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Auto elettrica e fotovoltaico: viaggiare gratis in Italia si può

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auto elettrica fotovoltaico
Impianto fotovoltaico domestico

L’abbinata fra auto elettrica ed energia prodotta da fonti rinnovabili domestiche, il fotovoltaico in particolare, è  la “chiusura di un cerchio” virtuoso che soddisfa ecologia e convenienza economica. Vi sono però diversi elementi da analizzare. Dall’evoluzione dello scenario energetico alle formule d’investimento, senza scordare gli aspetti tecnici e burocratici. Li affronteremo con il contributo di Fabio Stefanini, General Manager di Otovo Italia. Otovo è   un operatore norvegese specializzato nell’installazione di pannelli fotovoltaici, arrivato quest’anno in Italia con un modello di business innovativo tutto digitale.

Uno sguardo alla geografia

auto elettrica fotovoltaico

Di Fabio Stefanini*

La configurazione geografica e climatica dell’Italia illustra il potenziale d’utilizzo dei pannelli solari. Si possono installare in tutto il Paese, dal momento che la maggior parte del territorio riceve più di 2000 ore di sole all’anno, con punte di oltre 2600 ore luce nel Mezzogiorno. Ciò si traduce in un elevato irraggiamento, ovvero la quantità di energia solare incidente su una superficie unitaria in un determinato intervallo di tempo, tipicamente un giorno (kWh/m²/giorno). Questo può variare in base alla latitudine e alle condizioni climatiche locali. Ad ogni modo, l’ENEA ha calcolato che, per un impianto di potenza nominale pari a 1 kWp (1000 Watt di picco, ossia la produzione massima istantanea dei pannelli) vengono prodotti rispettivamente:

– 1080 kWh nel Nord Italia;
– 1350 kWh nel Centro Italia;
– 1500 kWh nel Sud Italia.

Bisogna inoltre tenere in considerazione i moduli in silicio monocristallino, poiché rappresentano quelli maggiormente indicati per i pannelli solari fotovoltaici. Le versioni più prestazionali hanno una potenza che si aggira intorno a 400 Wp e un’occupazione di circa 4.5 m² per kWp.

Auto elettrica, fotovoltaico e utenze domestiche

Dopo aver determinato la capacità produttiva dei pannelli solari, si può definire il dimensionamento dell’impianto di casa in base anche ai consumi della propria auto elettrica. A tal proposito, i modelli più efficienti hanno un consumo medio di circa 150 Wh/km (Tesla Model 3, Fiat 500E, Hyundai IONIQ Electric, Dacia Spring). I più energivori, invece, come i SUV, hanno un valore superiore a 200 Wh/km (fonte EV Database). Considerando la percorrenza media di un’auto in Italia (14.100 km, fonte UNRAE), un’elettrica ‘parsimoniosa’ richiede dunque intorno a 2,1 MWh di energia all’anno per muoversi. Una quantità rilevante, ma che si traduce in circa 5,7 kWh al giorno.

Supponendo d’installare un impianto a Roma, si possono ottenere 290 kWh all’anno per ogni m² di superficie ricoperta di pannelli fotovoltaici. A Milano 230 kWh, mentre a Palermo si può salire fino a oltre 400 kWh/anno (con una radiazione solare media di 1900 kWh/ m²).

Quanti pannelli servono?

Per la ricarica dell’auto elettrica con il fotovoltaico bisogna poi mettere in conto una perdita del 15-20% di efficienza tra il rifornimento vero e proprio e le operazioni per caricare e scaricare l’eventuale accumulatore. Per ottenere 2,1 MWh, sono così necessari 2,64 MWh all’anno che si “traducono” in 1,95 kWp di pannelli fotovoltaici. In altre parole, una superficie pari a circa 9 m². E, considerando che l’impianto medio residenziale in Italia (da 4,4 kWp) richiede una ventina di metri quadrati di pannelli (con un investimento medio di 6.000 euro e un rendimento annuale del 24%), si può capire come sia pienamente fattibile soddisfare le esigenze elettriche per la mobilità e per la vita quotidiana.

La scelta del futuro, oggi

L’Unione Europea ambisce a diventare carbon-neutral nel 2050. Per raggiungere questo obiettivo, ha definito dei target intermedi da raggiungere. Ad esempio, per il 2030, prevede di soddisfare almeno il 32% dei propri consumi energetici attraverso le fonti rinnovabili. E, dal 2035, la Commissione Europea ha proposto di vendere esclusivamente nuovi veicoli commerciali leggeri e automobili a zero emissioni di CO2.

bolletta energia

Nel frattempo, in Italia, il PNIEC ha fissato il traguardo (per il 2030) di una quota di energia da FER del 30% per i consumi finali lordi di energia (nel 2018 la % di energia predotta da FER è pari al 17,8%). Il piano nazionale verrà però sottoposto a revisione per rispettare il nuovo target di riduzione delle emissioni fissato di recente dall’UE (-55% al 2030 per l’intera Unione rispetto al 1990).

