Dopo il regalo di Natale, con l’aumento delle accise sul diesel, per gli automobilisti arriva la stangata di Capodanno: il rincaro delle tariffe sulle autostrade. Il pedaggio aumenterà per la maggior parte delle tratte dell’1,5%, con punte fino a sfiorare il 2%. Ma il governo non aveva congelato gli aumenti delle tariffe? E non aveva promesso in campagna elettorale di diminuire le accise?
La risposta è un “sì” per entrambi i provvedimenti. Nelle “promesse” elettorali del centrodestra (a cominciare dal programma di Fratelli d’Italia) è chiaramente scritto che in caso di vittoria alle elezioni ci sarebbe stato “un intervento sulle accise“. Cercando di limitare i danni di immagine e l’esborso dei cittadini, il governo ha contemporaneamente abbassato le accise sulla benzina. Ma con un saldo sempre favorevole alle casse dello Stato.
Nel caso dei pedaggi autostradali, il “pasticcio” è da attribuire a Matteo Salvini. Il ministro dei Trasporti ha bloccato per quasi tre anni gli aumenti dovuti secondo il contratto sottoscritto con i concessionari. Ma si è “scordato” di rivedere il contratto stesso e la Corte Costituzionale – chiamata in causa – non ha potuto esimersi dal ricordare che “pacta sunt servanda“. I contratti, secondo un principio giuridico basilare e finché non cambiano gli accordi o la legge a cui si ispirano, devono essere rispettati. Così, dopo la sentenza della Consulta, sono scattati gli aumenti con la fine dell’anno.
Ma vediamo nel dettaglio cosa è accaduto e come il governo sarebbe potuto intervenire e non l’ha fatto. Il verdetto, la sentenza n.147 depositata il 14 ottobre 2025, ha giudicato illegittimi i ripetuti rinvii degli adeguamenti tariffari decisi dai governi dal 2020 al 2023. Per i giudici, congelare i pedaggi in attesa dei nuovi Piani economico-finanziari delle concessionarie viola i principi di libertà d’impresa, ragionevolezza ed equilibrio contrattuale. In altre parole, gli adeguamenti automatici legati all’inflazione e ai piani di investimento sono un diritto previsto dalle concessioni e lo Stato non può bloccarli in modo discrezionale.
Il ministero guidato da Matteo Salvini ha preso atto della decisione, sottolineando come la sentenza abbia “vanificato lo sforzo del governo di congelare le tariffe” a tutela degli automobilisti. Una lettura contestata dalle opposizioni, che parlano di scaricabarile istituzionale e accusano l’esecutivo di non aver utilizzato per tempo gli strumenti regolatori a disposizione per contenere i rincari.
Nel dettaglio, l’aumento dell’1,5% riguarderà la maggior parte delle concessionarie, tra cui Autostrade per l’Italia, Milano Serravalle, Tangenziale di Napoli, Autostrada dei Fiori. Rincari più contenuti sono previsti per il Brennero (+1,46%), mentre resteranno invariati i pedaggi su alcune tratte, come Autostrade Alto Adriatico e Strada dei Parchi. In pochi casi, legati a specifici assetti concessori, sono previste addirittura riduzioni.
Dal punto di vista della mobilità, l’aumento dei pedaggi si inserisce in una fase già complessa per chi utilizza l’auto, tra caro carburanti, inflazione e nuove misure fiscali. Per il settore dell’autotrasporto, le associazioni e le forze politiche di opposizione parlano di un’ulteriore “stangata”, che si somma all’aumento delle accise sul diesel e ad altri oneri introdotti con la manovra.
La stessa Corte costituzionale, nella sentenza, richiama l’importanza degli investimenti sulla rete autostradale, sottolineando come manutenzione, sicurezza ed efficienza richiedano risorse certe e programmabili. Un passaggio che riapre il dibattito su come finanziare le infrastrutture in un contesto di transizione ecologica: farlo solo attraverso i pedaggi rischia di pesare sui cittadini, mentre un approccio integrato dovrebbe tenere insieme tariffe, qualità del servizio e obiettivi climatici.
Ma il governo come sarebbe potuto intervenire? La Corte Costituzionale, nel dare ragione al ricorso di una società concessionaria autostradale ha segnalato anche segnalato una possibile alternativa ai rincari: “L’esigenza di assicurare l’applicazione del nuovo sistema tariffario, a fronte di richieste asseritamente contrastanti con esso da parte della concessionaria, poteva già essere soddisfatta dall’applicazione” dalle novità introdotte a livello governativo sia dall’Autorità dei Trasporti.
In pratica, il governi aveva gli strumenti per intervenire. Ma Salvini, trasformando la sua decisone di congelare i pedaggi in una battaglia “ideologica” e non in una riforma giuridica ha combinato un pasticcio.


