Batterie allo stato solido: il CEO di Svolt accusa Donut Lab di frode

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È scontro sul futuro delle batterie allo stato solido: Yang Hongxin, presidente di Svolt ha definito una “frode” la batteria a stato solido da 400 Wh/kg di Donut Lab. Per la startup finlandese la super batteria sarebbe già pronta per la produzione di massa ma Yang ha definito le specifiche dichiarate tecnicamente contraddittorie e incompatibili con l’attuale stato dell’arte.

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Yang Hongxin, il presidente di Svolt all’attacco di Donut Lab

In un’intervista riportata da diversi media cinesi, Yang ha affermato che questa batteria non esiste nemmeno nel mondo reale, aggiungendo che qualunque tecnico con una conoscenza di base del settore riconoscerebbe immediatamente l’inconsistenza dei dati presentati.

Il manager ha inoltre sottolineato come l’industrializzazione delle batterie completamente allo stato solido sia ancora prematura, criticando la crescente tendenza alla spettacolarizzazione tecnologica alimentata da mercati finanziari e investitori.

La polemica nasce dalle dichiarazioni rilasciate da Donut Lab, startup finlandese fino a oggi poco nota nel settore automotive. Durante il CES 2026 l’azienda ha presentato quella che ha definito la prima batteria all-solid-state realmente producibile su larga scala, con caratteristiche che, se confermate, rappresenterebbero una rottura radicale.

Secondo quanto comunicato, la batteria avrebbe una densità energetica di 400 Wh/kg, sarebbe in grado di ricaricarsi completamente in 5 minuti senza limiti all’80%, mantenendo oltre il 99% della capacità in un range di temperatura estremamente ampio, da -30°C a 100°C, e con una vita utile fino a 100.000 cicli.
Donut Lab sostiene inoltre di disporre già di capacità produttiva su scala GWh, con la possibilità di fornire batterie a clienti in tutto il mondo.

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La batteria all-state-solid sviluppata da Donut Lab

La batteria-shock di Donut Lab?Specifiche eccezionali, ma senza…trasparenza

A rafforzare lo scetticismo del settore è il fatto che un dipendente di Donut Lab abbia dichiarato che materiali e processi produttivi non possono essere divulgati, né pubblicati in articoli scientifici, in quanto coperti da segreto industriale. Un approccio che si discosta nettamente dalle prassi consolidate nello sviluppo di nuove tecnologie elettrochimiche.

Ancora più sorprendente è l’affermazione secondo cui la batteria non utilizza litio né terre rare, impiega una tecnologia completamente diversa rispetto alle tradizionali batterie allo stato solido e avrebbe un costo paragonabile a quello delle LFP.

Insomma, un insieme di caratteristiche che, secondo molti addetti ai lavori, rende le promesse estremamente difficili da conciliare sul piano ingegneristico e industriale. E che ha scatenato la dura replica del presidente di Svolt.

La posizione di Svolt, pioniere delle batterie semi-solide

Il confronto diventa particolarmente significativo se messo in relazione con il percorso della stessa Svolt, uno dei produttori cinesi più avanzati sul fronte delle nuove chimiche. L’azienda ha completato nel novembre scorso lo sviluppo delle celle di prima generazione “liquid-solid” (precedentemente definite semi-solid-state), con una densità energetica di 270 Wh/kg, e prevede l’avvio della produzione di massa nel 2026.

Svolt sta già lavorando su una seconda generazione con l’obiettivo di raggiungere i 400 Wh/kg, ma senza promettere salti miracolosi né tempi immediati. Non a caso, le nuove normative cinesi hanno vietato l’uso del termine “semi-solid-state” per evitare confusione, imponendo una distinzione più chiara tra batterie ibride liquido-solido e vere all-solid-state.

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Celle batteria allo stato solido di Svolt. Ma sono prototipi

Batterie stato solido, quale verità?

