Anche Porsche punta sull’industria degli armamenti

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Anche Porsche punta sull’industria degli armamenti per superare un momento non facile. Dopo un 2025 con utili in forte calo e prospettibe incerte.

anche Porsche punta
I droni di Quantum Systems (foto dal sito ufficiale).

Anche Porsche punta sul business bellico e ha investito nei droni Quantum

Stiamo parlando della capogruppo Porsche SE, holding company controllata dalla famiglia Porsche-Piëch e principale azionista del Gruppo Volkswagen. Gruppo che, secondo quanto anticipato dal Financial Times, sta trattando con un partner israeliano per convertire la fabbrica di Osnabruck  alla produzione di scudi anti-missili. In una nota si fa presente che il contesto rimane difficile per il settore automotive tedesco, alle prese con pressioni tariffarie e con la crescente concorrenza cinese. E anche  i costi elevati della transizione all’elettrico. In risposta, Porsche SE sta esplorando opportunità nel settore della difesa come parte della propria strategia di diversificazione. Dopo un primo investimento in Quantum Systems, società che produce droni per uso bellico, già fortemente utilizzati dall’Ucraina.

Altra diversificazione nell’intelligenza artificiale

È una strada, questa degli investimenti nell’industria bellica, fortemente incoraggiata dal governo tedesco nella sua corsa al riarmo, sostenuta da enormi budget. E che peraltro offre ottimi ritorni economici. La quota in Quantum Systems ha portato nelle casse di Porsche SE dividendi per 114 milioni di euro. Altra strada che la holding della Porsche sta battendo è quella dell’intelligenza artificiale, con un primo investimento in Celestial AI, che a sua volta ha fruttato 47 milioni di dividendi. Industria della difesa e intelligenza artificiale sembrano i due settori nei quali l’industria tedesca dell’auto sembra cercare i profitti erosi nel core business dell’auto. Qui l’avanzata cinese viene considerata praticamente inarrestabile, grazie a un mix formidabile di tecnologia e costi di produzione contenuti. Avanzata che non riguarda solo l’elettrico, come si continua a sentir dire. Ma si estende anche e soprattutto ad altre motorizzazioni, a partire dall’ibrido.

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Visualizza commenti (6)
  1. Poi magari un brutto giorno capiterà che le loro armi serviranno a far saltare in aria le loro fabbriche.
    (Chissà se dopo quasi un mese il messaggio passerà….)

      1. Alessandro D.

        Si però Mauro… E’ un eterno ritorno di nietzschiana memoria.

        Il Panzerjäger Tiger (P) Elefant (Sd.Kfz. 184) del 1943, che in un primo tempo doveva chiamarsi Ferdinand in onore del progettista Ferdinand Porsche, è stato il primo carro armato ibrido diesel-elettrico, lo sapeva?
        il motore fungeva da generatore, il carro era mosso da due motori elettrici, uno per treno di rotolamento.

        Ci fossero state delle batterie decenti, magari l’avrebbero fatto plugin.
        Chissà se era esente dal bollo e poteva posteggiare sulle strisce blu?
        Perchè per entrare nelle ZTL secondo me non si faceva grossi problemi.

        Anche se il vero asso della ZTL era lo Sturmtiger, che col suo corto pezzo da 380 mm radeva al suolo un palazzo con un colpo solo.
        Per la serie: se non ti sposti…

      2. mi spiace sinceramente
        ma “erano altri tempi” secondo me è un bias cognitivo .. si tende sempre a pensare che “c’è qualcosa di diverso”, che “tanto io son più bravo e non mi capita”, “la volta scorsa ci son cascato ma stavolta no”.

        Forse ho una visione più alla Gian Battista Vico … ma per quel poco di storia che ho letto nei libri a me pare che si ripetano ciclicamente gli errori .. cambia il contesto, cambia la tecnologia, ma le motivazioni più basiche sono le stesse ed il comportamento del “gregge umano” è il solito… basta uno o più “pifferai magici” e si fanno le solite guerre, anche se stavolta con missili ipersonici e non clave o catapulte o bombarde….

        1. Signor Damiano concordo con il Suo punto di vista e aggiungo, ricordando un breve pensiero di Salvatore Quasimodo riguardo allo “Uomo del nostro tempo”.
          Cinquanta anni fa mi turbò alla prima lettura come adolescente; da maturo mi lascia agghiacciato per la sua attualità.
          E ciò che mi rattrista maggiormente è la provenienza germanica: Paese e Nazione di storia e cultura secolare, con una macchia ormai cancellata.
          È proprio, tragicamente vero? L’Uomo non rinnegherà mai la pietra e la fionda?

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