Si dovrà quindi passare da 96 GW di capacità produttiva con fonti rinnovabili a 114 GW. Ma soprattutto, da 52 GW a 64 GW di energia generata attraverso gli impianti fotovoltaici. Bisogna ricordare che, dal 2007 al 2020, la potenza fotovoltaica installata in Italia è passata da 0.1 a 21,6 GW.

E deve accelerare ulteriormente, attraverso politiche d’incentivazione e la semplificazione delle procedure. Non è solo una questione ambientale, ma anche economica. Per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dall’oscillazione dei prezzi di queste materie prime.

Basti pensare al recente aumento del costo dell’elettricità, che ha registrato un +10% proprio per l’incremento del prezzo degli idrocarburi e dei permessi di emissione di CO2. Altri aumenti sono in vista dal 1° ottobre (leggi)

Milioni di opportunità

Il fotovoltaico rappresenta dunque un’opportunità per promuovere la produzione e l’utilizzo di una risorsa naturale, non esauribile e rinnovabile. In particolare, l’Italia deve puntare sulla formazione di un’industria nazionale addetta alla produzione di tecnologie per la generazione elettrica da fonti rinnovabili, così come sull’energy storage, ossia sui sistemi di accumulo, da abbinare agli impianti di produzione per massimizzare l’autoconsumo. Una soluzione molto utile, soprattutto per il settore residenziale. Sul territorio italiano ci sono sei milioni di abitazioni che potrebbero godere del fotovoltaico domestico insieme a una quantità analoga di veicoli elettrici.

L’energia pulita è pronta. Lo siamo anche noi?

*General Manager Otovo Italia.

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50 COMMENTI

  1. Ma quindi, per un povero cristo come me ignorante, chi bisogna sentire per un sopralluogo/preventivo/fattibilità per un impianto fotovoltaico magari con wallbox visto che ormai da un mese ho ordinato una id3?
    Io sono ancora con il caro e vecchio servizio elettrico nazionale…tanto per dire….

    • io fossi in te chiederei a chi nella tua zona un impianto fotovoltaico ce l’ha già ..
      se è soddisfatto , fatti dare il nome della ditta che lo ha fatto

    • Io ho usufruito dell’eco bonus 110% optando per la riqualificazione energetica
      Mi sono affidato ad un’azienda, con la cessione del credito, nel giro di pochi mesi hanno fatto tutte le pratiche loro e qualche giorno fa hanno iniziato i lavori
      Ho già 6,75 kWh di FV sul tetto, accumulo e wallbox 7Kwh nel box
      Il resto (caldaia ibrida e solare termico) a giorni, poi attesa per allaccio alla rete
      Ed anch’io sono pronto per la mobilità sostenibile
      Fai una ricerca di una buona azienda per questi lavori
      È un’opportunità da non perdere

      • Perché non hai fatto il cappotto?
        Al posto della caldaia ibrida, avresti messo solo la pompa di calore e con un piano ad induzione avresti eliminato il gas ed i suoi costi fissi, compresa la manutenzione annuale della caldaia.

  2. Salve e complimenti per vaielettrico: una bella comunità!
    Premesso che ho 76 anni (neuroni molto lenti) e sono ignorante su troppe cose, ho qualche dubbio anche sul ragionamento di Fabio Stefanini e le medie di produzione dell’energia FV.
    Se mangiamo mediamente mezzo pollo non è detto che anch’io lo mangi perché c’è chi ne mangia uno intero.
    Analogamente il rendimento di un impianto fotovoltaico (nell’ipotesi di staccarsi dalla rete pubblica) dovrebbe essere calcolato nelle giornate invernali, magari piovose e senza sole.
    Spero che vaielettrico voglia promuovere un laboratorio diffuso con esperienze varie per trovare le soluzioni migliori nei casi più diffusi.
    Personalmente vedrei bene l’impianto a pannelli solari abbinato ad uno o due generatori a vento.
    Sia del tipo ad asse orizzontale che verticale >> http://www.tecnoenergialaspeziasrl.com/eolico/impianto-eolico/
    Spero quindi che le società specializzate (come ad esempio Otovo) offrano sempre più l’abbinamento dei due sistemi per realizzare una effettiva autonomia energetica tutto l’anno.
    Mi piacerebbe anche una valutazione tra l’impianto solare “classico” cioè fisso e lo stesso che si orienta fino a 45 gradi verso est e ruota fino a 45 gradi verso sud per seguire l’irraggiamento: quanto renderebbe di più? Oggi i cancelli automatici sono molto diffusi e affidabili … per il FV il gioco vale la candela? Grazie per l’attenzione.

