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Alluvione in Romagna 2/ Tutti i rischi di un’auto elettrica

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alluvione in romagna
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L’alluvione in Romagna continua a far discutere i lettori di Vaielettrico, pronti a cogliere un’ inesattezza nel nostro primo articolo riguardo alla tenuta stagna del pacco batteria. Torniamo sull’argomento per chiarire meglio la possibile conseguenze e i rischi di una prolungata immersione in acqua di un’auto elettrica. Inviate i vostri questiti a info@vaielettrico.it.

Le batterie non sono “ermeticamente sigillate”

Sarebbe bello conoscere come meglio contersi in caso di alluvioni come in Emilia Romagna. Grazie, fiducioso in una vostra porgo i miei più cordiali saluti„ Giulia Perini e Giuseppe Perini
“Vi scrivo per segnalare un’inesattezza contenuta nell’articolo in oggetto. Quando viene scritto (o riportato dalla vostra fonte) :” Le batterie di trazione delle auto elettriche, ci ha confermato, sono ermeticamernte sigillate. Sono tutte certificate secondo la normativa IP (international Protection) 66″. Si tratta di una grossa inesattezza.
Come dice il codice IP da voi correttamente citato il secondo numero (6) indica appunto la protezione da liquidi e il 6 è solo come correttamente riportato una protezione contro getti qui di ben lungi dal poter essere considerata come stagna come scritto.
Se il grado di protezione fosse IP67 sarebbe protetta da IMMERSIONE TEMPORANEA mentre se fosse IP68 sarebbe protetta e da immersione permanente quindi approssimativamente considerabile come da voi riportato “sigillata”.
Il problema (e l’inesattezza di fondo) è che le batterie per autotrazione non possono per motivi tecnici essere sigillate! Questo perché la temperatura all’interno variando continuamente farebbe aumentare e diminuire la pressione dell’aria contenuta all’interno dell’involucro. Esistono pertanto delle valvole di degassamento che permettono una leggera permeabilità in modo da compensare la differenza di pressione tra batteria e l’ambiente esterno. Queste valvole così come il resto della giunzioni degli involucri sono quindi resistenti ai getti d’acqua ma sicuramente in caso di immersione prolungata non possono garantire la tenuta. Corrado
alluvione in Romagna
Centinaia di auto sono finite sott’acqua nell’alluvione che ha devastato la Romagna

Il vostro commento è abbastanza patetico

Buongiorno Ho letto le vostre spiegazioni sulla protezione IP66 delle auto elettriche
E non le condivido. Le auto sono state sommerse dall’acqua e quindi la protezione all’acqua dovrebbe essere almeno 7. Mi sembra comunque strano che le auto abbiano solo
La protezione 6. In questo caso le precauzioni prese a Ravenna sarebbero più che giustificate.

Avvertenze specifiche dovrebbero quindi essere date a tutte i possessori considerando la frequenza di allagamenti sulle nostre strade (credo e spero che almeno siano riportate nei manuali di utilizzo. Nessun venditore si premura di toccare questo argomento). Non mi è particolarmente simpatico Porro ma trovo il vostro commento abbastanza pateticoLuigi Cantarini

Non per polemizzare ne per dare uno spunto a Porro che peraltro non piace neanche a me ma solo per puntualizzare che la tenuta ” stagna ” delle batterie è testata per una durata limitata mentre là si parla di un’immersione di giorni e dunque qualche dubbio rimane. Grazie e scusate   U. Antolini

La IP66 non basta; dovrebbe essere da 67 a salire

Ho letto del dibattito relativo al potenziale innesco di batterie e sarebbe opportuno chiarire al pubblico, per onestà intellettuale, che una certificazione ip66 non elimina né tantomeno riduce il rischio di incendio di una batteria in caso di alluvione. I gradi di protezione all’acqua dichiarabili a livello internazionale sono 9, dove la protezione 7 (tipicamente utilizzata quando si parla di oggetti”waterproof”)  prescrive un test di 30 minuti dell’oggetto immerso ad una profondità di 1m.
Poiché nemmeno una certificazione ip68 (la seconda cifra è relativa all’acqua, la prima alla polvere, vedi Wikipedia) riuscirebbe a garantire una certezza assoluta di protezione da ingresso di acqua in situazioni come quelle che abbiamo vissuto recentemente, va da sé che la risposta del fornitore “le batterie sono ermeticamente sigillate” è fuffa tanto quanto il blabla di altri giornalisti detrattori dell’elettrico.
Giusto per intendersi, in applicazioni marine è prassi consolidata utilizzare equipaggiamenti certificati ip68. In soldoni, il problema alluvione ed auto elettriche esiste, non è da sottovalutare, il comune di Ravenna ha effettivamente agito in maniera corretta (consapevolmente o meno non importa) e sarebbe opportuno chiedersi quali dovrebbero essere le buone pratiche in caso di rischio alluvione per chi ha auto elettriche, non ultimo, capire quanto si possa ulteriormente migliorare la costruzione di una batteria ad oggi. Vi ringrazio comunque per il lavoro che svolgete quotidianamente per la divulgazione di informazioni corrette sulla mobilità elettrica Bruno

C’è anche il rischio di elettrocuzioni?

