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Anche l’Italia ha deciso: addio alle termiche dal 2035

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Addio alle auto termiche dal 2035: anche l’italia si adegua alla linea dura dell’Europa e, ignorando le resistenze dei costruttori e di acuni partiti, decide d’autorità il passaggio alla mobilità alternativa. Quale, però, non è detto esplicitamente.

Per furgoni e veicoli commerciali proroga al 2040

«Il phase out delle automobili nuove con motore a combustione interna dovrà avvenire entro il 2035, mentre per i furgoni e i veicoli da trasporto commerciale leggeri entro il 2040» si legge in un comunicato dal Ministero della Transizione ecologica. La decisione è maturata nella riunione del Comitato interministeriale per la Transizione ecologica (Cite). A sancire la data di morte del motore a scoppio in Italia sono stati i tre ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, e dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

I mal di pancia del ministro Giancarlo Giorgetti

addio alle termiche
Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Più volte si era detto contario alla data del 2035 per l’ addio alle auto termiche

Si ricorderà che quest’ultimo aveva rifiutato di sottoscrivere un impegno analogo nell’ambito della Cop 29 di Glasgow e nel pomeriggio di oggi, all’assemblea della CNA, aveva lanciato l’allarme lavoro sostenendo che il passaggio all’auto elettrica avrebbe prodotto il dimezzamento dei posti di lavoro nell’automotive.

Le scappatoie: biocarburanti, idrogeno e deroghe

Ma lo stesso comunicato apre ad alcune delle richieste degli scettici. Dice infatti che «in tale percorso occorre mettere in campo tutte le soluzioni funzionali alla decarbonizzazione dei trasporti in una logica di ‘neutralità tecnologica’, valorizzando, pertanto, non solo i veicoli elettrici, ma anche le potenzialità dell’idrogeno, nonché riconoscendo – per la transizione – il ruolo imprescindibile dei biocarburanti, in cui l’Italia sta costruendo una filiera domestica all’avanguardia».

addio alle termiche
La Ferrari, un’icona dell’automobilismo supersportivo tradizionale. L’Italia cercherà di ottenere una deroga all’addio alle termiche per i costruttori di nicchia

Un altro spiraglio è lasciato ai cosiddetti “costruttori di nicchia” (Hypercar e auto supersportive) ai quali sarà riservato un trattamento di riguardo. Si legge infatti che «misure specifiche potranno essere eventualmente valutate con la Commissione europea all’interno delle regole comunitarie».

Ma è iniziata la fine dei carburanti fossili

La data è chiara, insomma, ma il fumo tutt’intorno è ancora ampio. Una cosa è certa: nell’automotive, e non solo, l’era del petrolio è finita. L’abbandono del motore a scoppio è più rapido del previsto e per ora per merito dell’avanzata dell’auto elettrica.

Nell’ultimo trimestre di quest’anno nel mondo ne sono state vendute 1,7 milioni, 935 mila delle quali solo in Asia. Appena una decina di anni fa, nel primo trimestre del 2010, il totale mondo fu di 395, fa ironicamente notare Bloomberg in un’analisi diffusa giovedì. La quota di mercato era allora lo 0,002%, ora è del 10,8%.

Solo 4 anni fa le auto elettriche erano l’1% del venduto. E’ l’Europa a tirare la volata con il 17,4% delle auto nuove vendute; l’Asia è seconda con il 12%; le Americhe terze con meno del 4%.

Petrolio, 1 milione di barili al giorno già risparmiati grazie al boom delle elettriche

Con questi numeri sulle nuove immatricolazioni a discapito delle altre motorizzazioni (vedi il grafico qui sotto), il parco circolante elettrico comincia ad essere significativo e ad incidere pesantemente sui consumi di carburanti fossili. Bloomberg sitma infatti che l’industria petrolifera abbia già perso qualcosa come più di un milione di barili di greggio al giorno per l’effetto combinato di tutti i veicoli alla spina, compresi due ruote e bus.

Con l’auto a batterie 21 milioni di barili al giorno in meno nel 2050

E già si sa che attorno al 2050, quando l’intero circolante mondiale potrebbe aver abbandonato il motore termico, la domanda di petrolio perderà 21 milioni di barili al giorno sui 100 milioni di barili attuali. Cento barili giornalieri sono il massimo storico: nel 2020 la domanda era crollata per la pandemia, ma la ripresa industriale che ne è seguita ha velocemente riportato ai livelli pre Covid. I prezzi (80 dollari al barile contro 60 del 2019) dimostrano però che il mercato è in tensione, e questo potrebbe accelerare la transizione.

