Armaroli: «Sul nucleare più annunci che progetti: rinnovabili e accumuli le priorità»

armaroli nucleare


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Il ritorno del nucleare in Italia rischia di essere più un’operazione mediatica che un piano energetico concreto. Lo dice il professor Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del Cnr e tra i massimi esperti italiani di energia, intervistato dal nostro canale YouTube. Secondo Armaroli, il disegno di legge approvato ieri dal Governo rappresenta soltanto una cornice normativa preliminare e non offre risposte sui nodi decisivi: costi, tempi, investitori e gestione delle scorie.

La principale debolezza del progetto, sostiene, è l’assenza di un consenso politico stabile, indispensabile per portare avanti investimenti che richiederebbero almeno 15-20 anni. «In un Paese dove il tema divide ancora profondamente le forze politiche, è difficile immaginare la continuità necessaria per realizzare nuove centrali», osserva.

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Costi elevati e tecnologie ancora da dimostrare

Armaroli contesta anche la narrazione secondo cui il nucleare potrebbe abbassare il costo dell’elettricità in Italia. Il confronto con la Francia, spesso utilizzato dai sostenitori dell’atomo, sarebbe fuorviante perché il parco nucleare francese è stato costruito decenni fa ed è ormai ampiamente ammortizzato.

Secondo il ricercatore, le tecnologie più citate dal Governo, come gli Small Modular Reactor (SMR) e i reattori avanzati, non sono ancora disponibili su scala commerciale. Anche i pochi progetti in corso mostrano già incrementi significativi dei costi rispetto alle previsioni iniziali.

«Promettere oggi energia meno cara grazie a impianti che, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione tra vent’anni non è realistico», sostiene Armaroli.

Il sistema energetico è cambiato

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il profondo cambiamento del contesto energetico avvenuto negli ultimi quindici anni. Nel 2011, quando in Italia si votò il secondo referendum sul nucleare, fotovoltaico ed eolico avevano ancora un ruolo marginale e costi elevati. Ma oggi la situazione è completamente diversa.

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Record di installazioni rinnovabili in Cina

Armaroli cita il caso della Cina, che pur investendo nel nucleare ha installato nel 2025 circa 435 GW di fotovoltaico contro appena 1,1 GW di nuova potenza nucleare. Un rapporto che evidenzia come la crescita delle rinnovabili stia procedendo a una velocità incomparabilmente superiore.

Ancora più significativa, secondo il ricercatore, è la rapida diffusione dei sistemi di accumulo. In California e in Australia le batterie stanno già assumendo un ruolo decisivo nella copertura della domanda elettrica nelle ore serali, tradizionalmente garantita da impianti fossili.

L’ultimo miglio della decarbonizzazione

Armaroli ritiene realistico un sistema elettrico con quote di rinnovabili comprese tra l’80 e il 90%. Per coprire il restante fabbisogno nei mesi invernali propone di utilizzare infrastrutture già esistenti, come centrali e reti del gas, alimentate progressivamente da biometano e, se necessario, da una quota residuale di gas fossile.

Le rinnovabili subito, poi (forse) il nucleare, dice l’Enel

A suo giudizio, il nucleare non rappresenta la soluzione più efficiente per coprire quella parte limitata della domanda che rimarrebbe scoperta dalle rinnovabili.

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Scorie, investitori e territorio: i nodi irrisolti

Tra le criticità evidenziate c’è anche la questione del deposito geologico per i rifiuti radioattivi. L’Italia non ha ancora individuato un sito definitivo nemmeno per i rifiuti nucleari a bassa e media attività già esistenti.

Armaroli sottolinea inoltre un passaggio contenuto nel disegno di legge: il piano nucleare dovrebbe essere realizzato senza oneri per lo Stato. Una previsione che, secondo il ricercatore, apre interrogativi sulla disponibilità di investitori privati disposti a finanziare opere miliardarie con ritorni economici previsti dopo decenni.

«Se esistono investitori pronti a mettere sul tavolo decine di miliardi per nuove centrali che produrranno utili fra 15-20 anni, si facciano avanti. Per ora vedo molti annunci, ma nessun progetto concreto», conclude.