    • L’impianto fv scollegato dalla rete, si chiama “ad isola” e non conviene se si è raggiunti dalla rete.
      Questo perché la rete, in convenzione di Scambio Sul Posto ( SSP ), fa già da accumulo stagionale.
      Ovvero l’energia prodotta in eccesso viene recuperata in parte quando non c’è produzione. In effetti funziona che per ogni kWh immesso in rete e prelevato dalla stessa rete, il Gestore Servizi Energetici ( GSE ) rimborsi i circa 2/3 del costo.
      Questo conteggio va dal 01 gennaio al 31 dicembre di ogni anno.
      Grazie a quest convenzione, l’impianto viene progettato in base ai consumi annui dell’edificio.
      Discorso diverso se si accede al bonus 110%, per cui non è possibile accedere ad alcuna incentivazione. E ci mancherebbe, l’impianto lo regala lo stato, vuoi pure che ti dia ancora soldi?

      • Solo per i primi 5 anni, si cede ” gratuitamente ” al GSE
        Dal sesto anno inizia il classico scambio sul posto
        Ho appena ricevuto l’ok per procedere ai lavori, dove c’è compreso un FV da 6,75 Kw

        • Dove ha trovato queste informazioni?
          Quando lessi il chiarimento di AdE, ricordo che era ben specificato che accedendo al 110% era esclusa l’adesione al SSP. Senza limiti.
          Tra l’altro, non viene ceduto nulla gratuitamente, l’energia immessa in rete viene remunerata secondo il PUK locale, comunque circa 0,03€ a kWh. Ed essendo un reddito, deve essere inserito nella dichiarazione dei redditi e tassato di conseguenza.

    • le parole chiave per rispondere alla sua domanda è BATTERIE STAZIONARIE

      è vero che non possiamo fidarci delle rinnovabili
      il loro rendimento invernale scende e d’estate sale
      anche una nuvola può compromettere il loro rendimento istantaneo , molto meno per certi tipi di pannelli CiS CiGs , che però anno rendimenti di picco inferiore per metro quadro

      Ultimamente hanno fatto capolino le prime batterie stazionarie a prezzi inferiori rispetto a un decennio fa le batterie LIFEPO Litio Ferro Fosfato costano un quarto di quelle al litio analoghe di 10 anni fa
      si stima che una famiglia media abbia bisogno 7200 kWh l’anno
      fanno 7,3 kWh al giorno , senza l’auto elettrica
      intorno a questo andrebbe dimensionata la batteria
      oggi la parte più costosa di un impianto a isola , soprattutto se vogliamo staccarci completamente dalla rete

      riguardo agli impianti a inseguimento , oggi , almeno quelli a due assi sono poco utilizzati
      prima avevano un senso perche i pannelli erano molto costosi
      quelli a un asse verticale vengono utilizzati in grandi impianti , perchè l’aumento di qualche punto perchentuale , tira fuori bei kWh
      meno conveniente in impianti privati domestici di piccole dimensioni

      come avrà capito la tecnologia chiave è la BATTERIA STAZIONARIA o anche detta di accumulo
      la cosa positiva ò che 10 anni fa con 15000 euro compravamo una batterie di accumulo di 3kWh
      oggi con la stessa cifra 10 volte tanto
      e il bello deve ancora venire , sono state presentate le prime batterie agli ioni di sodio (a base di sale)
      che si stima costeranno la metà di quelle al Litio
      e sono in fase di collaudo in impianti industriali di fornitori elettrici USA le Ferro Aria
      che si stima costeranno 100 kWh di quelle al Litio

      Oggi in Italia l’impianto a isola è sconsigliato a meno che no si voglia fare sperimentazione
      o si abbiano budget che non prevedano il rapposrt costo/efficacia

      imho hanno più senso impianti semi-indipendenti
      spesso in certi ambiti è complesso se non impossibile fare lo scambio sul posto con il gestore
      in quel caso basta un contattore che esclude l’impianto a isola fotovoltaico, quando la produzione è insufficente a tenere carica la batteria
      e ci collega alla rete tradizionale

      faccio insieme a lei due conti per l’impianto fotovoltaico IDEALE che vorrei avere anche io nei prossimi anni

      allora ci servono giornalmente :
      8 kWh per la casa
      20 kWh per l’auto (100 km al giorno)

      a Roma
      si stima che con un impianto di 3kW picco orientato correttamente
      produce
      7 kWh a Dicembre
      15 kWh a Maggio (nei mesi più caldi la produzione non aumenta perche il silicio soffre delle temprature alte )

      come vede con un impianto da 10kWh potremmo sostenere i consumi invernali di una famiglia tipo
      e d’estate sostenere i consumi di due famiglie tipo o sostenere i cosumi di famiglie bisognose con lo scambio sul posto

      per i consumi notturni , per non caricare l’auto tutti i giorni, per garantici una riserva nei giorni piovosi ..
      una bella batteria Ferro Aria da 100 kWh che ci garantirebbe 7 giorni di autonomia di eclissi solare

      my 2 cent di sviluppo sostenibile

      • Grazie Nello, finalmente una spiegazione comprensibile a tutti (persino a me…) dello stato dell’arte nel fotovoltaico domestico.

