Auto elettriche, demolite valgono il 18% più delle termiche

auto elettriche demolite





 Le auto elettriche valgono più delle termiche, una volta demolite. Almeno in Francia, dove uno studio di RSE Magazine  mostra che, una volta arrivate dallo sfasciacarrozze, le vetture a batteria consentono di recuperare materiali e componenti ancora riutilizzabili che valgono di più di quelli delle auto tradizionali. In altre parole interpretano meglio  il nuovo imperativo della sostenibilità: l’economia circolare. E questo rafforza la narrativa della transizione.

 

Il tema della fine vita dei veicoli è rimasto finora ai margini del dibattito sulla mobilità elettrica. Eppure, proprio qui emerge una dinamica inattesa che può modificare l’intero mercato..

Più valore nei materiali: il ruolo delle batterie

Secondo lo studio ripreso dalla rivista on line francese Automobile Propre, un’auto elettrica a fine vita può generare circa 1.257 euro di materiali recuperabili, contro i 1.068 euro di un modello termico equivalente. Un vantaggio di circa il 18%, legato soprattutto alla presenza di componenti ad alto valore come le batterie.

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Le batterie agli ioni di litio, infatti, contengono metalli critici – come litio, nichel e cobalto – sempre più strategici per l’industria europea. Il loro recupero non è solo una questione economica, ma anche geopolitica, vista la dipendenza dell’UE dalle importazioni.

Questo rafforza l’importanza di sviluppare una filiera continentale del riciclo delle batterie, oggi ancora in fase di consolidamento.

Non solo emissioni: cambia il ciclo economico dell’auto

Finora il confronto tra elettrico e termico si è concentrato su emissioni e costi di utilizzo. Su entrambi i fronti, le auto elettriche mostrano già vantaggi: minori emissioni lungo il ciclo di vita e costi operativi più bassi (Leggi). Ora si aggiunge un terzo elemento: il valore residuo dei materiali.

Questo cambia la logica del costo totale di possesso (TCO), introducendo una componente finora trascurata. Non si tratta solo di quanto costa comprare e usare un’auto, ma anche di quanto “vale” quando viene dismessa.

auto elettriche demolite
Un impianto di ricarica alimentato da batterie auto in seconda vita

Il dato è ancora più interessante se letto insieme a un altro fenomeno: alcune indagini hanno evidenziato che le auto elettriche possono finire più frequentemente alla demolizione con bassi chilometraggi e gran parte dei componenti poco usurati , in particolare per danni alle batterie, troppo costose da riparare.  In prospettiva, però, questo potrebbe incentivare modelli di business basati su:

  • second life delle batterie (riutilizzo per accumulo stazionario)
  • maggiore standardizzazione dei componenti
  • sviluppo di un mercato europeo del riciclo più efficiente

Impatti per il mercato europeo (e italiano)

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il tema è strategico. Il nostro Paese ha una forte tradizione nel recupero e riciclo dei materiali, ma è ancora indietro sulla filiera industriale delle batterie. Se il valore a fine vita diventa un fattore economico rilevante, sarà cruciale:

  • localizzare impianti di riciclo avanzato
  • evitare che le batterie esauste vengano esportate fuori dall’UE
  • integrare il recupero nei modelli industriali dei costruttori

Inoltre, questo elemento potrebbe influenzare anche il mercato dell’usato, dove il valore residuo delle auto elettriche è ancora oggetto di incertezza.

  • LEGGI anche: “Il futuro delle batterie lo scrive l’Asia. All’Europa resta il riciclo (forse)” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (2)
  1. State sicuri che guadagneranno i demolitori autorizzati se si prendono la bega di richiedere autorizzazioni e mettersi a norma.
    Mica li danno a chi consegna l’auto i soldi…..

  2. Francamente a me stupisce il divario basso tra le due motorizzazioni; certo è che vetture con batteria ancora integra e recuperabile avranno valore molto superiore rispetto a quelle con batterie strutturalmente danneggiate che necessitano di complesse e costose procedure di recupero dei materiali.
    Sicuramente il ciclo estrattivo dalla miniera alla materia prima costa risorse ed all’ambiente (in termine di inquinanti – e spesso, purtroppo, anche vite umane) ma forse non quanto ottenere materie prime-seconde dai migliori cicli di recupero da rottami e RAEE.
    Va considerato però anche il valore strategico dei cicli di recupero, che andrebbero sempre supportati per preservare l’autonomia nelle materie prime e prime-seconde perché dipendere totalmente da “economiche” forniture estere spesso può costare molto caro !!

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