Vorrei che VaiElettrico non possa essere contestabile, devo segnalare un errore. Luigi De Rocchi di COBAT afferma che le batterie degli EV hanno un grado di protezione IP66, può darsi che sia vero, io non ho accesso a questi dati. Purtroppo il grado di protezione IP66 non garantisce dall’entrata di acqua quando il veicolo è immerso per molte ore. Il grado di protezione IP67 garantisce la protezione fino ad un livello di acqua di 1 metro sopra la base della batteria, per un tempo massimo di 30 minuti. 

Il grado di protezione IP68 garantisce la protezione fino ad un livello di acqua maggiore di 1 metro sopra la base della batteria, per un tempo indefinito. Purtroppo la norma IEC 60529 non definisce il livello dell’acqua per poter dichiarare l’IP68. L’acqua sporca nella batteria o nel suo BMS può fare danni notevoli, anche facilitare un surriscaldamento. Se è vero che ci sono batterie IP66, il rischio c’è e ha fatto bene il sindaco di Ravenna. C’è anche il problema delle possibili elettrocuzioni quando l’alta tensione si disperde in acqua: https://www.axu.it/sos „ Mario Maggi

Un grazie ai lettori, siamo stati imprecisi

Risponde Massimo Degli Esposti- Ringraziamo i molti lettori che dalle pagine dei commenti e scrivendo a info@vaielettrico.it hanno sottolineato una nostra imprecisione. Sottolineo “imprecisione” a beneficio di chi, definendo “patetico”, “fuffa” o “bla bla” il nostro articolo, sembra gongolare cogliendoci in fallo. E non parliamo dei paragoni con i soliti Porro o Meteoweb, siti dedicati alla sistematica disinformazione (il secondo scrive testualmente “Adesso si stanno verificando le prime esplosioni: una volta tolte dall’acqua, nelle ore e nei giorni successivi, le batterie esplodono e i mezzi prendono fuoco“). Ogni commento è superfluo.

Noi, e non il nostro interlocutore Luigi De Rocchi di Cobat, abbiamo semplificato definendo  “ermeticamente stagno” il contenitore del pacco batterie. Questo è certamente inesatto perchè fa pensare a una certificazione “water proof” di massimo livello IP che le metterebbe al riparo da immersioni complete, prolungate e in profondità. Fornendo però il riferimento della certificazione richiesta (IP66, dove il primo numero si riferisce alla resistenza alle infiltrazioni di polvere e il secondo a quelle d’acqua) e riportando testualmente cosa prevede, crediamo di aver dato un’informazione corretta. Infatti concludiamo ribadendo che le precauzioni raccomandate dal Comune di Ravenna per le auto elettriche finite sott’acqua, cioè la quarantena di 15 giorni all’asciutto prima della riaccensione, ci sembrano di assoluto buon senso.

Finchè sott’acqua, nessun rischio d’incendio

Non c’è pericolo di incendio, infatti, nei i minuti o nelle ore in cui l’auto è sommersa, come è avvenuto dopo l’alluvione in Romagna: proprio l’acqua, mantenendo bassa la temperatura interna della batteria e impedendo l’aflusso di ossigeno, impedisce alle celle di innescare il Thermal Runaway, cioè il surriscaldamento e la combustione. E’ un fenomeno che può presentarsi invece quando l’auto, estratta dall’acqua, comincia ad asciugarsi esternamente conservando all’interno del pacco batterie tracce di umidità o infiltrazioni di acqua attraverso le  valvole di controllo della pressione interna.

In quella situazione può verificarsi un cortocircuito  fatale. Il provvedimento del Comune di Ravenna, del resto, si ispira al documento ufficiale dei Vigili del Fuoco “Linee guida in caso di interventi su veicoli elettrici” che potete leggere integralmente qui.

