Dal Parlamento europeo arriva la proposta di riservare ai soli veicoli elettrici i benefici fiscali per le auto aziendali, mentre in Italia è proprio la fiscalità il principale ostacolo all’ elettrificazione delle flotte. Una divaricazione nelle politiche della sostenibilità sottolineata la scorsa settimana, a Roma, dall’evento promosso da ECCO in collaborazione con Vaielettrico.
Bruxelles, vuole vietare incentivi fiscali alle flotte termiche
A Bruxelles prende forma la proposta di eliminare, dal 2028, i vantaggi fiscali per le auto aziendali con motore termico, lasciando gli incentivi solo ai veicoli elettrici. Un passaggio che potrebbe rivoluzionare il mercato europeo dell’auto, dove le flotte rappresentano oltre metà delle immatricolazioni. Secondo quanto riportato da Electrive, la proposta nasce da una bozza interna elaborata al Parlamento europeo e mira a vietare agli Stati membri di concedere agevolazioni fiscali alle auto aziendali alimentate da combustibili fossili a partire dal 2028.

In Europa le auto aziendali e le flotte corporate rappresentano una quota enorme delle nuove immatricolazioni, stimata tra il 50 e il 60%. E una quota ancor superiore del chilometraggio annuo totale dei veicoli leggeri. Anche per questo Bruxelles considera l’elettrificazione del settore la chiave di volta della decarbonizzazione del trasporto su strada.
ECCO e Vaielettrico: l’anomalia italiana sotto i riflettori
Il dibattito europeo arriva mentre anche in Italia cresce l’attenzione sul ruolo delle flotte nella transizione elettrica. Durante l’evento “Barriere economiche alla diffusione dell’auto elettrica”, organizzato da ECCO e Vaielettrico nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile ASviS 2026, esperti e operatori hanno sottolineato come le flotte aziendali rappresentino circa il 40% delle immatricolazioni italiane ma siano responsabili di oltre il 60% delle emissioni di CO₂ del trasporto automobilistico privato.
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Secondo Andrea Boraschi di Transport & Environment Italia, una riforma fiscale europea coerente dovrebbe premiare le tecnologie a zero emissioni e penalizzare progressivamente i modelli più emissivi, favorendo allo stesso tempo la nascita di un mercato dell’usato elettrico. Anche Andrea Cardinali direttore di UNRAE, la recente riforma dei fringe benefit sulle auto aziendali ha perso l’occasione di mantenere un sistema realmente basato sulle emissioni di CO₂, favorendo indirettamente le plug-in hybrid che nell’utilizzo reale emettono poco meno delle normali auto termiche.
Italia in ritardo, nonostante la crescita delle EV
Dal confronto organizzato da ECCO (Qui un ampio resoconto) emerge però che il mercato elettrico italiano sta crescendo ancora troppo lentamente rispetto ai principali Paesi europei. Caterina Molinari di ECCO, ha sottolineato che il mercato italiano delle EV ha superato l’8% grazie agli incentivi pubblici introdotti nel 2025, ma manca ancora una strategia stabile di lungo periodo capace di dare fiducia a imprese e consumatori.
La palla al piede dell’auto elettrica? Il fisco su ricarica e flotte aziendali
Il problema non è più la rete di ricarica. Dal punto di vista infrastrutturale il Paese è pronto ha fatto notare Stefano Roberto di MOTUS-E ricordando che in Italia sono ormai presenti oltre 78 mila punti di ricarica (leggi), di cui circa 70 mila già attivi.
Restano invece ostacoli economici. Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato, ha sottolineato il problema sociale di chi non può ricaricare a casa e finisce per pagare molto di più alle colonnine pubbliche. Il nodo è innanzitutto fiscale: oggi la ricarica pubblica dell’auto elettrica è gravata di oneri fiscali e parafiscali fino al 75% più gravosi rispetto al rifornimento di benzina o diesel.

Marc-Oliver Rossi di Atlante Italia concorda con la necessità di rivedere la fiscalità sulle ricariche pubbliche per dare agli operatori il margine necessario a ridurre le tariffe. Ma più informazione e più formazione restano decisive perchè molti clienti finali si sentono ancora disorientati davanti alla ricarica e ai nuovi servizi legati alla mobilità elettrica.
L’elettrico come risposta alla dipendenza energetica
Nel corso dell’evento è emerso anche un altro tema centrale: la mobilità elettrica viene sempre più vista come una questione di sicurezza energetica, oltre che ambientale.
L’aumento dei prezzi petroliferi legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e ai rischi sullo Stretto di Hormuz sta riportando al centro il tema della dipendenza europea dai combustibili fossili importati. In Italia il 74% del fabbisogno energetico nazionale dipende ancora da importazioni fossili.
Secondo ECCO, i circa 410 mila veicoli elettrici oggi circolanti in Italia permettono già di evitare importazioni di petrolio per circa 240 milioni di euro all’anno. Se il Paese raggiungesse gli obiettivi del PNIEC — 4,2 milioni di BEV entro il 2030 — il risparmio potrebbe salire a 2,6 miliardi di euro annui.
Per Massimiliano Bienati di ECCO, però, ogni crisi petrolifera viene affrontata con misure tampone, senza intervenire sulle cause strutturali.
Italiani diffidenti verso il cambiamento

