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Alfa e Fiat elettriche? I cassetti sono vuoti…

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A tenere alta la bandiera del made in Italy nell'elettrico almeno fino a tutto il 2023 resterà solo la 500.

Alfa e Fiat elettriche: alla ricerca del tempo perduto. I due marchi italiani saranno gli ultimi ad avere una gamma a batterie nel Gruppo Stellantis.

Alfa e Fiat elettriche? Non prima del 2024. E Lancia…

Alfa e Fiat
Il simbolino verde indica i nuovi modelli elettrici, il simbolino blu indica le nuove ibride plug-in.  Tra i marchi generalisti italiani poco o nulla in arrivo, solo per la Maserati si prevedono  due elettriche.

Alla resa dei conti in ordine sparso. Si potrebbe riassumere così lo stato dell’arte per le marche italiane confluite nel mega-gruppo Stellantis. Una slide messa in rete qualche giorno fa dalla holding nata da PSA e FCA fa il punto sui modelli ibridi plug-in ed elettrici dei vari brand in arrivo. Una fotografia impietosa, che mostra come Fiat, Lancia e Alfa paghino la lunga avversione alle auto con la spina. E arrivino coi cassetti quasi vuoti all’ormai inevitabile transizione verso l’elettrico. La Fiat e la Lancia, addirittura, non pervenute: zero tituli, come avrebbe detto un famoso allenatore, niente da dichiarare. La Fiat è ferma alla 500, che pure può essere considerata un successo ed è l’auto elettrica più venduta in casa Stellantis, nonostante un sostegno di marketing molto debole. E niente da dichiarare per la Lancia. Non si sa se perché non c’è futuro per lo storico marchio torinese o se semplicemente il management a trazione francese non ha ancora deciso che farsene. Per l’Alfa, infine, solo una plug-in in arrivo l’anno prossimo, la Tonale.

alfa e Fiat elettriche
Il presidente del Gruppo Stellantis, John Elkann, con la Fiat 500 elettrica in versione cabro.

La svolta tra 2025 e 2030, ma gli altri nel frattempo…

Tutt’altra storia per i due maggiori marchi francesi. Citroen, marchio generalista in una fascia di mercato quasi sovrapposta a quella di Fiat, ha in arrivo tre elettriche e un’ibrida plug-in di qui a fine 2023. Per Peugeot nello stesso periodo due elettriche e tre ibride plug-in. E più a lunga scadenza? L’Alfa conta di diventare solo-elettrica entro il 2027, quando il nuovo n.1 Jean Philippe Imparato avrà terminato di ridisegnare una gamma oggi ridotta a due modelli. Mentre la Fiat pensa di fare la stessa operazione in una data ancora indefinita a cavallo tra 2025 e 2030, quando il prezzo delle elettriche sarà competitivo con le auto tradizionali. Peccato che per quella data, oltre alla concorrenza interna, ci sarà da fronteggiare competitors che nel frattempo avranno sfornato decine di modelli. Come il Gruppo Volkswagen, che lancerà già nel 2025 una “piccola” a batterie che andrà a cercarsi spazio proprio nel terreno di caccia di solito più congeniale a Fiat. Il mondo cambia e l’auto pure. Ma il dibattito pubblico in Italia non è su come salire sui nuovi treni che partono, ma su come sdraiarsi sui binari per cercare di fermarli. Auguri.

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22 COMMENTI

  1. Leggere di motore endotermico a fine vita, per me, è fuorviante. Allo stato attuale, anche cambiando oggi tutti i motori a scoppio, avremmo comunque causato danni irreparabili all’ambiente. Vedo poi molto arduo imporre motori elettrici per trasporto via mare o via aria. Credo che l’elettrico sia una necessità, ma la vera sfida è convertire all’elettrico i paesi in via di sviluppo, o con economia galoppante, Cina e India in primis. Inutile ridurre le emissioni in Europa e Usa se la Cina le aumenta di 7 volte in 20 anni….