        • in realtà ci sono un po di strafalcioni
          per fortuna non siete grammar/tech nazi

          “le Ferro Aria
          che si stima costeranno 100 kWh di quelle al Litio ”
          volevo dire
          “le Ferro Aria
          che si stima costeranno 10 volte meno di quelle al Litio ”

          “come vede con un impianto da 10kWh potremmo sostenere i consumi invernali di una famiglia tipo”
          volevo dire
          “come vede con un impianto da 10kW picco potremmo sostenere i consumi invernali di una famiglia tipo ”

          aggiungo solo che la stima vale per il centro Italia
          per il Nord serve qualche kW picco di più ,fino al 25%
          per il Sud serve qualche kW picco in meno

          per una volta chi è a Sud è avvantaggiato

          • Altra correzzione per i più attenti
            il consumo medio annuo di una famiglia non è 7200 kWh l’anno
            ma 2700 kWh l’anno
            il consumo giornaliero che ho conteggiato è giusto 2700 / 365 fa 7,4 kWh
            arrotondato a 8kWh
            perchè cucino con i fornelli a induzione 😀

  3. Buongiorno,
    ho una piccola elettrica comprata usata e pensando al fotovoltaico la difficoltà che vedo è questa: l’auto viene usata di giorno quando c’è il sole e viene ricaricata di notte. Non volendo fare l’accumulo (costi/spazio) non converrebbe che il GSE mi restituisse di notte quello che io gli fornisco di giorno?
    Mi pare una soluzione semplice e che aiuta il GSE di giorno quando l’energia è preziosa (molto richiesta) restituendola a me quando è poco costo perchè poco richiesta dalla rete.
    Dove sbaglio?

    • Chi ha un contratto di scambio sul posto più già usufruire di questa modalità. Produco di giorno e l’energia che viene immessa in rete viene prezzata in relazione all’ora di produzione e alla zona dove è stata prodotta. Una volta all’anno si tirano le somme, il valore dell’energia immessa in rete viene pagato.

  4. Io sto facendo il superbonus 110% che comprende fotovoltaico accumulo e colonnina.
    La strada è tutta in salita e tortuosa, ma basta la buona volontà e ci si riesce.

  5. Ho una obiezione ma sicuramente sto commettendo un errore, solo che ho difficoltà a vederlo. Proviamo così. Immaginiamo che su un’isola in mezzo all’oceano, disabitata, si trasferiscono dei coloni, 100 famiglie. Immaginiamo che non ci sia energia elettrica e si decida di ricavarla dal sole con sistemi di accumulo. Ipotizziamo anche una posizione ottimale con un clima ideale.

    Domanda: ha più senso che ogni famiglia paghi di tasca sua per mettere il pannellino e la batteria entrambe in casa propria o sarebbe meglio se invece contribuisse, al pari di tutte le altre le famiglie, a costruire un unico impianto più grande (sempre con accumulo) e condividere lo stesso tra tutti? A me la seconda opzione (chiamiamola “comunità energetica”) mi sembra molto più logica: c’è un risparmio sui costi (acquisto all’ingrosso), tutti i pannelli si possono posizionare con l’inclinazione migliore, la manutenzione viene eseguita per tutti in contemporanea, c’è un risparmio sulle componenti (ad esempio un unico inverter più grande anziché 100 inverter piccoli), c’è una migliore distribuzione dell’energia e dell’accumulo (minori sprechi) e soprattutto c’è una ottimizzazione delle competenze: non sono io ignorante di turno che firmo un assegno in bianco ad una società X senza capire cosa sto comprando ma è l’ingegnere del villaggio esperto in energia che progetta il miglior impianto possibile per tutta la comunità garantendo il miglior rapporto prezzo/prestazioni.

    Il punto è questo: quando lo stato (o, se preferite, la società privata che ci fornisce l’energia) ci invita a farci i pannelli sul tetto mi fa venire in mente la comunità energetica di cui sopra che dice alle famiglie di non riuscire a fare il proprio dovere e arriva addirittura a dare degli incentivi per farsi l’energia da sé, tornando al pannellino sulla singola casa. E’ un po’ come se in un condominio, anziché pagare un unico giardiniere per tenere in ordine l’aiuola in comune, ognuno pagasse il proprio giardiniere per tagliare una quota dell’aiuola condominiale in base ai millesimi. Non solo lo stato (o la società privata che mi fornisce energia) non si sta attrezzando per darmi l’energia pulita che chiedo ma addirittura usa parte dei miei soldi per darli al vicino di casa affinché si scolleghi dalla rete comune. Tornando al condominio è come se l’amministratore di condominio, con i soldi di tutti i condomini, delibera un sostegno economico a favore di quelle famiglie che vogliono fare a meno del condominio, non contribuendo più al bene comune ma agendo per fatti suoi, ovvero non solo con la mia quota di condominio non riesco a ottenere dall’amministratore che tenga l’aiuola bentenuta ma addirittura pago un extra che l’amministratore gira al mio vicino di appartamento che così non solo non contribuisce alla spesa comune ma addirittura viene pagato.