 

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54 COMMENTI

  1. Stamattina stavo pensando ad una cosa. Mi si è rotto il tastierino del forno aeg b8871-5-m che all’epoca dell’acquisto (2010) era all’avanguardia. Il pezzo purtroppo non lo fanno più e l’assistenza mi ha suggerì di a) andare avanti così, tanto manca solo un tasto o b) comprare un altro forno. Mi domando è questa la fine che faremo con la politica sulle EV dell’ Europa del Nord? Da possessore di una EV mi auguro che non ci costringano a cambiare auto ogni pochi anni, altrimenti quadruplicheremo l’inquinamento. Quindi se fosse per me, farei prima delle leggi a tutela del consumatore, e poi il bando delle termiche (che almeno al momento si possono riparare a costi umani da personale non delle case costruttrici)

      • Le generazioni che ci hanno preceduto, mi pare che si comportassero meglio di quanto stiamo facendo noi. Non vedo perché dobbiamo adeguarci a quello che decidono lì. I ogni caso il mio forno lo devo buttare. O me lo tengo rotto !

        • Le rispondo seriamente: concordo con lei che la sostenibilità significhi anche riparazione-ricilo-riuso degli oggetti già esistenti. Non a caso questo è un capitolo cruciale del Green Deal Europeo “deciso lì”, come dice lei,esattamente come i 230 miliardi del Recovery Plan che l’Europa ci ha generosamente concesso. Lei pensa che si possa far parte di un comunità prendendo soltanto?

          • No, però è bene tutelare le nostre caratteristiche di popolo (ovviamente quelle positive). Noi ci distinguiamo per il nostro “genio” e la nostra inventiva. Preserviamola, e non accettiamo tutto senza critica. Da scienziato (ho un dottorato in chimica) e da educatore, dico che quando cingolani ha detto che a scuola bisogna imparare meno guerre puniche e più tecnologia, mi è venuto il vomito.

          • Se è vero che abbiamo genio e inventiva (o forse è solo un luogo comune?) non dovremmo temere il cambiamento. Anzi, dovremmo approfittarne e precorrerne i tempi. Faccio un esemio: l’Italia fu il promo Paese in Europa a mettere al bando le buste di plastica usa e getta. In pochi anni siamo diventati i primi produttori di bio plastica compostabile.

    • Problema reale caro Guglielmo, sul quale faccio un paio di riflessioni:
      1) Il ciclo di prodotto delle auto è più lento di quello degli elettrodomestici. Questo non risolve la questione ma la mitiga parzialmente.
      2) Se non erro i produttori di auto hanno obblighi ben precisi sulla fornitura di ricambi per un certo numero di anni. Il problema perciò dovrebbe presentarsi soltanto in caso di fallimento del produttore.
      3) Il trend di aumento dell’elettronica è generalizzato e non riguarda soltanto le auto, a.maggior ragione non riguardano oggi le sole auto elettriche.
      4) La maggior facilità di riparazione cui ti riferisci riguarda principalmente parti meccaniche che le auto elettriche semplicemente non hanno, e ciò che non c’è non ha neppure bisogno di essere riparato (es. frizione e altri parti meccaniche)

      • Non concordo. Le batterie al momento sono “disegnate” per non essere accessibili ai più. Faccio un esempio. Se una cella di un modulo fa difetto dovrebbe essere facile per chiunque, tecnicamente dotato, di rimuoverla e sostituirla con una facilmente acquistabile. Così non è al momento, e tutto sommato, visto qualche esperienza su internet la cosa mi preoccupa molto. Quindi prima fare le regole, poi fare i cambiamenti, prego!

