Ancora di salvezza da Bruxelles per l’agrivoltaio finanziato dal Pnrr. Fino a pochi giorni fa gli operatori erano ancora preoccupati per il destino dei fondi, ma poi è arrivata la buona notizia. A comunicarla è stato Fabrizio Penna, Capo del Dipartimento Unità di Missione per il PNRR al MASE, durante il convegno organizzato da AIAS (Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile). Ci sarà tempo fino al 2029: la scadenza formale resta fissata a giugno 2026, ma grazie alla creazione di un fondo presso il GSE si guadagnano circa tre anni in più.
Agrivoltaico: proroga al 2029 in arrivo dall’Ecofin
Il 12 dicembre l’Ecofin dovrebbe approvare la revisione del Pnrr proposta dall’Italia, che estende al 2029 la durata dei progetti di agrivoltaici già autorizzati e incentivati. Dopo il via libera europeo, il testo passerà in Consiglio dei Ministri, assicurando continuità agli investimenti oltre l’originaria scadenza del 30 giugno 2026.

La decisione nasce dal successo delle tre misure: sono stati presentati oltre 700 progetti di agrivoltaico, per una potenza complessiva di circa 2 GW e un impegno di 1,1 miliardi di fondi pubblici.
Bene il salvagente, ma servono regole certe. «L’agrivoltaico può diventare un pilastro per agricoltura, energia e territori solo se sostenuto da regole chiare – ha sintetizzato AIAS nel post-convegno – insieme a una progettazione di qualità e alla collaborazione tra istituzioni, imprese e filiere agricole». Una visione ribadita da Fabrizio Penna: «Si pone l’urgenza di dare ordine a un quadro normativo che accompagni lo sviluppo, evitando frammentazioni e incertezze».
La reazione positiva degli operatori
Lunedì scorso a Firenze Alessio Pinzone di ResFarm e dell’associazione Agrivoltaica ci aveva espresso le preoccupazioni degli operatori del settore. Oggi esprime soddisfazione. «L’agrivoltaico italiano ha finalmente ottenuto ciò che meritava».
Più nel dettaglio:«Con il nuovo Fondo in arrivo presso il GSE, previsto nel prossimo DL PNRR, i progetti già selezionati potranno arrivare al 2029 senza perdere i contributi ottenuti. La misura ha già ricevuto il via libera tecnico da Bruxelles e ora attende l’approvazione finale dell’Ecofin: un ultimo atto formale prima che tutto diventi pienamente operativo. Una conquista che non arriva per caso».
Merito della mobilitazione degli operatori. «Arriva grazie a mesi di lavoro costante, portato avanti dalla nostra associazione ancora prima della sua fondazione ufficiale insieme agli operatori, agli agricoltori e alle istituzioni che hanno creduto nel valore di questo modello».
Focus sulla definizione di aree abbandonate
Una boccata d’ossigeno per un settore che deve ancora fare i conti con l’opposizione di molti amministratori locali, spesso spinti dal rumore dei comitati che chiedono di bloccare le autorizzazioni. Eppure questi impianti riescono a preservare il suolo e, in diversi casi, a rilanciare attività agricole e zootecniche destinate all’abbandono.
Un altro fronte aperto è infatti il recente decreto legge, accolto positivamente su vari punti ma ritenuto ancora incompleto. Lo ha spiegato con chiarezza al convegno AIAS Gaetano Armao, presidente della Commissione tecnico-specialistica per le valutazioni ambientali della Regione Sicilia: «La definizione attuale di agrivoltaico rischia di escludere proprio le aree abbandonate, quelle che avrebbero maggiore bisogno di recupero produttivo».
Una contraddizione che pesa. Eppure gli esempi concreti non mancano: dai 125 ettari di Engie Italia in Sicilia ai 140 nelle Terre del Fuoco, fino al recupero dell’allevamento ovino a Vizzini, dove l’attività agricola è ripresa proprio grazie ai pannelli.
Pichetto: l’agrivoltaico è “il nuovo fotovoltaico”
Al convegno dell’AIAS il presidente del GSE, Paolo Arrigoni, insieme alla presidente AIAS Alessandra Scognamiglio, ha delineato lo stato del fotovoltaico in Italia: oggi siamo a 42 GW, oltre la metà della capacità rinnovabile installata. Negli ultimi dieci mesi si sono aggiunti 5 GW, con impianti mediamente più grandi e una crescita degli installati a terra.