Alluvione in Romagna, cosa dicono i Vigili del Fuoco

Di seguito riportiamo una sintesi del capitolo dedicato all’argomento:

Immersione della vettura in acqua. I veicoli elettrici o ibridi sono progettati per essere sicuri anche in caso di immersione in acqua dolce (fiumi, canali, laghi). Il pacco batterie e gli elementi ad alta tensione sono elettricamente isolati dalla carrozzeria, non è possibile che l’acqua intorno al veicolo venga caricata elettricamente. Sono poi disponibili molti dispositivi di sicurezza: per esempio il sistema si disalimenta automaticamente in caso di cortocircuito. Basta quindi procedere alle medesime operazioni che si effettuano in caso di immersione di un veicolo tradizionale. Il sistema ad alta tensione (HV) è isolato dal telaio ed è progettato per NON provocare uno shock e NON eccitare l’acqua circostante.

Suggerimenti per pratiche di risposta sicure Veicoli immersi: evitare il contatto con componenti ad alta tensione (HV), cablaggio o interruzioni di servizio su un veicolo sommerso. Se possibile, disinserire l’accensione in un veicolo sommerso, ma non tentare altre attività di disattivazione. L’immersione nell’acqua (specialmente acqua salata) può danneggiare componenti a bassa e ad alta tensione. Anche se non è un evento comune, ciò potrebbe comportare un cortocircuito elettrico e un potenziale incendio una volta che il veicolo non è più immerso. Le batterie ad alta tensione (HV) danneggiate possono produrre gas infiammabile. Lo “sfiato” dell’abitacolo è consigliato una volta che il veicolo è fuori dall’acqua.

Il cortocircuito non è un evento comune

Se non si riesce a spegnere l’accensione, attendere fino a quando il veicolo non è più immerso e viene liberato dall’acqua, prima di tentare di disattivarlo. In alcuni casi, può capitare di vedere piccole bolle provenienti da una batteria ad alta tensione (HV) immersa. Questo è indicato come micro-gorgogliamento, ma NON indica un pericolo di scossa elettrica e NON eccita l’acqua circostante.

Alluvione in Romagna: come si nota, accanto alla Nissan Leaf andata a fuoco a Ravenna c’è un’altra auto elettrica totalmente integra

Ecco dove si annida il rischio di incendio

Veicoli precedentemente immersi: il personale deve indossare dispositivi di protezione individuale antincendio (DPI) e un autorespiratore quando lavora con veicoli precedentemente sommersi e danneggiati. Deve disattivare il veicolo bloccando le ruote, posizionare il cambio in modalità parcheggio, e rimuovere la chiave di accensione e/o scollegare la batteria da 12 V. Deve evitare il contatto con una batteria ad alta tensione (HV) danneggiata, in quanto potrebbe esserci un rischio di shock significativo. Una batteria HV dovrebbe sempre essere considerata come contenente una carica e non dovrebbe mai essere toccata o aperta. Non interagire con i veicoli che presentano segni di batterie ad alta tensione (HV) danneggiate o surriscaldate, tra cui perdite di liquidi, scintille, fumo, rumori di bolle e/o odori insoliti. Se si rileva uno di questi segni, prestare particolare attenzione.

Conclusioni sugli interventi dei soccorritori. L’intervento in emergenza su una vettura elettrica presenta per i soccorritori maggiori complicazioni rispetto a quello su una vettura “normale”. Non necessariamente invece si tratta di un intervento più pericoloso dal punto di vista dell’incendio e dell’esplosione, dato che su molti modelli non è presente nessun serbatoio di combustibili liquidi o gassosi. Si tratta in ogni caso di interventi che richiedono una accurata formazione preventiva».

Come informarsi? Una breve guida

Il documento prosegune segnalando un nutrito elenco di altri materiali informativi. La National Fire Prevention Association (NFPA) statunitense ha sviluppato un apposito Alternative Fuel Vehicle Safety Training Program e ha predisposto un apposito sito web (qui) con informazioni anti incendio dei veicoli elettrici. Tra questi, le raccomandazioni di tutte le prinicipali case auto relative ai propri modelli.  Un altro sito segnalato nel documento è quello dell’ U.S. Department of Energy (qui), dove si possono trovare altri dati sulle vetture elettriche.

Elettriche e termiche, rischi a confronto

Concludendo Catastrofi come l’alluvione che ha colpito la Romagna comportano rischi per i veicoli elettrici? La risposta è sì. Che tipo di rischi? Praticamente nessuno per automobilisti e soccorritori (con le dovute competenze). In alcuni casi, ma non sempre, il veicolo elettrico può incendiarsi, una volta estratto dall’acqua. Rischia di più un veicolo elettrico o uno termico? Motore e meccanica a parte, il danno può essere in entrambi i casi tale da consigliare la rottamazione dell’auto. Nelle auto termiche una completa revisione di motore e parti meccanice (cambio, differenziale) è inevitabile. Nelle auto elettriche può facilmente accadere che non vi siano danni gravi e che l’auto, una volta asciutta e a quarantena finita, possa ripartire senza ulteriori interventi, se non sulla carrozzeria. Ma può anche succedere che prenda fuoco, come è successo alla Nissan Leaf del concessionario Renault-Nissan Destauto .

