Le tecnologie ci sono, la domanda anche, ma a rallentare gli investimenti in rinnovabili sono soprattutto regole instabili, autorizzazioni lente e infrastrutture ancora insufficienti. È il messaggio che emerge dalla quick survey di ANIE Rinnovabili, presentata a Milano durante l’evento dedicato alla pianificazione delle fonti rinnovabili. Un’indagine che fotografa un settore in cui gli incentivi passano in secondo piano rispetto alla necessità di poter programmare gli investimenti con norme chiare e tempi certi.
Il settore rallenta dopo quattro anni di crescita
La filiera delle energie rinnovabili attraversa una fase delicata. Dopo quattro anni consecutivi di espansione, il 2025 si è chiuso con una flessione dell’8,2% delle nuove installazioni, fermatesi a 6,2 GW, principalmente a causa del rallentamento del fotovoltaico, il comparto che negli ultimi anni ha trainato la transizione energetica italiana.
Anche il primo trimestre del 2026 conferma questo andamento: le nuove installazioni segnano un calo del 10%, mentre il solo fotovoltaico registra una contrazione dell’11%.

Il 75% delle aziende accusa normative e procedure
La quick survey di ANIE Rinnovabili mette in evidenza un dato netto: il 75% delle aziende considera l’incertezza normativa il principale ostacolo allo sviluppo del settore.
Non si tratta quindi di una carenza di tecnologie o di interesse del mercato, ma di un contesto regolatorio che rende difficile pianificare investimenti di lungo periodo.
Anche le procedure autorizzative pesano in modo significativo: il 67% delle imprese dichiara infatti di subire un impatto molto grave o rilevante a causa della lentezza degli iter amministrativi. A questo si aggiunge la mancata definizione dei provvedimenti attuativi relativi agli incentivi fiscali e agli strumenti di sostegno, indicata da oltre la metà delle aziende come elemento di criticità.
Più reti e meno incentivi: le richieste della filiera
Un altro nodo riguarda le infrastrutture. Il 44% delle imprese individua nelle tempistiche di connessione alla rete elettrica uno dei principali limiti alla crescita.
Coerentemente con questo scenario, il 71% delle aziende ritiene che la stabilità normativa sia la misura più efficace per sostenere il comparto nei prossimi anni. Seguono il rispetto delle tempistiche autorizzative (58%) e il potenziamento delle reti elettriche (44%).
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È interessante anche il dato sugli incentivi: soltanto il 19% delle imprese considera prioritario introdurne di nuovi. Il messaggio che arriva dalla filiera è chiaro: servono soprattutto regole certe, procedure prevedibili e infrastrutture adeguate, condizioni ritenute indispensabili per programmare investimenti industriali e accelerare la transizione energetica.
Tra le priorità indicate dall’associazione figurano il recepimento del Net Zero Industry Act e dell’Industrial Accelerator Act, la corretta applicazione delle norme sulle aree idonee, la diffusione del fotovoltaico e dei sistemi di accumulo, la promozione dei contratti di lungo termine per le imprese energivore e lo sviluppo della flessibilità del sistema elettrico.
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a parte che gli impianti di oggi sono spesso belli ed eleganti, con colori più naturali e/o siepi e alberature, e per poter ottenere l’autorizzazione sono accompagnati da studi per l’inserimento nel paesaggio, sia che siano aree rurali o a confine di aree industriali..
..comuque il Consiglio di Stato ha chiarito in più occasioni che l’utilità pubblica e di tutela ambientale fornita dagli impianti rinnovabili prevale o va bilanciata con la tutela paesaggistica, quindi senza imporre preclusioni a priori; per esempio:
Sentenza del 23 settembre 2022 n.8167
Sentenza del 9 aprile 2026 n.2855
per i mix futuri la scelta è tra 90% rinnovabili o 100% rinnovabili, in entrambi i casi avremo nel nostro territorio impianti rinnovabili in quantità simili in entrambi i casi
per arrivare in Italia ad enormi quantità di energia rinnovabili a basso prezzo per elettrificare e decarbonizzare ogni settore, ad esempio 750 TWh annui di energia elettrica e altri 250 TWh termici..
.. servirà usare circa 0,7% del territorio, cioè pochi terreni, e che saranno mantenuti a prato (o a pascoli nel caso dell’agrivoltaico), non cementificati, e in parte anche una quota dei tetti; eolico probabilmente una quota la metteremo in mare
visto il caro prezzi energia, mi sembra masochistico rimandare le installazioni come sta cercando di fare il governo attuale ostacolando le autorizzazioni, apparentemente per tenere alti i prezzi energia e favorire i dividendi degli azionisti ENI (gas e petrolio), questi politici a me sembra si stanno comportando da Traditori della Patria, dei Finti Patrioti
Fotovoltaico sui campi e pale eoliche sono incompatibili con la tutela del paesaggio
Abbiamo capito. Quante volte ha intenzione di ripeterlo?