    A questo punto potremmo esportare lo stesso modello anche per la sanità (come già avviene negli USA, ognuno si paga la sua assicurazione), per la polizia, per le carceri, per la scuola, per tutto.

    Follia, follia pura.

    • Poniamo che sulla piccola isola il terreno debba essere coltivato, altrimenti non si mangia. Il resto è occupato dalle case, con tanti tetti non altrimenti utilizzabili. Dove li piazziamo i pannelli fotovoltaici, professor Enzo?

      • Il concetto che esprime Enzo non è del tutto sbagliato, Massimo ha elencato solo uno dei problemi che spingono ad incentivare il singolo privato, io ne ho almeno altri due.
        Quando l’impianto “condominiale” è a regime ed ad un certo punto si rompe un componente che ne pregiudica il funzionamento, i condomini sono chiamati a mettere mano al portafogli per poter effettuare la riparazione, ma da quello che ne so mettere d’accordo più persone non è la cosa più semplice soprattutto se c’è da fare un’investimento.
        Secondo problema, e questo lo vivo sulla mia pelle perché lavoro per una società che ha installato impianti fotovoltaici veramente grandi, quando un inverter da 500 kW si guasta, spesso e volentieri ci vogliono giorni per ripararlo e nel frattempo mezzo capo fotovoltaico non produce energia. Se si guasta un inverter da 3 kW non se ne accorge nessuno se non il proprietario dell’impianto che non deve chiedere nessun consenso agli altri condomini per la riparazione. Ho un piccolo impianto messo in servizio nel 2007, ad oggi ha prodotto circa 63 MWh di energia ed evitato di immettere 33 tonnellate di CO2, io la mia parte l’ho fatta……

        • Ho risposto ad Enzo con una battuta. Ma volendo essere seri noi avremo bisogno di sfruttare tanto le coperture sugli edifici (almeno il 10% del totale) quanto una parte del terrotorio non utilizzato (l’1% circa del totale) per impianti di grandi dimensioni. Solo così riusciremo a decuplicare l’attuale generazione elettrica da fotovoltaico raggiungendo l’obiettivo del 72% del fabbisogno da fonti rinnovabili

          • Massimo ma c’è anche un problema “politico” di equità sociale (non porto posizioni di partiti, non faccio campagna elettorale). Se io costruisco un parco eolico off shore sto investendo i soldi di tutti per garantire un ritorno a tutti, se invece aumento la bolletta a Mauro (che vive in affitto) per regalare il fotovoltaico a te (e anzi, ti do anche il 10% in più in denaro) non mi sembra molto equo. Ipotizziamo per un attimo che domani tutti quelli che hanno casa e tetto di proprietà corrano a fare il superbonus per avere fotovoltaico con accumulo mentre tutti quelli che vivono in maxi condomini o in affitto non possono farlo: ai primi diamo soldi ed energia gratis anche per ricarica l’automobilina elettrica, i secondi li stiamo rapinando.

            Io preferisco il parco eolico off-shore o altre soluzioni che siano socialmente più sensate: costano molto meno, sono più affidabili e non creano disuguaglianza sociale.

          • Enzo, il grosso del superbonus 110% riguarda l’efficientamento energetico (cappotto, riscaldamento a pompa di calore, sostituzione degli infissi). Quello possono farlo tutti, basta che i condomini si mettano d’accordo. Vedi sempre e solo il tuo ombelico. Comunque il tuo esempio dell’isola è una stronzata pazzesca, non cambiare discorso.

        • Quando qualcosa di condominiale si rompe, è responsabilità dell’amministratore ripristinare ripartendo i costi ai vari condomini rispettando le quote millesimali. Se un condomino non vuole pagare, è sempre responsabilità dell’amministratore recuperare i credito. Ed ha i mezzi per farlo.
          Se non lo si vuole riparare, è necessaria assemblea ove la maggioranza dei condomini e dei millesimi vota per la non ripristinabilitá.