  • LEGGI anche: “Falsi miti su energia e auto elettrica: Enel li demolisce così” e guarda il VIDEO 

Visualizza commenti (23)
  1. Il Dott. Armaroli ha pienamente ragione, bisogna stare a contatto con la realtà senza buttare fumo negli occhi e sprecare denaro.
    Occorre guardare le necessità da realizzare in tempi brevi con il dovuto rispetto per l’ambiente e la salute della collettività.
    Non dimentichiamoci che l’Italia è la Terra del Sole!

    1. infatti, con i pannelli fotovoltaici commerciali bifacciali di fascia economica di adesso (resa luminosa dei moduli 23-24 %), per avere 2.000 MW-h annui di energia ( 2 GW-h annui) in centro Italia basta una istallazione a terra su 1 ettaro di terreno.. anzi 2200 MW- h considerando moduli con resa 26% in arrivo in commercio entro 2 anni (al momento in commercio si trovano sino a 25,4% )..

      ad esempio 220 Tera-Watt-ora annui di energia da fotovoltaico installato a terra, richiederanno aree di terreno per 1000 km2 ( 500 km2 di pannelli + 500 km2 di spaziature tra le file dei pannelli), cioè 3 milllesimi del territorio nazionale

      oppure un po’ di più se saranno impianti agrivoltaici, dove la densità dei pannelli per ettaro è minore, ma si ottiene una buona sinergia come ricavi e vantaggi con l’azienza agricola

      ps. Sig. Fratin cortesemente prenda nota di un paio di numeri, circa 2 GW-h e più di energia annua da 1 ettaro con fotovoltaico a terra.. cosi evita le sparate imbarazzanti con numeri fallati dei campi di calcio necessari per il fotovoltaico che le suggeriscono cattivi consiglieri..

  2. Dal 1987, data del referendum che bandiva la presenza di centrali nucleari in Italia, si discute dove localizzare un deposito di scorie nucleari provenienti sia dalle centrali dismesse (attualmente immagazzinate in Francia e Regno Unito, non certo gratuitamente) che dagli ospedali.
    Nel 2003 il governo Berlusconi indicò Scanzano Jonico come sede di un unico deposito nazionale, le opposizioni locali convinsero il governo a ritirare il decreto.
    Nel 2021 venne pubblicata una mappa, che aveva identificato 67 aree idonee ad ospitare il deposito, poi ridotte a 51 nel 2023.
    Nel 2025 il ministro Pichetto Fratin, in una intervista, afferma che “il governo ha scartato l’idea di costruire un unico grande deposito nazionale di scorie nucleari, perché è illogico far viaggiare le scorie nucleari sulle strade” (fonte ‘il Post’), concludendo che sarebbe meglio costruire più depositi, oppure utilizzare i 22 depositi temporanei esistenti, sconfessando decenni di discussioni.
    Un paese che non riesce a decidere, in circa 30 anni, se il deposito sarà unico, oppure diviso in 22 località, riuscirà a decidere in un tempo inferiore, dove installare la prima centrale ?

    1. E’ proprio questo il problema. Ecco perchè questo governo sta facendo solo propaganda, sta facendo credere che si sta interessando (oltrettutto dopo oltre 3 anni che è in carica, ritardo imperdonabile) al fabbisogno energetico del Paese, e parla già di fondi assegnati, di centrali nucleari, quando ancora non sono riusciti a risolvere il problema dello smaltimento delle scorie nucleari, quando è scontato che ovunque si decida dove farla, ci sarà sicuramente la sommossa della popolazione locale, ci saranno ricorsi al TAR, ci saranno i soliti intoppi burocratici e giudiziari, con allungamenti di tempi enormi, con l’incertezza assoluta finale di non riuscire nemmeno a partire, figuriamoci di portare a termine la costruzione, il collaudo e il funzionamento a pieno regime della centrale.
      Abbiamo ancora le bollette dell’energia elettrica in cui paghiamo ancora le accise dello stoccaggio e smaltimento delle scorie nucleari e dello smantellamento delle centrali, con costi enormi annuali, mai messi a conoscenza della popolazione, mai resi pubblici.
      Non riusciamo a risolvere questi problemi e si pensa a nuove centrali nucleari???? Inammissibile, inconcepibile queste cosa.

