Unrae, in merito ai 590 milioni destinati all’autotrasporto, chiede che una quota sia riservata ai camion elettrici oltre le 16 tonnellate. Una posizione netta e utile per imprimere una svolta al processo di decarbonizzazione del trasporto pesante, quello che va oltre i confini urbani e che oggi in Italia conta appena 30–40 camion elettrici pesanti venduti all’anno. La richiesta arriva da Giovanni Dattoli, presidente della sezione veicoli industriali di Unrae, che fa riferimento al fondo approvato dal Governo.
Un fondo basato sulla solita neutralità tecnologica
Dal 2027 al 2031 saranno disponibili 590 milioni di euro per il rinnovo delle flotte dell’autotrasporto, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le emissioni. Il decreto del Ministero dei Trasporti precisa però che «l’obiettivo è sostenere la transizione verso mezzi più moderni ed efficienti — elettrici, ibridi o endotermici di ultima generazione — garantendo un approccio concreto e non ideologico». Un’impostazione politica che, come spesso accaduto negli schemi di incentivo, rischia di mettere in difficoltà i veicoli elettrici quando si finanziano anche i motori endotermici. Il caso del bando della Regione Lombardia lo ha dimostrato chiaramente.

Se guardiamo all’Europa, ci sono Paesi che sostengono la transizione con contributi molto più consistenti: nel Regno Unito, per esempio, gli incentivi per i camion elettrici superano i 140 mila euro per unità, rendendo la scelta più sostenibile nonostante il forte differenziale di prezzo.
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Unrae non chiede un fondo esclusivamente dedicato all’elettrico, ma propone di riservare una quota ai mezzi a zero emissioni. In assenza di investimenti pubblici strutturali — il Pnrr italiano ha finanziato solo le colonnine e non è riuscito a utilizzare tutte le risorse, poi dirottate sugli incentivi auto — sono i costruttori a muoversi sugli hub di ricarica. Il primo è stato inaugurato a Mantova, poi sono arrivate le stazioni di Piacenza e dell’Alto Adige. Un passo avanti importante, ma che deve essere accompagnato da un numero crescente di camion elettrici effettivamente in circolazione.
Unrae chiede una quota per i veicoli a emissioni zero
L’associazione ha diffuso i dati di mercato del mese di maggio ed elaborato un commento sull’andamento generale e sugli scenari futuri. «Il mercato dei veicoli industriali registra a maggio una sostanziale stabilità (+0,6%), con 2.500 unità immatricolate rispetto alle 2.484 registrate nello stesso mese del 2025. L’andamento è disomogeneo tra i segmenti: i veicoli pesanti, con massa pari o superiore a 16 t, crescono del +3,9%, spinti in particolare dai trattori stradali (+18,6%), nonostante la contrazione dei carri (-13,9%)». Scendono tanto i veicoli leggeri.

«I dati di maggio e del cumulato dei primi cinque mesi dell’anno mostrano la spinta positiva dei trattori stradali, a fronte di una flessione delle fasce di peso inferiore e del mercato dei carri, i quali rappresentano un indicatore diretto dello stato dell’economia reale. Il buon andamento dei trattori non deve indurre a letture troppo ottimistiche: la crescita è infatti determinata dalla necessità di sostituire veicoli vetusti e dal processo di consolidamento delle aziende di maggiori dimensioni rispetto ai piccoli operatori». Questa l’analisi

Sono i numeri generali, ma il dato interessante è l’attenzione alla transizione energetica. «In questo scenario, – aggiunge Dattoli – auspichiamo un’accelerazione nell’adozione del provvedimento attuativo del Fondo pluriennale 2027-2031 per il rinnovo del parco veicolare, al fine di evitare un rallentamento degli investimenti. In particolare, per dare impulso concreto al rinnovo della flotta pesante, riteniamo necessario prevedere una quota riservata ai veicoli oltre le 16 tonnellate a zero emissioni».
Non solo incentivi, anche sconti sui pedaggi autostradali
Il tema di questi giorni è il caro carburanti e naturalmente l’associazione ringrazia il Governo per l’ultimo incremento sul fondo emergenziale, ma superata la crisi geopolitica (si spera) è necessario un approccio integrale. «Nella definizione delle politiche di sostegno, riteniamo fondamentale adottare un approccio pragmatico che, accanto agli incentivi all’acquisto, introduca strumenti in grado di premiare i veicoli più virtuosi e di accrescerne la competitività. In questa prospettiva, occorre agire su più leve: dalle tariffe autostradali – attraverso il recepimento della Direttiva Eurovignette – alla revisione del meccanismo di rimborso delle accise, superando l’attuale estensione ai veicoli Euro V, fino a interventi sulla tassa di proprietà e all’introduzione di misure disincentivanti per i veicoli più vetusti», conclude Dattoli.
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Della Direttiva Eurovignette abbiamo scritto, in merito alle tariffe autostradali, e la sua logica di premiare chi meno inquina porta quindi a penalizzare anche i mezzi più inquinanti lato rimborsi accise e bollo. Anche quest’ultimo rimodulato in base all’impatto ambientale, premiando i veicoli più green.
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