    • È un po’ come dire sono meglio i mainframe oppure internet?
      Internet è certamente più dispersiva ma anche più resiliente perché è improbabile che un guasto concentrato in un punto mandi in crisi tutta la rete.
      Uno dei problemi più grossi delle reti oggi è che sono stupide quasi come cento anni fa (in realtà sono molto più intelligenti e con tanti sistemi automatici di scollegamento e misurazione) ma oggi occorre ancora inseguire la domanda producendo né più né meno l’energia necessaria altrimenti il sistema va in crisi.Con produzione, accumuli e utenze distaccabili il sistema è meno oneroso da tenere in piedi e l’energia viene a costare meno (perché dispacciabile quando disponibile anziché quando necessaria)

      • No Leonardo non è così, è economicamente più dispendioso, solo che la spesa è diversamente distribuita e non te ne accordi. E’ come l’auto a noleggio rispetto a quella acquistata: con le rate sembra che risparmi, ma se fai bene i conti te ne accorgi che paghi di più.

        Pensa solo a quanto ti costa la manodopera che deve installare il fotovoltaico su 100 tetti tutti diversi per forma e dimensioni rispetto all’installazione su una megapensilina fatta ad-hoc: con i soldi che risparmi puoi ad esempio ridondare gli inverter, così che se si rompe uno si attiva l’altro.

        L’attuale rete energetica è già ridondata, infatti in Italia non si verificano black out estesi.

        • Certo, ma considera anche le perdite di rete. Una cosa è produrre e autoconsumare, un’altra è far arrivare l’energia da chilometri di distanza. Aggiungi poi che la tendenza con i nuovi impianti è di fare anche accumulo, ottieni perdite bassissime perché aumenti l’autoconsumo e non ci sono le perdite per portare la tua energia ad altre utenze quando non sei a casa e riportarti l’energia di altri impianti quando sei a casa e magari le reti sono al picco di domanda.

          • Enzo sei off topic, ho risposto alla tua obiezione che gli impianti piccoli sarebbero più dispendiosi di quelli grandi. Pur essendo vero, a livello di sistema gli utenti dovranno pagare costi di trasmissione, oneri di rete, accise e IVA che con autoconsumo non pagherebbero, da cui il vantaggio economico ad avere impianti fotovoltaici con accumulo sufficiente per massimizzare l’autoconsumo.

    • È meglio avere un impianto unico, che in caso di ombre o gusti non produce e siamo tutti al buio, oppure tanti impianti distribuiti sul territorio che si aiutano e sopperiscono ad eventuali malfunzionamenti?
      Perché internet ha pochi problemi? Perché non ha 1 nodo centrale a cui arrivano tutte le connessioni, ma una rete di micronodi.

      • Applicando la stessa logica, meglio mettere i soldi sotto il materasso anziché darli in banca perché se poi rapinano la banca restiamo tutti poveri.
        Altro esempio? Lasciamo che ogni comune si faccia il suo sito web piuttosto che gestire centralmente il tutto (se la metà dei siti dei comuni hanno i servizi online funzionanti con lo spid è un miracolo, lasciam perdere il rispetto degli standard di sicurezza, dell’accessibilità, etc).

        Non funziona sempre così, anzi generalmente è l’opposto: quando centralizzi una soluzione puoi farla più robusta, controllata, sorvegliata e anche ridondata, quando decentralizzi senza possibilità di controllo remoto è la fine, perderai subito il controllo di quello che succede. Tutto il sistema è più efficiente. Se, ad esempio, esce un nuovo inverter che aumenta l’efficienza del 20%, con un unico impianto valuti il ritorno economico e se c’è acquisti e vai: con una soluzione distribuita ogni singolo proprietario (di villetta …) dovrebbe tenersi aggiornato, capire quello che legge, organizzarsi per acquistare il nuovo inverter, pagare l’operaio per il lavoro, pagare il trasportatore per il trasporto … ciao!

        Ma anche se vuoi avere una precauzione contro gli incendi: se hai un megaimpianto avrai un estintore o altro sistema di spegnimento, a casa chi ce l’ha? Se hai un megaimpianto puoi pensare a mettere un sistema di videosorveglianza e pagare la vigilanza privata, quanti privati lo fanno?
        https://www.agi.it/cronaca/boom_furti_pannelli_solari_fotovoltaici-2612608/news/2017-11-10/
        https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/furto-di-rame-e-pannelli-fotovoltaici-colpo-sventato-dai-carabinieri-1.6111849

          • Marco il primo link riguarda i furti nelle case, il secondo un furto sventato presso un impianto.

            Tratto dal primo link:
            – Titolo “Aumentano i furti di pannelli fotovoltaici, anche dalle case. Ecco dove finiscono”
            – Corpo “[…] Vengono privilegiate le aree più isolate, lontano da fonti di illuminazione. E i ladri puntano con maggior frequenza agli impianti a terra, più facili da colpire rispetto a quelli installati sulle coperture. […]”. Al che tu dirai che si tratta sicuramente di impianti fotovoltaici delle società che producono energia. E invece sono di privati. Infatti basta cliccare il link citato nell’articolo [ https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/03/17/news/razzia-di-pannelli-solari-il-business-porta-a-est-1.15040472 ] ed ecco dove sono avvenuti i furti: “[…] A Povoletto, il 2 dicembre, i soliti ignoti hanno messo nel mirino l’azienda agricola Salt, portando via 127 pannelli solari.