  3. Il demerito più gigantesco del recente disegno di legge sul nucleare è di rimandare ancora una volta, ostinatamente, spudoratamente, interessatamente, qualunque discussione sulla revisione e la semplificazione del groviglio di burocrazia, autorizzazioni, livelli decisionali e leggi che questo governo ha introdotto, mantenuto e promosso per impedire in tutti i modi possibili lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.
    Alla faccia degli accordi europei sottoscritti da questo stesso governo, ed esponendo l’Italia, da veri “patrioti”, all’ennesima procedura di infrazione europea. Tanto paghiamo tutto noi, mica loro!

  4. ma perchè tanto odio? £Armaroli tra i massimi esperti di energia nucleare” intanto pggettivamente proprio no..e in generale io non gli crederei mai 😉 e poi “dimenticate” sempre che il mix energetico di spagna e francia produce energia ad un prezzo minore dell’italia proprio perchè comprente per una buona parte il nucleare! devo forse credere a queste vostre opinioni molto faziose e politicamente nettamente schierate contro il governo? ;.D anche no

    1. Ehm, alcune opportune precisazioni su quello che scrive:
      Armaroli probabilmente non sarà il massimo esperto di energia nucleare, però dice le stesse cose di Starace, ex CEO di Enel nonché ingegnere nucleare, che ha lavorato e ha avuto modo di toccare con mano pregi, ma evidentemente anche difetti del nucleare.
      – Francia ha prezzo basso dell’energia ma ha dovuto nazionalizzare EDF dopo averla costretta a vendere sotto costo l’energia e creando un grosso problema di manutenzione delle centrali.
      – Spagna ha circa un 20% di nucleare ma i prezzi dell’ energia sono scesi soltanto dopo che ha aumentato in modo significativo la produzione di energia da rinnovabili.
      Precisazioni necessarie, altrimenti la vulgata disinformata semplifica e porta a conclusioni completamente sbagliate.

    2. Kendik / Reice / Albertone / etc etc “Meloni-fan-club ”

      — nuculare è tecnologia ad oggi diventata obsoleta, quasi in ogni condizione climatica del pianeta sostituibile da economici mix di rinnovabili e accumuli, scesi enormemente di prezzo negli ultimi 5-10 anni

      — paesi est europa hanno robuste quote di nuculare (dal 25% al 60%) e il loro prezzo all’ingrosso elettricità è spesso alto come in Italia

      — Spagna i gestori delle poche centrali nuculari ( 17% del mix) stanno per dismetterle (primo spegnimento programmato nel 2027) perché antieconomiche ora che in Spagna i prezzi all’ingrosso elettricità sono scesi grazie alla crescita delle rinnovabili dal 2019 ad oggi;

      centrali antieconomiche nostante siano centrali usate con più di 30 anni, in teoria il caso più favorevole perchè a 30-35 anni circa finiscono di pagare il grosso debito delle spese di costruzione, ma iniziano ad arrivare sempre più costose spese di usura, controlli e manutenzioni, oltre alle spese sempre presenti di gestione ordinaria e del carburante e della gestione delle scorie; carburante che negli ultimi 20 anni è rincarato parecchio

      centrali di ipotetica nuova costruzione, con normative ambientali e di sicurezza aggiornate, più cemento, più acciaio, più dispositivi di sicurezza, e con il debito di costruzione enorme ai costi attuali di mano d’opera e materiali, risulterebbero poi ancora più care, avrebbero un costo elettricità molto alto, fuori mercato persino rispetto al prezzo PUN atttale molto alto italiano e alle centrali a metano

      — Francia è un’eccezione, con un prezzo energia apparente basso, in parte dovuto a 30 % di rinnovabili e in parte al 60% di nuculare, ma è “apparente”: intanto sono centrali anni 70 e 80 costruite quando costavano meno, ma soprattutto sovvenzionate dallo Stato in fase di costruzione, e tutt’ora in altre spese (gestione scorie e un domani spese dismissione), con la “giustificazione di Stato” delle sinergie con l’industria militare atomica francese.. però intanto il debito pubblico francese lievita anche per queste spese

      le centrali francesi non aumentano le bollette, ma aumentano le tasse, che è il tipo di truffa del “gioco delle tre carte” che il governo attuale italico di maneggioni, furbetti e amici degli amici sempre più ricchi, vorrebbero proporre in Italia.. spolpare ulteriormente i fondi pubblici e i “sudditi” e poi scappare e con il malloppo e chi si è visto si è visto

