AUTO DISTRUZIONE: da qualche settimana è uscito un libro firmato dal prof. Francesco Zirpoli (editore Laterza, 16 euro). Una lettura chiave per capire la transizione dal termico all’elettrico.
AUTO DISTRUZIONE / I guasti provocati dalla “deriva verso l’alto di gamma”
Finalmente un saggio che affronti il momento critico che sta attraversando il mondo dell’automobile senza ascriversi a questa o quella tifoseria. Ma esaminando i fatti per quello che sono e mettendo sul piatto pregi e difetti di nuove e vechie motorizzazioni. In 227 pagine Zirpoli, professore ordinario presso la Venice School of management dell’Università Cà Foscari di Venezia, ci porta lontano dal frastuono dei social. Per condurre un ragionamento fondato sui dati. A cominciare dalla “deriva verso l’alto di gamma” che ha privato milioni di cittadini della possibilità di acquistare un’auto nuova. I temi in gioco sono molti, noi ci limitiamo a riportare un passo che spiega bene perché la pista dell’elettrico merita di essere percorsa: “…le criticità dell’elettrificazione della mobilità e degli effetti su produzione e distribuzione dell’energia, equilibrio paesistico, diritti ambientali e occupazione sono evidenti. E vanno affrontate con determinazione…”.
“Le criticità dell’elettrificazione ci sono, ma vanno confrontate con quelle delle fonti fossili”
“…Tuttavia la questione va affrontata in termini relativi. Ossia confrontando il sistema della mobilità elettrica con quello delle fonti fossili. L’elettrificazione presenta vantaggi evidenti. Permette di generare energia sfruttando una molteplicità di fonti. Inoltre i componenti e le tecnologie delle auto elettriche possiedono ancora un ampio potenziale di miglioramento. Sarebbe quindi opportuno concentrarsi sul rispetto dei diritti sociali e ambientali delle nuove filiere. Piuttosto che giustificare implicitamente la continuazione dell’uso delle fonti fossili evocendo i problemi delle filiere emergenti. Le fonti fossili, nonostante gli sforzi, offrono margini di miglioramento molto limitati. Sia dal punto di vista tecnologico per la decarbonizzazione. Sia per gli effetti negativi che continuano e contineranno a produrre sulla vita delle persone e sull’ambiente.

L’auto a batterie? “Una grande opportunità per l’Europa e per l’Italia”
“…La recente storia geopolitica e le guerre che coinvolgono Paesi fornitori di gas e di petrolio mostrano che che affrancare gli Stati europei dalla dipendenza da Paesi produttori di petrolio e gas e da grandi investimenti infrastrutturali nelle mani di pochi colossi economici non può che essere un vantaggio. In altre parole: l’elettrificazione, oltre a contribuire agli obbiettivi di decarbonizzazione perché riduce il fabbisogno complessivo di energia e utilizza energia che può essere prodotta in modo pulito, è chiaramente una grande opportunità per l’Europa e per l’Italia, che sono grandi importatori di energia da fonti fossili”.
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secondo me la “transizione” in Italia ed in Europa andava perseguita già all’apparizione di Tesla in occidente e, per le case occidentali con JV in Cina..per non perdere possibili (ormai certi) sviluppi di mercato..
Perdere quasi 15 anni a produrre e sviluppare solo motori termici (neppure gli ibridi giapponesi hanno tentato di emulare) ha significato restare al di fuori di una nicchia che poi si è allargata (causa necessità climatiche ma anche energetiche, grazie alle F.E.R.) fino ad inghiottire una enorme fetta di mercato.
L’unica “transizione” che ho visto io in 30 anni di vita in concessionaria ed in particolare negli ultimi 6 anni è una transizione di quote di reddito dei lavoratori dipendenti o esternalizzati a favore delle case produttrici e relative assemblee azionisti e CEO stra-pagati fino a 1000 volte la “forza lavoro” (quando invece l’ing. Ghidella era solo a 15 stipendi di un operaio specializzato).
