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Batterie a rischio incendio: Titan dà l’allarme giorni prima

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Presto avremo un sistema di allerta precoce in grado di segnalare con largo anticipo quando le batterie sono a rischio di incendio. L’ha messo a punto la start up americana Titan, utilizzando gli ultrasuoni.

Ultrasuoni contro il “runaway”

Gli strumenti di bordo delle auto elettriche segnalano il pericolo solo quando il processo di surriscaldamento è ormai irreversibile. Quando cioè sta per innescarsi il devastante fenomeno di combustione a catena detto “runaway”. Tanto basta a scongiurare danni alle persone, non ad evitare la distruzione dell’auto e danni gravi all’ambiente circostante.

Anche perchè le fiamme possono sprigionarsi durante una carica notturna o diversi minuti dopo la fine del rifornimento, quando il veicolo è abbandonato. Sono incidenti che capitano molto raramente, ma, enfatizzati dalla stampa e dai detrattori dell’auto elettrica, sucitano grande apprensione negli automobilisti. Sono insomma un deterrente per la diffusione dei veicoli a zero emissioni.

Il nuovo dispositivo messo a punto dalla strat up americana Titan Advanced Energy Solutions (Titan), è in grado invece di prevedere i guasti ore e addirittura giorni prima che producano effetti devastanti. Consentendo all’automobilista di evitarlo, provvedendo alla riparazione. La tecnologia sviluppata da Titan si basa sugli ultrasuoni ed è stata validata dal DOE statunitense che ha erogato un finanziamenti di 1,1 milioni di dollari per il passaggio all’industrializzazione del prodotto. Questo premio segue quello di Fase I, nel 2020, che Titan ha utilizzato per costruire il primo prototipo.

Le batterie saranno a “prova d’incendio”

Il problema è molto sentito negli Stati Uniti dopo una serie di incendi ed esplosioni che hanno convolto modelli a larghissima diffusione (leggi). Tanto che la National Highway Traffic Safety Administration ha fornito una guida ai proprietari di alcuni modelli di veicoli elettrici per parcheggiare le loro auto all’aperto e lontano dalle case dopo la ricarica.

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Shawn Murphy, CEO di Titan, ha spiegato che il loro sistema  basato sugli sugli ultrasuoni è in grado di identificare le condizioni di pericolo della batteria ore o giorni prima che si verifichi il guasto. Queste condizioni possono includere fughe termiche o una reazione a catena all’interno di una cella. Se non identificate in anticipo, può essere molto difficile circoscriverne le conseguenze una volta iniziata la reazione.

I sistemi di gestione della batteria esistenti, invece,  forniscono avvisi di guasto imminente da pochi minuti a secondi prima che si verifichi un incendio. Questo spesso non è sufficiente per evitare gravi danni. Garantire la sicurezza è una questione chiave per l’adozione di veicoli elettrici, ha aggiunto Murphy.

Più in generale Titan ha progettato con la tecnologia degli ultrasuoni, strumenti che permettono anche di raccogliere informazioni sullo stato di salute, capacità e stato di carica di qualsiasi batteria, in qualsiasi fase della sua vita, in tempo reale.

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14 COMMENTI

  1. Le auto elettriche abbiamo la possibilità di farle a prova di incendio sviluppando la tecnologia e faremmo bene a farlo. Gli incendi sulle auto dovrebbero solo restare un ricordo di uno degli svantaggi del motore a combustione interna e uno dei motivi per cui verrà superato.

  2. Diciamo che queste notizie sono sempre buone, la tecnologia avanzata e diventa sempre più complessa, per fortuna c’è chi ha nuove idee per controllare preventivamente.

  3. Ottima idea, ottimo prodotto.

    Ma quando dopo un sinistro che ha danneggiato la batteria resti incastrato vivo con i tuoi cari tra le lamiere purtroppo bruci vivo. I pompieri non arriveranno mai in tempo.

    Devono cambiare chimica oppure installare solo le LFP o le battery Blade (LFP pure loro).

      • Negli Stati Uniti un medico di 48 anni nel 2019 era ancora vivo ma la gente intorno a causa delle maniglie incassate che non fuoriuscivano non è riuscito ad aiutarlo e lui è bruciato vivo grazie all’incendio delle batterie della sua Model S.

        La stessa cosa può benissimo ricapitare, e se con il medico in auto ci fossero stati anche i suoi figli?

        Gli incendi si sviluppano in modo troppo repentino (i pompieri non arriveranno mai in tempo) e sono troppo forti e difficilissimi da spegnere.

        No, così non va bene.

        Diano priorità alle LFP ed alle Blade, prima la sicurezza poi le prestazioni.

          • Per quanto riguarda la ID3 di ferragosto, si fosse trattato di un incidente con le porte incastrate la mamma sarebbe bruciata viva con il suo cucciolo, come hai potuto vedere dal video quando i pompieri sono arrivati l’auto era totalmente invasa dal fuoco.

            Mi spiace che tu abbia interpretato negativamente il mio post, io sono per l’elettrico e lo sai, gli eventi accaduti li hai ben presenti anche tu.

