Il 2025 si chiude con un bilancio a due velocità per l’industria automobilistica cinese, in particolare sul fronte elettrico. I dati di fine anno mostrano come solo pochi brand abbiano raggiunto i target di vendita prefissati. Alcuni si sono confermati, altri hanno mancato obiettivi troppo ambiziosi. Tra chi ha “over performato” spicca Xiaomi Auto, capace di crescere a ritmi senza precedenti.

BYD stacca tutti
Tra i colossi dell’auto cinese, BYD resta il leader mondiale in termini di volumi, con 4,6 milioni di veicoli venduti. La metà sono elettriche pure. Il risultato, pur imponente, equivale comunque all’83,7% del target fissato per l’intero anno (5,5 milioni), segnale di come anche un gigante dell’elettrico debba fare i conti con una crescita meno lineare.
A seguire c’è Geely, uno dei pochi gruppi invece ad aver chiuso l’anno sopra le previsioni, superando di misura i 3 milioni di veicoli. Va però ricordato che l’obiettivo era stato rivisto al rialzo in corso d’anno.
Più complessa la situazione per la terza forza sul mercato, Chery, ferma all’80% del target, e soprattutto per Great Wall Motor, che ha centrato appena un terzo dell’obiettivo dichiarato. Un dato che pesa ancora di più se si guarda alle sole vendite NEV, dove GWM rimane indietro rispetto a quasi tutti i competitor diretti.

I “nativi” elettrici meglio dei colossi
Nel panorama cinese, le performance più interessanti arrivano dai marchi nativi elettrici o fortemente orientati al software. Leapmotor ha superato del 19% il proprio obiettivo, mentre Xpeng ha fatto ancora meglio delle stime iniziali, confermando una capacità di adattamento che in Europa viene osservata con attenzione, anche in ottica di possibili espansioni commerciali.
Nio, pur chiudendo sotto target, ha mostrato segnali di recupero nel finale d’anno, con un dicembre in forte crescita. Un aspetto rilevante anche per il mercato europeo, dove il brand è già presente ma deve ancora dimostrare sostenibilità industriale e commerciale.

Il caso Xiaomi Auto: da outsider a riferimento industriale?
Il caso più emblematico resta però Xiaomi Auto. Al suo primo anno pieno di produzione, il marchio ha superato quota 410.000 consegne, andando ben oltre le aspettative iniziali. Numeri che la collocano tra gli overperformer del 2025, nonostante un portafoglio prodotti ancora limitato.
Grande merito va al successo del crossover YU7, con oltre 150.000 unità vendute in sei mesi, che ha avuto una risposta sul mercato molto più rapida rispetto alla “sorella” SU7, segno di una curva di apprendimento industriale fuori scala rispetto agli standard del settore.
Tra l’altro, per il 2026, Xiaomi ha annunciato un target di 550.000 veicoli, definito dallo stesso management come “conservativo”. Se mantenesse il ritmo di dicembre 2025, infatti, la produzione annuale potrebbe andare oltre e avvicinarsi ai 600.000 veicoli, proiettando il brand verso il cosiddetto “Million Club” in tempi record.
Un risultato che, se confermato, renderebbe Xiaomi il costruttore più veloce della storia a superare il milione di unità. Tuttavia, l’ingresso in una fase di concorrenza più dura – soprattutto nel segmento dei SUV elettrici ed extended-range – potrebbe ridimensionare la crescita. Vedremo.
Un messaggio all’Europa
Per il mercato europeo, e per quello italiano, questi numeri vanno presi con le molle: per l’accesso cinese al mercato UE, le barriere regolatorie e la sostenibilità industriale restano incognite decisive. Ma una cosa è chiara: la Cina non è più un blocco monolitico. È un ecosistema competitivo, dove chi sbaglia target paga caro e chi innova velocemente, come Xiaomi, può riscrivere le regole del gioco.
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