La distanza dagli obiettivi del PNIEC resta però ampia: servono ancora 37–38 GW di fotovoltaico per raggiungere i 79,3 GW previsti entro il 2030. Una spinta può arrivare dall’agrivoltaico. Nonostante le fake news, l’interesse è forte: la misura del PNRR ha raccolto 747 progetti ammessi, per oltre 2 GW di potenza.

Da AIAS sottolineano: «L’agrivoltaico, in questa prospettiva, è già oggi un alleato dell’agricoltura e non un suo concorrente». A rafforzare il messaggio è arrivato il commento del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: «L’agrivoltaico come nuovo fotovoltaico».
Il consumo di suolo: quante falsità a destra e a sinistra
Sulle rinnovabili il populismo, a destra come a sinistra, trova terreno fertile. Si fa leva su fake news e su rappresentazioni verosimili, capaci di insinuare dubbi anche quando si parla di agrivoltaico. Come in ogni settore non mancano i disonesti, ma ciò che viene sfruttato è soprattutto la scarsa conoscenza del tema: un limite che rischia di frenare un fenomeno positivo per l’ambiente. Le critiche si concentrano sul consumo di suolo e sulla sostituzione delle produzioni agricole, nonostante in Italia ci siano 1,5 milioni di ettari di terreni agricoli non utilizzati.
In prima linea su questo fronte l’ex ministro leghista all’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, che in un recente post ha scritto: «Qualcuno vorrebbe farci credere che l’agrivoltaico ci farà vivere in un mondo fantastico: più ricchezza, ambiente protetto e distese di campi coltivati. Invece stiamo vedendo sempre più suolo agricolo che finisce in mano a grandi interessi economici privi di scrupoli nei confronti degli agricoltori. Non possiamo andare avanti così. Dobbiamo coinvolgere le istituzioni locali nelle decisioni, conservare la funzione agricola prevalente dei terreni, proteggere i prodotti e le coltivazioni tipiche dei territori. L’autonomia energetica di un Paese è importante, ma ancor di più lo è quella alimentare, che solo l’agricoltura è in grado di garantire». Senza parole.
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bene per l’agrivoltaico, ma potremmo fare molto di più
come accennato nell’articolo, 2 GW di potenza installata di agrivoltaico con pannelli alti e in parte incentivato (da PNRR o altro) sono il “contentino” di cui si fa sfoggio il ministro dopo che il governo attuale a forza di decreti ha falciato del 90% la le possibilità di installazioni di fotofoltaico utility ( grandi impianti, non domestici)
dovremmo installare:
– altri 40 GW al 2030
– altri 300 GW al 2050-2055
il ritmo per farlo sarebbero 15 GW o più all’anno (come sta facendo la Germania) e del tipo di installzioni più economiche, senza incentivi, solo investimenti privati
ma queste sono state vietate per legge quasi ovunque:
– sia l’agrivoltaico a pannelli bassi (compatibile con pascoli e colture/terreni non di pregio o in precedenza degradati/abbandonati)
– che il fotovoltaico normale (sono sempre impianti a pannelli bassi, ma senza l’obbligo di utilizzo anche agricolo/pastorale del terreno)
anche gli ultimi decreti, di pochi giorni fa, hanno peggiorato la situazione,
as esempio la solar-belt, la fascia intorno alle aree industriali in cui era ancora possibile il fotovoltaico su aree formalmente agricole ma non di pregio, già nel 2024 era stata ridotta con un trucco-cavillo, da 500 m misurati dal perimetro della aere industriali, a 500 m misuratidagli impianti dentro le aree; ora nell’ultima versione sono 350 m dagli stabilimenti, e solo una parte dgli impianti ricade in questa definizione
nell’ultima versione hanno anche escluso il ftv da aree delle ferrovie e terreni di aree ex miniere e giacimenti petroliferi/gas, e cosi via
da citare poi che persono la creazione di impianti per le comunità energetiche, nonostante si tratti di installazioni in quantità di pochi GW e in parte necessitanti di incentivi, pare abbiano dato fastidio ai gestori delle vecchie filiere e fattorichiedere al ministro di limirare anche queste
i nostri amministratori privi di altre qualità di visione, per sopravvivere ci stanno vendendo alle grosse aziende in grado di esercitare i loro interessi, ostacolando il boom naturale che avremmo di fotovoltaico ed eolico
è un danno economico da decine di miliardi all’anno che secondo me ha conseguenze sul benessere di tutti, mi spiace che la cosa non scaldi gli animi di più persone che invece magari votano in base ad altri criteri di appartenza ideologica o fiscale e perdonano di tutto a questi amministratori