Sempre più boom elettrico nel mercato nazionale degli autobus. Secondo i dati diffusi da Anfia, nei primi cinque mesi del 2026 le immatricolazioni di autobus a batteria crescono del 241,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo 1.144 unità, pari al 36,94% del mercato. Sommando gli autobus elettrificati la quota sale al 38,5%, e includendo anche l’idrogeno (5,8%) si arriva al 44,3% del totale: un livello che porta il segmento a un passo dal traguardo simbolico del 50%.
Boom elettrico. Con idrogeno e biodiesel, vicini al 50%
Il sostegno del Pnrr è evidente, ma l’impennata dei veicoli a batteria conferma anche la maturità tecnologica delle soluzioni a zero emissioni. Un quadro molto diverso da quello degli autocarri, dove tra 2025 e 2026 le immatricolazioni si sono praticamente dimezzate, segnalando un settore ancora in forte difficoltà. E soprattutto senza il sostegno pubblico, quasi inesistente nel Pnrr.
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Nella classifica per alimentazione, la quota di mercato degli autobus alimentati a gas scende al 6,6% nel periodo gennaio‑maggio 2026, un calo drastico rispetto al 21% registrato nello stesso periodo del 2025. Il metano crolla del 57%, mentre di autobus a GNL ne è stato immatricolato uno soltanto.
L’elettrico continua invece a crescere: insieme agli ibridi metano/elettrico e gasolio/elettrico – questi ultimi in forte flessione, rispettivamente ‑57% e ‑77% – raggiunge una quota complessiva del 38,5%, in aumento rispetto al 24,4% dei primi cinque mesi del 2025. Da solo, l’elettrico mette a segno uno straordinario +241%.
Percentuale autobus immatricolati per alimentazione
- Biodiesel: 18 unità → 0,58%
- Diesel: 1.503 unità → 48,53%
- Elettrico: 1.144 unità → 36,94%
- GNL: 1 unità → 0,03%
- Ibrido gasolio/elettrico: 45 unità → 1,45%
- Ibrido metano/elettrico: 3 unità → 0,10%
- Idrogeno: 179 unità → 5,78%
- Metano: 204 unità → 6,59%
E dopo il Pnrr?
Con la chiusura del Pnrr prevista a giugno, sarebbe urgente monitorare fin da ora i bandi degli enti locali per capire se, senza fondi europei, assisteremo a un rallentamento dell’elettrico. Dagli ultimi bandi che abbiamo esaminato non sembrerebbe emergere questa tendenza, ma qualora si manifestasse sarebbe necessario un intervento statale con nuovi incentivi. Un sostegno rapido è fondamentale, considerando che si tratta di veicoli che operano quotidianamente in contesti fortemente antropizzati.

Ma gli autocarri elettrici sono in caduta del 50%
Benissimo gli autobus elettrici, male gli autocarri a batteria. Questo dicono i numeri: 145 immatricolati nel 2026 contro i 341 del 2025 per un calo del 57,5%. I veicoli a batteria con gli ibridi benzina/elettrico e ibridi gasolio/elettrico rappresentano l’1,3% del totale, contro il 2,9% dello stesso periodo del 2025. Vediamo le altre alimentazioni: la quota dei veicoli alimentati a gas si attesta all’1,1%, in calo rispetto all’1,7% registrato tra gennaio e maggio 2025, per un totale di 141 unità. Domina il diesel, senza concorrenti con il 97% delle immatricolazioni. Per questo Unrae ha chiesto di riservare una quota alle emissioni zero nel fondo per l’autotrasporto da 590 milioni.
Quote di mercato – Gen‑Mag 2026
- Benzina: 0 unità → 0,00%
- Diesel: 12.010 → 97,54%
- Elettrico: 145 → 1,18%
- GNL: 63 → 0,51%
- Ibrido benzina/elettrico: 2 → 0,02%
- Ibrido gasolio/elettrico: 15 → 0,12%
- Metano: 78 → 0,63%
Anfia chiede l’attuazione del piano da 590 milioni
«La contrazione nelle immatricolazioni degli autocarri rilevata a maggio conferma nuovamente le difficoltà che interessano oggi il settore dell’autotrasporto, nel mezzo di un contesto economico fortemente penalizzante e incerto, che rende indispensabile l’adozione di politiche pubbliche anticicliche a supporto degli investimenti del comparto» commenta Luca Sra, Delegato per il trasporto merci.
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In concreto? «Procedere con l’attuazione del piano straordinario da 590 milioni di euro destinato al rinnovo della flotta veicolare e con l’applicazione dell’Ecobonus per i veicoli commerciali leggeri e medi. Si tratta di misure fondamentali per consentire agli operatori di affrontare la transizione sostenibile del trasporto merci. Sebbene annunciate nel 2025, non si registrano ancora sviluppi operativi, con il risultato che molte aziende rinviano il rinnovo dei mezzi più obsoleti». I soliti ritardi.

Sempre su questa linea si sottolinea che «la situazione è aggravata dalla mancanza di una fiscalità agevolata per gli investimenti in beni strumentali sostenibili e dall’assenza di misure di tutela contro l’aumento dei costi dei rifornimenti per le trazioni alternative».
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