Anche Grillo boccia Alessandra Todde e la sua politica energetica per la Sardegna: “Blocca di fatto le rinnovabili”. L’Elevato si ritrova sulla stessa linea delle principali associazioni ambientaliste. Ma anche di Angelo Bonelli, leader dei Verdi, e di numerosi ricercatori. A difendere la presidente sarda restano Stefano Patuanelli e Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle. Mentre il centrodestra isolano si mimetizza per capitalizzare politicamente la situazione. Assordante, invece, il silenzio del PD nazionale.
Anche Grillo attacca: “Si critica il nucleare, ma si fermano le rinnovabili”
Legambiente, WWF, Greenpeace e lo stesso Bonelli – leader dei Verdi – non sono certo antagonisti del centrosinistra o del Campo Largo. Anzi. Per questo si può comprendere l’astio di Beppe Grillo, ma non si può negare né il suo ruolo da pioniere – pur con qualche ingenuità – né la sua coerenza sui temi energetici. Il suo post, che rilancia l’articolo di un docente universitario ospitato nel suo blog, non appare quindi come una ripicca, ma come la prosecuzione di una posizione storica e riconoscibile.

«Il cosiddetto campo largo (Partito di Oz, PD, AVS, Stefano Patuanelli e soprattutto Matteo Renzi, non scordiamolo) critica il Governo sul nucleare, ma poi blocca di fatto le rinnovabili, con il caso emblematico della Sardegna».
Tutti – e giustamente – criticano l’approccio pro‑nucleare del Governo. Molto chiaro anche oggi Matteo Salvini: «Basta con i “no” al progresso e allo sviluppo. Il nucleare non è una scelta: è un obbligo. Avanti tutta». Ed è proprio qui che si apre il nodo politico: senza una produzione consistente da rinnovabili, i nuclearisti avranno gioco facile.
Le rinnovabili come strumento di sviluppo
Beppe Grillo ripete quello che ha sempre sostenuto rivolgendosi agli ex compagni di viaggio. «Eppure, le rinnovabili in Sardegna non sono un costo, ma un’opportunità di crescita per l’isola: da qui al 2050 potrebbero portare ricchezza per 9 miliardi, oltre 140.000 Unità di Lavoro Annue e ben 12.000 posti di lavoro stabili grazie solo alle esigenze di amministrazione e manutenzione». Cita i numeri del contributo di Marco Bella, ricercatore in Chimica Organica all’Università Sapienza di Roma. Il testo oltre la critica politica riprende lo studio del Politecnico di Milano insieme alle università di Padova e Cagliari che documenta come la Sardegna potrebbe creare lavoro con le rinnovabili.

Quello che non c’è e fa scappare via tantissimi giovani sardi. Senza dimenticare che più impianti di rinnovabili possono portare alla chiusura delle due centrali a carbone, la loro vita è stata prorogata di recente al 2038, e lo stop al metanodotto che secondo Arera avrà un impatto significativo sulle tasche dei sardi.
L’intervista di Todde alla Stampa e la campagna di diffamazione
Jacopo Gasparetti si occupa di comunicazione per la Todde già dal suo incarico come viceministra di Draghi. Ed è stato tra i primi a rispondere al comico postando l’intervista della presidentessa al quotidiano La Stampa. Cosa dice al giornale piemontese? «C’è una campagna di diffamazione, raccontano bugie, parlano senza conseguenze e senza ragione».
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Che la destra faccia opposizione è normale dialettica politica, ma le critiche firmate da Bonelli, Legambiente, Greenpeace, WWF come vogliamo definirle? E i ragazzi sardi di Fridays for Future che scrivono: «La giunta regionale si pone dunque in continuità con la precedente amministrazione, dimostrando ancora una volta di non voler affrontare seriamente la transizione energetica». Per continuare con «La Sardegna ha bisogno di un piano energetico davvero sostenibile, basato sulle energie rinnovabili, non di nuovi progetti che contribuiscono al riscaldamento globale e alla dipendenza energetica».

