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Al Sud serve una ricarica, in tutti i sensi

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Al riscatto del Sud serve anche una rete di ricarica adeguata, ad alta potenza sulle grandi arterie.

 

Al Sud serve una ricarica, in tutti i sensi: per l’economia in generale e come infrastruttura al servizio di un mercato crescente come quello dell’auto elettrica.

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Dove si vendono le “auto con la spina”, elettriche e ibride plug-in (primi 7 mesi 2021- fonte: Motus-e).

Al Sud serve una ricarica, ora i soldi ci sono

Inutile girarci intorno: le auto con la spina si vendono soprattutto al Centro Nord, dove le possibilità di spesa sono più alte. Nei primi sette mesi del 2021, per esempio, sono state immatricolate oltre 50 mila auto tra elettriche pure e ibride plug-in al Nord e 21.608 al Centro. Il Sud non è andato oltre quota 4.474, cifra che sale a 6.750 considerando anche Sicilia e Sardegna. Il gap diventa ancora più evidente se si confrontano questi numeri con la quantità totale di auto immatricolate nello stesso intervallo di tempo. Nel Centro Nord, la penetrazione degli EV ricaricabili rispetto alle vendite complessive sfiora o raggiunge la doppia cifra, mentre è molto più contenuta al Sud e nelle Isole.

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Confronto tra il totale delle auto immatricolate e quelle elettrificate (primi 7 mesi 2021, fonti: UNRAE e Motus-e)

E l’installazione di colonnine di ricarica in questi anni ha accompagnato questo trend. Con una rete capillare in alcune zone d’Italia (Nord Est in primis), di buon livello nel resto del Settentrione e al Centro, ancora carente nel meridione. Basti pensare che nella sola Lombardia si concentra il 18% di tutte le stazioni di ricarica italiane. Ma ora i mezzi e la volontà di colmare il divario ci sono: il governo conta di utilizzare parte dei 209 miliardi del Next Generation Eu. E i grandi operatori, a cominciare da Enel X e dalla stessa Tesla, stanno investendo cifre importanti per “fare l’Italia” anche nella ricarica.

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Francesco Venturini, ad di Enel X

Al Sud serve una ricarica… anche per il turismo del Nord Europa

La cosa interessante è che il Sud potrebbe cavalcare con successo la seconda fase del processo di installazione. La prima ondata ha riguardato soprattutto colonnine di potenza contenuta, in corrente alternata AC fino a 22 kW, molto diffuse nelle città. Ma ci si è poi resi conto che la domanda da parte degli automobilisti riguarda soprattutto caricatori potenti, in continua. Capaci di assicurare un “pieno” in poche decine di minuti e di integrare l’offerta soprattutto per chi effettua viaggi lunghi e non può permettersi soste di ore. Un trend anticipato già un anno fa dal n.1 di Enel X, Francesco Venturini: “In quella che potremmo definire la fase uno abbiamo puntato sulla capillarità, adesso invece ad avere la precedenza deve essere la crescita delle ricariche ad alta potenza“. Un primo obiettivo dovrebbe quindi essere quello di dotare il Sud di una buona rete di ricariche da 50 kW in su, fino ai 350 delle HPC. Un network in grado di rassicurare anche i turisti del Nord Europa: che pianificano le destinazioni anche in base alla possibilità di ricaricare. Insomma, si tratta sempre del concetto dell’uovo e della gallina. Di certo le regioni meridionali e insulari si stanno attrezzando per evitare che la limitata presenza delle infrastrutture di ricarica rimanga un fattore non abilitante per l’adozione della mobilità elettrica. Parallelamente gli operatori del settore, i Charging Point Operator, guardano a questi territori come opportunità per le stazioni di ricarica ad alta potenza. Per soddisfare in primis i flussi turistici nazionali ed internazionali.

Cavalcare subito l’onda della ricariche super-veloci

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La rete dei Supercharger Tesla (in grigio le stazioni da aprire): poche presenze al Sud

È chiaro che tutti devono fare la loro parte. Deve farla Autostrade per l’Italia, che finora ha installato solo due ricariche HPC sull’Autosole, una a Modena Nord e una a Flaminia Est (Roma). E non può certo trascurare il Sud, tanto più ora che è tornata in mani pubbliche. Devono farla player della ricarica ultra-fast come Tesla (con i suoi Supercharger) e Ionity, che è espressione dei grandi costruttori tedeschi. Deve farla Be Charge, la rete appena acquisita dall’Eni. Devono farla nuovi attori come Atlante, il network nato a Torino dall’esperienza di Engie EPS e ora finanziato da capitali in arrivo da Taiwan. E naturalmente la farà Enel X, che si sta muovendo sia da sola sia in partnership con importanti gruppi come Volkswagen. Con il colosso tedesco è stata creata una joint venture per installare ben 3 mila punti di ricarica HPC in 700 località italiane entro il 2025. Un progetto in cui anche il Sud, a quel che se ne sa, avrà la sua bella parte.

