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Rinnovabili, allarme imprese: “Il governo blocca un mercato da 11 miliardi”

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Le imprese che lavorano nelle rinnovabili lanciano l’allarme: “Gli ultimi interventi del governo mettono in crisi un’industria da 10,7 miliardi all’economia italiana“. Sotto accusa i decreti “Agricoltura” e “Aree idonee”: “Così continueremo a pagare l’energia più cara d’Europa

Non solo operatori e associazioni ambientaliste. Gli ultimi interventi del governo nel settore delle rinnovabili, hanno provocato anche la reazione – durissima – delle imprese che lavorano per tutta la filiera delle energie verdi.

In particolare,  mettono in grave difficoltàlo sviluppo e la crescita economica dell’intera filiera del fotovoltaico, i cui effetti rischiano di minacciare la competitività dell’industria manifatturiera“.

L’allarme arriva da Anie, associazione con oltre mille imprese associate e 420 mila addetti: con i suoi 102 miliardi di fatturato rappresenta “il settore più strategico e avanzato tra i comparti industriali“, visto che opera al centro della transizione energetica.

L’allarme porta la firma di Anie Rinnovabili e punta il dito contro il decreto Agricoltura e il decreto Aree idonee: Oltre a vietare l’installazione a terra degli impianti sulla maggioranza del suolo agricolo, limiteranno l’applicazione della strategia per la decarbonizzazione, ma soprattutto l’opportunità di ridurre il costo dell’energia“.

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ll prezzo dell’energia è superiore del 38% rispetto alla Germania e del 99% con la Francia

I dati del primo semestre 2024 – si legge in una nota dell’associazione – evidenziano che il prezzo dell’energia in Italia è superiore del 38% rispetto alla Germania, del 99% rispetto alla Francia e ben del 139% nel confronto con la Spagna.

A pesare sulla bolletta di famiglie e imprese è il peso del gas naturale sul mix energetico dell’Italia: l’anno scorso in Germania e Spagna le rinnovabili hanno prodotto rispettivamente il 56% ed il 50% dell’energia elettrica, mentre il gas rispettivamente il 12% ed il 17%. Il nostro paese, invece, ha avuto il 44% da rinnovabili ed il 51% da gas.

In questa situazione, invece di accelerare sulla crescita delle rinnovabili, il governo – è la critica di Anie Rinnovabili – ha pensato bene di prendere due provvedimenti che vanno nella  direzione opposta.

I decreti Agricoltura e Aree Idonee – si legge ancora – introducono aree di rischio normativo che amplificheranno in modo sostanziale l’incertezza del settore. La discrezionalità delle Regioni nell’applicazione dei criteri per le aree idonee comporterà la nascita di contenziosi legali e il rallentamento dei processi decisionali“.

 

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12 COMMENTI

  1. Meno male che qualcuno ha messo un limite alla distruzione dei terreni agricoli produttivi!! Piuttosto ingegnatevi per un fotovoltaico sostenibile. Quello non si chiama investimento, ma speculazione ed era vergognoso! Di certo non la vecchia legge non era nell’interesse di tutti i cittadini italiani ma degli speculatori. 10 e lode al Governo! Io vi avrei fatto smantellare anche gli impianti già montati.

    • Se ci guadagna il proprietario del terreno, il finanziatore dell’impianto e la collettività di quale speculazione parla?

      • Investire in modo costruttivo e produttivo significa valorizzare! I pannelli solari andrebbero montati solo sulle coperture ed i rivestimenti, questo significa aggiungere valore. Installarli su terreni che possono produrre altri beni o servizi è uno spreco di risorse nazionali. Ma chiaramente per gli speculatori era la via più semplice per il guadagno. Montarli sui tetti significa dividere il guadagno con i proprietari dei tetti, ma gli speculatori questo non lo accetteranno mai. Gli speculatori non si preoccupano di depauperare il potenziale del primario nazionale, il che sbilancia la nazione intera nell’equilibrio della propria produttività diversificata.

        • I terreni agricoli redditizi vengono coltivati. Quelli marginali (circa il 6% del totale in Italia) sono abbandonati perché ai proprietari non conviene coltivarli. Mi spieghi dove sarebbe la speculazione se li concedono in uso a sviluppatori di impianti fotovoltaici.

          • C’è poco da aggiungere a quanto già detto: i terreni posso sempre produrre altro, i tetti ed i rivestimenti oggi non producono sulla se non si investe su quelli. Quindi molto bene limitare l’assalto ai terreni per il fotovoltaico, che andassero sui tetti ad investire se veramente voglio farlo. Ed ora non ho proprio altro da aggiungere, ti saluto cordialmente.

        • Mi risulta che in molti casi l’agrivoltaico aumenta i redditi degli agricoltori e migliora la produzione, NON la diminuisce. A memoria ricordo che in Australia sono cresciute sia la quantità che la qualità della lana prodotta dalle greggi che pascolano nei campi di pannelli fotovoltaici perché grazie all’ombra e alla diminuzione della temperatura al suolo la vegetazione è più folta e “nutriente” e gli animali possono ripararsi dal sole.

          • Nulla contro, anzi molto bene! Ma l’agrivoltaico è una cosa diversa, non snatura la principale destinazione d’uso del terreno. Che quindi produce la propria coltivazione e sfrutta l’ombreggiamento del pannello.
            Quello è un buon modo.

  2. Così perdiamo posti di lavoro sia in ambito meccanico (auto) sia in ambito “elettrico”.
    Mi pare una buona soluzione …

  3. Alla faccia degli imprenditori che hanno votato a destra, perché la destra “è a favore dell’impresa”.

  4. i due decreti citati sono una minaccia per 50 miliardi di investimenti privati, pari a circa circa 80 GW di rinnovabili fotovoltaiche o miste; e senza contare l’indotto

    immagino che gli 11 miliardi di questo comunicato si riferiscano a un conto sui progetti che erano già in iter di valutazione e ora sono fermi e incerti, a spanne per circa 17 GW di impianti veloci da installare e con un costo molto basso, senza incentivi, per produrre kwh a prezzi stracciati

    sono quei 17 GW “veloci da avere in rete subito” che, aggiunti ai qualche GW annui che aggiungiamo ogni anno con gli impianti sui tetti, ci avrebbero fiondato nella modernità abbassando il prezzo PUN già di una buona quota in meno di 2 anni

    oltre ai mancati investimenti, ci sono i danni al sistema economico nazionale per il PUN che non scende; un danno diretto è più facile da calcolare:

    – se i decreti ritardano di 3 anni la discesa del Pun da 10 cents a 7 censt, avremo un esporso di +3 cents su 300 TWh annui x 3 anni = 9 miliardi x 3 = 27 miliardi

    – danni indiretti per mancati investimenti in italia che non so calcolare

    – danni indiretti anche per le aziende agricole, che con l’agrivoltaico potevano avere un buon reddito integrativo (3000-4000euro a ettaro affittando i terreni agli installatori degli impianti, oppure 30.000euro all’anno a ettaro gestendo loro stessi i progetti, già detratte le spese di investimento)

    e forse affrancarsi un poco dai ricatti sui prezzi della grande filiera trasporti e trasformazioni alimentari ( = consorzio Bonifiche Ferraresi/ Eni biocarburanti e carburanti agricoli/ Coldiretti intermediario politico con il governo)

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