  2. Quanta cattiveria intorno alla Fiat, vorrei ricordare che 1980 la Fiat fece una Ritmo elettrica autonomia 100 km nel 1990 la Panda elettrica ma i tempi non erano maturi. Diventano maturi i tempi quando li fanno i giapponesi grandi copiatori ne ho visti fotografare auto europe nel vecchio salone dell’auto di Torino. La Fiat ha inventato l’abs tramite l’ingegnere Palazzetti poi sviluppato dalla bosch .Giugiaro quando i tedeschi lo invitarono a progettare la Golf trovò una Fiat 128 smontata, ricordo anche un certo common rail sempre inventato dalla Fiat aggiungo e termino tutti noi abbiamo iniziato a guidare con una macchina Fiat vergogna anti italiani.

  3. Buongiorno

    Quali sono state le diverse logiche di Fca che lo hanno portato a vendere di recente Magnetti Marelli ?

    Grazie

    Patrick Droulers

  4. Potrebbe essere un’opportunità per i marchi dell’ex gruppo FCa, che aveva smesso di progettare nuove auto ed ha visto assottigliarsi sempre più l’offerta. Avendo così poche novità tra i modelli (parlo di Fiat ed Alfa Romeo perché Lancia avrebbe potuto cambiare il nome del marchio in Ypsilon da anni, e Maserati e Ferrari fanno storia a sé) potrebbero “inventarsi” di essere votati all’elettrico e progettare solo pianali elettrici per i nuovi modelli. Giustificando così la loro esistenza nel gruppo. Io vedo bene Lancia come apri pista in questo. Pensate ad una Delta Integrale full Electric, o rispolverare una Fulvia Coupé a trazione posteriore.
    A mio parere sono in ritardo ma, considerati tempi ed investimenti per una nuova piattaforma, questo è l’ultimo treno. O iniziano adesso o lo perderanno. I cinesi stanno facendo passi da giganti nel settore e presto supereranno anche i coreani.
    La mia prossima Auto sarà elettrica, e vorrei poter scegliere un’Alfa o una Lancia magari non comprate dai cinesi.

  5. Penso che il ritardo degli ex marchi FCA sia solo una morte programmata in stile Lago Aral. Verranno prosciugati poco a poco. Al massimo ci saranno modelli PSA rimarchiati, come è successo a Lancia con gli scarti Chrysler, altro bel modo, come si è visto, per ammazzare un marchio: prima lo rendi uno schifo così la morte viene accettata meglio.
    Detto questo, alla fine, chi se ne frega ? Abbiamo urgenze climatiche agghiaccianti. Nel settore dell’auto la priorità è sostituire la combustione con trazione elettrica, alimentata a rinnovabili e con una rete aiutata dal V2G. Lo faccia chi può, basta che si faccia.

  6. C’è stato un tempo, recente, nel quale sembrava che fosse il gruppo Hyundai – KIA a dover fare la fusione con FCA.
    Gruppo che ha avuto anche un approccio con Apple per una possibile Apple Car.
    Nel caso di FCA immagino che il management di Hyundai – KIA avrà pensato che il loro marchio si sarebbe svalutato nella fusione con FCA, un brand perdente e per niente innovativo.
    Nel caso di Apple il rifiuto è stato sempre per una questione di identità: il loro marchio si sarebbe offuscato (o non sarebbe apparso per niente) di fronte a quello Apple, un brand di successo e dominante.
    Ora il gruppo Hyundai – KIA ha la nuova piattaforma che ha generato due delle migliori autovetture elettriche del mercato.
    L’identità del gruppo è salva ed anzi rilanciano!
    E quale è l’identità di FCA?
    IL NULLA!
    Anzi rispecchia perfettamente l’identità del loro management!

    • Massimo anch’io critico, però non si può essere così tranchant. Intanto non esiste FCA, non esiste più: esiste Stellantis che è “in mano” ai francesi. Quindi iniziamo a prendercela con loro e non con gli italiani.

      Al momento Stellantis è concentrata sull’ibrido plugin e ricordiamoci che a livello di vendita il numero di veicoli plugin venduti in Europa eguaglia quello delle elettriche: quindi dal punto di vista del marketing non sono dei signori nessuno. Inoltre mentre le auto plugin garantiscono ampi margini, con l’elettrico i margini sono più ristretti e più rischiosi (chiedere a General Motors quanto gli è costato il recall delle Bolt vendute).