C’è da considerare infine un aspetto culturale. Ne ha parlato il professor Enrico Giovannini, presidente di ASviS, che ha definito l’auto elettrica “un telefono su ruote”, spiegando come la transizione richieda un cambiamento nel modo di pensare la mobilità e la guida. E Massimo Milani, deputato di Fratelli d’Italia, ha osservato che molti automobilisti italiani restano diffidenti verso le auto elettriche e anche parte dell’industria automobilistica ha creduto poco nella transizione.
Nelle conclusioni, Matteo Leonardi, direttore esecutivo di ECCO, ha difeso il primato tecnologico dell’elettrico rispetto ai biocombustibili nel trasporto stradale, sottolineando che una tecnologia più efficiente, meno costosa da mantenere e senza emissioni allo scarico dovrebbe rappresentare “il sogno del consumatore”.
Dal confronto è emerso un messaggio condiviso: le barriere alla diffusione dell’auto elettrica in Italia non sono solo tecnologiche, ma soprattutto fiscali, culturali e politiche. E senza una strategia stabile e coerente, il rischio è che il Paese continui a perdere terreno rispetto al resto d’Europa.
Bruxelles spinge, ma il negoziato resta aperto
La proposta europea sulle flotte aziendali si inserisce quindi in uno scenario più ampio, in cui la fiscalità viene considerata uno strumento decisivo per accelerare la transizione.
In Italia qualcosa si è già mosso con la riforma dei fringe benefit introdotta dalla Legge di Bilancio 2025: tassazione al 10% per le elettriche, 20% per le plug-in hybrid e fino al 50% per le endotermiche.
Secondo diversi osservatori, però, manca ancora una strategia stabile di lungo periodo capace di dare certezza a consumatori e imprese. Ed è proprio questa instabilità normativa che rischia di rallentare ulteriormente il mercato italiano dell’elettrico.
- Guarda anche il VIDEO con la registrazione integrale del dibattito



Recentemente ho letto molti commenti negativi nei confronti dell’Europa.
Ma nessuno sulla possibilità di aggiustare le cose che non vanno, sembra una corsa a distruggere tutto, compreso se stessi
Evidentemente a molti manca una guerra che rada al suolo tutto si crede sia la soluzione .
Anche uscire dall’Europa significa farsi radere al suolo ma sembra che si ami questa situazione.
Meno male che c’è l’Europa altrimenti qui si torna ai cavalli ( meglio loro che i fossili)
però tra le pesanti critiche fatte da chi si sposta per molti km/giorno sono i lunghi tempi di sosta indispensabili oppure le velocità medie inferiori per diminuir le soste di ricarica nelle trasferte sopra l’autonomia reale….
chissà se dopo la “sperimentazione sul campo” dei nostri dirigenti europei magari si impegnano di più a risolvere pure a noi questi problemi 😉
https://www.sicurauto.it/news/auto-elettriche-ibride/auto-elettriche-i-commissari-ue-scoprono-lincubo-della-ricarica-e-protestano/
Da giornalista mi vergognerei di firmare un “reportage” costruito sul nulla delle fonti anonime. Mi meraviglio che un lettore attento come lei cada in un tranello del genere.
ma noi la fonte ce l’abbiamo … Salvini & co…😂 visto che ora fa il “piazzista” del gas russo e portavoce al posto di Lavrov 🤣
comunque l’articolo è partito da “Politico” e riportato pure da altre testate:
https://www.automobile-magazine.fr/insolite/article/52045-leurope-veut-imposer-le-vehicule-electrique-mais-ses-propres-deputes-sagacent-dun-simple-arret-recharge
Comunque, vero o falso che sia… sarà bene che i nostri rappresentanti politici in Europa ed in Italia si sveglino perché siamo troppo fragili finché importiamo energia in enormi quantità dall’estero (anche se son paesi “”” amici””” )
https://www.politico.eu/article/europe-fossil-fuel-reliance-could-be-weaponized-war-eu-chief-warns/
Guarda, a me fa ridere. Perché cercando, il loro problema sarebbe legato alle 12 sessione plenaria al parlamento europeo a cui devono partecipare. Praticamente una volta al mese e con la necessità di restare per 3-4 giorni. Sessioni ampiamente cadenzate e programmate da calendario. Poi ci sarebbero (con frequenza molto minori) altri spostamenti e qualche spostamento non programmato. Il punto è che tutto questo lamentarsi sta per finire. Le auto di servizio saranno state prese in leasing o contratti similari con durata di 2-4 anni. Già negli ultimi mesi abbiamo visto che sono state mese in commercio auto che tranquillamente possono percorrere 350-450 km a velocità autostradali di marchi premium europei. In ogni caso se proprio non bastassero potrebbero rivolgersi a quelli di DEZNA con la loro Z9 GT che oltre a poter garantire quell’autonomia, ricaricherebbe in meno di 12 minuti (piccola provocazione). Se poi non gli piacciono le auto di servizio gratis. Usassero le loro auto termiche private senza possibilità di rimborso spesa. Tanto ai loro stipendi non farebbe né caldo né freddo uno spostamento mensile di 450 km.