Armamenti nelle fabbriche auto. Con la Mercedes che valuta addirittura un suo ingresso nel settore: c’è da chiedersi in che mondo siamo finiti.
Armamenti nelle fabbriche auto, la Mercedes si candida

In questo mondo impazzito non ci si stupisce più di nulla. E così su La Stampa finisce in un trafiletto la notizia che la Mercedes valuta un coinvolgimento diretto nel settore difesa. Un salto di qualità rispetto a Volkswagen e Stellantis, che invece stanno pensando di vendere alcune fabbriche a chi le armi le fa di mestiere. “Il mondo è diventato più imprevedibile ed è chiaro che l’Europa debba rafforzare il suo profilo in materia di difesa”, ha detto il n.1 di Mercedes Ola Kallenius al Wall Street Journal. “Se saremo in grado di avere un ruolo positivo in questo ambito, saremo pronti a farlo”. Senza fornire dettagli più precisi sui ‘prodotti’ che la Casa tedesca potrebbe fabbricare. Parole del genere fino a poco tempo fa erano inimmaginabili. Poi le guerre in Ucraina e in medio Oriente, unite all’aggressività di Donald Trump nei confronti dell’Europa, hanno cambiato il mondo. Ci sono precedenti e non sono fausti. Durante la 2° guerra mondiale anche le fabbriche Mercedes furono requisite per fabbricare armi. Allora non si parlava di “industria della difesa”, la Germania era l’aggressore e non aveva problemi di lessico…
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La febbre degli armamenti di questa seconda metà degli anni Venti arriva in un momento in cui l’industria europea dell’auto è in grave affanno. C’è un nemico commerciale, la Cina, che guadagna ogni giorno nuove quote di mercato, qui e in patria. E ci sono decine di grandi fabbriche in esubero, di cui non si sa più che fare. Convertirle alla produzione bellica può essere la grande occasione per liberarsene o, perché no, costruire un business ben più lucroso dell’auto. Le azioni Stellantis nel marzo 2024 erano arrivate a sfiorare i 27 euro, oggi ne valgono 6,4. Nello stesso peridoo Leonardo, che opera nel settore della difesa, è passata da 20 a 50. Tutto bene, dunque? Peccato che in queste ‘riconversioni’ ci sono due soggetti che dovrebbero poter dire la loro. Ci sono i dipendenti di tutte queste fabbriche, che un domani passerebbero dal montare auto a produrre dispositivi di difesa. Ti cambia la vita, no? Poi ci sono i governi, che però se ne stanno un po’ defilati. E parlano genericamente di necessità di riarmarsi in base agli accordi Nato, che prevedono una certa percentuale di PIL destinata alla “difesa”. Di certo non è un bel mondo quello che si sta preparando.
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meglio far carri armati e bombe che stare i cigo o esodato senza stipendio; storicamente chi ha prodotto moto , motocicli , auto , ascensori e medicinali lo hanno fatto solo convertendo nel dopoguerra fabbriche dedicate agli armamenti e prodotti bellici vari adesso sarebbe nulla più che un ritorno alle origini .
Penso che la parola chiave, nella sua domanda, sia “finiti”.
Non c’è molta speranza per un pianeta con 3.8 miliardi di “esuberi”.
Tutti si stanno preparando, tacitamente, per (cercare di) uscire – con le unghie e con i denti – dalla lista di chi dovrebbee essere gettato a mare “per il bene dell’umanità”.
purtroppo penso che sarebbero ben pochi gli operai che, di fronte alla drammatica scelta se produrre armi (o componenti) o perdere totalmente o gran parte dello stipendio, scelgano di “immolarsi” per la pace (che comunque, tramite la “deterrenza” si ottiene anche così, spesso ma non sempre). L’importante è che le armi poi non si usino per attaccare… però a volte bisogna potersi difendere (Putin ha sottovalutato l’Ucraina, dopo i trattati con cui gli aveva fatto restituire gli arsenali atomici, pensava fosse facile da conquistare … invece l’ “operazione speciale” sta arrivando al 5° anno con enormi costi umani anche tra gli arruolati dai russi e pesantissime conseguenze pure sulla loro economia – di oggi e del futuro post bellico, perché presumo finirà sotto il controllo cinese).
Comunque Edwin noi europei siamo stati “la fabbrica del mondo” per secoli… In un nuovo mondo globalizzato (e con miliardi di persone da sfamare) difficile pensare che ci sia lavoro ben pagato per tutti se non ci si ingegna per creare nuovi “must have” (che poi col tempo finiscono prodotti in altri paesi dai costi più bassi, come lo son stati il tessile/abbigliamento, gli elettrodomestici, i cellulari…. adesso è il turno dell’automotive).
Siamo stati decenni anche a sentire gli appelli di Piero Angela a “Quark” 📺 in cui tentava di far capire che dovevamo investire in cultura, ricerca, nuovi lavori e nuove produzioni… un profeta inascoltato (e chi va in giro ad avvertire/allertare la gente finisce sempre per esser indicato come “menagramo” 🦉)