        • è stato così per le batterie dell Ibride Toyota
          si è formato un mercato parallelo per la sostituzione delle singole celle
          recuperate da auto incidentate e batterie non funzionanti
          con poche centinaia di euro è possibile ripararle sostituendo anche diverse celle

          Per la Leaf prima generazione ,quella da 22 kWh ,sono stati fatti degli adattatori
          per poterla sostituire con quella da 62kWh della nuova generazione
          insomma , come ho scritto nell’altro post , secondo me ,
          c’è lavoro per le aziende che si cimentano in pezzi di ricambio “compatibili”
          aftermarket
          in korea ad esempio il mercato aftermarket copre un fatturato enorme
          essendo l’auto elettrica meno soggetta a usura meccanica ,
          tranne incidenti potrebbe circolare per molto moltissimo tempo
          dato che sarà insensibile a norme restrittive sull’inquinamento
          che non avreanno più ragione di esistere

        • Anche le centraline elettroniche della auto ICE sono fatte per non essere accessibili.
          Il sw al loro interno è molto protetto da manomissioni, eppure esistono molteplici aziende che sono in grado di riprogrammarle.
          Certo, all’inizio erano poche, poche auto=poche persone in grado di metterci mano, erano dei pionieri.
          Man mano che i veicoli aumentavano, sempre più persone intravedevano un business da intraprendere.
          Succederà così anche per le EV?
          Me lo auguro, ma credo proprio di sì.

    • Per la Renault sembra che le intenzioni siano molto diverse di quelle che dice lei
      parlano di “ricondizionare” le “vecchie” auto EV e rivederle praticamente nuove a buon mercato

      per il resto ,
      dato che l’auto Elettrica e delle sue componenti
      potrebbe diventare molto poco costosa se il trend del prezzo delle batterie continuerà a scendere
      non credo che sia inverosimile che il mercato AFTERMARKET
      possa fare delle batterie ricondizionate o MIGLIORI per auto che supereranno i 20 anni di vita
      un’auto elettrica “rigenerata” potrebbe risultare addirittura MIGLIORE a 20 anni di distanza dell’originale

      se poi si definissero degli standard , un po come avviene nei Personan Computer
      sostituire un alimentatore ATX , pardon una batteria da 50kWh con una da 70kWh
      potrebbe diventare addirittura banale

      le mie due lire di ottimismo domenicale

      le mie due lire

    • altra possibilità:
      aprire e smontare e riparare il tastierino
      che molto probabilmente avrà un po’ di grasso accumulatosi sotto un tasto.

      richiede un po’ di tempo, insegna tantissima manualità, da soddisfazione, e rientra in una visione sostenibile del quotidiano.

      e scavalca qualunque complotto del nord, del sud, della luna e degli ufo

    • Vediamo se riusciamo a dare un contributo: https://www.clientiesperti.it/diritto-alla-riparazione-pezzi-di-ricambio-disponibili-fino-a-10-anni/

      Il tuo prossimo elettrodomestico è tutelato.

      Per le auto ogni stato fa da sé. Alcuni stati europei arrivano a garantire (per legge o da giurisprudenza) i consumatori per 7 anni (Grecia, Olanda), qualcuno per 6 (UK tranne Scozia), altri per 5 (Scozia, Germania). https://www.avvocatoiorio.it/wp-content/uploads/2017/03/39-obbligo-di-fornire-le-parti-di-ricambio-Giu.pdf

      • Non se si romperà dopo dieci anni come mi è successo. Quindi accumuleremo spazzatura su spazzatura. In ogni caso ora mi ingegno e smonto il forno😉. Ho già visto gli schemi e vedremo come va a finire. Ho scritto anche ad aeg Germania, che a differenza di aeg Italia, dice di contattarli per eventuali soluzioni (ma ci credo poco). Fortunatamente nel mio dipartimento abbiamo un tecnico che ci ripara schede elettroniche che altrimenti i produttori di strumentazione che uso in laboratorio ci venderebbero a 40.000 euro, quindi direi che per le componenti della mia ev sono a posto anche dopo vari anni.

        • Mi permetto di far notare 2 cose:
          1) i 10 anni partono da quando la serie di quel prodotto cessa di essere prodotta, quindi non necessariamente 10 anni da quando il bene è stato acquistato.
          2) l’obbligo della disponibilità dei pezzi di ricambio per 10 anni, non include anche un “blocco” dei prezzi, quindi loro sono obbligati ad avere il tastierino, ma possono chiederle 5000€. Lei lo cambierebbe ugualmente?