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Phoenix
Vesper
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35 COMMENTI

  1. Oggi da Tecnomat.

    Parcheggio molto grande con diverse postazioni (circa 12) “riservate” alle auto a pile con colonnina.

    Oggi è festa ma Tecnomat è aperto quindi parcheggio strapieno.

    Dei posti con colonnina riservati alle auto a pile solo uno era occupato da una Wolswaghen elettrica. Gli altri, tutti da auto termiche.

    Scenetta fantastica: posto auto a pile occupato da Fiat Fiorino bello antico appena arrivato con due tizi dentro probabilmente muratori o idraulici. Ma comunque belli ignoranti. Passa un tipo con una Tesla bianca e gli fa notare che quel posto sarebbe riservato alle auto elettriche.

    I due tizi prima non capiscono bene poi si guardano intorno, poi fra di loro. Capiscono di cosa il tipo in tesla stava parlando (tutto nel giro di pochi secondi). Scendono dal Fiorino senza manco rispondergli, uno dei due gli matte una mano sullo sportello/finestrino aperto, mano che era grossa come la zampa di un gorilla, gli si avvicina con la faccia e gli dice “vatte a trovà nartro posto và”. E se ne va via. Il tizio con la tesla per ovvi motivi fa pippa e se ne va.

    Ora sicuramente ci sarà chi dirà: eh ecco l’italiano medio! Eh ecco se facciamo così rimaniamo sempre indietro! Eh bastava chiamare la polizia municipale (che non sarebbe MAI venuta. Io sono rimasto con la macchina bloccata da uno in doppia fila per quasi 3 ore e la polizia municipale che ho chiamato 10 volte mi diceva che non avevano auto disponibili)! Bla bla bla tutte le solite cose.

    Insomma, si può dire quello che si vuole ma qui nel centro Italia e , ancora di più nel sud Italia, l’espansione delle auto a pile, che richiedono rigore, ordine ed educazione civica, rimangono e rimarranno un’utopia. Una chimera. (ecco, qualcuno dirà, manca l’educazione civica! Siamo un popolo di ignoranti! Bla bla bla).

    Fatevi un giorno un bel giro di persona nei quartieri più densamente popolati e popolari di qualunque città dal centro al sud Italia. Roma( Garbatella, Magliana, San Basilio,…) Napoli (Scampia, Spagnoli, Secondigliano,…) etc etc. Decine di milioni di persone. E chiedete loro cosa ne pensano dell’auto elettrica e della transazione green (imbroglio green).
    Preparatevi a ricevere un bel vaffa e un mestolo in testa.

    L’elettrico è inesorabilmente e imprescindilmente destinato a rimanere un mercato di nicchia. Un mercato per “chi può” e per “chi vuole” (io per esempio posso ma non spenderò mai e poi mai 2 centesimo per un auto elettrica. MAI. . E in Italia ci sono 50/52 milioni di italiani che non possono e né vogliono.

    Comunque già raggiungere un 10/15% della popolazione italiana completamente ed esclusivamente eletrrificata entro 10/15 anni, sarà già un enorme (forse non realistico) traguardo.

    • Mi sfugge solo se il suo intervento sia:
      L’esaltazione dell’ignoranza
      Uno sfoggio di arroganza.
      La prova provata di quel che diciamo da tempo: il limite alla più ampia diffusione della mobilità elettrica non è più l’auto, ma la testa e i pregiudizi degli italiani che lei (non noi) descrive felici e quasi orgogliosi di reppresentare la retroguadia d’Europa.

    • Non si preoccupi Fabio, ci penseranno gli sceicchi a far cambiare idea, anche agli italiani.
      La cosa importante è non farsi trovare impreparati, giusto!?

    • L’ignoranza degli italiani è alla base della scarsa propensione all’acquisto di un’auto elettrica: lo sappiamo, grazie, ce ne dai solo conferma.

      Tra l’altro trovo nel racconto uno spunto che secondo me dovrebbe farci riflettere e lo avevo già ribadito in altri commenti: di fronte all’ignoranza, una soluzione potrebbe essere quella di mettere le colonnine in posti un po’ più defilati, invece che comodi vicino agli ingressi, almeno sarà più difficile trovare i trogloditi che fanno gli spacconi.

    • Poffarbacco, non avrei mai pensato che i rischi per allagamento di una batteria non IP68 dipendessero dai posti riservati per auto elettriche occupati da Fiorini.