      Ma torniamo sul discorso elettrico puro: Stellantis oggi ha in casa le elettriche di Citroen, Peugeot, Opel e Fiat che sono anche le elettriche più low cost di tutte e vanno anche bene in termini di vendita. Con Stellantis voglio sperare che non si ragioni più in termini di mio e tuo ma che la strategia di sviluppo dell’elettrico sia comune per tutti i brand, che poi si limitano a personalizzare (come si fa nel gruppo VW). Stellantis ha già in casa 2 piattaforme, quella della 500 elettrica e quella, più flessibile, già usata da Opel e Peugeot. Kia e Hyundai avranno anche piattaforme di gran lunga migliori, ma i loro modelli costano il doppio, non partono da 20000 euro chiavi in mano come la Opel Corsa. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

      Attendiamo con ansia la prossima evoluzione, ma secondo me il futuro è tutto sulle batterie …

      • Buongiorno Enzo, i modelli FCA attualmente in vendita sono frutto delle politiche industriali del “vecchio management” (Elkann-Marchionne) che ha la completa responsabilità delle scelte fatte sinora.

        In famiglia possediamo una Toyota Yaris Hybrid, una KIA Niro Plug-In Hybrid ed una VW e-Up! Elettrica, quindi abbiamo potuto apprezzare pregi e difetti di tutte le categorie.

        Sintetizzando non v’è dubbio che la elettrica pura è vincente, soprattutto dal punto di vista economico, con la nota limitazione dell’autonomia ovvero della ancora poca disponibilità delle colonnine di ricarica (soprattutto quelle DC) e del prezzo, molto più alto di quello di casa, della corrente elettrica alle colonnine.

        A riguardo delle piattaforme, farei una GRANDE differenza fra quelle nate per soluzioni motoristiche miste: la e-Up!, la KIA Niro, le Peugeot 208 & Opel Corsa, la Fiat 500, le varie Jeep, e quelle nate per essere SOLO elettriche come la piattaforma di Volkswagen, quella di Hyundai-KIA , ovviamente Tesla e diverse altre.

        L’ottimizzazione di una piattaforma esclusivamente dedicata all’elettrico garantisce vantaggi irraggiungibili con le piattaforme “miste”.

        Ci vogliono naturalmente investimenti, strategie e coraggio, ma credo che il vantaggio competitivo ripagherà questa scelta: i tempi di sviluppo di una nuova piattaforma sono di alcuni anni, appunto quelli di vantaggio che avrà rispetto alla concorrenza chi è partito prima (Tesla insegna).

        Infine, riguardo ai costi delle autovetture, tenendo conto solo del prezzo di listino escludendo incentivi e scontistica “imposta” , ragionando a parità di categoria e dimensione di batteria, direi che Dacia Spring, VW e-Up! e Renault Twingo sono le più economiche (lascio perdere la Smart perché la batteria è ridicola).

        Le altre costano anche 10000 euro di più!

        Il discorso poi è più complesso in quanto bisognerebbe valutare l’autonomia effettiva (ovvero l’efficienza del sistema batteria-inverter/azionamento-motore) la possibilità di ricaricare anche rapidamente, i costi dei tagliandi/manutenzione, i servizi aggiuntivi inclusi/a pagamento (la garanzia, i servizi software quali mappe navigatore, possibilità di caricare alle colonnine a prezzi competitivi ed altri) .

        Riassumendo il mondo si divide fra chi ha la piattaforma SOLO elettrica e chi no!

        In quanto alle batterie, pienamente d’accordo che lì si gioca la battaglia.

        Interessante osservare quali case automobilistiche hanno investito in quella direzione, possedendo direttamente o con compartecipazioni le cosiddette “gigafactory”, facendo addirittura contratti per la fornitura delle materie prime, investendo nelle tante start-up che stanno sviluppando le nuove batterie a carica ultrarapida e peso ridotto.

