Anev–Noto: 2 italiani su 3 chiedono più rinnovabili, per 8 su 10 sono il futuro

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Hormuz sta cambiando le idee degli italiani sulle rinnovabili. I comitati No Watt continuano a farsi sentire, spesso con grande visibilità. Ma la crisi energetica pesa molto di più: gli italiani ne hanno paura. Un sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per Anev registra infatti un cambiamento significativo nella percezione dell’energia eolica e delle rinnovabili.

Come spiega il direttore Antonio Noto, l’eolico non è più considerato soltanto un tema ambientale, ma un elemento di sicurezza economica e strategica per il Paese. Oltre otto italiani su dieci temono una nuova crisi energetica e ritengono che le tensioni internazionali abbiano già effetti concreti sulla vita quotidiana. Infine, due terzi degli intervistati giudicano insufficienti gli sforzi dell’Italia e indicano nelle fonti rinnovabili lo strumento principale per ridurre la dipendenza dall’estero e contenere i costi dell’energia.

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Non solo negli Stati Uniti, dove Trump continua a ostacolare l’eolico, ma anche in Italia cresce un movimento fortemente contrario alle rinnovabili. E non si tratta solo di parole: lo dimostrano l’irruzione tutt’altro che pacifica in un parco eolico del Mugello e l’attentato in Sardegna.

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Ma fare i conti ogni giorno con carburanti sempre più cari e con l’incertezza generata dal caos geopolitico sta cambiando l’umore del Paese. Parafrasando Bob Dylan, The Times They Are A‑Changin’: i tempi stanno davvero cambiando.

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Gli italiani vedono un futuro guidato dalle rinnovabili – Sondaggio Noto- Anev

Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, ha confermato questa tendenza recente.  Parlano i risultati dell’indagine demoscopica realizzata per Anev sul rapporto tra gli italiani e l’energia dichiarando: «Questo sondaggio fotografa un Paese che percepisce l’energia eolica non più soltanto come una questione ambientale, ma come un tema di sicurezza economica e strategica. Oltre otto italiani su dieci temono una nuova crisi energetica e ritengono che gli effetti della tensione internazionale siano già oggi visibili nella vita quotidiana» E aggiunge: «Dalla ricerca emerge un messaggio molto chiaro: gli italiani chiedono maggiore indipendenza energetica. Due terzi degli intervistati ritengono che l’Italia non stia facendo abbastanza e guardano con favore soprattutto alle fonti rinnovabili come strumento per ridurre la dipendenza dall’estero e contenere i costi dell’energia».

Cosa vogliono gli italiani? Le rinnovabili e mezzi elettrici

Vediamo i dettagli dello studio. Gli italiani indicano con chiarezza le priorità per l’indipendenza energetica: al primo posto il solare, seguito da eolico e idroelettrico. Le fonti fossili restano marginali nelle preferenze, mentre nucleare e geotermia raccolgono consensi intermedi. Ma attenzione all’atomo perché viene visto positivamente dal 33% del campione. Il quadro mostra una spinta netta verso le rinnovabili come strada principale per ridurre la dipendenza dall’estero.

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L’energia preferita dagli italiani per l’indipendenza energetica

Incentivi all’uso del trasporto pubblico (modello Germania): è la misura più apprezzata, con il 79% dei consensi.  Questa iniziativa trova un sostegno particolarmente elevato tra i residenti delle Isole (86%) e del Sud (83%), oltre che tra gli anziani (85%). Segue il taglio dell’IVA su fotovoltaico e pompe di calore (modello Francia e Belgio) con il favore del 73% degli intervistati.

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Sistemi di tariffazione a scaglioni (modello Grecia)? Il 60% degli italiani è favorevole all’introduzione di tariffe dove “paga di più chi consuma di più” per incentivare il risparmio . Introduzione del social leasing per le auto elettriche (modello Francia): Questa misura raccoglie il 48% dei consensi a livello nazionale. Riscuote un successo soprattutto tra i giovani (53%) e tra i residenti del Sud e delle Isole (entrambi al 56%).

