L’impennata dei prezzi del litio sta rimettendo in discussione gli equilibri dell’industria delle batterie. Con il “metallo bianco” tornato a correre, spinto dalla crescita globale dei veicoli elettrici e dallo sviluppo dello storage energetico, i Big asiatici stanno accelerando su tecnologie alternative, in particolare sulle batterie al sodio. CATL e BYD in prima linea.
Il litio torna sotto pressione
Negli ultimi mesi il prezzo del litio ha ripreso a salire con decisione. Secondo diverse analisi di mercato, potrebbe avvicinarsi ai 30.000 dollari a tonnellata entro la fine del 2026, dopo aver già toccato un picco recente di circa 26.000 dollari, più del doppio rispetto ai livelli dell’estate scorsa. Il perchè è facilmente intuibile: la domanda sta crescendo più velocemente dell’offerta.
Il parco globale di auto elettriche continua infatti ad espandersi: le stime parlano di circa 50 milioni di veicoli venduti ogni anno entro il 2030. A questo si aggiungono i sistemi di accumulo stazionario e l’elettrificazione progressiva di furgoni, autobus e camion. Tutti veicoli che necessitano di grandi quantità di batterie al litio.
Sul fronte dell’offerta, però, la produzione del litio resta concentrata in pochi Paesi – Australia, Cile, Cina e Argentina – con nuovi progetti minerari lenti da sviluppare e fortemente condizionati da vincoli ambientali e geopolitici. Le chiusure temporanee di miniere durante la fase di ribasso hanno inoltre ridotto la capacità disponibile, rendendo il mercato più vulnerabile.

Il sodio come strategia alternativa
Per i produttori di celle, il litio rappresenta circa il 25% del costo di una batteria. Una volatilità così marcata ha un impatto diretto sui margini e sul prezzo finale dei veicoli elettrici, soprattutto nei segmenti più sensibili al costo. È in questo scenario che va quindi letta la spinta verso chimiche alternative.
CATL e BYD, che insieme controllano oltre metà del mercato globale delle batterie, stanno investendo da tempo sulle batterie agli ioni di sodio, una tecnologia basata su un materiale molto più abbondante e meglio distribuito a livello geografico.
Il sodio non è una soluzione miracolosa, ma offre una leva industriale per ridurre la dipendenza dal litio e stabilizzare i costi nel medio periodo. Ovviamente, nessuno dei due colossi cinesi mette in discussione il dominio del litio, soprattutto nelle versioni LFP e NMC. Ma le batterie al sodio potrebbero diventare un’arma complementare, non sostitutiva.

In Cina le prime sperimentazioni su strada
CATL prevede una commercializzazione su larga scala delle batterie al sodio a partire dal 2026, non solo per lo storage ma anche per veicoli commerciali e auto passeggeri. In gennaio il Gruppo ha presentato la nuova serie Tianxing II, con una densità energetica di 175 Wh/kg e certificazione secondo gli standard di sicurezza cinesi più recenti.
CATL (insieme a Changan Automobile) ha avviato anche i primi test in condizioni di freddo estremo in Mongolia, uno dei principali hub cinesi per la validazione invernale. Questo perchè un elemento chiave è il comportamento alle basse temperature: le batterie al sodio mostrano una migliore ritenzione di capacità in climi rigidi, un vantaggio concreto rispetto alle celle LFP tradizionali.
BYD, dal canto suo, segue una traiettoria simile ma con una forte impronta industriale. Il Gruppo ha avviato la costruzione di una prima fabbrica dedicata alle batterie al sodio, con una capacità prevista di 30 GWh all’anno.
La strategia è chiara: destinare questa tecnologia a segmenti specifici, in particolare veicoli di fascia d’ingresso e applicazioni dove il costo e la robustezza contano più dell’autonomia massima.