        E SOPRATTUTTO quali nazioni si sono preoccupate di TENERE LE FABBRICHE SUL PROPRIO SUOLO PATRIO, un vantaggio strategico quanto mai attuale di questi tempi.

        La Germania è un esempio virtuoso!

        • Buongiorno Massimo. Concordo, i pianali dedicati sono importanti e chi ce li ha è avvantaggiato.

          Stellantis programma lo sviluppo e realizzazione di quattro pianali per i propri veicoli elettrici. È partita tarda ma sarà presto della partita anche lei.

          • Pianale dedicato può essere importante ma come abbiamo visto col pianale MEB può anche dare dei problemi, ad oggi è più affidabile il pianale PSA che quello Meb di Volkswagen.

            Ragionare su prezzi di listino e non di reale vendita è inutile, quelle sono strategie commerciali, quel che conta è a quanto vendono una macchina.

            Anche non ha senso confrontare auto piccole (eup Twingo ecc) lato prezzo con auto più grandi come la corsa. Corsa che prendevi nuova anche ben sotto i 20000€ (miglior preventivo della base a 18100), la eup non costava tanto di meno….

  7. Da quando sono nato tutto quello che tocca fiat chiude o perde identita’.
    La Giulia raccontano (i dipendenti delusi) che e’ stata costruita dopo aver smontato una serie 3 ed una a3 ed aver frugato tra gli schemi meccanici esistenti in Chrysler (quindi un copia ed incolla)

    Della Giulia l”unica cosa che mi piace e’la carreggiata posteriore larga, ma non essendo ne a metano ne elettrica non l’ho mai considerata.

  8. Non c’è un complotto antielettrico da parte di Fiat e Alfa Romeo. Fiat e Alfa Romeo sono 2 brand in crisi d’identità da diversi anni.

    Partiamo da Fiat: Fiat stava per abbandonare il segmento low cost puntando tutto sul “premium” (ovvero “la droga” del libero mercato). Fiat dichiarò che non era economicamente sostenibile per lei competere con chi, come Dacia, vendeva auto a 10000 euro. Quindi tutti modelli premium. L’auto più piccola della sua fascia sarebbe stata la 500 per la quale si ipotizzava un brand a sé (come Smart o Mini). Poi è arrivato l’elettrico, strategia scombinata e ancora non si capisce la Fiat dove vuole puntare.

    Passiamo ad Alfa Romeo: sforna il miglior modello di sempre e del mercato, la Giulia, ma il mercato la snobba, meglio investire i loro soldi in BMW e Mercedes. Anche perché, si sa, le Alfa si svalutano troppo velocemente, quindi meglio andare su altro. Caos totale, puntano sul suv Tonale che però è orrendo. Nasce Stellantis e cambia tutto: l’uscita del Tonale è rimandata, il suv aveva un motore troppo lento non degno di Alfa. Nel frattempo Alfa Romeo dichiara che abbandonerà il mondo premium per tornare a proporre auto popolari come Mito e Giulietta. Ma anche questa storia deve aver convinto poco (peccato! Era giusta!) e ora hanno annunciato che le prossime vetture saranno solo elettriche.

    Su tutti i marchi Stellantis vige la mannaia della nuova direzione che ha dichiarato che oggi aiuta tutti ma chi fa male i compiti a casa (Alfa Romeo, Lancia, etc.) sarà chiuso, seppellito e dimenticato.

    Nell’incubo di fallire, nessuno presenta niente se non modelli strasicuri: la CentoVenti, l’elettrica Fiat disegnata da macellai e fruttivendoli, è talmente orrenda che credo e spero Fiat non osi presentarla. Il family feeling della Tonale è un ORRORE, mai visto un frontale tanto osceno, quindi non potrà essere reciclato sugli altri modelli, il che significa ripartire da zero. Ma soprattutto: un brand oggi ha bisogno di 3 anni per far uscire un nuovo modello, probabilmente 4 o 5 se è elettrico. Il problema con l’elettrico è che se lo progetti oggi con le tecnologie di oggi per quando esce sarà una cosa vecchia e superata perché l’elettrico galoppa. Inoltre tutto Stellantis non ha un software per l’elettrico, non ha nulla, non ha un autopilot, non ha neanche un decimo delle funzioni di Tesla.

