Dopo essere stata, 37 anni fa, la prima fabbrica europea di un produttore giapponese come Nissan, Sunderland potrebbe diventare la seconda sede produttiva europea di Chery, quarto brand elettrico cinese. Le due aziende infatti hanno firmato un memorandum d’intesa non vincolante per valutare la produzione di vetture del gruppo cinese nello storico stabilimento Nissan del Regno Unito. Se l’accordo si concretizzerà, la produzione potrebbe iniziare nel 2027, segnando un nuovo capitolo nella collaborazione tra costruttori europei e cinesi nel settore automotive.
La notizia arriva in una fase particolarmente delicata per l’industria automobilistica europea, alle prese con un pesante sotto utilizzo degli impianti esistenti. Per Nissan, l’operazione rappresenterebbe un’opportunità per sfruttare meglio la capacità produttiva di Sunderland, uno dei siti industriali più importanti del gruppo fuori dal Giappone e da cui uscì la prima elettrica Leaf della casa nel 2012.

La linea produttiva inutilizzata cerca nuovi volumi
Secondo quanto comunicato dalle due aziende, Nissan manterrebbe la piena proprietà dello stabilimento britannico e tutto il personale continuerebbe a essere assunto dalla casa giapponese. L’ipotesi allo studio riguarda la produzione di modelli Chery sulla linea numero uno dell’impianto.
La scelta non arriva per caso. A maggio Nissan aveva annunciato il consolidamento della propria produzione sulla linea numero due, lasciando aperta la possibilità di individuare nuovi progetti industriali per migliorare il tasso di utilizzo della fabbrica.
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«Si tratta di un importante passo avanti per le nostre attività. Non vediamo l’ora di lavorare con Chery International UK nei prossimi mesi per definire soluzioni ottimali per entrambe le aziende», ha dichiarato Massimiliano Messina, Chairperson Nissan AMIEO.
Al momento il memorandum non è vincolante e non sono stati comunicati dettagli sui modelli che potrebbero essere prodotti.
I costruttori cinesi accelerano la produzione in Europa
L’eventuale accordo tra Nissan e Chery si inserisce in una tendenza ormai evidente: i costruttori cinesi stanno cercando di localizzare parte della produzione nel continente europeo per avvicinarsi ai mercati di vendita e ridurre l’impatto dei dazi introdotti dall’Unione Europea sulle auto elettriche importate dalla Cina.

Chery è tra i gruppi più attivi. Oltre alla possibile collaborazione con Nissan in UK, il costruttore ha già avviato la produzione in Spagna attraverso il rilancio dell’ex stabilimento Nissan di Barcellona, dove vengono assemblati alcuni modelli dei marchi Omoda e Jaecoo.
Anche BYD è sbarcata in Europa con una grande fabbrica in costruzione in Ungheria e un secondo impianto annunciato in Turchia. Leapmotor, invece, ha trovato un partner industriale in Stellantis, che ha avviato l’assemblaggio della citycar elettrica T03 nello stabilimento polacco di Tychy e valuta ulteriori produzioni europee.
Tra gli altri gruppi che hanno già definito piani industriali nel continente figurano SAIC-MG, che ha appena annunciato la costruzione di uno stabilimenti in Galizia, nel nord della Spagna (leggi), e Great Wall Motor, che ha più volte manifestato interesse per una presenza produttiva locale.
Anche MG snobba l’Italia: sarà in Spagna lo stabilimento europeo
In base agli accordi bilaterali fra Londra e Bruxelles dopo la Brexit, le auto elettriche cinesi prodotte in UK possono entrare in Europa senza dazi a condizione che il 55% del loro valore sia generato nel Regno Unito. Sono sottoposte a dazi, invece, le auto importate direttamente dalla Cina in Uk, e poi vendute sul mercato europeo. Londra non impone nessun dazio sulle auto elettriche cinesi e questo spiega anche un tasso di penetrazione crescente nel Paese.
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