          Sul “non essere alla portata di tutti”, basta un poco di volontà ed un cacciavite, alla peggio causa può succedere? Che non funzioni più? Già non funziona, quindi danni non se ne fanno, se invece va bene si ripara.
          Con questa ottica, quando ebbi problemi alla batteria HV della mia Prius, Toyota mi chiese 2400€, insieme ad un amico, ci mettemmo di sana voglia a smontarla per provare a sostituire le celle.
          Morale, 2 celle sostituite, spesa di 86€, avvitatore, cacciavite e tester.
          Ci mettemmo 4h, era la prima volta.
          Alla seconda volta, altra spesa di 100€, in 1h decimo tutto con gli stessi attrezzi.
          Basta ingegnarsi un poco, prestare molta attenzione a quello che si fa, e si prova.

          • Ahimè, i dieci anni partono dalla data di uscita del prodotto. Così almeno hanno detto in assistenza. Ed in effetti para sia così anche sulla assistenza estera.

  2. E’ la seconda vittoria di Cingolani, soprattutto se – come pare stia accadendo – la dovesse sfangare in Europa. Qualche giorno fa ha ottenuto che nucleare e gas siano definitivi green dalla UE. Oggi in Italia blinda la sua posizione, ottiene la nicchia che aveva sempre richiesto per la motor valley emiliana (un suo pallino), salva di fatto i motori tradizionali con l’e-fuel, apro all’idrogeno, proroga al 2040 il fine vita dei mezzi commerciali. Da notare come la nicchia rischia di essere una enorme riserva indiana: occorre infatti capire quali veicoli andranno in deroga. Siccome non si può per leggere scrivere “tranne le Ferrari” e siccome non si possono discriminare i produttori europei facendo protezionismo, il criterio potrebbe essere “tutti i veicoli che non raggiungono un volume annuale di vendite pari ad x”. Questo significa che oltre alle Ferrari potrebbero salvarsi anche le Lotus, ma anche le Toyota Supra, GT86, le Mazda MX5, le Abarth (quindi tutte le sportive anche piccole che non vendono tanto) ma addirittura auto meno sportive ma comunque di nicchia (i suv della Lada): una clausola scappatoia che va capito quanto è larga (potenzialmente molto ampia).

    Qualcuno odierà Cingolani ma in realtà, a ben guardare, la posizione dei vari paesi europei verso l’auto elettrica è una posizione collegata al censo medio dei suoi abitanti: i paesi più ricchi sono pronti a passare all’elettrico prima, quelli dove lo stipendio medio è più basso passeranno dopo.

    Classifica incompleta:
    2030: Danimarca, Germania e Svezia
    2035: Belgio, l’Irlanda, Regno Unito e Italia (solo privati, tranne supercar)
    2040: Francia, Spagna, Austria e Italia (tutti i veicoli, tranne supercar)

    Inoltre, sia chiaro, lo stop dell’Italia è “all’italiana”. Non solo per la clausola di salvaguardia ma anche perché nessuno vieta all’Italia di fare proroghe e deroghe. Anzi, conoscendo i nostri politici una deroga andrebbe già messa in conto. Per evitare che ciò avvenga, infatti, dovrebbero avvenire almeno 2 fatti:
    1) dovranno esistere auto elettriche tuttofare con buona autonomia a 10000 euro senza incentivi, ovvero auto alternative a quelle più acquistate oggi dagli italiani (Panda, C3, Clio, Sandero, etc.)
    2) una rete di ricarica sufficiente per tutti

    Mentre il primo punto potrebbe anche diventare realtà al 2035 (possibile, da vedere …), il secondo punto è molto lontano dall’essere realtà, anche perché potrebbe produrre una grave crisi immobiliare (con un crollo delle vendite degli appartamenti senza box auto). Vedremo …

    • A parte la Dacia Sandero non ci sono veicoli termici in vendita a meno di 10mila euro.
      Perché le elettriche debbano costare meno del termico?
      Più realistico utilitarie elettriche da 250km di autonomia per 17-18mila euro senza incentivi. Il costo maggiore è compensato dal risparmio dei costi di esercizio.
      Ancora troppo? Si va a piedi e si noelggia quando serve!
      Il Governo mica deve garantire un’automobile a tutti i cittadini, né deve sovvenzionare un’industria obsoleta solo per mantenere i posti di lavoro