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21 COMMENTI

  1. Carico al 95% a casa, il mio primo viaggio con VW ID4 77Kw , l’ho fatto dopo 2 mesi nelle puglie.
    Ricaricato a Bari , all’andata ho atteso un ora e più ( 25 minuti oltre la carica al 100%) che l’auto in ricarica mi lasciasse ricaricare.Al ritorn ho trovato la postazione libera e ho caricato a 80% in 1/2 ora.
    Si dovrebbero incrementare le fast e mettere negli alberghi ,b&b, più punti di ricarica .
    Sono contentissimo dell’auto ma arrabbiato per la mancanza di punti di ricarica fast.
    Ho sentito dire di un accordo VW e Enel per stalli autostradali ,5 accessi fast, ogni 50 km, sarebbe una svolta per le auto ev e per il turismo. Lo spero !!!!

  2. Ricarico in garage per il 95% dei miei spostamenti. Ormai mi sposto “oltre il range di casa” e spendo i miei soldi SOLO dove ho una ricarica decente garantita. Il resto è corollario.
    Chi si mette al passo sopravvive, per gli altri… é selezione naturale.

  3. se parliamo di turismo, ok. Però non dimentichiamoci che l’ostacolo maggiore alla diffusione della mobilità elettrica oggi, almeno a livello di percezione, è la ricarica giornaliera. le ultra fast in autostrada certo non sono una soluzione a chi vorrebbe comprare una city car elettrica e non ha box con presa di corrente. In questo senso mi proeoccupa un pò che l’AD di EnelX consideri chiusa la fase di diffusione capillare delle colonnine. Possiamo già parlare di diffusione capillare? Certo non nella maggioranza del territorio italiano!

    (un inciso: per ricaricare “a casa” non basta neanche avere box o posto auto. Spesso la lontananza dai contatori, l’opposizione dei condomini, la complessità delle normative non permettono l’istallazione di un punto di ricarica)

    • Concordo Giuseppe. Soprattutto EnelX le colonnine dovrebbe anche farle funzionare, oltre che installarle.
      Una volta che saranno passati all’elettrico quelli che possono caricare a casa poi sarà la volta degli altri… e vedremo se la,diffusione delle AC in città sarà davvero capillare come l’AD di EnelX sostiene.

  4. Beh, accidenti, che dire, un articolo che mi dà ragione su tutta la linea e una retromarcia vigorosa della posizione espressa fino ad oggi da VaiElettrico. Niente più punti di ricarica distribuiti con lunghe soste da organizzare per fare la spesa ma punti di ricarica sempre più fast, esattamente come i veicoli tradizionali. Ma come, non siamo riusciti a rifilare ai tedeschi la storiella della colonnina amena con annesso museo dell’upupa? Ah, questi maledetti turisti tedeschi e le loro assurde pretese (a partire dal boss di VW) …

    E questo articolo fa il paio con l’altro in cui si parlava del Giappone che cominciava a disattivare le colonnine lente perché tanto nessuno le usa più. La fine di un incubo.

    “Ma ci si è poi resi conto che la domanda da parte degli automobilisti riguarda soprattutto caricatori potenti, in continua”. Se l’avesse chiesto a me, gli avrei fatto risparmiare un bel po’ di soldi, gettati in colonnine che resteranno perennemente vuote. Anzi, risparmiasse su quelle da 50 kw e puntasse solo su quelle da 600 kw (che da ieri sono già in vendita). Ma possibile che nessuno risponda di queste scelte miopi? Ce le spacciano per “fase 1”, ma di che parliamo, che senso ha con la crisi che c’è aver piantato delle colonnine che non si sono mai ripagate e mai si ripagheranno?!? La pubblica amministrazione che ha creato questo scempio ed è colpevolmente in ritardo per le colonnine fast, nessun elettore ne chiede conto? I privati che hanno investito in colonnine inutilizzate non hanno degli azionisti che votano un cda? E’ possibile fare male i conti, cannare le previsioni e farla passare così, in cavalleria?

    Siamo a metà percorso, la strada è ancora lunga ma si vede la luce in fondo al tunnel.

    • Avendo la possibilità di caricare a casa, ho usato la prima fast dopo 8 mesi (in pratica al primo viaggio “serio”). Se non avessi avuto la possibilità di ricaricare a casa in quegli 8 mesi avrei gradito una colonnina AC, anche da 7.4 kW per la carica notturna. In questo senso i punti di ricarica super o ultra fast nelle città non hanno nessun senso. Chi viaggia (ma quelli che viaggiano sul serio, oltre i 400 km al giorno) ne ha bisogno lungo le arterie principali. E mi pare che il discorso portato avanti dall’articolo si rivolga proprio a questo tipo di automobilisti, specie in estate per chi si sposta in vacanza. Ma la quotidianità è un’altra cosa!