  2. “La IP66 non basta; dovrebbe essere da 67 a salire”
    Ho letto da più fonti che la normativa europea prevede che un veicolo elettrico è a norma se resiste alle infiltrazioni dopo un bagno di 30 minuti a 1 metro di profondità.
    La definizione di IP67 è proprio questa e che le condizioni di prova sono
    “L’involucro viene immerso completamente in acqua. Profondità di immersione: 1m; Durata della prova: 30min”.

    Da verificare: Le batterie per auto a norme Europee SONO GIA’ IP67

  3. Siamo quasi a bocce ferme. Abbiamo i numeri ? quante auto elettriche si sono incendiate in questi giorni? qual è la loro percentuale rispetto alle elettriche alluvionate ?
    Interessante anche il discorso “auto da buttare”. Nel 2013 in una delle alluvioni liguri, il mio garage è stato allagato e la mia Dacia Duster aveva l’acqua al cruscotto. Con un pò di manutenzione e pulizia motore dal meccanico e tanta pazienza nel ripulire gli interni ce la siamo tenuta ancora quasi 10 anni e 150mila km. Sarebbe interessante sapere se la mia ID.3 sopravviverebbe a quella esperienza.

  4. E siccome sono di Forlì vi dirò che il mio amico avrebbe potuto schiantare la sua Panda metano (un po’ più giovane della mia). Ieri mi ha riportato l’idropulitrice che gli avevo prestato e si è lamentato della temperatura dell’acqua che saliva. La moglie o la figlia se ne sarebbero accorte? Le mie no.
    Guardiamo il livello dell’acqua, sembra a posto, poi guardando bene…il radiatore era completamente occluso dal fango. In questi giorni era solo andato ad aiutare suo suocero (via Padulli) passando sul fango dell’alluvione. Figurarsi se fosse stata a mollo, si parla di fango non di semplice acqua.

  5. Ma quasi tutte le batterie attuali non sono raffreddate a liquido? Tranne quella della mia ZOE.
    Sono già a mollo in qualche liquido, come faranno a riempirsi di acqua se sommerse?
    Non avete mai messo a mollo in acqua fresca di un ruscello la bottiglia chiusa e piena della vostra bevanda preferita? L’avete ritrovata annacquata?

    Poi per conoscenza vi dico che nei miei primordiali tentativi di fare scatole “porta elettronica” IP68 mi sono imbattuto nel fatto che le 2 cifre riguardano polvere e acqua, non aria e … entra aria umida…esce aria asciutta…entra aria umida…esce aria asciutta…e dentro si riempie di acqua.
    Per i miei lavori uso l’impermeabilizzazione a “sandalo”, termine importato dal mio primo lavoro in MARPOSS. Adesso esistono tappi con scarico a coclea che permettono la fuoriuscita della condensa ma la difficilissima entrata di acqua, anche nei sottoscocca dei camion.

    • “Sono già a mollo in qualche liquido, come faranno a riempirsi di acqua se sommerse?” è l’obiezione che ho fatto io con alcuni amici e mi hanno risposto, a mio avviso correttamente, che le singole batterie non sono immerse nel liquido, ci sono scambiatori di calore, per la necessità di avere sfiati per eventuale fuoriuscita di gas, probabilmente sono valvole che si aprono con una minima pressione: questo garantisce che siano IP66, ma in caso di 2 o 3 metri di acqua, la pressione inversa potrebbe benissimo creare infiltrazioni, perchè non sono IP68. Probabilmente 40 cm di acqua (più che sufficienti per immergere una batteria completamente, dato che è nel sottoscocca) NON ha pressione sufficiente e resiste, ma 2 metri…
      So per certo (perchè successo ad utente di un forum che ha avuto un “buco” nel pacco batterie con conseguente infiltrazione) che nel pacco batterie Tesla c’è il sensore umidità.

      • @Guido. sull’argomento sono profondamente ignorante, quando ero in “fermo anca” e mi sollazzavo a leggere e informarmi ricordo che Tesla S aveva dei “serpenti” di alluminio che passavano tra le 1865, non ricordo se fossero serpenti percorsi da liquido di raffreddamento. Tesla S aveva 16 moduli, M3 ne ha 4 e non so come siano. In quel periodo leggevo che per le 4680 era previsto il completo annegamento in particolare liquido refrigerante non conduttivo studiato in collaborazione con …???
        Parlando coi tuoi amici ricorda loro che se c’è una valvola monodirezionale in un qualsiasi circuito di raffreddamento questa è per spurgare l’eventuale sovrapressione del circuito. Ricorderai quando apri il tappo del radiatore a motore caldo. Voglio vedere a che profondità devi immergere un normale radiatore auto per far entrare acqua. La valvola di sovrapressione c’è ancche in tutti i circuiti domestici di Acqua Calda Sanitaria perchè in entrata acqua potabile è obbligatoria un valvola di non ritorno e se hai pompa di calore o solare termico l’aumento del volume per innalzamento di qualche decina di gradi è di qualche decina di litri e se i vasi d’espansione sono scarichi…
        per esempio https://www.manomano.it/p/valvola-di-sicurezza-per-scaldabagno-misure-3-8-2633619
        Se percaso c’è una valvola, questa certamente può fare uscire liquido ma non certo lo fa entrare, a qualsiasi pressione.