            Poi, un doppio colpo tra San Gottardo e Premariacco, dove gli impianti della Ifim e dell’azienda “L’elettricità dai rifiuti urbani” hanno visto volatilizzarsi chilometri di cavi in rame: la quantità di “oro rosso” saccheggiata avrebbe potuto fruttare fino a 400 mila euro ai malviventi. E poi ancora i casi di Latisana (quando il tempestivo intervento della vigilanza privata ha indotto i ladri ad abbandonare il furgoncino con la refurtiva), Cordovado (600 pannelli, il colpo più ingente), Morsano (450 moduli trafugati) e di nuovo Premariacco, con un centinaio di lastre rubate a una piccola azienda agricola. […]”. E i casi citati sono tutti di privati (aziende agricole), incluso Cordovado, come puoi approfondire qui [ https://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2017/02/19/news/torna-la-banda-del-fotovoltaico-rubati-pannelli-per-100-mila-euro-1.14899554 ]

            Quanto costa una sorveglianza privata h24 per 600 pannelli? Troppo. Ma se i pannelli fossero 60000? Visto che per rubarli non bastano pochi secondi, allora sì che potrebbero essere ben sorvegliati con telecamere a circuito chiuso, vigilanza privata e collegamento diretto con le centrali di polizia.

        • Se si incendia un impianto piccolo perdo una frazione infinitesimale di energia prodotta.
          Se il guasto riguarda una centrale unica siamo tutti nella melma.
          Se fai tanti impianti distribuiti, oltre ad avere meno perdite di rete, hai meno energia in un unico punto da distribuire, quindi impianti e reti più snelle, uguale a meno costi.
          Gli impianti fv non hanno necessità di manutenzione.
          Quando su un impianto grande piove tutto l’impianto non produce e siamo nella melma.
          Se piove su di una provincia, in quelle vicine c’è il sole, sopperiscono.

          • Statisticamente entrambe le affermazioni sono false. L’incendio è più probabile nelle singole case (dove può avvenire un corto circuito o un incendio) che in una zona dedicata a fare solo questo.

            Il discorso sole ombra è statisticamente irrilevante, è come la roulette, non importa come suddividi i soldi sul tavolo, la probabilità non cambia. Se giochi a mitigare le perdite (puntando un po’ qui e un po’ lì anziché tutto insieme in un unico punto) cambi solo le probabilità della singola giocata (rischi di perdere meno ma parimenti guadagni meno) ma non la probabilità in fondo all’anno. Questo significa che il giorno in cui ti va male perché becchi la nuvola (0% produzione) lo compensi col giorno in cui becchi il sole (100% produzione): se sparpagli i pannelli avrai giornate da 30%, giornate da 60%, etc. A fine anno la somma è la stessa.

          • Penso, se il temporale viene sopra la tua mega centrale è possibile, che venga in tutta Italia contemporaneamente è ipotesi remota e fantasiosa.
            Che un incendio scoppi in una casa è possibile, che avvenga in tutte le case contemporaneamente è talmente possibilità talmente remota che non viene nemmeno presa in considerazione.
            Con i tuoi ragionamenti, un attacco terroristico ad una centrale è probabile ed azzererebbe la produzione, un attacco su una miriade di case in tutta Italia è praticamente impossibile.
            Quindi sì, la microgenerazione distribuita è meglio di una centralizzata.

  6. L avevamo chiesto anche per cercare di mandare l ascensore con il fotovoltaico eravamo convinti che potesse funzionare data la metratura ma xi hanno risposto di no

    • Hai letto il mio commento? Hai fatto una previsione con pvgis?
      Che risultato hai ottenuto?
      Quanti kWh consumate in un anno er le parti comuni?

  7. Parte tutto dalla volontà individuale, ognuno dovremmo impegnarci a dare il nostro
    Il bonus per la riqualificazione energetica (110%) è un’opportunità unica, non so se ripetibile in futuro
    Sono riuscito ad accedervi, e con parecchi intoppi, provandoci per vie diverse; alla fine con cessione del credito
    Ottenendo fotovoltaico da 6,6 kW più accumulo e wallbox
    Attendo che sia tutto operativo per valutare l’acquisto di un’elettrica e disfarmi dell’attuale auto a carbone (diesel)
    Immagino la difficoltà di chi è in condominio, ci sono passato, dove l’installazione di una semplice wallbox è già un dramma, purtroppo l’ottusagine e tanta più la burocrazia ch’è il 99% dell’opera

    • Non so, io in condominio ho avuto l’autorizzazione a mettere la wallbox nel mio posto auto… magari sono fortunato ma in 7 giorni ho fatto tutto.

