La gestione dell’energia ha implicazioni economiche, ambientali e geopolitiche. In altre parole, non si può lasciare nelle mani delle Regioni un tema così strategico. Il Governo, con il decreto legge in vigore da ieri, fa chiarezza su quali siano le aree idonee, spazzando via tutte le normative regionali in materia.
Segue un lungo elenco: a terra, dalle ex cave alle ex discariche; a mare, dalle ex piattaforme fino ai porti, con impianti fino a 100 MW. E le Regioni? Entro 120 giorni dal decreto potranno legiferare su ulteriori aree idonee, ma — ed è questa la grande novità — dovranno rispettare i criteri nazionali. Insomma, tanto tempo perso nell’estenuante ping-pong tra Governo centrale e autonomie locali. Novità interessanti anche per l’agrivoltaico.

Un decreto legge che semplifica l’individuazione delle aree idonee e le regole amministrative
Queste «disposizioni urgenti per l’individuazione delle aree idonee» apportano numerose modifiche alle norme precedenti, come il d.lgs. n. 199 del 2021, con l’obiettivo di accelerare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Le modifiche riguardano sia la definizione di “impianto agrivoltaico” sia l’identificazione delle aree idonee. Le Regioni devono individuare ulteriori aree entro centoventi giorni, nel rispetto dei principi di tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, ma anche dei criteri statali.
Infine, il decreto autorizza una spesa di 250 milioni per il 2025 al fine di raggiungere le finalità della norma. Questa è l’estrema sintesi. Si tratta di una semplificazione che si realizza principalmente attraverso la pre-individuazione per legge di specifiche categorie di aree idonee (artt. 11-bis e 11-ter) e la razionalizzazione dei regimi amministrativi (art. 11-quater).
Quali sono le aree idonee? L’elenco
In questi mesi alcune Regioni hanno imposto limitazioni anche nelle aree industriali. Eppure, soprattutto per il fotovoltaico, le installazioni in queste aree idonee garantirebbero un significativo avanzamento nello sviluppo delle rinnovabili.
Vediamo l’elenco nelle due tabelle che abbiamo realizzato


Restrizioni nelle aree agricole, agrivoltaico sempre consentito
Abbiamo scritto spesso dell’esclusione dei moduli a terra previsti nelle aree agricole nel Dl Agricoltura, che resta in vigore. Sono ammesse in alcune delle aree idonee già individuate dalla legge (art. 11-bis, comma 1, lettere a, c, d, e, f e l, numeri 1 e 2), purché non comportino un incremento dell’area occupata. Inoltre, sono consentite nei progetti destinati alla creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) o in quelli collegati alle misure del Pnrr e del Pnc.

Resta sempre possibile, invece, la realizzazione di impianti agrivoltaici: strutture che garantiscono la continuità delle attività agricole e pastorali, grazie a moduli collocati a un’altezza adeguata dal suolo e all’impiego di tecnologie di agricoltura digitale e di precisione.
Più nel dettaglio, è «comunque sempre consentita l’installazione di impianti agrivoltaici (articolo 4, comma 1, lettera f-bis), purché avvenga attraverso l’impiego di moduli collocati in posizione adeguatamente elevata da terra». In un gioco di parole, si bocciano le bocciature di questi impianti da parte di alcune Regioni. Basti ricordare l’atteggiamento dell’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna e dell’esecutivo sardo.
Aree idonee in mare, l’incomprensibile polemica sui porti
Per gli interventi relativi a impianti di produzione di energia rinnovabile off-shore sono considerate idonee le aree individuate dai piani di gestione dello spazio marittimo, le piattaforme petrolifere in disuso insieme alle zone circostanti entro due miglia nautiche e, infine, i porti, limitatamente agli impianti eolici con potenza fino a 100 MW.

Le aree idonee in mare
L’inquinamento nelle città portuali è drammatico: un problema pesantissimo denunciato dai comitati dei cittadini. Per ridurre la pessima qualità dell’aria sono stati stanziati 700 milioni destinati all’elettrificazione delle banchine. Obiettivo: zero emissioni in porto. Ma serve tanta energia, e con le rinnovabili si chiude il cerchio in modo positivo. Non si comprende, quindi, la posizione contraria sul tema della presidentessa della Regione Sardegna, Alessandra Todde. Queste le sue parole: «Sarà Roma a stabilire cosa è idoneo, arrivando perfino a considerare idonei i porti per l’eolico offshore».
Cosa possono fare le Regioni? Tanto ma non blocchi generali ed astratti
Non decide tutto Roma, per di più anche ora gli impianti più grandi sono promossi e soprattutto bocciati dal ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ma vediamo il ruolo delle Regioni. Queste entro 120 giorni dall’entrata in vigore della norma dovranno individuare nuove aree idonee con proprie leggi. Nel farlo, dovranno rispettare criteri chiari: tutela del paesaggio, del patrimonio culturale, della qualità dell’aria e delle aree agricole e forestali; salvaguardia delle zone Natura 2000, delle aree protette, delle zone umide e dei siti Unesco.
Insomma va bene la transizione energetica ma senza sacrificare i siti naturali e culturali. La vera novità è questa: divieto di introdurre blocchi generali e astratti agli impianti. Si deve valutare caso per caso.