  6. Scusate, chiedo alla redazione e a qualche tecnico più informato di me.
    Se non sbaglio si parla di pacchi batteria.
    In molti hanno paura di incidenti con auto BEV. Okay ci può stare. Ma i pacchi sono composti da tante pile (mi prendo un po’ di libertà nel descrivere la singola cella). Se non sbaglio se ci fosse un incidente che aprirebbe il pacco, il tutto si ridurrebbe in una dispersione delle pile all’esterno e quindi alla caduta del potenziale del pacco, quindi anche della corrente che dovrebbe essere rilasciata.
    Mi sbaglio?

    • Le probabilità di un incendio in auto in caso di incidente sono maggiori in un’auto a benzina. È un falso problema. Al più c’è il maggior costo di riparazione per l’auto elettrica. L’auto elettrica in casi di imprevisto (incidente, alluvione) può costare moooolto di più.

    • Se il pacco viene danneggiato le celle possono andare in corto circuito, riscaldarsi e incendiarsi e propagare l’incendio alle celle.vicine. La probabilità è bassa, ma se il pacco è molto danneggiato i sistemi di protezione potrebbero non riuscire a evitare il propagarsi delle fiamme.

  7. A me va bene che si faccia di tutto per la sicurezza delle auto elettriche, anche l’ IP68 e l’ elica sul retro auto per viaggiare durante le alluvioni. Certo è che se negli ultimi trent’anni avessimo fatto un decimo di quello che è stato fatto per la sicurezza delle auto per la sicurezza del territorio e del sistema viario non avremmo un caso Romagna e tanti altri passati e un po’ meno di quei 1500 e passa morti sulle strade.

  8. I quesiti posti da Enzo paiono pertinenti e di assoluto buon senso.
    Cozzano però con il sentire della vulgata popolar-politico-imprenditoriale per i quali non esiste alcun problema di riscaldamento globale, nessuna emergenza che comporti fenomeni climatici eccezionali e frequenti… salvo spacciare per certo che d’ora in poi vivremo tutti sotto alluvione permanente.
    Il problema esiste e probabilmente verrà sempre più preso in considerazione anche in fase di progettazione… da qui a farne propaganda terroristica ce ne passa.
    Batterie? Prima o poi la loro sostituzione in termine di costi diverrà “un fatto normale” come sostituire un motore, forse meno.

    • “Cozzano però con il sentire della vulgata popolar-politico-imprenditoriale per i quali non esiste alcun problema di riscaldamento globale”
      Cosa ci vuoi fare, devono vendere gli ultimi decenni d investimenti su motori a combustione interna a gente che ti dice “non andrò mai più all’EICMA perché ormai ci sono solo dei frullini” o che ti dice “Si, ma se vai da RE a RN devi ricaricare!” e quando gli chiedi cosa significhi “ricaricare!” fanno scena muta.
      L’ignoranza la cavalcano fin troppo bene bene i venditori di petrolio e auto mangia-petrolio, in una nazione con dei livelli di scolarizzazione così bassi che ti chiedi cosa ci facciamo in Europa. Porro e soci in nord Europa sarebbero degli zimbelli

  9. Beh, diciamo che il fenomeno del “Thermal Runaway” è poco probabile a seguito di immersione in acqua a meno che non sia acqua di mare che ha una conducibilità più elevata. Casomai tale pericolo è molto più probabile a seguito di un violento incidente che danneggi il pacco batterie e provochi la rottura del setto separatore di qualche cella e anodo e catodo vengono a contatto diretto. Ma anche se ci fosse 1 probabilità su 1 milione che ciò accada io il rischio di finire bruciato vivo non vorrei mai correrlo e pensate che succederebbe se nella auto ci fossero i vostri familiari.
    E questo problema si aggiunge a tutti gli altri tra cui: problemi di ricarica + costo di acquisto maggiore + necessità di potenziare la rete elettrica nazionale + necessità di creare aziende per lo smaltimento batterie esauste + ecc… ecc…
    Ma tutti questi problemi perché si affrontano? Solo per un motivo politico – ideologico che si dice che si vuole limitare le emissioni di CO2 e fermare la crisi climatica. Ma anche ammesso che sia vero che la crisi climatica dipende dall’uomo rendiamoci conto che questa cosa dell’auto elettrica è solo una cosa europea che riguarda 500 milioni di persone. Ma se le altre 7,5 miliardi di persone che stanno sul nostro piante se ne fregano della crisi climatica ecco che tutti gli sforzi europei non serviranno a nulla.
    E alla fine uno spende un sacco di soldi per comprarsi una EV + deve avere problemi a per ricaricarla + deve pure avere la paura dell’incendio e tutto questo per nulla.
    Tutto questo dovrebbe far riflettere.