    3. Risposta da tifoso che difende la maglia a prescindere senza il minimo spirito critico. Armaroli ha aspramente criticato la regione Sardegna che è ha conduzione centro-sinistra quindi ce l’ha con certe politiche in generale non con una parte politica. Poi adesso c’è il centro-destra al governo nazionale, con chi dovrebbe prendersela ? Con l’ opposizione ?
      Poi anche basta buttare lì illazioni non suffragate da alcuna evidenza scientifica, tecnologica ed economica; vuoi sostenere una tesi diversa ? Esponi dati e studi, chiaramente leggibili e inconfutabili come fa sempre Armaroli e altri come lui. Togliere le magliette dei propri colori ed accendere il cervello sarebbe auspicabile per il bene di tutti.

    4. @Reice
      Veramente non capisco, questo innamoramento per l’energia nucleare in Italia quando, pur dimenticando tutti i problemi certi e/o possibili che provocherebbe, darebbe frutto forse fra 15 anni.
      Nel frattempo? si potrebbe fare la proposta che i maggiori costi che sosteniamo (energia fossile e costruzione del sistema nucleare) li paghino direttamente i sostenitori di queste bellissimi tecnologie. Va bene?
      E’ così difficile comprendere che ogni GW installato di rinnovabili dà frutto immediato?
      Qual è il vostro problema? siete tutti ingegneri nucleari disoccupati?
      Ma aggiornatevi sulle rinnovabili che certamente avrete maggiori possibilità.

      1. mah.. lei è uno della “lobby elettrica”? non mi sembra che sia difficile capire che il problema è solo uno: i costi. chi paga questo green deal? con quali strumenti e a quali costi oltre al green deal alimentiamo tutti i data center ? sono utili e li vogliamo davvero? tenendo presente che è chiaro che a qualsiasi bambinetto verrebbe da dire ” creiamo fotovoltaico e eolico piu’ che si può e soprattutto batterie di accumo….in doppia quantità rispetto al necessario poi, perchè nelle ore di massimo sole servono appunto accumuli vuoti” ..quando Armaroli o chi altri ci spiega chi paga finiranno di esistere gli haters “pro elettrico e nient’altro”

          1. nucleare sarà pagato nello stesso modo con cui sarà pagato FVT , eolico e accumuli…cioè tante tasse aumentate, e di sicuro sarà una cosa ben lunga. – sintetizzando nella mia opinione mi sembra un tantino esagerato essere così sicuri come lei sulla soluzione-unica e certa sulla crisi energetica globale, io lo sono meno

          2. per immettere energia in rete si usano i grandi impianti rinnovabili “utility-scale”, di tecnologie già mature come fotovoltaico a terra, agrivoltaico a terra, eolico a terra;

            utility-scale, a differenza degli impiantini sui tetti per autoproduzione, è da tempo che non prendono più incentivi pubblici, per questo sappiamo che NON fanno aumentare le tasse o gli oneri in bolletta

            si ripagano in modo trasparente vendendo energia alla rete, e siccome la vendono a tariffe basse, ci fanno risparmiare, fanno abbassate i prezzi medi energia

            Il nuculare di nuova ipotetica costruzione invece oggi in europa ha un costo intrinseco della sua energia molto superiore al nostro prezzo PUN attuale

            per ripagare l’impianto dovrebbe vendere energia a prezzi molto alti, facendo alzare i prezzi energia in bolletta;

            oppure ricevere grandi sovvenzioni pubbliche, facendo aumentare le tasse e il debito pubblico, che è il gioco a cui puntano i furbetti che lo propongono, depredare i fondi pubblici a una nazione già indebitata, con una tecnologia molto costosa, lenta nei cantieri, ed ora obsoleta

  5. La mia idea è che il governo più che al nucleare vero e proprio sia interessato a tutte le attività di contorno da proteggere con contratti capestro per lo Stato, in modo che un cambio del governo renda complicatissimo e costosissimo recedere.
    Un po’ come la nota vicenda del ponte Morandi o per il TAP della Puglia.