  5. Le forze in campo ci sono tutte bisogna solo avere un po’ di pazienza, Enelx e becharge ad oggi stanno installando bene. Per il resto al sud non è autostrade per l’Italia ma le altre varie concessionarie come Anas che sulla Salerno Reggio Calabria deve installare di più e meglio.

      • Beh no, ho pure controllato prima di scrivere. Oristano, Sassari e Catania sono rossi (e non grigi) da diverso tempo…

        • Ho capito ora il problema: l’anteprima della mappa sul sito Tesla non è aggiornata e lì sono grigi, scorrendola invece (cliccando sotto) si vede che quei 3 punti (e altri) sono attivi

        • Notizia fresca fresca:
          Tesla ha iniziato i lavori per istallare una stazione di ricarica a 600 dalla uscita di Dalmine della A4

      • Confermo Mauro che Oristano è attivo da metà giugno ed Olbia (tra l’altro un V3 da 250 kW) da fine giugno. Li ho provati personalmente durante la mia vacanza in Sardegna a luglio.
        Non è altrettanto rosea la situazione per quanto riguarda gli altri operatori, però. A Cagliari è praticamente impossibile caricare. Non bellissima l’esperienza con EnelX nei pochi punti dove sono presenti almeno delle fast. Le 2 di Sant’Antioco sono riuscito ad usarle 2 o 3 volte ciascuna poi hanno smesso di funzionare correttamente. Inutili le segnalazioni che ho fatto ripetutamente. Mi risulta che ancora abbiano problemi.
        Non è importante solo mettere le bandierine sulla mappa, bisogna anche farle funzionare.

  6. Con la rete elettrica penosa che ho troviamo in mezzo sud Italia, come deve essere trasportata tutta questa energia?
    Mancano persino le strade.
    Quanta ipocrisia in questo articolo…
    Ancora si vedono OM40 e leoncino di 50 anni fa.
    Come si può parlare di auto elettriche?
    Sono anche io per le EV ma la realtà deve essere vista nel suo insieme. Il problema delle colonnine di ricarica è assolutamente marginale.

    • Glia articoli bisogna leggerli: c’è scritto chiaramente che una rete di ricarica adeguata può essere un supporto importante anche per il turismo, che per il Sud è un’enorme risorsa. Abbiamo ricevuto più di una mail dalla Germania (una con Tesla Model 3, un altro con Volkswagen ID.4) che ci chiedevano una mappa aggiornata delle ricariche al Sud. Se verificano che le colonnine non ci sono, vanno altrove, magari nella solita Spagna. E poi: perché ipocrisia? Non tutti al Sud girano con un Leoncino…

    • Lei, Luca, conosce poco del sistema elettrico italiano. Il Sud produce molta più energia elettrica di quella che consuma. Per di più la produce in larga parte da fonti rinnovabili. Quindi il problema è come semmai trasportarla al nord…

      • Per conoscenze professionali aggiungo che la stragrande maggioranza delle energie rinnovabili si concentra in Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania, Calabria. Se non vado errato ad esempio Soverato è al 100% alimentata da rinnovabili. Quindi sarebbe un doppio vantaggio utilizzare energie rinnovabili dove si producono per la mobilità elettrica.

      • Spiacente. Conosco abbastanza la rete del sud. La Basilicata ha rete in alta a 150000. Ed importa, nonostante le rinnovabili (solare ed eolico) ingenti quantità dalla Puglia.
        La rete elettrica. Le infrastrutture sono tutt’altro che adeguate ad un “salto” come quello richiesto dalle EV.
        Comunque, che l’energia ci sia è un conto, che sia puntualmente veicolata è un altro. E che il potenziale delle rinnovabili sia realmente fruibile, ancora un altro fatto.
        Lavoro con Enel da quasi vent’anni e credo di parlare a ragion veduta al di là delle teorie dei numeri dato che proprio io lavoro esclusivamente nelle rinnovabili e sento pareri ben diversi da quelli che sento qui. Pareri autorevoli di broker delle rinnovabili.
        Muoversi con l’elettrico, allo stato attuale, non è assolutamente proponibile, comunque. Perlomeno sulle lunghe distanze.
        Se sto sbagliando, cortesemente, smentitemi. Vi prego di programmare un viaggio da Matera centro alla zona industriale di Melfi e ritorno in giornata, per lavoro.
        O di programmare un viaggio di piacere da Potenza a Sapri e ritorno, in giornata…
        Magari sbaglio tutto… Ma non so dove…
        Non è presunzione. Vi prego non tacciatemi di presunzione. Sono fatti, non teorie.

        E lo dico a malincuore perché per lavorare vorrei proprio una EV di piccole dimensioni.

        • Scusa Luca ma da Matera a Melfi saranno 110 km… credo che la maggior parte delle EV in commercio sia in grado di fare il percorso A/R senza nessuna ricarica.
          Ovvio che chi fa 200 km al giorno magari si attrezza un po’ meglio rispetto ad una citycar anche con le termiche.

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