      • anche perchè l’industria ,che noi consideriamo ancora “italiana,
        ha oramai sede a Londra e enormi interessi in usa e francia

        l’indotto ?
        l’indotto lavora e ha sampre lavorato per tutti i marchi
        quelli più famosi fanno freni , cerchi in lega ,sedili ecc.
        credo che potranno tranquillamente a farli anche per le EV
        anzi , mi sa che avranno un aumento di commesse con il boom delle EV

  3. Ma chissenefrega della politica !!
    Mercedes e Peugeot hanno anticipato al 2030 la gamma full electric..

    Amazon e corrieri vari fanno continui annunci per l’acquisto di furgoni elettrici …
    al 2035 ,secondo me ..
    troveremo ben poche auto e furgoni venduti NON ELETTRICI , e mi sa che saranno fondi di magazzino “vintage”..

    le mie due lire insignificanti

    • Concordo, anche secondo me dal 2030 in avanti ben pochi potranno permettersi il lusso di possedere un’auto termica. I costi, tra carburante e tasse varie per allora saranno diventati proibitivi.

  4. Poi leggi queste cose: https://twitter.com/checovenier/status/1469526283415703552?s=20
    > Addio #motorvalley. La follia suicida di un continente che segue una adolescente passionale invece di usare il cervello

    Con relativo commento da “me l’ha detto mio cuGGino”: https://twitter.com/checovenier/status/1469556857186533379?s=20
    > Vietare vendita auto a combustione interna da 2030 è gretinismo in purezza. Danno enorme beneficio nullo. Lei sa che un’auto elettrica ha impatto ambientale minore di auto equivalente a combustione interna solo dopo il 120.000 km?

    Io ormai smetto di rispondere a sta gente. Probabilmente la realtà darà loro una bella sberla in faccia. Saranno tutti idioti negli altri paesi europei. Già che ci sono farei anche una protesta per i maniscalchi rimasti senza lavoro, visto che non usiamo più cavalli e carrozze come mezzi di trasporto.

      • Per quanto riguarda le colonnine dovresti leggere questo https://fastnedcharging.com/hq/fastned-freedom-plan/ se sai l’inglese. In particolare la fase 3 che riguarda le economie di scala.
        Pensare di ricaricare le auto di tutto il parcheggio di un centro commerciale pieno con delle colonnine da 22kW non ha senso economicamente.
        La soluzione per la ricarica in un mondo ipotetico in cui ci fossero solo auto elettriche in circolazione è molto simile al modello attuale dei distributori di benzina. Stazioni di rifornimento con 8, 16 o 32 colonnine superfast (350 kW o anche di più perché no) alimentate dalla rete di media tensione industriale con una cabina elettrica adeguata. Sosta di 5 o 15 min a seconda di quanto devi caricare e di quanto tempo hai a disposizione.

        • Sì, conosco l’inglese 😉 ed mi sembra un buon articolo, comunque scritto da chi sta sbattendo la testa contro il muro giorno per giorno e si rende conto dei problemi che ci sono, ma cerca di risolverli.

          • Se pensa che nel parcheggio di un centro commerciale debbano esserci 16 colonnine da 350 kW, non ha idea dei costi, dei problemi tecnici, nè di come si ricarica solitamente un’auto elettrica.

          • Ho un’auto elettrica da un anno, 25 mila km. La carico quasi sempre a casa perché io ho questa possibilità.
            Stavo però provando a immaginare un mondo ipotetico in cui tutti avessero solo auto elettriche a batteria.
            Sono dell’idea che con le colonnine fast sarà possibile fare migliori economie di scala.

        • Concordo. Fatta salva, per chi può, la possibilità di ricaricare a casa, non vedo come potrebbe essere altrimenti. Illudersi che l’essere umano medio accetti senza fiatare di cambiare in peggio le proprie abitudini (giuste o sbagliate che siano) è per l’appunto solo un’illusione.

    • Parlare di obblighi e divieti serve solo a scatenare il panico in chi non è pronto e non se la sente proprio di comprare un’auto elettrica (come te mi sembra di capire).
      La strada giusta è effettivamente quella di lasciar decidere il mercato o sarebbe meglio dire i consumatori. È la strada che è stata tracciata più di dieci anni fa da Elon Musk. Nessuno ha mai comprato una Tesla perché l’hanno obbligato a farlo eppure ormai ne vendono un milione all’anno nonostante siano ancora auto costose.

  5. Se verrà potenziata veramente l’infrastruttura di ricarica, saranno le aziende stesse ad abbandonare il termico prima degli obblighi di legge.
    E lo faranno perchè la vendita di elettrica diverrà una valanga.