Nuove frontiere: la “corsa al sodio”
La questione è rilevante anche dal punto di vista europeo. L’aumento dei prezzi del litio rischia infatti di complicare l’accessibilità dei veicoli elettrici, mentre l’industria continentale resta però in ritardo sulle chimiche alternative. Le batterie al sodio potrebbero quindi trovare spazio anche nel mercato UE, inizialmente su citycar, flotte e storage, ma serviranno standard, validazioni e una filiera industriale locale.
Resta il fatto che diversificare le tecnologie sta diventando una necessità industriale. E la “corsa al sodio”, partita dalla Cina, potrebbe presto diventare un tema globale.
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Guardo con grande interesse lo sviluppo di questa tecnologia per sistemi di accumulo domestico. Ho casa totalmente elettrica con fotovoltaico fino adesso grazie agli incentivi statali non ho avuto mai bisogno di un sistema di accumulo anche perché ho una percentuale di autoconsumo molto alta pari al 51%. Gli incentivi statali non dureranno per eterno già per esempio dal 2031 finisce lo scambio sul posto. Ecco perché spero che in futuro questa tecnologia sia in grado di far crollare il prezzo delle batterie agli ioni di sodio.
Se non altro i sistemi BESS possono essere costruiti anche con accumuli a Sabbia, CO2, acque iniettate in ex pozzi minerari o petroliferi, nonché tante altre chimiche prive di sostanze rare o costose così almeno la domanda per batterie uso trasporto (su gomma, aereo e navale) non entreranno in diretta concorrenza che di questi tempi di corsa ai server IA potrebbero far manbassa come sta già capitando per sistemi di memoria ed altri CHIP ai danni dell’elettronica di consumo consueta (PC e smartphone ad esempio stan già cominciando a vedere incrementi di prezzo consistenti per i nuovi prodotti in arrivo).
Magari è stato annullato lo “scoglio 2035” per le vetture ICE e ci saranno minori ambizioni di crescita delle vetture elettriche… di sicuro però a quella data arriveranno tanti nuovi tipi di accumulatori con potenziali elevatissimi per durata e resistenza ai climi più estremi..
Basta che il nostro governo ci faccia “arrivare vivi” a quella vicina scadenza perché se non si installano almeno il doppio degli accumuli e fonti F.E.R. sin qui realizzati ci troveremo fuori dal novero dei produttori di beni e resisteremo solo come pittoresco paese turistico.
La corsa alle batterie al sodio l’abbiamo già persa, CATL dovrebbe iniziare (se non l’ha già fatto) la produzione di massa di batterie da 175 wh/kg entro questo trimestre con le prime auto in strada a Giugno mentre BYD ha avviato la costruzione della fabbrica da tempo e sarà in procinto di cominciare la produzione.
In Europa? Stiamo ancora dibattendo se le BEV saranno il futuro della mobilità… Dove vogliamo andare?
per fare più in fretta, potremmo supplicarli di installare delle loro fabbriche qua; visto che l’energia da noi costa cara, per convincerli andrebbero fatti dei favoritismi sulla parte burocratica e fiscale.. ma penso che i nostri ministri attuali non abbiano mandato o interesse a fare questo
a breve arriveranno le BYD (Dolfin Surf) ungheresi e poi turche, dai costi locali molto più bassi … ho idea che promettere sconti fiscali non basti…
Viste le difficoltà di ACC in Francia (che rischia di bloccare le produzioni di 3008/5008 BEV e derivate altri marchi) andrebbe velocemente riaperta la “pratica Termoli” per vedere se CATL è interessata ad una ulteriore presenza europea in Italia, sufficientemente vicina ad altre zone di interesse per i cinesi come la nostrana Motor Valley ..
..pensavo a fabbriche da noi per produzione di batterie al sodio, almeno per gli accumuli statici e per filiere locali meno competitive delle auto EV, cioè magari invece furgoni/camion/bus/quadricicli..
a ione-sodio di batterie ce ne sono di tanti tipi, con chimiche e costi diversi, anche in studio in europa, ma quelle di CATL al momento sembrano le più avanti.. sarebbe bello averne velocemente una produzione in Italia
pian piano ci abitueremo a non esser più un paese con forte produzione automotive nazionale…
però se riuscissimo a diventare leader nei sistemi di accumulo BESS e Domestico non sarebbe male…
anche perché qualsiasi fonte useremo per produrre energia ha bisogno di accumuli (anche le nucleari sognate dal governo sono “rigide” nella produzione).
Ricordiamoci poi delle batterie di accumulo a Sale, CO2, o le nuove batteria solare a flusso redox (ancora in studio in Cina… ma potremmo avere anche qualche loro stabilimento qui..)
Solo un’azienda veramente fuori di testa verrebbe a produrre in Italia, per me la pratica Termoli era morta prima di cominciare…
si… ma ragionando così conviene traslocare e tutti quanti e tornare in Italia per le ferie…