  6. nelle simulazioni recenti di mix 100% rinnovabili che leggo per l’italia, con rinnovabili e accumuli solo di tipo giornalieri, si arriva a coprire 97-98 % del mix, per cui il ragionamento che propone Armaroli, varrebbe a maggior ragione

    la quota rimanente del 2-3% sarebbe da coprire con accumuli stagionali, in pratica per circa 15 giorni dell’anno il mix andrebbe in parte integrato da un back-up; tradotto in energia, si parla di integrare circa 20 TW-h di energia annua, da erogare a comando e in modo concentrato, cioè con potenze di picco di almeno 30 GW

    come accennato potrebbe essere del banale bio-metano, prodotto e stoccato (stoccato dove ora stocchiamo il metano fossile), e poi quando serve bruciato nelle centrali turbogas attuali

    oppure elettro-combustibili verdi, come metano, ammoniaca, metanolo, cherosene, etc derivato da idrogeno verde, che comunque dovremo produrre in quantità per navi, aerei e industrie, visto che la produzione di bio-metano e bio-combustibili da sola non basta per decarbonizzare anche questi settori

    1. Io mi accontenterei di quanto ipotizzato da Armaroli: 80-85% di rinnovabili e 15-20% anche di Metano; sarebbe comunque un risultato straordinario che abbatterebber le nostre emissioni notevolmente e credo sarebbe un bel taglio al costo della bolletta perché per molti mesi dell’ anno il costo dell’ energia sarebbe determinato dalle rinnovabili.

      1. verò, il maggiore beneficio economico si ottiene puntando ad arrivare in tempi rapidi a 80% rinnovabili aumentando le intallazioni tecnicamente più veloci ed economiche, cioè tecnologie già mature come fotovoltaico, eolico, batterie, pompe di calore, biomasse,
        è come il concetto di estinguere più in fretta la maggior quota di un affitto o un debito, se posso farlo in fretta, ci guadagno di più

        e intanto che abbassiamo in fretta il grosso della quota a metano, lasciare evolvere le altre tecnologie (nuove forme di geotermia, di filiera Power-to-x, di accumuli stagionali, etc ) con cui poi limeremo l’ultimo 20%; queta strategia, che è quella pragmatica già adottata da molte nazioni, sarebbe già un risultato migliore di quello che faremo invece tergiversando come ora dietro alle costose e lente fiabe improbabili dei pifferai dei nucleo-fossili

        tra l’altro, come ha spiegato bene l’Ing. Marco Giusti:
        anche a livello di limitare le temperature che avremo con il riscaldamento globale, si ha un risultato migliore riducendo il metano al 20% del mix in soli 10 anni (fattibile agevolando le autorizazioni alle rinnovabili), invece che arrivare al 2% o 0% di metano nel mix, ma fare la discesa più lentamente, mettendoci per esempio 20 anni per traguardare la quota 20% metano

        perché il totale delle emissioni di Co2 cumulato negli anni risulta più alto nel caso delle discesa lenta, e il valore del rialzo delle temperature dipende dal totale cumulato negli anni delle emissioni di Co2, non dalle emissioni di Co2 dell’ultimo anno considerato;

        in questo caso il concetto è che conviene più iniziare a tappare prima i buchi più grandi nello scafo di una imbarcazione che si sta allagndo, che stare a riflettere troppo su come poi sigillare le ultime piccole infiltrazioni

        e sicccome per dire tutto questo serve mezza pagimna di testo, ammiro la capacità sintesi di Armaroli, che sa che passano meglio i messaggi brevi, che sceglie semplicemente di accennare ragionamento sull’iniziare intanto ad arrivare in fretta a 80% rinnovabili, e chi è abituato magari per mestiere a far di conto, già intuisce che è la strategia più vantaggiosa

        == Carico di base residuale ( residual base load ),
        che non è il concetto di carico di base (base load),