    • Esatto. Si dovrà spingere per continuare a migliorare l’infrastruttura di ricarica, che sia sotto casa (lampioni per esempio), supermercati, parcheggi pubblici, come anche in autostrada.

    • O si attrezzeranno per conto loro ,
      penso alla logistica
      un furgone elettrico messo in carica in azienda di notte ,
      pronto per lavorare di giorno per almeno 400 km reali sarà la kill Innovation
      se poi l’azienda si organizzerà in turni
      e coprirà i capannoni con fotovoltaico e batterie stazionarie da centinaia di kWh ,
      con il rientro alla base nelle ore centrali
      e magari si attrezzerà con caricatori in DC da almeno 25 kW
      GUADAGNERANNO ANCORA DI PIU
      sommando i costi di manutenzione più bassi al risparmio di carburante

      • E dannoso, aggiungo. Stiamo cincischiando mentre i cinesi, con modelli dignitosi ma nulla più, ci stanno rubando il mercato. Prima prendiamo atto che il termico è finito, meglio è. E non è affatto detto che perderemo posti di lavoro, se sapremo aggiornare le competenze. Sull’idea di escludere le auto di nicchia, mi domando: dove faranno rifornimento queste auto, visto che i distributori chiuderanno quasi tutti?

        • La risposta sta nella sua domanda. La faranno presto quei pochi che non chiuderanno. E facendo due conti della serva, se il discorso partirà dal 2035 almeno fino al 2050 c’è il rischio abbastanza concreto che i pochi distributori aperti tutto sommato non sono nemmeno così pochi.

          • Bisogna vedere quanta strada mi tocca fare per un rifornimento….a quel punto rinuncio alla supercar, se non per tenerla in garage. MI sembra di vedere le parti invertite: saranno le termiche che avranno problemi di poche “colonnine”….

          • Se l’ultima auto a benzia sarà legalmente venduta il 31/12/2034 si possono ipotizzare almeno 15 anni prima di pensare che ci sarà totale penuria di distributori. Ok l’entusiasmo pet quanto leggiamo, ma bisogna essere anche un po’ realisti. E comunque fare il pieno di benzina non è complicato. E si possono portare anche le taniche. La sua Porsche è salva. 😉

          • Eni ha di recente acquisito BeCharge e hanno già cominciato a installare colonnine fast a diversi distributori. Ne ho provati alcuni a Milano e dintorni.

          • La data limite del 2035 non significa che fino a quella data si venderanno quasi solo veicoli a benzina/gasolio, mi aspetto che la prospettiva di acquistare un veicolo con un tecnologia che verrà “abbandonata” diventerà sempre meno allettante all’avvicinarsi a quella data. Se acquisto un veicolo a benzina ora che mancano 13 anni, posso aspettarmi di portarlo a fine vita e non pormi troppi problemi, nel 2030 per esempio le prospettive potrebbero essere diverse e le richieste di auto benzina/gasolio scendere drasticamente. I distributori di carburante secondo me cominceranno a chiudere quando le vendite cominceranno a diminuire. Potrebbe diventare necessario pianificare i rifornimenti di carburante con più attenzione

          • @Ivan aggiungerei anche i costi sempre più alti dei carburanti e le tasse sempre più alte per le emissioni di CO2. Con l’elettrico puoi sempre scegliere il minor costo tra produzione da rinnovabili e da fossile, e io scommetto ampiamente sulle prime visto che il trend è in discesa per le rinnovabili, in salita per i fossili.
            Le fossili “pure” inizieranno a vendere molto meno nell’arco di 5 anni, incluse le full hybrid. Le ibride plug-in potrebbero resistere ancora un po’ per rappresentanti o altre tipologie di lavori ad alte percorrenze giornaliere, ma non saranno economicamente vantaggiose rispetto alle elettriche pure e potrebbero non essere comunque convenienti rispetto a auto con pacchi batteria maggiorati.

      • Sembra che qualcuno ha ingoiato il rospo ed ha pensato che è meglio perdere 50 che 100. Ma sospetto che c’è l’idea del nucleare leggero, dell’idrogeno multicolore tendente al nero e della cattura della co2 con chimica miracolosa. Pessimismo della ragione. Ho firmato la petizione di volata

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