Troppe fake news sulle auto elettriche: BYD ha deciso di passare al contrattacco contro i disinformatori seriali. Il costruttore cinese, secondo quanto riportato dal magazine francese Automobile Propre, ha annunciato iniziative legali nei confronti di influencer e creator accusati di pubblicare contenuti diffamatori o volutamente ingannevoli. Una scelta destinata a far discutere, ma che riporta al centro un tema che anche in Italia Vaielettrico denuncia da anni: la diffusione di fake news sull’auto elettrica da parte di personaggi televisivi, youtuber e influencer con un grande seguito.
Quando il dibattito lascia spazio alle fake news
Criticare un’auto elettrica è legittimo. Segnalare difetti, limiti di autonomia, problemi di ricarica o prezzi elevati fa parte del normale confronto tra giornalismo, utenti e costruttori. Diverso è costruire consenso attraverso informazioni false o manipolate, magari inseguendo visualizzazioni e polemiche.
Secondo Automobile Propre, BYD ritiene che alcuni influencer abbiano superato questo limite, diffondendo contenuti privi di fondamento o deliberatamente fuorvianti, tanto da valutare azioni legali nei loro confronti. Non si tratta quindi di mettere a tacere le critiche, ma di distinguere tra opinioni e disinformazione.
Un copione che in Italia conosciamo fin troppo bene
Per i lettori di Vaielettrico la vicenda non è una sorpresa. Da anni il nostro giornale verifica e smonta affermazioni infondate circolate nei talk show televisivi, nei video di alcuni youtuber e sui social.
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Quante volte abbiamo sentito dire che le batterie durano pochi anni, che un’auto elettrica prende fuoco con facilità, che non può affrontare un viaggio o che inquina più di un’auto diesel “perché l’elettricità arriva dal carbone”? Sono affermazioni che, nella maggior parte dei casi, ignorano i dati disponibili, gli studi scientifici e l’esperienza di centinaia di migliaia di automobilisti elettrici.
Il problema non è avere un’opinione contraria alla mobilità elettrica. Il problema nasce quando chi gode di grande visibilità mediatica presenta come fatti informazioni che fatti non sono.
Il ruolo degli influencer nell’era degli algoritmi
Gli algoritmi dei social premiano spesso i contenuti più provocatori. Un video intitolato “L’auto elettrica è la più grande truffa della storia” raccoglie facilmente milioni di visualizzazioni, anche quando le argomentazioni risultano fragili o smentite dai dati.

Questo meccanismo rende ancora più importante la responsabilità di chi comunica. Un creator con centinaia di migliaia di iscritti può influenzare le scelte di acquisto molto più di una campagna pubblicitaria tradizionale.
Auto elettriche al lumicino? Quel che manca è la buona informazione
È probabile che la decisione di BYD venga interpretata da qualcuno come un tentativo di intimidire le critiche. Ma sarà fondamentale capire, caso per caso, se le contestazioni riguardino davvero opinioni oppure contenuti oggettivamente falsi e diffamatori. La libertà di espressione resta un valore imprescindibile, così come il diritto di difendersi da accuse prive di fondamento.
Servono più dati e meno tifoserie
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La mobilità elettrica non ha bisogno di propaganda, né favorevole né contraria. Ha bisogno di informazione verificata, confronto tecnico e trasparenza.
In Europa, e in Italia in particolare, il dibattito sull’elettrico è stato spesso avvelenato da slogan e semplificazioni. Il risultato è una discussione polarizzata, dove chi prova a portare numeri e dati viene facilmente sommerso dal rumore delle polemiche.
- LEGGI anche: “Le fake news dell’Italia che odia l’elettrico: risponde Nicola Armaroli” e guarda il VIDEO



BYD riesce a queste azioni legali solo in Cina in quanto azienda a controllo statale e dove si qualsiasi media viene automaticamente censurata per legge qualsiasi forma di dissenso o critica verso il governo centrale
BYD non è un’azienda a controllo statale- Ha un azionista privato di riferimento (si chiama Wang Chuanfu) ed è quotata alle Borse di Hong Kong e Shanghai
Anche dove ho lavorato io sulla facciata era privata e quotata in borsa in realtà c’erano fissi 3 governativi del partito e passava ogni decisione sotto la loro lente . In Cina fai business al livello industriale solo con il bene placito del governo centrale e tante mazzette , regali e cene
Le sue sono solo chiacchiere. Nomi, numeri e prove, per favore.
