Balle sul fotovoltaico: sotto i pannelli c’è vita

sotto i pannelli c'è vita

Ennesima balla sul fotovoltaico smontata dalla scienza: sotto i pannelli c’è vita. Ben più che nei campi coltivati, come ci raccontano — con dati e due anni di osservazioni — gli scienziati dell’Argonne National Laboratory, Environmental Science Division (Illinois), e del National Renewable Energy Laboratory (Colorado). Una biodiversità ricca, che attira i volatili a iniziare dai pipistrelli. Tutto il contrario delle fake news diffuse dai comitati No Watt e dai loro sostenitori, ma anche da amministratori che usano l’argomento “natura” con un approccio più populista che razionale.

Due anni di studio in 12 impianti e 12 fattorie del Midwest

«I microfoni lasciati accesi in 12 impianti solari ecovoltaici del Midwest hanno rilevato quasi il doppio delle specie di uccelli delle praterie rispetto ai campi di mais e soia adiacenti, e più di 230 nidi erano posati sulle strutture di supporto».  Questo il risultato dei ricercatori dei due laboratori statunitensi che traggono le loro conclusioni con le armi della scienza: osservazione e sperimentazioni.

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Quest’estate i professionisti delle fake news hanno spacciato in gran quantità la correlazione tra ondate di calore e impianti fotovoltaici sottolineando l’impatto negativo dei pannelli sulle colture: un attacco alla biodiversità.

E’ vero? Vediamo quello che dice la scienza. I ricercatori sono partiti dalle ricerche precedenti. «Finora sono state osservate risposte positive delle comunità vegetali e degli insetti agli habitat autoctoni presenti nei siti ecovoltaici».

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La bibliografia degli studi che aveva già registrato un impatto positivo  degli impianti,  si è messa alla prova con lo studio sul campo. «Abbiamo effettuato monitoraggi ultrasonici passivi nel 2023 e 2024 in 12 siti solari e in siti di riferimento abbinati (campi agricoli) per indagare le risposte dei pipistrelli agli impianti ecovoltaici nel Midwest degli Stati Uniti. Abbiamo rilevato che l’attività settimanale media complessiva dei pipistrelli era circa del 50% più alta all’interno dei siti ecovoltaici rispetto ai siti di riferimento nella prima metà della stagione di monitoraggio». Altro che distruzione della natura.

Gli impianti fotovoltaici habitat per i pipistrelli

Al di là delle narrazioni fantasiose la ricerca sul campo ha registrato la preservazione della biodiversità e l’attrattività per la fauna dei siti. «Non vi sono state settimane in cui l’attività dei pipistrelli fosse statisticamente superiore nei siti di riferimento, suggerendo che i pipistrelli del Midwest non evitano i siti solari ecovoltaici. Al contrario, i nostri risultati indicano che i siti ecovoltaici in questa regione possono fornire habitat nella prima parte della stagione (maggio‑giugno), quando le risorse nel paesaggio circostante possono essere limitate». Insomma questi risultati si aggiungono «alle crescenti evidenze sugli effetti ecologici positivi dei modelli ecovoltaici».

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Un impianto seminato con graminacee e specie erbacee autoctone e poi lasciato crescere indisturbato offre a un uccello che nidifica a terra tutto ciò che un campo coltivato nega. Questa l’evidenza.  La copertura vegetale permette di conservare i nidi. E soprattutto, un’evidenza ma confermata dallo studio,  si hanno insetti in quantità maggiore rispetto a una monocoltura trattata con i pesticidi. C’è più nutrimento per i pulcini.

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Gli strumenti usati nello studio Usa su biodiversità e pipistrelli

Un altro vantaggio rispetto ad un campo coltivato: nessun macchinario in campo.  Mais e soia vengono piantati, trattati e raccolti seguendo un calendario che collide con la stagione riproduttiva in ogni sua fase, e il modo più sicuro per distruggere un nido a terra è passarci sopra con un mezzo.