    • Lo dicevano pure delle auto a metano e GPL, poi si noterà che è solo un enfasi delle testate giornalistiche, perché ha la stessa probabilità di un auto a benzina, comunque sia il problema è di tutte le auto, portiere chiuse e impossibile aprirle dal estero, unica cosa che dovrebbero implementare una specie di airbag che faccia aprire tutte le porte cofano e bagaglio, in caso di urto sopra una certa soglia.

      • Mi permetto di aggiugere solo che:

        – il gpl ha un peso specifico superiore all’aria e quindi stagna, ha una finestra di innesco molto ampia ed il serbatoio (in lamiera robusta) è posizionato all’interno dell’abitacolo;

        – il metano è più leggero dell’aria e vola via, ha una finestra di innesco stretta, ed il serbatoio (in acciaio o fibra testata a 300 bar) è per le auto che escono dalla casa con l’impianto fuori dall’abitacolo sotto la scocca;

        quindi il metano è n volte meno pericoloso del gpl.

        Poi per quanto riguarda la benzina, i suoi vapori ed il serbatoio in plastica l’idea che mi sono fatto (idea mia personale) è che sia meno pericolosa del gpl ma più pericolosa del metano.

      • infatti, guardando le statistiche, bruciano molte più auto a scoppio, anche in %.
        Poi ovvio che se i giornali danno ampio spazio alla notizia della singola Tesla incendiata….

    • nic però le batterie sono posizionate in posizioni tali da non danneggiarsi facilmente in caso di impatto, normalmente nella “cella” centrale, sotto l’abitacolo (anche se resta esposta agli urti laterali che però sono più rari di quelli frontali). Se l’impatto è così grave da danneggiare la batteria al punto da alimentare un incendio (evento rarissimo), dovresti pensare anche a cosa succede con l’auto termica: anche lì il rischio incendi è molto importante se ad esempio l’impatto arriva a danneggiare il serbatoio col pieno di carburante.

      Negli USA c’è stato un caso di un ragazzo che a 160 km/h ha impattato con la sua Tesla contro un albero (auto distrutta), causando l’esplosione del pacco batterie. Il ragazzo, però, è uscito incolume dall’auto, quindi anche l’ipotesi molto remota dell’esplosione non va abbinata per forza col concetto di morte certa. C’è stato anche il caso di un impatto a 145 km/h, mortale, con un automobilista di una Model S morto rimasto incastrato nell’abitacolo con le portiere che non si aprivano per ben 2 minuti prima dell’esplosione: ma questo è più un bug di Tesla che ha previsto le maniglie a scomparsa (i soccorritori dall’esterno non riuscivano ad aprirle), su tutte le auto dopo un impatto anche se sei chiuso dentro le portiere si sbloccano.

      E comunque, ripeto, stando ai dati si muore di più sulle termiche che non sulle elettriche.

      • Si, lo so che i dati dicono il rapporto è 1 a 8 (o 1 a 6) ma il modo e l’imprevedibilità mi fanno paura.

        Corrono tutti dietro a ste NMC (o quel che sono) quando con le LFP hai un margine di sicurezza molto superiore (ed a quanto ho letto le Blade sono pure meglio).
        Inoltre con le LFP non hai la menata di caricare massimo all’80% e le danno per 1mln di miglia (come un pullman!?!?).

        • nic ma se hai questo timore prendi quelle batterie lì. Io vorrei quelli al grafene che usa la Aion V (che è già importata in Germania da un importatore non ufficiale per soli 30000 Euro): ricariche “iperfast” garanzia praticamente infinita, nessun problema di surriscaldamento.

          Chi come te ha questo timore sulle batterie prenderà le LFP o le blade. Considera che le strade sono piene di persone che impennano senza casco, persone che svoltano senza mettere una freccia, persone che hanno la cintura di sicurezza agganciata dietro la schiena per disinserire il cicalino.

          Io ho il garage sopra la camera da letto, se prendesse fuoco l’auto elettrica (che ancora non ho) salterei per aria. 3 settimane fa ha preso fuoco la caldaia di un vicino, a meno di 100 metri da casa mia, esplosione con fiamme alte 9 metri: se volessimo pensare a tutto quello che può esplodere o ucciderci, non ne usciamo più. Pensa solo alle batterie dei cellulari che esplodono o a quelli delle sigarette elettroniche [ https://www.nbcnews.com/health/health-news/battery-behind-dangerous-deadly-e-cigarette-explosions-n1032901 ].

          Comunque, ripeto, se per tua sensibilità reputi le NMC poco sicure vai sulla tecnologia che ti piace di più. Io invece vorrei sapere come le batterie resistono all’uso intenso, ovvero quanto una guida sportiva (e quindi un utilizzo non standard) possa accelerarne il degrado, quale tecnologia resiste meglio a questo stress.

          • Ero intenzionato all’acquisto di una Model 3 Performance dopo l’aggiunta della pompa di calore ed il ribasso a 61ecc. poi il continuare di questi casi pur limitati di incendio mi ha fermato (ci sarebbe anche un eccesso di V/m nella zona poggiabraccio proveniente dalla centralina bluetooth ma quello lo sistemo con un tessuto tecnico schermante). Ora vedo che di LFP esiste solo la Standard Range prodotta in Cina ed è 2 ruote motrici….io necessito di una dual motor ed essendo probabilmente l’ultima auto da non pensionato che acquisto desideravo la Performance.

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