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Australia docet: 2 mila euro di multa agli abusivi della ricarica

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In Australia parcheggiare l’auto termica in uno stallo di ricarica può costare una multa di 2 mila euro. Altrettanto se l’auto è elettrica, ma non connessa alla colonnina.

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In Italia la medesima infrazione, disciplinata dall’articolo 158, comma 1, lettera h-bis del Codice della Strada,  prevede una sanzione da 41 a 168 euro se l’infrazione è commessa con ciclomotori e motoveicoli a due ruote e da 87 a 345 euro con autovetture e altri veicoli. La sanzione si applica per ciascun giorno di calendario per il quale si protrae la violazione. Ma il più delle volte il trasgressore la passa liscia perchè i vigili urbani non sembrano troppo impegnati a dar loro la caccia.

James Kennedy, co-fondatore e responsabile tecnologico dell’australiana Tritium, uno dei principali costruttori di colonnine ad alta potenza.

In Australia i veicoli elettrici sono molto meno diffusi che in Europa e addirittura meno che in Italia. In una Paese grande venti volte l’Italia ma con meno della metà della popolazione (24 milioni circa) le auto elettriche sono solo 80.000 contro le 200 mila circa circolanti da noi. Tuttavia le autorità hanno scelto di difenderne i diritti e usano con gli abusivi della ricarica il pugno di ferro.  Nello stato della capitale Canberrà la multa arriva a 3.200 dollari, che equivalgono a 2.000 euro. Nel Queensland sono 1.800 euro, nel Nuovo Galles del Sud 1.400 e nello Stato di Victoria 230.

 

Per il presidente dell’Associazione Australian Electric Vehicle Chris Jones è la cosa più ovvia del mondo: «Ogni caricatore è essenziale e necessario per gli 80.000 veicoli elettrici del Paese e dobbiamo assicurarci che nessuno venga bloccato, intenzionalmente o meno. È fondamentale generare fiducia affinché la flotta di veicoli elettrici cresca». Altrettanto ovvio è quel che dice la responsabile trasporti del Queensland Natalie Ward: le risorse raccolte con le stratosferiche multe saranno utilizzate «per sostenere la transizione ai veicoli elettrici».

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9 COMMENTI

  1. Il vero deterrente è la certezza della pena. Cioè, se io so che il rischio di prendere una multa è alto, allora non parcheggio in divieto anche se la multa fosse solo 50 euro.
    Ma se la probabilità di multa rasenta lo 0% come in Italia, allora il rischio vale la candela.
    I politici nel 90% dei casi, per fare finta di aver fatto qualcosa, fanno una legge in cui raddoppiano i massimali delle multe. In realtà, come detto, non cambia nulla.
    Non è che se per l’omicidio la pena passa da 30 a 60 anni di prigione allora questo mi ferma da compiere il delitto. Ma se sono CERTO di farmi anche solo 20 anni allora magari ci ripenso.
    Speriamo si faccia qualcosa in questo senso.

  2. Forse basterebbe che la polizia intervenisse sempre o almeno sempre su chiamata e comminasse le multe italiane. Ma per fare questo ci vorrebbe una polizia municipale che funziona e sicuramente dei cittadini più educati.

    • “Ma il più delle volte il trasgressore la passa liscia perchè i vigili urbani non sembrano troppo impegnati a dar loro la caccia.”

      Parrebbe che tutto avvenga per la infingardaggine dei vigili o della polizia locale.
      Non sono d’accordo: il laissez faire si annida nella struttura di comando del corpo dei vigili e della politica (sindaco e assessori).
      Siamo tropo abituati a dare adosso ai dipendenti…

  3. Gli australiani non si fanno problemi a imporre sanzioni drastiche per quelli che ritengono problemi da risolvere, evitando facili e inutili rimedi populisti.
    Esempio lampante la lotta al fumo: i pacchetti di sigarette costano dai 30 dollari in su, sono ricoperti di foto di tumori, e vogliono alzare il costo ancora di più.

  4. Il fatto è che, da quel che ho avuto modo di conoscere degli australiani, nessuno si sognerà in realtà di parcheggiare abusivamente sulle colonnine elettriche…

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