Non si tratta di uno studio su piccoli appezzamenti dimostrativi. Vanno infatti da circa 7,3 ettari a oltre  550, con capacità da 3,5 a 200 megawatt

Fondamentale la scelta del sito

La ricerca nella parte bibliografica cita studi puntuali sull’installazione degli impianti fotovoltaici in zone non  adatte dove possono creare problemi alla biodiversità. Insomma si deve andare oltre la tifoseria del no assoluto agli impianti ma anche alla versione opposta e contraria: via libera sempre e comunque al fototovoltaico. Se pensiamo all’Italia le norme  sono chiare: sono vietati nei parchi e nelle zone tutelate. Chiaro. Ma spesso anche impianti situati a chilometri dai siti protetti vengono contestati per la loro vicinanza, ma non c’è nessuna evidenza scientifica sulla dannosità. Inoltre con il DL Agricoltura  il fotovoltaico a terra su suolo agricolo è stato vietato (a parte alcune eccezioni). Ma non perché distrugga la biodiversità, questa è una fake news.

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Ma vediamo cosa dicono i ricercatori Usa. «Vi sono inoltre prove crescenti che i siti fotovoltaici nei paesaggi agricoli attirino alcune specie di uccelli autoctoni per l’alimentazione e la nidificazione, come indicato dall’aumento della ricchezza e diversità delle specie aviarie. Uno studio recente ha rilevato che alcune specie di pipistrelli non sono dissuase dai siti solari e sorvolano e si alimentano all’interno degli impianti».

Per confermare i risultati dello studio «é interessante notare che l’attività complessiva dei pipistrelli e l’attività specifica per specie non sono mai risultate statisticamente superiori nei campi agricoli di riferimento rispetto ai siti ecovoltaici. Questi risultati indicano che le specie di pipistrelli del Midwest non evitano i siti solari ecovoltaici».

Infine una ulteriore conferma: «La scarsa presenza di insetti nei campi agricoli da maggio a metà luglio potrebbe spiegare perché l’attività settimanale media complessiva dei pipistrelli era superiore del 50% nei siti ecovoltaici rispetto ai siti agricoli di riferimento nella prima metà della stagione di monitoraggio».

Negli impianti un programma agro ecologico

Gli impatti ecologici dello sviluppo fotovoltaico dipendono in larga misura dal contesto, variando in base alla localizzazione e alle scelte progettuali. Alcuni impianti  sorgono su prato falciato o su ghiaia trattata con diserbanti: quei siti naturalmente non attraggono uccelli e non tutelano la biodiversità.  L’intero effetto dipende, quindi, da una scelta di semina fatta prima della costruzione.

sotto i pannelli c'è vita
I pomodori coltivati sotto i pannelli da Agroenergie

Secondo i ricercatori gli uccelli delle praterie hanno perso più della metà della loro popolazione nordamericana dal 1970, più di qualsiasi altro gruppo. La causa principale è la conversione delle praterie in coltivazioni a filari. Il fotovoltaico diventa quasi un’oasi. Ma per incrementare la biodiversità in un impianto serve un progetto. Chiara la conclusione: «I nostri risultati si aggiungono alle crescenti evidenze che mostrano come impianti fotovoltaici correttamente localizzati e gestiti possano favorire la biodiversità».

L’indicazione è chiara: il fotovoltaico non è negativo per la biodiversità e se associato a programmi di agroecologia può al contrario, anche rispetto a tanti campi coltivati, arricchire l’area e attirare gli uccelli. Serve un approccio razionale e scientifico.

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Questo il titolo dello studio, “Bat activity at ecovoltaic solar energy developments in the Midwestern United States“, e gli autori: Katherine E. Szoldatits, Leroy J. Walston, Heidi M. Hartmann, Laura Fox, Melissa E. Stanger, Sophie E. Steele, Irene Hogstrom, Jordan Macknick. E qui la ricerca.

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Visualizza commenti (6)
  1. Se ho capito, il vantaggio per ospitare biodiversità delle aree a FTV rispetto a quelle coltivate è:

    — nel minore uso di diserbanti avendo avuto cura di preparare prima il terreno in modi favorevoli (sementi di erba e ghiaie apposite), o nel non uso di diserbanti se lo sfalcio dell’erba avviene con pastorizia, opzione che dove è possibile viene preferita perchè risulta la più economica, accordandosi con un pastore di greggi; mentre lo sfalcio meccanico se ho capito non è usato granchè perché costa e i frammenti di erba sporcano i pannelli

    curiosamente la dozzina di associazioni italiane che fanno campagne mediatiche contrarie sostengono invece che gli impianti fotovoltaici fanno grande uso di diserbanti, non capendo che ne usano meno (o nesssuno) RISPETTO A un’area coltivata.. e non “rispetto a” un parco naturalistico

