato solido ha appena completato la quotazione al Nasdaq dopo la fusione con una SPAC, raggiungendo una valutazione di circa 1,3 miliardi di dollari.
La differenza principale con Donut Lab è che le prestazioni dichiarate da Factorial sono state validate da partner industriali di primo piano. Tra questi figurano Mercedes-Benz, Stellantis, Hyundai e Kia, impegnati nello sviluppo delle future piattaforme elettriche basate sulla tecnologia dell’azienda americana.
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Batterie Factorial: le grandi Case approvano
L’episodio che ha acceso i riflettori su Factorial risale allo scorso anno, quando Mercedes ha testato una versione sperimentale della EQS equipaggiata con celle allo stato solido dell’azienda.
Secondo i dati diffusi dal costruttore tedesco, il veicolo avrebbe superato i 1.200 km di autonomia reale con una singola ricarica, grazie a un aumento dell’energia utilizzabile del 25%, mantenendo dimensioni e peso simili a quelli della batteria standard.
Anche Stellantis ha certificato risultati significativi: celle da 77 Ah con una densità energetica di 375 Wh/kg, oltre 600 cicli di test e tempi di ricarica dal 10% al 90% in circa 18 minuti. Numeri che non rappresentano ancora la produzione di massa, ma che arrivano da verifiche effettuate da gruppi automobilistici internazionali e non da autocertificazioni aziendali.
Factorial prevede le prime applicazioni commerciali nel settore automotive già dal 2027. Se le tempistiche saranno rispettate, i benefici potrebbero essere notevoli: maggiore densità energetica, batterie più leggere, ricariche più rapide e autonomie superiori agli attuali standard.
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Donut Lab… quando le “ciambelle” riescono “col buco” sbagliato….
purtroppo siamo sempre noi europei a dimostrare l’incapacità di produrre batterie efficaci ed economiche…
Nel frattempo cinesi e americani fanno a gara a chi sbarcherà per primo sul mercato con una soluzione ottimale (magari non la più sofisticata, come fu a suo tempo il “duello VHS vs Betamax” ).
Nel frattempo in Italia bisogna comunque esigere che vengano fatti investimenti sulle reti “smart”, sugli accumuli (tutte le tipologie disponibili in base ai contesti d’uso),e per le automobili, su una capillare rete di ricarica “sensata”, con tanti punti AC o DC lenti ove le soste son lunghe ma servono tanti posti e coprire tutte le stazioni di rifornimento delle direttrici di traffico con punti di ricarica sufficienti ed affidabili…
su Alibaba si possono comprare tante celle batteria a stato semi-solido con specifiche tra 300 e 380 Wh-kg; costano più delle celle normali e credo per lo più non arrivino a fare 400-1000 cicli.. si usano per droni e usi speciali
una qualunque di queste potrebbe essere stata il modello/fornitore usato da Donut per le dimostrazioni, era il sospetto già dall’inizio, anche perché il CEO aveva già usato la tecnica di spararle grosse per attirare investitori con un’altra sua start-up (di software – IA)
.. però intanto ditte molto solide come Prologium ( Taiwanese, che ipotizza uno stabilimento anche in Francia), Factorial, CATL stanno convergendo su specifiche di celle a stato solido che inizialmente saranno da 360-380 Wh-kg, e in futuro saliranno ancora
Prologium come raccontavo mi ha colpito per aver mostrato molto sul web del suo processo produttivo e delle specifiche dettagliate, con trasparenza totale, mi ha fatto piacere perchè sembra abbiano risolto i problemi per poter arrivare a produzione in serie (funzionamento senza bisogno di pressione aggiuntiva, materiali, durata, resistenza totale al fuoco, velocità produzione, costi), le sue celle sono in commercio da almeno un anno, per ora per usi speciali
non voglio fraintendere, al solito poi ci vorranno più anni per averle nel mercato di massa (e inizialmente saranno veicoli in fascia premium), ma almeno sappiamo che tecnicamente hanno risolto e arriveranno 🙂