  8. Con il 110% percento il nostro condominio avrebbe voluto installare il fotovoltaico sul tetto ma i tecnici ci hanno sconsigliato dal farlo dato che pur coprendo abbastanza metratura,parliamo di un condominio di 18 unità abitative poste 3 per ogni piano con metrature superiori a 110 mq ognuno ,avremmo ricavato energia appena sufficiente per alimentare la luce delle scale.

    • Fammi capire: con una superficie di 330mq in pianta, fai pire che di utile rimangano 80mq, ci puoi installare un 10kW di impianto. Che in un anno, al nord, produrrebbe almeno 12000kWh, a costo zero, e non lo fate? Fai una simulazione con il software della Comunità Europea, pvgis https://re.jrc.ec.europa.eu/pvg_tools/it/#PVP, puntando il tetto del tuo condominio, imposta 10kW di impianto e garda quanto produrrebbe. Poi dimmi se avevano ragione i vostri consulenti o no.

    • Anche fosse stato solo per alimentare le luci delle scale (ma ho i miei dubbi secondo me molto di più) un’operazione a costo zero come il 110% non l’avrei di certo scartata.

  9. Caro Nello, un giorno in un programma un professore disse che se tutti i tetti d’italia fossero ricoperti di pannelli solari, da essi ricaveremmo energia per tutta l’europa.

    Siamo il paese del solleone, ma anche quello dei politici, giornalisti, docenti universitari ecc. corrotti.
    Ed il risultato è quello che siamo.

    Siamo un paese di furbi e furboni dove il clientelare va di moda, e chi detiene il potere (energetico, economico ecc.) con i clientelari ci va a nozze.

    • Guarda, secondo me sulla storia dei “politici” ci abbiamo creato anche un po’ una scusa per giustificare tutto e qualunque cosa. Diciamo che fa comodo. Faccio un esempio: vivo in un condominio dove la maggioranza dei condomini ha bocciato il 110% perchè ci sarebbe stato da tirare fuori qualche migliaio di euro per portarlo a termine, senza considerare le decine di migliaia in benefici che si otterrebbero.

      • Condivido ogni parola di Gio. Chi conosce l’argomento deve “istruire” chi è “ignorante”. Qualche anno fa un ragazzo di Portopalo di Capo Passero, il paese più a sud d’Italia dopo Lampedusa, mi chiese se conveniva installare un’impianto fotovoltaico a casa sua. Gli risposi semplicemente che se era convenuto a me, che abito in mezzo alla val padana tra la nebbia, a lui non sarebbe potuto andare peggio.

  10. È giusto dirle queste cose! A parte il risparmio sui costi calcolati si evita anche il rischio di trovarsi in balia dei soliti infami gestori di rete o dei petrolieri (di cui il nostro Cingolani è un caro amico) che stanno già aggiungendo colonnine elettriche ai distributori di carburante con la benedizione del governo sperando di monopolizzare anche quelle per poi imporre un prezzo dell’elettricità superiore a quello della benzina e poi dire che colpa dei rincari è dovuto alla moda dell’ecologia.

  11. anticipo , i soliti commenti retorici
    ma il fotovoltaico come l’auto elettrica è per una minoranza di persone ricche che hanno la villa
    e il box auto

    1)NO
    SE l’opinione pubblica facesse pressione sulla politica per la deregulation delle pensiline fotovoltaiche , sui parcheggi dei supermercati ,centri commerciali, sosta stradale/autostradale , aziendali

    2) immaginate i suddetti pazzali di migliaia di mq cadauno, abbinati a BATTERIE STAZIONARIE di centinaia di kWh e/o megaWh e colonnine di ricarica

    3) immaginate auto elettriche con autonomia sufficiente a coprire la settimana tipo dell’italiano medio , in modo di poter ricaricaricare una volta a settimana presso i piazzali di cui sopra mentre fa la spesa

    immaginate campi fotovoltaici lineari lungo i tracciati di strade , autostrade e ferrovie

    impatto paesaggistico irrilevante
    impatto sull’agricoltura e sulla fauna irrilevante
    costi logistici minimi

    L’Italia ha :
    una rete ferroviaria di 24.299 km,
    una rete stradale (strade statali, regionali, provinciali, comunali) di 837.493 km,
    una rete autostradale di 6.757 km

    anche se solo la metà fossero utilizzabili
    e si facessero delle pensiline da 3 pannelli ai margigini delle carreggiate
    magari,cogliendo l’occasione , per fare la manutenzione straordinaria di viadotti e ferrovie
    ne verrebbero dei campi fotovoltaici immensi
    alla luce dei pannelli citati in questo articolo

    un esempio di campo fotovoltaico lineare in una tangenziale Coreana
    la pista ciclabile coperta è “omaggio”
    noi potremmo senz’altro farla meglio

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