Auto elettriche, la Germania ne ha prodotte il 15% in più nel 2025

Germania auto elettriche

La risposta migliore alla paventata “invasione” di EV cinesi in Europa la sta dando la Germania. Dati alla mano, nel 2025, la produzione tedesca di auto elettriche ha segnato un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. Oggi un’auto su quattro costruita in Germania è completamente elettrica. I numeri confermano il ruolo centrale dell’industria tedesca nella transizione della mobilità, ma aprono anche interrogativi sulla competitività futura in Europa.

Dietro all’inarrivabile Cina, la Germania è ad oggi il secondo produttore mondiale di veicoli elettrici.
La produzione totale di autovetture nel 2025 si è attestata a 4,15 milioni di unità, di queste, 1,22 milioni BEV e 450 mila plug-in hybrid, per un totale di 1,67 milioni di veicoli elettrificati. Ovvero, il 40% dell’intera produzione nazionale.

I dati, diffusi dall’Associazione tedesca dell’industria automobilistica (VDA), fotografano un settore che sta cambiando rapidamente, spinto da investimenti industriali e da una riconfigurazione profonda delle catene produttive.

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La nuova Mercedes CLA elettrica, “Car of the Year” 2026

Un’industria elettrica sempre più ampia: 1,67 milioni di veicoli

Nel perimetro della produzione elettrica tedesca rientra una gamma molto estesa di modelli: dall’intera famiglia Volkswagen ID alle Audi e-tron, dalle numerose elettriche di casa BMW, Mercedes-Benz e Porsche fino a Cupra Born, Opel Astra Electric e pure Tesla Model Y, assemblata in Germania.

Tuttavia, i costruttori non comunicano i volumi produttivi dei singoli modelli, rendendo difficile valutare quali piattaforme e segmenti stiano realmente trainando la crescita.
Questo aspetto per la VDA è rilevante: capire dove si concentra la produzione aiuta a leggere meglio le future strategie di distribuzione, i tempi di consegna e le possibili politiche di prezzo.

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Audi e-tron GT quattro

Ma i costruttori chiedono infrastrutture e minori costi dell’energia

Secondo la presidente della VDA, Hildegard Müller, i livelli record di produzione dimostrano che l’industria automobilistica tedesca è un attore chiave dell’e-mobility. Ma il messaggio alle istituzioni è chiaro: senza condizioni strutturali adeguate, la crescita rischia di rallentare.

Tra le priorità indicate spiccano l’espansione delle infrastrutture di ricarica, il potenziamento della rete elettrica, costi dell’energia più accessibili e un migliore accesso alle materie prime critiche.
Temi che riguardano direttamente molti Paesi europei, Italia in primis, dove la diffusione dei BEV resta frenata da problemi analoghi, in particolare sul fronte della ricarica pubblica e dei prezzi dell’energia.

Il confronto globale: lo strapotere della Cina

Dati alla mano, nel 2025 la Germania si è issata a secondo produttore mondiale di veicoli elettrici, dietro una Cina che resta nettamente dominante. Dai siti produttivi cinesi sono usciti ben 16,49 milioni dei cosiddetti New Energy Vehicles (NEV), categoria che include BEV, PHEV, range extender e fuel cell.

Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto, ma con prospettive incerte: la riduzione degli incentivi federali e il rallentamento degli investimenti di gruppi come Ford e GM potrebbero ridimensionare il ruolo americano nella corsa globale all’elettrico. Un contesto che rende quindi l’Europa, e la Germania in particolare, un polo industriale strategico, ma sotto pressione competitiva.

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Opel Astra Electric

Produzione sempre più delocalizzata in altri Paesi UE (Italia esclusa)

Per il 2026 la VDA prevede un incremento più contenuto (+6%), con una produzione complessiva di 1,76 milioni di BEV e PHEV. Una crescita moderata che riflette una tendenza chiara: molti nuovi modelli elettrici tedeschi non saranno prodotti in Germania.

BMW realizzerà il nuovo iX3 in Ungheria, Mercedes-Benz produrrà il GLB elettrico fuori dai confini nazionali e Volkswagen affiderà a Seat in Spagna la produzione della futura ID. Polo. Per l’industria europea questo significa una redistribuzione geografica della produzione, dalla quale però resta esclusa l’Italia. Tuttavia restano possibili benefici per l’indotto e la componentistica italiana, da sempre molto integrata con gli OEM tedeschi.

  • Guarda anche il VIDEO di Marco Berti Quattrini con il punto delle settimana 

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