    • Se è davvero una “cosa Europea”, come mai hanno aderito 190 nazioni e persino la Thailandia ha un tasso di conversione elettrico pari all’Italia, senza dimenticare che il 50% dei veicoli elettrici è in Cina, quando la Cina NON ha il 50% dei veicoli mondiali?
      “Anche ammesso che sia vero”: lo ha detto il 97% degli scienziati che si sono occupati dell’argomento (non in TV o su YouTube: con ricerche pubblicate in peer rewied). Lei sa qualcosa che noi non sappiamo?
      Si, c’è da riflettere: sulla mancanza di senso critico e sulla manipolazione delle masse incapaci di comprendere i testi originali e in balia di chi la racconta per miope (temporalmente) tornaconto con un egoismo spaventoso e autodistruttivo.

    • Ogni pretesto è buono, Massimo, perchè ognuno trovi conferma ai propri pregiudizi. Ma non è accettabile che si diffondano informazioni false. Proprio ieri abbiamo pubblicato i dati sulla diffusione della mobilità elettrica nel mondoche la smentisce Auto elettriche, l’Italia balbetta ma il mondo fa boom. L’auto elettrica non è un vezzo dell’Europa, ma un dirompente fenomeno mondiale che coinvolge tutti i Paesi avanzati. Lei da che parte vuole stare?

    • Scusi ma chi le ha messo in testa che è una cosa solo europea? In realtà oltre all’Europa tutti i più grandi emettitori sono impegnati nella riduzione delle emissioni, Cina e USA in testa, per quantità di investimenti. Alla fine c’è la Cenerentola del G7, la nostra amata Italia che da una parte guarda la propria economia collassare e dall’altra continua a fare di testa sua nonostante il resto del mondo stia provando a fare qualcosa. O cambiamo mentalità o la fine di questa storia non sarà affatto bella per il nostro paese, in particolare quando gli sceicchi vorranno mantenere il proprio stile di vita a scapito dei ritardatari. Vedo nubi molto scure addensarsi all’orizzonte e dovremo correre ai ripari all’ultimo momento, in rifugi improvvisati, come nel nostro consueto italico stile!?

      Nota tecnica su probabilità di incendio e paura per la propria incolumità: dal momento che gli incendi dei pacchi batteria sono altamente improbabili e l’incendio normalmente ha una velocità di propagazione bassa la paura non è giustificata tanto quella di molte persone che hanno paura di volare ma non di viaggiare in auto (magari ad alta velocità e con guida aggressiva) senza sapere che la probabilità di lasciarci le penne in auto è ben maggiore rispetto a quella che succeda la stessa cosa in aereo.

  10. Leggendo alcuni commenti del primo dei due articoli pubblicati, si mette in guardia il futuro acquirente di EV perché nel caso l’auto venisse sommersa dall’acqua il conducente, e tutti quelli che sono all’interno dell’abitacolo, potrebbero subire l’elettrocuzione da parte dell’impianto ad alta tensione del veicolo. Quindi si ipotizza che gli occupanti del veicolo alluvionato stiano ad aspettare la morte all’interno dello stesso e non lo abbandonino se si verificasse tale evento. Premetto che ogni vita persa è un dramma e quindi si debba fare di tutto per preservarla, ma ci dobbiamo pure chiedere con quale frequenza si verificheranno questi eventi (sono convinto che se continuiamo di questo passo e se continuiamo a chiudere gli occhi aumenteranno di certo) e quante persone verranno messe in pericolo. Voglio ricordare che nel 2022 sulle strade sono morte 1.489 persone e nessuno ha dato enfasi ai fatti come lo si sta facendo per il presunto e remoto pericolo che una EV finisca sott’acqua. Non sarebbe preferibile fare qualcosa per evitare anche parte di quei 1.489 morti che stare a preoccuparci di quello che potrebbe succedere quando e se l’intero parco auto sarà elettrificato?

    • Perdonami, ma il pericolo che gli occupanti di una BEV vengano folgorati non esiste, sui sistemi di sicurezza che interrompono il circuito ad alta tensione della batteria di trazione non ci sono dubbi che funzionino.
      Questo problema non sussiste, dal tuo commento non mi sembra chiaro.