C’è qualcosa che non torna nella narrazione dell’amministrazione regionale. Dicono che i 240 km destinati alle aree idonee sarde permettono di avere 20 GW di energia pulita, circa tre volte in più dell’obiettivo al 2030. Bene. Ma il piano di metanizzazione? Si parla di necessità dell’industria, ma la situazione sul quel fronte è critica e gli industriali di Oristano hanno pure contestato l’opera, e basta guardare le offerte commerciali per case e uffici per capire che invece di puntare sulla Direttiva Case Green e la decarbonizzazione degli edifici lo scenario è la metanizzazione degli edifici. Quindi non esageriamo con le rinnovabili.


Ciao Gian Basilio, ho trovato questo video fresco di questi gg dove PD nazionale espone posizioni nette sul tema (non ho cercato i Verdi perché di loro ricordo più interviste nette sul tema) e anche un’idea sull’aumentare le compensazioni locali; si trova googlando questo titolo:
” Schlein: “In Italia le bollette più care d’Europa: ecco come ci stanno fregando ”
spiace che Grillo abbia approfittato del tema per metterci una polpetta avvelenata contro PD (suo nemico storico personale) e VERDI, che in Italia sono i gruppi più favorevoli alle rinnovabili anche di grande taglia
e sono il primo a dire che a livello locale in Sardegna non sembra che il PD stia facendo granchè per far cambiare linea alla Todde
però la Sardegna non è “emblematica”, invece è il caso di gran lunga peggiore tra le regioni.. dove una campagna di disinformazione massiccia e quotidiana è stata creata in molti anni tramite stampa e tv locali da un noto esponente di Forza Italia, speranzoso da tempo di gestire gli appalti della metanizzazione
Grillo ha scritto che per cui ha sempre creduto. E’ coerente con la sua politica. In Sardegna il problema non sono tanto i 5 Stelle ma il Pd che dice molto tranquillamente, anche nei comunicati stampa, che il gas si deve portare il prima possibile perché sono stati fatti investimenti ovvero oltre Snam ci sono aziende che hanno già investito e porteranno il gas nelle case e nelle aziende. Questo il problema che poi di riflesso colpisce le rinnovabili. A questo si aggiungono le oltre 200mila firme – ho visto il modo con cui sono state chieste – dei NOWATT (basta leggere le sei pagine della Pdl Pratobello) che fanno elettoralmente paura quindi via all’inseguimento del consenso. In Sardegna tutto è più evidente ma ci sono esponenti del campo largo in tutta Italia che partecipano a comitati. C’è una discrepanza tra politica locale e nazionale. Bonelli critica la Todde sulle rinnovabili e lei cosa risponde – intervista a La Stampa – “i verdi in Sardegna votano con noi”. Prodi oggi ha chiesto uno slancio al Campo Largo sul programma, sarebbe buono leggere in modo dettagliato cosa si propone sul tema rinnovabili.
..prima una battuta:
” Grillo è coerente con la sua politica ”
” il problema non sono tanto i 5 Stelle ”
..mi sembrano due affermazioni molto forti 🙂
dopodiché se mi dici che il PD locale approva il piano attuale di metanizzazione mi fido e mi dispiaccio
non mi fido invece delle interviste alla Todde, già sentita più volte riscrivere la realtà secondo me in modo spudorato
se come dice i partiti in coalizione “votano con lei”, bisognerebbe vedere quando e come.. se hanno posizioni critiche ma non vogliono rischiare che la giunta si spacchi, o se spingono quanto lei nella sua stessa discutibile direzione
per es. la moratoria delle installazioni in sardegna, o la recente richiesta di Todde in Consiglio dei ministri di fermare anche le 30 autorizzazioni che per una volta il MASE e il MIT stavano per riuscire a concedere, per poi di questa “impresa” farsene una bandiera sui socials
perchè a livello di dichiazioni pubbliche, che contano molto, a cavalcare sui media le campagne di disinformazione sulle rinnovabili di grande taglia, ricordo tutti partiti della destra e purtroppo spesso anche il M5S
PD e Verdi a livello nazionale e di solito anche regionale sono apertamente favorevoli alle rinnovabili di grande taglia nelle dichiarazioni e nei programmi, e infatti criticano le scelte in Sardegna