Le paure della crisi: 8 su 10 preoccupati da Hormuz

Hormuz preoccupa. Si ha paura delle difficoltà di approvvigionamento, ben l’82% degli italiani dichiara di essere timoroso che il Paese possa affrontare una crisi energetica nei prossimi mesi, con reali rischi di carenza nelle forniture. Numeri simili: oltre l’80% dei cittadini ritiene giustificato l’allarme per il deficit di petrolio, causato dalle tensioni internazionali tra USA, Israele e Iran, affermando che gli effetti negativi sull’economia si stanno già facendo sentire.  La crisi è vista come un pericolo diretto per la stabilità finanziaria di famiglie e imprese. Infine esiste una profonda preoccupazione per la dipendenza energetica dall’estero. Il 66% degli intervistati esprime un giudizio severo sulla politica nazionale, ritenendo che l’Italia non stia facendo abbastanza per proteggersi da shock esterni e raggiungere l’autonomia.

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Gli italiani hanno paura della crisi di Hormuz

Scetticismo sui tempi della transizione. Sebbene le rinnovabili siano viste con favore, solo un terzo degli italiani (36%) crede che possano garantire l’indipendenza nel breve periodo. Quasi la metà (45%) teme che i tempi per beneficiarne realmente siano molto più lunghi. E poi il dato centrale delle resistenze locali (per gli impianti eolici). Tra la minoranza contraria allo sviluppo dell’eolico, le preoccupazioni principali riguardano l’impatto sulla flora e fauna del territorio (23%), i dubbi sull’effettiva efficienza produttiva (21%) e il timore che non venga garantita continuità energetica in assenza di vento (20%).

In arrivo 16 GW con le aste FER X 2026/2027

A rallentare ci sono Regioni e Governo. Serve una spinta come è stata chiesto dai relatori del convegno “Eolico: sicurezza energetica e obiettivi climatici nel rispetto della tutela del territorio”, promosso dall’ANEV in occasione della Giornata Mondiale del Vento 2026. Vito Pastore del GSE «Accanto alla dimensione ambientale, emerge con crescente evidenza il valore economico e strategico delle energie rinnovabili: tecnologie in grado di contribuire alla riduzione strutturale dei costi dell’energia e di offrire al Paese una maggiore protezione dalla volatilità dei combustibili fossili». L’eolico e il solare sono complementari e insieme diventano «leva di sicurezza, autonomia e competitività industriale».

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Ma come siamo messi? Sempre Pastore offre i numeri: «Il nuovo FER X rappresenta uno strumento centrale per accompagnare la crescita del settore. Le aste previste tra il 2026 e il 2027 potranno assegnare oltre 16 GW di nuova capacità eolica, offrendo agli operatori un orizzonte di maggiore certezza e stabilità. È un passaggio importante per accelerare gli investimenti, rafforzare la filiera nazionale e contribuire, nel medio periodo, a contenere l’impatto dei costi energetici su cittadini e imprese».

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Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin

Gilberto Pichetto Fratin via video  ha sottolineato il lavoro di «potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e nella definizione di un quadro normativo chiaro e uniforme, capace di favorire gli investimenti e accelerare la transizione energetica».

Accettabilità sociale dell’eolico, la dittatura della minoranza

Servono investimenti, oltre che negli impianti, nelle reti e nei servizi di flessibilità. Il problema è non buttare via l’energia prodotta, e  gestirla in modo ottimale. In questo momento storico però è necessario superare l’ondata contraria alle rinnovabili che sta frenando la transizione energetica. Simone Togni, presidente Anev: «Pianificazione, certezza delle regole e coinvolgimento dei territori sono condizioni indispensabili per accelerarne la diffusione, rafforzando al contempo la sicurezza energetica nazionale e il raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Ancora una volta i sondaggi ci confermano che l’accettabilità sociale di questa tecnologia è altissima al contrario di quanto emerge dalla narrazione sulla stampa. Bisogna uscire dalla situazione attuale che vede il Paese schiavo delle dittature delle minoranze e garantire che dopo le dovute discussioni pubbliche si assumano le decisioni corrette sulla base delle evidenze amministrative».

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