La colpa degli aumenti delle tariffe autostradali è solo del Ministero dei trasporti. Non ha modificato i contratti in tre anni, pertanto la corte costituzionale, che non è un organo politico, non ha fatto altro che far rispettare la legge e i contratti in essere. Naturalmente come al solito il Ministro se ne lava le mani e scarica tutte le colpe alla magistratura. Io personalmente non me la prendo con Salvini, ma con noi popolo italiano, che lo abbiamo eletto. Abbiamo eletto un persona che già in passato ha dimostrato di essere un opportunista, un bugiardo e fannullone, pertanto di cosa ci lamentiamo….. Prima di lamentarci faremmo bene ad andare a votare, cercando di scegliere il meno peggio, sopratutto di scegliere persone con una buona istruzione di base, il ministro Salvini ha appena il diploma di maturità classica. Non ha mai sostenuto una tesi di laurea, ecco perché non sa che prima di dichiarare qualcosa deve citare le fonti e spara continuamente cavolate.
Il titolo di studio non è sinonimo di intelligenza ne di capacità nel governare
Del de cuius in futuro si dirà che ” quando c’era lui, nemmeno i treni arrivavano in orario”
Mah, andiamo sempre peggio. In ogni caso riguardo alle accise ( che non sono state abbassate come promesso, questo è vero) sono state rimodulare riducendole sulla benzina ed aumentandole della stessa misura sul diesel: vogliamo i no togliere dalla circolazione i diesel? Forse rendendoli meno convenienti qualcuno passerà alla bev? Per tutto il resto non penso che la magistratura sia la causa di tutti i mali ma un po’ di ordine sarebbe il caso di farlo, e poi si dovrebbe chiarire una volta per tutte che le leggi ed i decreti le fanno parlamento e governi democraticamente eletti e non i giudici. Adesso ci si lamenta tanto di quelli attuali ma gli anni passati quando governavano quelli che adesso sono all’opposizione? Io negli anni ho dato fiducia a tutti perché non ho un’idea basata sul partito ma sulle proposte che ognuno fa ma sono sempre rimasto deluso. Probabilmente la prossima volta, per la prima volta, entrerò a far parte degli astenuti perché non credo neppure valga la pena sprecare un minuto del mio tempo per garantire lauti stipendi a questi signori che ci hanno portato, destra, sinistra, 5s e affini, alla rovina con un debito monster
Rimando allo studio delle fonti.
Le leggi costituzionali stanno sopra, sono più difficili da modificare perché serve ⅔ del parlamento o il 50% più il referendum.
Se mi fai un decreto ministeriale che sta quasi sotto a tutto, ovvio che deve rispettare le leggi che stanno sopra: e quel decreto viola parecchie leggi costituzionali.
Non ci vuole un giudice o la consulta per capirlo.
@Ilario
Pensi veramente che siano tutti uguali?
Che non voterà contribuirà a migliorare qualcosa?
Ritieni veramente che la Magistratura voglia sostituirsi al Parlamento (ampiamente esautorato nelle funzioni dal governo) e al governo o, che non dipenda dalla libera interpretazione di norme scritte con il c… ehm piedi?
Se sono pensate male, scritte peggio, lasciano varchi per ogni interpretazione, sono in contrasto con altre norme magari di ordine superiore… sarà colpa del magistrato o del giudice?
Che poi, quando arriva una sentenza diametralmente opposta al sentire popolare ma che va a vantaggio della categoria (conosciuta come Kasta)… allora non fiata nessuno,
Forse che non erano “rossi” quelli di prima ma “neri” quelli di adesso?
Il debito sarà sempre più monster se, a servizi via via sempre peggiori, corrispondono sforature negli appalti sempre più elevate… che guarda caso portano vantaggio ai privati (relativamente pochi) e molti svantaggi a tutto il resto.
Personalmente di una cosa sono abbastanza convinto: non saranno coloro che ci hanno portato al disastro (politica ed imprenditoria) a salvarci, a loro va benissimo così.
Ma gli italiani fanno fatica a capirlo e vorrebbero la soluzione di problemi ormai quarantennali a colpi di bacchetta magica.
C’è da cambiare il modo di pensare e vediamo quanto sia difficile già nel piccolissimo mondo della mobilità elettrica e del suo indotto.
È piuttosto palese che, avvicinandosi i referendum, si voglia fare passare la magistratura come responsabile di ogni male italiano e quindi bisognosa di una (da parte loro) riforma.
D’altronde chi si ricorda che il famoso ponte è stato presentato con un progetto praticamente identico a quello già bocciato 20 anni fa, oltretutto senza copertura finanziaria?
Chi si ricorda dei centri in Albania che vanno contro ogni norma internazionale (sconosciute ai più) sui diritti umani?
Questa del blocco delle tariffe autostradali lede il diritto di fare impresa, visto che i concessionari sono privati.
Il modo in cui è stato scritto il decreto, visto la presenza di numerosi laureati in giurisprudenza e avvocati di grande fama della maggioranza, probabilmente, è stato voluto così proprio per essere bocciato: i privati sono contenti perché continuano a fare profitto sulla cosa pubblica a loro “quasi regalata”, allo stesso tempo si può dare la colpa a qualcuno che deve subire la riforma senza fiatare, salvando la faccina con il loro elettore medio.