hanno almeno un punto di partenza migliore, con cui poi affrontare sul territorio locale gli atriti e/o le furbizie politiche, anche la gara a essere non meno populisti degli altri avversari politici, gara che in Sardegna è portata ad alti livelli di pressione dall’intensità delle campagne mediatiche contro le rinnovabilli
mentre in altre regioni come Sicilia e Puglia, (Lazio, Emilia, Campania?) i progetti approvati, voluti, non così ostacolati, si moltiplicano c’è la percezione della ricchezza che portano in tanti sensi
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a parte la discussione su chi tra i gruppi politici sta mostrando meno coraggio degli altri, di fondo c’è un problema a livello regionale, che è stato esacerbato del recente decreto nazionale aree idonee:
il governo ha concesso libertà alle singole Regioni di rivedere abbastanza liberamente parte dei criteri di assegnazione delle aree idonee e dei criteri autorizzativi, e al tempo stesso ha riinviato l’entrata in vigore del prezzo PUN zonale, o meglio, è in vigore, ma con un meccanismo che per ora lo annulla
quindi a livello politico Regionale, potendo esercitare questa libertà anomala, si ottiene un premio in visibilità presso alcuni gruppi di elettori se ci si oppone alle rinnovabili di grande taglia, mentre non si ottiene un premio se le si favoriscono.. così scatta la gara al populismo,
..se il politico Caio dichiara di volere e potere abolire le tasse riscosse regionalmente, il politico Sempronio per non sembrare il cattivo gli va dietro con dichiarazioni simili
andrebbero limitati i poteri recentemente concessi alle Regioni dal decreto nazionale aree idonee (che in pratica si è lavato le mani a livello nazionale, a fatto scarica barile) e rimessi a posto i contrappesi:
aumentare i premi economici e politici regionali chi installa rinnovabili di garande taglia, o almeno pubblicizzare di più i premi economici già ora previsti a livello Comunale… esempi:
— pubblicizzare di più le compensazioni locali ai Comuni date dagli impianti rinnovabili, ora pari al 3-4% del fatturato lordo della vendita energia degli impianti, che per un Comune sono tante entrate, oltre agli affitti dei terreni
— magari aumentate le compensazioni per i Comuni che decidono di garantire un sostegno politico ad un progetto, facilitando/velocizzando le autorizzazioni a livello Regionale;
all’estero in zone difficili hanno proposto di portare le compensazioni a un fisso 0,3 centesimi al kwh di elettricità venduta degli impianti alla rete; 0,3 cents al kwh è molto più del 3-4%, ma é comunque meno dei sovracosti che hanno ora i progetti per via dei tempi infiniti degl iter di approvazione e i vari ricorsi in tribunale e spese in consulenze legali
— far partire reamente i prezzi PUN zonali differenziati, così le Regioni con più rinnovabili pagaranno meno l’elettricità, e il politico di turno potrà prendersi il suo “premio” in visibilità per aver sostenuto le installazioni
— e/o dare una parte delle compensazioni per le spese Regionionali, con cui poter fare cassa
— favorire i progetti che vendono quote di azionariato agli abitanti locali e/o sconti sulla corrente
perchè tra i sardi contrari alle rinnovabili, mi sembra ci si una parte più “possibilista” che non dice il tormentone del sono “brutte”, ma piuttosto “mi sento sfruttato se altri guadagnano facendo energia”
siccome (sbagliando dico io) non riesce a percepire i tanti vantaggi indiretti per la comunità delle istallazioni, vorrebbe vedere un maggiore guadagno diretto.. ottenere un “pizzo” locale più alto ..
“a me che me ne viene?” .. diceva un pastore intervistato, aggiungendo che in realtà conosce già questi impianti e non gli danno fastidio, ma appunto voleva qualcosa in cambio per non opporsi.. alzare le compensazioni alzerebbe il premio, e romperebbe la narrativa tossica ma sentita in sardegna del “vengono a sfruttarci”
.. questo per aiutare a velocizzare le autorizzazioni Regionali, che sono quelle necessarie per gli impianti di taglia media..
..ma poi, per gli impianti più grandi, bisognerebbe mettere mano anche a Roma, al Mase e al Mit e alla commissione autorizzazioni nazionali, e sistemare i decreti normativi sabotanti recenti, senza aspettare come ora che lo facciano (però più lentamente) le continue sentenze dei tribunali Tar che riscrivono a forza una riga alla volta le parti più fallate dei decreti