    — altro vantaggio per microfauna e fauna, la stabilità di terreno e strutture, mai “rimosse/disturbate” da arature o dal passaggio di macchinari pesanti

    NB: le reti perimetrali, hanno delle aperture nella parte bassa, per lasciar passare gli animali; mentre per la parte estetica, a volte vengono aggiunte siepi vegetali alte a perimetro, che crescono nel giro di 2-3 anni

    In Pianura Padana ci sono già da prima esperimenti in un certo senso simili per creare delle aree cuscinetto di maggiore biodiversità tra le distese di campi ad agricoltura intensiva altrimenti “piallati” dalla chimica e dallo sfruttamento intensivo dell’uso come coltivazioni

    uno è la Cassinazza a Giussago, 100 ettari “rinaturalizzati”, in mezzo ad un ‘area agricola”; l’idea, e dicono che funzioni, sarebbe di avere un 10% di terreni non coltivati, lasciati al naturale, dispersi nel 90% dei terreni coltivati; questo 10% permette di mantenere biodiversità con alcuni vantaggi anche per la rigenerazione dei campi coltivati; e un simpatico plus: un crollo della quantità di zanzare

    l’autore del progetto sostiene che la pianura padana un tempo era così, con cuscinetti lasciati naturali a boschi/prati tra le aree coltivate, e che il suo progetto riporta indietro il tempo in un certo senso, e riequilibria la biodiversità dell’area

    ecco allora un’area a pannelli solari, non è naturale quanto un bosco, ma è almeno già un discreto cuscinetto di biodiversità tra le aree coltivate

    ================================
    ogni volta approfitto per ricordare che i pannelli solari a terra saranno necessari, perchè i tetti da soli non bastano (e sono anche più costosi e meno efficenti da utilizzare), ma di impianti a terra ne serviranno “pochi” insenso relativo: in un futuro mix 100% rinnovabili per Italia molto abbondante, da 800 TWh annui, giocando con le simulazioni, se si vuole un mix con poco eolico su terra, servirà una buona quota di solare con:

    — 230 km2 pannelli sui tetti dell’ 8% di 2900 km2 tetti edifici
    — 270 km2 pannelli sui tetti dell’ 20% di 1350 km2 tetti capannoni
    — 35 km2 pannelli su una frazione delle tettoie parcheggi
    — 35 km2 pannelli galleggianti su una piccola frazione dei bacini idrici artificiali
    — 850 km2 pannelli a terra

    850 km2 è il netto, la superficie lorda dipende da quanto fitti vengono installati i pannelli:

    — impianti fotovoltaici a terra (ora quasi vietati in Italia), 850 km2 di pannelli li installano in 1600-2000 km2 lordi

    — impianti agrivoltaici semplici (adatti anche per pastorizia), 850 km2 di pannelli li installano in circa 2300 km2 lordi

    in ogni caso, si parla di porzioni minime rispetto al territorio nazionale ( 300.000 km2) o alle aree accataste come agricole (165.000 km2) o alle aree agricole ma già attualmente non coltivate nemmeno a rotazione ( 35.000 km2 di prati perenni + 6000 km2 di altre aree non utilizzate)

  2. Molto interessante, un’ulteriore conferma dell’assoluta compatibilità ambientale del fv, da notare che fino ad oggi non risultano studi e ricerche che evidenziano danni ambientali. Cosa ben diversa per i combustibili fossili…

  3. sinceramente, devo ancora leggere tutti questi articoli di gente preoccupata se i pipistrelli sono più propensi ai parchi fotovoltaici..
    la narrazione poi che l’agricoltura deve essere scientifica e non naturale, beh..

    1. Vedo che non segue il tema, proprio in questi giorni è stato bocciato un parco eolico in Sardegna anche perchè disturba l’avifauna. L’articolo scientifico cita altre decine di studi simili e non si fa ricerca sul tema se manca l’interesse. Su rinnovabili e avifauna ci sono decine di migliaia di articoli e milioni di commenti….

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