Questo meccanismo da autofagia (degna di un buco nero) ha portato un esteso impoverimento della classe lavoratrice che sostiene le vendite interne (a livello anche europeo) ed ha portato poi a trovare porte chiuse su molti mercati perché le auto sviluppate non sono più competitive (per prezzi) o desiderabili (per inevitabile obsolescenza tecnologica nell’era delle auto S.D.V. e offerta di servizi a bordo).
A quanto pare poi nessun attuale dirigente automobilistico o Proprietà ha fatto una minima riflessione sulla “lezione del 1973” con la crisi petrolifera… fidandosi troppo del progressivo spostamento della “curva di declino del petrolio ” (dovuto a nuove scoperte o fracking etc); prima o poi era chiaro che non era possibile continuare a dipendere da energia importata da paesi non più amici (se non proprio nemici) o comunque affidabili…. Sviluppare veicoli che in ogni nazione è possibile creare autonomamente l’energia necessaria per muoversi era una carta vincente… ma forse occorreva troppa lungimiranza e molto, molto meno appetito di soldi facili.
La cosa che non esce quasi mai fuori, nelle diatribe fra i sostenitori del pistone e della batteria. Ok l’ambiente, l’efficienza, ma il vero game changer delle BEV è l’indipendenza energetica. L’aspetto geopolitico è fondamentale. Siamo schiavi dei produttori di fossili, siamo debitori cronici. E si sa che un debitore non ha libertà d’azione, e deve stare sotto scacco. Gli USA ci stanno vendendo il gas liquido a peso d’oro, strozzini loro come tutti gli altri. Putin si finanzia la guerra. Altro che “voglio fare il pieno in 5 minuti”.
Non avrei saputo dirlo meglio di così
Grazie
MI fa piacere che ci sia consenso (anche se non c’è la fila…:)) intorno a queste considerazioni. Che fanno sembrare i bisticci tra “elettriciaisti” e amanti del brum brum vere e proprie puerilità. L’automobilista medio italiano è ancora quello disegnato da Giole Dix. Buon per lui ci ha costruito una carriera, sono passati 30 anni e ancora fa ridere.
@ luigi sollazzi
Condivido pienamente il tuo pensiero.
Ok la politica ci mette del suo ma…
In Liguria stanno provando a mettere le pale eoliche, gli animalisti non vogliono perché il vento viene usato dagli uccelli migratori!!!
Se vuoi mettere il fotovoltaico sul tetto gli ambientalisti, il PUC, le belle arti ecc ti rompono le scatole….
Vedi per esempio io metterei una legge che per ogni lastrico solare o un tetto da rifare, ripristinare, per avere il permesso devi installare un fotovoltaico.
Questo anche per nuove abitazioni, per le tettoie dei posti auto e così via…
basterebbe mettere l’obbligo per tutti i capannoni e coperture industriali; per l’estenzione produrrebbero quanto una bella centrale “nuculare” (>R.S.™️) e non ruberebbero spazio all’agricoltura o alle aree incolte (fondamentali in natura); inoltre darebbero un ritorno economico anche alla grandissima quota di capannoni in disuso (di attività cessate o mai iniziate perché costruiti su logiche speculative).
Anche la legislazione francese sulle coperture fotovoltaiche nei grandi parcheggi (es. dei centri commerciali) potrebbe essere copiata con minime modifiche.
Restano dei “colli di bottiglia ” per gli allacciamenti ma adesso con l’economia raggiunta dagli accumuli B,E.S.S. ed altri sistemi (CO2, sabbie/sali, in attesa dell’H2 ) potrebbe diventare anche più semplice sul piano tecnico bilanciare la rete.
Per le abitazioni private già esiste l’implementazione F.V. su nuove costruzioni (infatti si vedono montati pure su edifici mal esposti o per nulla esposti a volte), pure nei centri storici adesso è possibile (purché non su siti di interesse storico artistico mi pare); ai prezzi attuali la convenienza c’è anche senza ricorrere a forti incentivazioni soprattutto se poi si climatizza l’edificio con PdC (anche split) e poi magari si acquista una BEV/Plugin.