        ..come spiega bene l’Ing. Stefano Tiribuzi (con un curriculum in ENEL e CNR) e il ricercatore Luigi Moccia (CNR) nei loro studi di simulazione numeriche dettagliate di mix energetici

        la quota residua del mix non coperta rinnovabili e accumuli giornalieri, se la visualizziamo come aree scoperte in un grafico (potenza da integrare al mix ) vs (ore dell’anno), è costituita da tanti “rettangoli verticali” (immagine che usa anche Armaroli), cioè servirà una alta erogazione di potenza a copmando (es. 30 GW per l’Italia) per la durata di 1-2 giorni alla volta, i famosi ma rari momenti dell’anno con poco sole e poco vento, che fanno scaricare gli accumuli giornalieri, e servirà per un totale di circa 15 giorni l’anno, sommando un capacity factor di funzionamento di questi impianti (numero di ore di funzionamento annue) molto basso..

        questi rettangoli verticali sono “residual base load” e si restringono sempre di più man mano che crescono le installazioni di rinnovabili e accumuli

        queste aree mancanti non sono invece costituite da un basso rettangolo orizzontale, cioè erogazione fissa tutto l’anno di una potenza di 5 o 10 GW costante, il mitologico base-load a cui si riferiscono Fratin e soci

        se vado ad aggiungere al mix rinnovabili e accumuli giornalieri dei costosi impianti nuculari (1,5 miliardi di € di spese fisse ogni anno per ogni reattore, contando anche il debito per la costruzione) avrò una sovrapposizione con la produzione sovrabbondante di rinnovabili in buona parte delle 8760 ore dell’anno

        e la tariffa oraria del kwh dovuta al nuculare è già 3-4 volte più alta delle rinnovabili se lavora quasi costante, mentre diventa 30-50 volte più costoso al kwh se lo accendo solo i pochi momenti quando servirebbe (1,5 miliardi di euro annui di spese da diluire in pochi kwh), quindi in ogni caso ho uno spreco economico, ed energia cosi costosa che non posso neppure pensare di usarla per fare idrogeno o altri elettro-combustibili stoccabili..

        .. inoltre quando arrivano i 2 giorni con poco vento e poco sole , e si scaricano gli accumuli giornalieri dle mix di rinnovabili, con i miseri 5-10 GW nuculari ipotizzati a carissimo prezzo da Fratin non ci faccio granchè, perchè mi servirebbe un back-up da almeno 30 GW di potenza.. in pratica userei comunque le turbine a gas

        per questo ogni tecnico serio spiega che le integrazioni future ai mix rinnovanili 80-90-97% sono economicamente fattibili solo con tecnologie con basse spese fisse, alta potenza istantanea, e veloce interrompibilità.. per esempio le centrali turbogas alimentate da bio-metano o elettro-metano

        è completamente insensato proporre centrali nuculari nuove ai costi occidentali e in mix energetici già maturi dove le rinnovabili stanno già per superare 60%, quota oltre la quale il “redisual base load” inteso anche come spazio/quota di “energia fatturabile più cara della media delle energie del mix” si è già ristretto troppo e non può più sostenere economicamente impianti ad alte spese fisse

        è qui sta l’inghippo, per far figurare che ci sia ancora spazio economico e convenienza a fare obsoleti bollitori radiattivi, i nucularisti sostengono a chiacchere, contro le stime del MIT e di ogni tecnico serio, che i reattori piccoli o grandi costeranno 4000-6000 € al KW potenza e si installeranno in pochi anni..

        ..mentre vediamo che i prezzi chiavi in mano visti in cantiere e comprendendo le spese di finanziamento, sono al momento stimabili in occidente in euri del 2026 a circa 15.000-22.000 € al KW potenza, cioè 15-22 miilardi per la fabbricazione di 1 reattore da 1 GW, che porta il costo del kwh anche nell’ipotesi di uso base-load a circa 200 € al Kwh, e calcolati su 30 anni o su 60 anni non cambia molto, per chi sa come è fatta la formula dei costi “attualizzati”

        ..e i tempi di installazione sono circa 5 anni di autorizzazioni, altri 5 di preparazione del sito e dei finanziamenti, poi se non avviene nel frattempo un (comprensibile) ripensamento, altri 15 anni di costruzione, e 1-2 anni di test e risoluzione di problemi dell’impianto prima di avere energia in rete

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