La transizione delle flotte aziendali verso l’elettrico continua, ma con nuove dinamiche: aumenta l’interesse per i veicoli usati e resta centrale il nodo infrastrutturale. È quanto emerge dal report annuale Fleet and Mobility Barometer 2026 dell’Arval Mobility Observatory, che fotografa un mercato in evoluzione, con segnali rilevanti per tutta Europa, Italia compresa.
L’indagine, condotta intervistando oltre 10.000 fleet manager in 33 Paesi, conferma un dato chiave: il 92% delle aziende prevede flotte stabili o in crescita nei prossimi tre anni. Tuttavia, la crescita non sarà necessariamente quantitativa: solo il 15% si aspetta infatti un aumento significativo dei veicoli, segno di una gestione sempre più ottimizzata degli asset.
Leasing dominante, ma l’elettrico cambia le regole
Uno degli aspetti più consolidati riguarda il modello finanziario: il leasing rappresenta il 60% delle flotte aziendali, tra formule finanziarie e full-service. Un dato che riflette anche il mercato italiano, dove il noleggio a lungo termine è sempre più centrale per gestire l’incertezza tecnologica legata all’elettrificazione.
Transizione elettrica: più vantaggi dalle piccole flotte aziendali
In questo scenario si inserisce la crescita delle motorizzazioni alternative: in Germania, ad esempio, l’84% delle aziende ha già adottato o adotterà tecnologie a basse emissioni, con un dato particolarmente significativo per i veicoli elettrici a batteria, già presenti nel 70% delle flotte. Un valore superiore alla media europea (57%) che conferma la Germania come mercato più avanzato, ma anche laboratorio di tendenze.

L’usato entra nelle flotte: una leva per ridurre i costi
La vera sorpresa del report riguarda però l’ingresso dei veicoli usati nelle flotte aziendali. Secondo il report, il 46% delle aziende li utilizza già, mentre un ulteriore 39% sta valutando questa opzione nei prossimi anni. Un cambio di paradigma importante: le flotte non sono più composte solo da veicoli nuovi, ma diventano strumenti flessibili per ottimizzare i costi e prolungare il ciclo di vita dei mezzi.
Interessante anche un altro dato: secondo Arval Mobility Observatory, la capacità delle batterie resta intorno al 93% dopo 70 mila km, ridimensionando uno dei principali timori del mercato secondario.

Il vero collo di bottiglia? Le infrastrutture di ricarica
Nonostante i progressi, il principale ostacolo resta l’infrastruttura di ricarica: il 63% delle aziende indica la carenza di infrastrutture di ricarica come primo limite all’elettrificazione.
Nel dettaglio, l‘assenza di punti di ricarica presso le abitazioni dei dipendenti (31%) o in azienda (27%), così come gli elevati costi di acquisto (25%), ostacolano la transizione.
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Un dato però apre prospettive interessanti: l’88% delle aziende è disposto a sostenere economicamente l’installazione di wallbox domestiche. Una tendenza che potrebbe accelerare anche nei mercati come quello italiano, dove la ricarica privata è destinata a giocare un ruolo chiave.
Ma l’ansia da autonomia cresce..
Tra gli elementi più curiosi del report c’è il ritorno delle preoccupazioni sull’autonomia. La quota di aziende che la considera un problema è salita dal 8% al 18%, nonostante i modelli più recenti offrano percorrenze sempre più elevate, spesso vicine o superiori agli 800 km.
Una possibile spiegazione è l’allargamento della platea di fleet manager coinvolti nella transizione elettrica: chi ha meno esperienza diretta tende a percepire maggiormente i limiti, anche quando la tecnologia ha già fatto passi avanti significativi.
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