Il caso Svolt-Donut Lab è emblematico della smania di competizione nel settore. La corsa all’annuncio “definitivo” sulle batterie del futuro rischia di generare aspettative irrealistiche, influenzando politiche industriali e strategie di investimento. In assenza di validazioni indipendenti e trasparenza sui processi, promesse così radicali meritano prudenza, non entusiasmo automatico.

Nel breve e medio periodo, è probabile che i maggiori progressi arrivino da soluzioni evolutive, come le batterie liquid–solid o le LFP avanzate, piuttosto che da salti tecnologici improvvisi. E lo scontro verbale tra Svolt e Donut Lab mostra quanto il confine tra innovazione autentica e narrazione aggressiva sia oggi più sottile che mai.

  • LEGGI ancheBatterie auto a stato solido? “Le vedremo fra dieci anni” e guarda la VIDEO intervista a Silvia Bodoardo

Visualizza commenti (10)
  1. Alessandro D.

    E tutto questo in attesa delle batterie quantistiche, dette anche “batterie allo stato insolito”.
    Si vocifera che ai primi acquirenti verrà dato in omaggio un gatto, ad oggi l’unico strumento veramente affidabile per verificarne lo stato di carica.

    1. il gatto elettrico, si carica per via elettrostatica, avvicinando un maglione in acrilico appena strofinato su altro tessuto sintetico, se il gatto collabora

  2. Per quello che ci capisco io, le batterie alla stato solido sono molte e molto diverse tra loro: in sostanza cambiano anodo e catodo, l’elettrolita solido è composto da vari elementi, spesso vengono rivestiti con film sottilissimi di altro materiale… Da quello che ho capito, la parte difficile sta nel fare aderire bene elettrolita solido, mentre con i liquidi non ci sono grossi problemi, i solidi non aderiscono allo stesso modo ad anodo e catodo, da qui anche l’invenzione delle batterie liquido-solido che sarebbero un buon compromesso: tutto questo si scontra poi con la scalabilità e la produzione in massa, nessuno vuole investire pesantemente in una chimica che poi magari si rivela meno vincente di altre.
    Quindi tecnicamente si fanno e si possono fare, rimane ancora un’incognita quale sia il modo più economico (o redditizio per chi le produce) per realizzarle in massa.

    È anche vero che però spesso le invenzioni più strepitose arrivano anche all’improvviso, magari per puro caso, anche dentro un garage a volte nascono le “Apple”… Staremo a vedere.

  3. Sono anche molti i casi di problema affrontato in modo diverso che ha prodotto soluzioni quasi incomprensibili per chi lo aveva sempre affrontato nel modo tradizionale.

    Basta ricordare che il volo è stato per millenni associato allo sbattere delle ali, finché Leonardo non ha intuito che, forse, si sarebbe potuta usare una variante della vite per il sollevamento dell’acqua, per sollevare un corpo in aria.

    Vite che poi, secoli dopo, è diventata l’elica che si “avvita” in vari fluidi, acqua, olio, benzina, aria, vino etc.

    Stiamo a vedere.

  4. Carlo Ombello

    Per quanto i proclami di Donut Lab appaiano dubbi, bisogna ammettere che i loro motori “in-wheel” sono già disponibili dallo scorso anno e le moto del marchio “Verge” sono già state recensite abbondantemente con questa tecnologia. Quindi non è tutto fumo quello che Donut Lab ha fatto finora. Il che potrebbe far sperare in qualcosa di positivo anche sul lato batterie.

    Se non altro, scopriremo a breve, non appena questa presunta nuova batteria verrà testata sulle moto in vendita in questo stesso trimestre.

    1. nel 2026 mi acconterei già se montassero delle batterie semi-solide da 350-370 wh-kg

      queste in commercio ci sono, senza le difficoltà tecniche delle batterie completamente solide, si usano per droni e forse anche negli smartphone di alta gamma.. costicchiano.. i grandi marchi cinesi stanno lavorando per renderle più economiche per usarle anche per automotive.. prima o poi le vedremo 🙂

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