Inoltre è necessario dare priorità alle superfici già edificate o impermeabilizzate, anche per favorire l’autoconsumo. Le aree agricole qualificate come idonee non potranno essere inferiori allo 0,8% né superiori al 3% della SAU regionale. Restano escluse le aree sottoposte a vincoli del Codice dei beni culturali e quelle entro tre chilometri dai beni tutelati (per l’eolico) o 500 metri (per il fotovoltaico). E soprattutto: le leggi regionali dovranno comunque garantire, entro il 2030, il raggiungimento degli obiettivi di potenza installata fissati dal Pnrr.
Semplificazione dei regimi amministrativi (Art. 11-quater)
La realizzazione di impianti in aree idonee porta con sé una semplificazione delle procedure. In pratica, per gli interventi previsti negli Allegati A e B non serve più l’autorizzazione paesaggistica: l’autorità competente si esprime comunque, ma con un parere obbligatorio che non ha valore vincolante. Per gli interventi più rilevanti, quelli dell’Allegato C, il parere paesaggistico resta obbligatorio ma non vincolante, anche ai fini della valutazione di impatto ambientale.
In più, i tempi dell’autorizzazione unica vengono accorciati di un terzo. Infine, se l’autorità non si pronuncia entro i termini stabiliti, scatta il principio del silenzio-assenso: la domanda di autorizzazione va avanti comunque.
Le reazioni: subito contraria la Sardegna
Non si è fatta attendere la reazione della Regione Sardegna. «Un atto di forza che calpesta il ruolo delle Regioni e ignora completamente la voce dei territori». Parole della presidentessa della Regione, Alessandra Todde. Questa la spiegazione: «La Sardegna aveva già respinto questo approccio nella Conferenza delle Regioni del 5 novembre, ma il Governo Meloni, temendo un parere negativo della Conferenza Unificata, ha scelto la scorciatoia del decreto legge, violando il principio di leale collaborazione».

La presidente rende chiaro il segno del decreto: «Rende inefficaci tutte le leggi regionali sulle aree idonee e non idonee agli impianti rinnovabili e impone che le autorizzazioni si basino esclusivamente sulla normativa statale. Le Regioni vengono espropriate del loro ruolo di garanti del territorio». Si contesta anche questo punto: «Ancora più grave è la previsione che consente di installare impianti anche nelle zone di protezione Unesco sotto 1 MW». Infine il richiamo alla lotta: «Non accetteremo questo esproprio di competenze. Se necessario, ricorreremo alla Corte Costituzionale per difendere le prerogative della Sardegna e il nostro Statuto speciale».
Peccato che la legge aree idonee della Sardegna abbia ampiamente ristretto gli interventi, per di più anche nelle zone industriali. Risultato dalla pressione di comitati, affollati di No Watt, che hanno presentato una proposta di legge nota come “Pratobello”, firmata da oltre 200mila sardi, che come evidenzia questo decreto legge non ha nessuna possibilità di essere approvata. E sconcerta il silenzio su centrali a carbone e sul progetto di metanodotto.
Sia chiaro, il problema non è solo sardo, orami in tantissimi Comuni italiani nascono comitati, le Regioni spesso sono al loro fianco, che contestano la realizzazione di impianti dedicati alle fonti rinnovabili. CLICCA QUI per leggere il decreto legge.


..leggo che come aggiornamento ha molti punti peggiorativi e alcuni migliorativi..
..per esempio hanno ridotto ulteriormente le fasce usabili dal fotovoltaico intorno alle aree industriali, la cosidetta solar-belt.. e questo blocca persino impianti già autorizzati perché non hanno previsto un regime transitorio appunto per i progetti già in corso.. per gli investitori è il caos, siamo ai livelli delle trumpate..
Finalmente si esautorano le regioni da scelte campanilistiche, per me qualsiasi veto deve essere motivato in modo più che esaustivo ed in un tempo massimo di 30 giorni.
SE mi fai perdere tempo ti faccio pagare una multa di X euro al giorno che mi hai fatto perdere senza una motivazione valida.
La gente è sempre brava a dire no, democrazia vuol dire ascoltare tutti ma dar retta solo alla voce del buon senso.
Buon senso ci vorrebbe da tutte le parti, visto l’ odio politico tra vari partiti tra i due litiganti il terzo ci perde. Paura dei mulini a vento brutti da vedere sterminatori di uccelli e rumorosi e Vincoli al fotovoltaico in centro storico sui tetti in certi paesi di campagna che per me sono incomprensibili