L’auto elettrica continuerà a crescere anche in Italia, ma il vero ostacolo non è più la tecnologia. Per Stefano Martinalli, direttore generale di Autotorino, il mercato è ormai entrato in una nuova fase: autonomie e ricarica hanno fatto passi avanti, mentre il nodo resta soprattutto culturale. «Il passaggio a quote significative del mercato verso l’elettrico è uno scenario incontrovertibile», spiega a Fuoco Amico. Un’analisi che tocca anche incentivi, usato, infrastrutture e perfino la futura Ferrari elettrica. Il Gruppo Autotorino (qui il sito) è il più grande dealer auto italiano.
Gli incentivi aiutano, ma non spiegano tutto
Negli ultimi mesi il mercato italiano delle auto elettriche ha mostrato segnali di ripresa. Per Martinalli il contributo dell’Ecobonus è stato determinante, ma non sufficiente a spiegare il fenomeno.
Per il direttore generale di Autotorino, insomma, la transizione procede più lentamente rispetto alle previsioni dei costruttori, ma resta la direzione di marcia dell’intero settore.
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Tra gli elementi destinati a favorire la crescita cita il miglioramento delle batterie, delle autonomie e delle reti di ricarica, mentre considera i sistemi range extender una tecnologia utile per accompagnare la transizione, senza rappresentare un’alternativa definitiva all’elettrico.

Le citycar elettriche restano il vero punto di svolta
Le auto elettriche, aggiunge, sono già oggi adatte alla maggior parte degli utilizzi, soprattutto per chi percorre tragitti urbani e suburbani. Il nodo resta il prezzo delle vetture più piccole. «Quando arriveremo a un prodotto di segmento A con un prezzo centrato, la mobilità cittadina diventerà essenzialmente elettrica», spiega. Oggi, però, i costi di sviluppo rendono ancora difficile proporre modelli sotto i 20 mila euro, anche se gli obiettivi europei puntano proprio a rendere accessibili le piccole elettriche.
Per i viaggi più lunghi, invece, Martinalli ritiene che la tecnologia abbia ormai superato gran parte delle criticità: autonomie superiori ai 500 km e ricariche sempre più veloci rendono il viaggio possibile, a patto di modificare alcune abitudini.
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Il vero ostacolo è ancora culturale
Secondo il manager di Autotorino il principale freno alla diffusione dell’elettrico non è più tecnico, ma culturale. «Il tema è proprio quello di essere culturalmente affini a questa tipologia di alimentazione», osserva. Significa imparare a pianificare gli spostamenti e accettare tempi di ricarica leggermente superiori rispetto al tradizionale rifornimento di carburante. Ma è anche compito dei venditori accompagnare gli automobilisti nella comprensione di questo diverso modo di viaggiare.
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Perciò il gruppo ha sviluppato Evolution, una piattaforma che aiuta i consulenti di vendita a individuare la motorizzazione più adatta alle esigenze del cliente, valutando anche la disponibilità delle infrastrutture di ricarica lungo i percorsi abituali.
Martinalli riconosce però che resta un problema da risolvere: l’affidabilità della rete. Le colonnine non sempre sono operative e questo alimenta diffidenza tra gli automobilisti.
L’usato elettrico paga ancora la diffidenza
Un altro tema riguarda il mercato dell’usato elettrico, dove le quotazioni restano più basse rispetto alle auto tradizionali. Le cause sono diverse: gli sconti praticati sul nuovo, la forte presenza di chilometri zero e il timore dei clienti verso una tecnologia percepita come in rapida evoluzione.
«Oggi il cliente che valuta l’acquisto di un’auto elettrica è molto più sospettoso e pretende molto di più», dice. Per questo Autotorino ha deciso di applicare anche alle elettriche le stesse garanzie offerte sulle vetture endotermiche, affiancandole a una diagnostica approfondita sullo stato della batteria e del veicolo.
Ferrari elettrica? Nessuno scandalo
Si è parlato anche della futura Ferrari elettrica e della crescente concorrenza dei marchi cinesi nel segmento delle supercar a batteria.
Martinalli invita a evitare pregiudizi: «Non griderei allo scandalo nel momento in cui la Ferrari va a produrre un’auto elettrica». La sfida del Cavallino non è tanto tecnologica quanto di immagine: il difficile sarà mantenere il posizionamento esclusivo, continuando a distinguersi in un mercato dove stanno arrivando nuovi protagonisti.
«Come si fa a non essere ottimisti – conclude – quando c’è un cambio di tecnologia così dirompente? Ci saranno sicuramente molte opportunità per noi che facciamo questo mestiere, ma anche per i consumatori.»
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