Altro fallimento Sono Motors: neppure la conversione ai pannelli solari per mezzi pesanti e auto è riuscita. Tutti i beni in vendita.
Altro fallimento Sono Motors: flop anche nel fotovoltaico per veicoli

L’azienda parla di “10 anni di attività pionieristica” giunti al capolinea con procedura di fallimento. Ma Sono Motors viene da un altro clamoroso flop: il lancio di una citycar tutta ricoperta da pannelli solari, la Sion. Un progetto fallito ancor prima di mettere in vendita l’auto. Il know-how acquisito era stato utilizzato per diversificare l’attività nella fornitura delle coperture fotovoltaiche per altri mezzi. Ma ora una nota su LinkedIn informa che “l’attività è in vendita. L’intero portafoglio di proprietà intellettuale e l’elettronica di potenza possono essere acquisiti con effetto immediato...” . L’attività è cessata il 31 luglio, con l’avvio della procedura di insolvenza. L’azienda spiega di non essere più riuscita a ottenere finanziamenti. Nonostante “intense e promettenti discussioni con gli investitori nell’ambito di una fase di ristrutturazione“.
“Tecnologia unica sviluppata in un decennio”

La procedura è diventata necessaria dopo che il principale investitore, Sono Group N.V., ha annunciato il ritiro dalla divisione solare in marzo. Ora in vendita ci sono il marchio Sono Solar e il business B2B associato come fornitore di tecnologia solare per produttori e flotte di veicoli. Gli amministratori delegati Denis Azhar e Jan Schiermeister si stanno concentrando sulla vendita del portafoglio tecnologico principale. Tutta la proprietà intellettuale (IP), i componenti hardware e la documentazione tecnica sono all’asta. Spiega Azhar. “Conosciamo il valore della tecnologia che il nostro team ha costruito. La tecnologia di un decennio di mobilità solare è unica. Il nostro obiettivo ora è trovare acquirenti che diano continuità ai nostri prodotti”.
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Purtroppo l’accesissima concorrenza tra big e startup cinesi ha portato in pochi anni ad una guerra di sopravvivenza che sta falcidiando tanti interpreti diversi delle tecnologie, premiando spesso quelle più facilmente distribuibili piuttosto che le più interessanti (Sonos poteva essere magari molto apprezzata nei mercati africani, che non hanno reti distributive affidabili nè per gli idrocarburi nè per le ricariche elettriche… ma piccole vetture “autarchiche” possono contribuire a forme di micro-mobilità locale ed alla portata di budget limitati).
In alcuni casi può capitare di perdere un’azienda partner che assicurava i capitali necessari agli sviluppi del prodotto ed arrivare alla produzione di massa (e recentemente, giorni fa, il fondo sovrano P.I.F. dell’Arabia Saudita ha rinnovato l’apporto di capitali alla Lucid, che altrimenti sarebbe andata nuovamente in crisi viste le attuali politiche contrarie dell’amministrazione Trump).
Speriamo che il portafoglio licenze di Sono Solar finisca in mano ad altri sviluppatori più capitalizzati ed interessati a proseguire lo studio di prodotti innovativi piuttosto che nei cassetti di qualche competitor interessato a far sparire certe tecnologie.
niente di nuovo , la cosa si è vista anche nell’industria del termico: benelli, bimota, ducati, laverda, piaggio , gillera, mondial, innocenti, lambretta, morini, bianchi, atala, garelli, sertum , bsa, parilla, norton, garelli,frera, MV, aprilia, guzzi e quante ne rimangono?
…ed intanto “corrono” pure le voci sulla vendita di Ducati da parte di VW..