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Allo Stelvio il paradiso delle cargo-bike (e non solo)

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Allo Stelvio il paradiso delle cargo-bike. Si trasporta di tutto: cibo, animali, bambini…come ci racconta Enrico Maccarini della e-Stelvio di Valdidentro (qui il sito), che conta un parco-bici a noleggio di oltre 45 e-bike. Enrico ci spiega come vede, dalla sua Valtellina, il boom della bici a pedalata assistita.

                                         di Enrico Maccarini

allo StelvioDa più parti la Fase 2 viene descritta come la grande occasione della bicicletta. E in particolare della bicicletta elettrica, che permette spostamenti rapidi e nel rispetto del distanziamento sociale. Mi conforta il fatto che questo scenario comprenda molto di quanto avevo raccontato anche in occasione degli incontri della Bike Economy, in merito alla mobilità in bici permessa soprattutto dalle e-bike.

Allo Stelvio uno dei progetti-pilota già prima del Covid

Uno dei progetti pilota che e-Stelvio ha portato avanti durante l’inverno 2020 (prima che scoppiasse la pandemia) era legato allo spostamento di persone e merci tramite le delle bici speciali: le cargo-bike. A fine stagione2019 abbiamo investito acquistando 4 e-cargobike dal leader mondiale nella produzione di questi mezzi : Riese & Muller. L’intento era quello di iniziare un processo di mobilità con questi mezzi che possono portare bambini, animali domestici, merce ovunque vogliamo, con poca fatica.

allo Stelvio

 L’arrivo delle bici a pedalata assistita ha incrementato notevolmente le possibilità di utilizzo di queste bici che piacciono tanto agli abitanti del nord Europa. Siamo sempre stati abituati a vederle cariche di tulipani sfrecciare (si fa per dire) lungo le dighe olandesi. Oppure cariche di bambini che andavano a scuola con il loro giubbetto catarifrangente giallo in qualche città della Norvegia. Ora dobbiamo secondo me prendere spunto da questo tipo di esempi, dove l’e-bike ha annullato il limite della fatica e ci può aprire mille possibilità. Anche allo Stelvio e dintorni.

Gli esempi virtuosi, in Italia e fuori. Oltre allo Stelvio…

allo StelvioAbbiamo esempi virtuosi in Italia e all’estero su questo tema. A Tirano Daniele Rinaldi di Rinaldi Telai produce Vale, una e-cargobike a tre ruote con grande stabilità che nelle settimane di lockdown ha permesso di effettuare consegne a domicilio a Tirano (SO). Possiamo volare anche oltreoceano dai cugini di e-Stralian (chissà chi ha fregato il nome a chi?), che offrono a Canberra dei pacchetti di noleggio a lungo termine a di e-cargobike ai dipendenti del governo australiano. Con questo sistema, incentivato anche da dei pacchetti fringe-benefit, il tragitto casa-scuola-lavoro-spesa è agile e permette il decongestionamento del traffico. Abbiamo quindi in questa Fase 2 la grande occasione di investire in questi mezzi che ci consentiranno di portare a scuola i nostri figli, di andare a fare la spesa e di concedersi anche l’uscita domenicale con la famiglia.

Nelle città servono corsie dedicate, non semplici ciclabili

allo StelvioLe città saranno sicuramente più avvantaggiate rispetto a noi, ma andrà rivisto il piano urbano con ciclovie dedicate.  Attenzione: non sono piste ciclabili, ma vere e proprie corsie dedicate tolte al traffico a quattro ruote, come è avvenuto per i bus. Che costringano le auto a tragitti penalizzanti e quindi al minor utilizzo obbligato. Questo sarà il più grosso ostacolo che i grandi centri dovranno affrontare. Non per le teorie complottiste che qualcuno ancora ritiene valide a favore delle case automobilistiche e petrolifere, ma per una eccessiva burocrazia e a volte un pò per la mancanza di coraggio. A New York, durante l’amministrazione Bloomberg, l’assessore ai trasporti impose una ciclovia nel pieno centro di New York, non per il puro piacere di andare in bicicletta, ma per cambiare la mobilità. I risultati furono strepitosi, aumentando l’indotto dei negozi lungo la ciclovia.

C’è chi sceglie l’e-bike per andare al lavoro in Svizzera

La scorsa settimana una cliente mi ha chiesto una e-bike per affrontare il tratto casa-lavoro. Vivendo in Italia e lavorando in Svizzera, era costretta a lunghe code di anche 40 minuti per raggiungere il luogo di lavoro, a causa dei controlli alla frontiera. 8 km in 40 minuti. Dobbiamo realmente pensare a questo tipo di mobilità. Dobbiamo abituarci a percorrere in bicicletta in 15 minuti quello che oggi percorriamo in 6/7 in auto. Con la differenza che i 15 minuti restano fissi in qualsiasi condizione, i 6/7 minuti sono sempre soggetti a variabili tali da farli diventare molto più spesso 10/12 e mai 4/5. Dobbiamo  sperare che i primi ad aiutarci (e qui la burocrazia non incide, servono solo volontà e lungimiranza imprenditoriale) siano i gestori dei mezzi pubblici. Non parlo certo degli  autobus che già fanno tanto con le rastrelliere per il trasporto bici. Parlo dei treni, che dagli anni ’90 continuano con lo stesso modello di trasporto delle biciclette, rendendo il servizio quasi più un disservizio. Poter partire da Tirano per Milano con la possibilità di caricare la propria bicicletta su un vagone dedicato. Non intendo doverla issare sul vagone come accade ora in uno scompartimento malandato o, peggio, ancora appoggiata al posto dell’area disabili.

Gli incentivi non bastano, va cambiata la mentalità

Con la bici sul treno, raggiungere poi la destinazione in città in pochi minuti non sarebbe più un’ utopia. Purtroppo però è di questi giorni che Trenord in Lombardia ha bloccato la possibilità di caricare le biciclette sui treni…non commento. Il sistema di bike-sharing ha fallito nelle grandi città a causa degli elevati costi di manutenzione e dello scarso senso civico. Ora è il momento di mettere in pratica un sistema di mobilità fatta di bici personali che possano gestire l’intero menage familiare. Lasciando l’auto dedicata alle grandi trasferte. Sgravi fiscali, sistemi di fringe-benefit defiscalizzati per le imprese che offrono mezzi noleggiati in uso ai dipendenti, possono essere la svolta. Se cambiamo la nostra testa e ci guadagneremo tutti. Ma solo se iniziamo a pensare che gli sgravi fiscali che potrebbero concedere saranno l’opportunità per cambiare in meglio. E non per cambiare la bicicletta prendendola più bella di quella del vicino per lasciala in garage, per il solo e puro piacere di prendere “il contributo”. Allora sì che avremmo veramente cambiato qualcosa.

— Leggi anche: le consegne in città? Facciamole in cargo bike

1 COMMENTO

  1. Tante belle parole che in Italia sono sprecate (il territorio alpino ha poco a che fare con l’Italia). L’unica soluzione può venire dall’Europa che mi auguro faccia il possibile per raddrizzare un popolo tanto incivile come quello italiano…..

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