      Sussiste invece il problema delle infiltrazioni di acqua nella batteria di trazione in caso di prolungata immersione, caso alquanto raro, ma come purtroppo dimostrato in questi giorni, non impossibile.
      In questo caso il pericolo è che l’auto prenda fuoco, non che si venga folgorati. E in caso di incendio il pericolo potrebbe aumentare a seconda di quello che sta attorno al veicolo, pensiamo, per esempio, che potrebbe essere parcheggiato nel box sotto casa e propagare l’incendio per tutta l’abitazione.

      Serve chiedere certificazioni maggiori ai produttori.
      Serve chiedere procedure sicure ed adeguate.

      • Mettiamola così: se si allarga casa ci preoccupiamo di rimanere folgorati? No perché esistono dispositivi di protezione che intervengono e scollegano tutto. Immaginare che non succeda la stessa cosa sulle auto elettriche è pura suggestione.
        Un minimo rischio residuo resta in caso di danneggiamenti particolarmente gravi, ma restare in preda a una psicosi collettiva su questo argomento mi pare assurdo.

  11. Secondo me va chiarito un dubbio: un veicolo che supera la quarantena quanto può definirsi sicuro? Ovvero com’è possibile “certificare” che nessun danno è avvenuto? Io sospetto che l’unico modo sarebbe una ispezione visiva del pacco batteria e delle singole celle, mentre un test da odb, per quanto sicuramente utile, probabilmente fornirebbe una garanzia solo parziale. Cioè se c’è un pezzo corroso che non rispetta i requisiti standard magari funziona lì per lì e non determina alcun problema oggi ma potrebbe determinarlo domani. Mi spiego con un paragone: se per colpa di un evento x io sostituissi un cavo di corrente nella mia casa con uno che non ha la sezione adeguata e poi utilizzassi in modo costante quella presa che adotta quel cavo magari i primi mesi mi dice pure bene ma poi il cavo mi abbandona. E qui si può pensare alla corrosione di un contatto o altro.

    E neanche una ispezione visiva potrebbe effettivamente offrire una garanzia al riguardo. Questo pone un serio problema in caso di acquisto di un veicolo usato apparentemente in buone condizioni: qualora si dovesse verificare un problema a distanza di mesi diventerebbe molto dura dimostrare che questo sia stato causato dal precedente proprietario, anche riuscendo a reperire delle prove su un possibile allagamento.

    Servirebbe pertanto una sorta di “marcatore” che segnali in modo indelebile una eventuale infiltrazione (mi pare che alcuni iphone funzionino così, se finiscono in acqua c’è un indicatore nello slot della sim che segnala la problematica sia ad un eventuale acquirente futuro che alla stessa Apple che quindi non interviene più in garanzia).

    Il problema è meno grave sui veicoli termici (leggevo di utenti che hanno scoperto in passato di aver acquistato a loro insaputa auto alluvionate e recuperate) ma con una elettrica si corre un doppio rischio: non solo una riparazione ben più importante ma anche un incendio.

    In pratica consentire alle auto elettriche e ibride di circolare post quarantena va capito se costituisce una minaccia per la sicurezza pubblica o no, anche ai fini del profilo penale del proprietario del veicolo che in caso di incendio potrebbe essere chiamato a risponderne personalmente.

    Viste le precisazioni sulla limitata impermeabilità del pacco batteria mi chiedo se e in che misura vanno eventualmente riviste le considerazioni espresse anche in precedenti articoli:

    https://www.vaielettrico.it/acqua-alta-in-strada-che-cosa-succede-alle-elettriche/

    https://www.vaielettrico.it/acqua-alta-e-auto-elettrica-che-succede-vaielettrico-risponde/

    Infine una domanda: che certificazione offrono le batterie di barche et similia?

    • Se l’auto è rimasta sott’acqua va buttata, sedili marci, impianto elettrico in corto, elettronica di bordo idem. Vai dal rottamatore, la carichi sul compattatore et voilà . Ne prendi una nuova

        • provabile ma non dall’utente privato o dal proprietario dell’auto che non ne ha competenza ne mezzi per gestirne lo smontaqgio. La si darà in rottamazione a costo zero come auto alluvionata, recuperi qualcosa se sei assicurato contro calamità naturali (sempre se). No è diverso neanche per le ICE. fan la stessa fine

          • Le auto sono beni registrati e le batterie sono rifiuti speciali e quindi vanno gestite come tali. In Italia succedono cose brutte ma per far sparire centinaia di kg di batterie passandola liscia servono organizzazioni criminali. Ma questo non è un problema delle auto elettriche, vale un po’ per tutto, anche per la gestione degli oli usati per esempio.

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