Ho vissuto in Cina quasi 4 anni lavorando in loco ma non ero expat ne avevo visto Z . La ditta con cui ho collaborato esportava verso l’Europa una medi di 5 container settimana di componenti meccanici automotive, agricoli e movimento terra, c’era una proprietà di facciata ed una proprietà ombra governativa , se servivano attrezzature bastava parlare con i governativi per avere subito un cachet di spesa importante , se importa i strumenti tecnologici spesso sovvenzionavano per acquistarne più di uno ( mi servivano 4 robot Abb antropomorfi per saldatura me ne hanno fatti acquistare 10) .Non conto le cene di rappresentanza con politici vari di qualsiasi livello, le casse di vino che ho importato dall’Italia per regalare a destra ed a manca. La storia di Jack Ma insegna Puoi essere un grande imprenditore privato ma non ti azzardare a criticare o ad andare contro le linee giuda industriali tracciate dal partito. In quegli anni mi sono adeguato molto bene al modus operandi locale
Che sorpresa! Da buon italiano si sarà adeguato in fretta…
Se BYD decide di intraprendere iniziative legali nei confronti di influencer e creator qui in Italia, rischia di guadagnare in risarcimenti più delle auto elettriche che vende.
Angelorso, probabilmente più orso che angelo, è risentito e non ci sta a passare da passatista, anche se lo è.
Non capisco per quale misterioso motivo i commenti puntualmente offensivi e del tutto “vuoti” di tale “Autarchia elettrica” continuino a trovare spazio in questo forum.
La Redazione non ha niente da dire a questo “signore”?
Spero che valga anche il discorso inverso, ovvero denunce a BYD pronte quando dichiarano per l’ennesima volta il falso, con dati inverosimili per quanto riguarda le loro Plugin, oppure quando usano termini puramente di marketing per confondere il pubblico meno scaltro. Se ci stanno a queste condizioni, perché no.
Guarda che puoi denunciarla tu BYD, anche domani.
Mica devono starci
Purtroppo anche qui abbiamo la memoria corta… ti dice niente il dieselgate?
È semplice, molti trogloditi vivono l’auto elettrica come una minaccia al proprio stile di vita “rombante”.
Abbastanza patetici.
Dillo ai 100’000 trogloditi che licenzierà VW… E bada di avere la batteria carica quando glielo dici che loro hanno il Golf IV e fanno 900km con un pieno…
900 km se il doppia frizione funziona.
Quante volte è stata vista anche in Fiat, questa altalena dei licenziamenti.
Un azienda con più di 600 mila dipendenti, 280 mila in patria, deve fare i conti con la concorrenza agguerrita mondiale. E scaricare la colpa sulle auto elettriche, dimostra una miopia imbarazzante.
E che devono andare tutti in Lituania senza fermarsi neanche per pisciare?
Ricordo che tutto ha un inizio e una fine. La VW come molte altre realtà industriali non durerà in eterno. Stesso discorso vale per le realtà cinesi.
Comune oggi ho visto un’intervista di un giornalista Mediaset a un’altro. Ecco, traspariva dalla loro linea aziendale il dictact di mandare segnali anti green deal. Estrapolo una frase: “… non ha senso obbligare auto elettriche quando un’auto termica di qualche anno è ancora funzionante….” Il bello è che si è contraddetto perché nella stessa frase ha detto “ … ha senso comprare un’elettrica se uno deve sostituire… “ (+/- questo era il senso). Ne segue che a rigor di logica sarebbe corretto fin da ora vietare la commercializzazione di auto termiche in modo che chi deve comprare un’auto nuova passi alle BEV e chi ha ancora un’auto termica buona per la circolazione possa usarla.
Sempre su Mediaset si attaccavano i piani europei per la riapertura delle miniere per le materie prime necessarie alla transizione invocando una riflessione sull’opportunità vista la necessità di grandi quantitativi d’acqua per queste attività. Il punto è che questa transizione è arrivata al punto di svolta in cui occorre fare il passo successivo in cui toccherà in modo significativo gli introiti di un’economia basata sul fossile.