    Cosa farei se fossi al posto di Stellantis? Ad inizio anno avrei già acquistato Aion e le sue batterie al grafene. Poi farei recruiting in stile Musk: servono persone in grado di ragionare 40 anni avanti, non 40 anni indietro, che sappiano investire in IA, che conoscono la tecnologia. Svecchierei terribilmente: via i vecchi brontoloni che dicono che non si può fare, avanti quelli che vivono la propria giornata nel futuro.

  9. Aspetando i tempi oportuni, la Piaggio, cinicamente attentista ,considera l’elettrico come una carta da giocare solo per apalti publici per i quali il vecchio motori a spazzola e quasi un lusso

    Solo i crediti verdi potranno fare evolvere le mentalita di questi industriali che citate e che mettono in pericolo l’avenire del industria italiana del settore automobilistico

  10. Marchionne aveva le idee chiare: appianare i debiti e sposarsi con un gruppo che avesse l’elettrico in casa. Progetto “centrato” (o diciamo è stato fatto quello che si poteva). Ma c’è un imprevisto: non c’è più Marchionne.

    • È verissimo quel che dice Gio: era stato pianificato tutto così, portare i debiti a zero lesinando sullo sviluppo di nuovi modelli e trovare poi un partner che avesse tecnologia in casa. Solo che Marchionne pensava che ad assorbire qualcuno potesse essere FCA, ma dopo la sua scomparsa è successo esattamente il contrario. Peraltro questo è un film già visto e può confermarlo un piccolo aneddoto personale. Quando dirigevo Quattoruote, fui invitato dalla General Motors a visitare i suoi impianti negli USA. Avevano da poco acquistato una quota di minoranza della Fiat (non ancora FCA), con un’opzione per acquistarla tutta. A Detroit incontrai un top manager del colosso americano che, saputo che ero italiano, mi disse papale papale: “Siamo appena entrati nella Fiat e, con nostra sorpresa, abbiamo trovato i cassetti dei nuovi progetti praticamente vuoti. Pensi che negli stessi giorni abbiamo acquistato la Daewoo in Corea, trovando un sacco di modelli in fase di sviluppo”. Poi la storia ha preso altre strade: la Fiat si è sganciata dalla General Motors e Marchionne ha fatto il colpaccio negli Usa rilevando a zero dollari Jeep Chrysler, un affare colossale, consentendo agli Agnelli-Elkann di negoziare bene il loro matrimonio con i Peugeot. Nel frattempo la Daewoo è miseramente fallita.

      • Leggo “ …. Solo che Marchionne pensava che ad assorbire qualcuno potesse essere FCA, ma dopo la sua scomparsa è successo esattamente il contrario.…”
        Perciò lei resta convinto che FCA sia stata acquisita e non abbia fatto una (quasi) paritaria partnership?
        É anche quella dei “cassetti vuoti” con il senno di poi può diventare una arma vincente, continuare a ricercare, prototipare, magari mettere in produzione modelli con scarso riscontro, costa, costa tanto…. e porta a volta al fallimento
        Ed il futuro, quasi certamente elettrico, vedrà totalmente stravolto lo scenario produttivo delle auto, perciò secondo me meglio partire da zero piuttosto che con tante idee confuse, semplicemente usando il know-how dei partner
        Ai posteri L’ardua sentenza

        • Ha ragione, ma il foglio bianco da cui partire, non può rimanere sempre bianco.
          Prima o poi deve tracciare qualche segno, altrimenti si chiude prima.

  11. “Ma il dibattito pubblico in Italia non è su come salire sui nuovi treni che partono, ma su come sdraiarsi sui binari per cercare di fermarli. Auguri.”

    CONFERMO: concessionari, utenti, persino Youtuber, Italiani pensano all’auto elettrica come a qualcosa di distante e per pochi appassionati. Quando orami e’ straevidente che il motore endotermico e’ a fine vita .. mah

    • Come disse qualcuno, le nuove idee non si impongono perchè si convince la gente ma solo perchè i portatori delle idee vecchie, poco a poco, muoiono

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