Arval rassicura sulle batterie, pubblicando i risultati dell’analisi di 24 mila auto elettriche in 11 Paesi nei quali è presente la società di noleggio a lungo termine.

Arval rassicura sulle batterie: sopra il 90% a 160 mila km
Arval è un colosso del settore e fa capo al gruppo BNP Paribas. Con questa analisi, su auto appartenenti alle sue flotte, ha volti accertare anzitutto il SoH (State of Health) delle batterie dopo un uso prolungato. Un dato decisivo per stabilire il valore residuo (e quindi di rivendita) delle auto che rientrano dai noleggi, in genere di 3-4 anni. Ebbene il degrado sembra più limitato si pensasse. A 70.000 km, la capacità media rimanente è del 93% e soprattutto a 160.000 km, o dopo sei anni di utilizzo, il SoH resta superiore al 90%. Siamo intorno all’1% di perdita ogni 25.000 km. Con un altro dato da rimarcare, spia continui miglioramento: modelli più recenti mostrano una capacità residua superiore di 2-3 punti rispetto alle prime generazioni. Migliorano la chimica delle celle, la gestione termica e i software di controllo della batteria. E soprattutto, dato molto importante per le flotte aziendali, c’è una maggiore sopportazione di cicli di ricarica ripetuti e di usi intensivi.
Presto la capacità residua dovrà comparire sul cruscotto delle auto
Conoscere lo stato di salute della batteria è un elemento fondamentale per stabilire il prezzo delle auto elettriche usate. I costruttori avranno presto l’obbligo di fornire una sorta di carta d’identità delle batterie, con il valore del SoH diagnosticato n modo standardizzato. Entro il prossimo anno i nuovi modelli elettrici dovranno riportare queste informazioni direttamente sul cruscotto (sulle Tesla il dato è già disponibile). Il che aiuterà forse a sbloccare un mercato, quello delle elettriche di seconda mano, che ancora stenta a decollare. Molti concessionari si rifiutano di ritirare le EV usate in permuta e di fatto il mercato è fatto prevalentemente di compravendite tra privati. In Italia nel 2025 ne sono passate di mano solo 35 mila, con una quota di mercato dell’1,1%. Contro un mercato del nuovo che ha sfiorato le 95 mila immatricolazioni.


