Piccoli droni catamarani autonomi che navigano lungo le coste, raccolgono dati ambientali e li trasmettono quasi in tempo reale a una piattaforma online. È l’idea alla base di Brigantine, progetto del programma Interreg Italia–Croazia, raccontato a Vaielettrico da Caterina Dabalà, program manager di Corila, il Consorzio per il coordinamento delle ricerche sul sistema lagunare di Venezia. L’elemento più innovativo? La possibilità di mettere a disposizione degli amministratori locali, delle associazioni e dei cittadini i dati in modo semplice. Notizie indispensabili per gli interventi di tutela.
Un team internazionale per i droni catamarani
Il progetto coinvolge partner italiani e croati – Università di Udine, Politecnica delle Marche, Corila, Istituto Ruđer Bošković e Università di Zagabria – con l’obiettivo di sviluppare una nuova generazione di droni marini per il monitoraggio dell’Adriatico. Come spiega a Vaielettrico Caterina Dabalà « i droni Brigantine sono catamarani di piccole dimensioni, con pescaggio ridotto, progettati per muoversi in sicurezza nelle acque costiere. La loro caratteristica principale è la versatilità: possono essere equipaggiati con sensori diversi a seconda del tipo di monitoraggio richiesto».

Più nel dettaglio: «Abbiamo sviluppato droni autonomi in grado di rilevare parametri chimico‑fisici, chimici e biologici per valutare la qualità delle acque e lo stato degli habitat marini», spiega Dabalà.«I dati vengono registrati in continuo e inviati quasi in tempo reale a un webGIS che mostra posizione, valori misurati e confronto immediato con i limiti di legge. Uno strumento utile sia ai decisori politici, chiamati a pianificare la gestione del mare, sia ai cittadini interessati allo stato dell’ambiente».
Dal petrolio alle fanerogame: una piattaforma adattabile
La piattaforma Brigantine può essere configurata per scenari molto diversi. Ad iniziare dagli sversamenti di idrocarburi con sensori specifici che seguono e mappano la macchia inquinante. Inoltre il monitoraggio degli habitat: «Una telecamera multispettrale analizza lo stato delle praterie di fanerogame, piante marine fondamentali per la biodiversità, la protezione del fondale e la purificazione dell’acqua. Tra queste, la Posidonia oceanica, specie chiave del Mediterraneo. Le fanerogame offrono servizi ecosistemici essenziali: aumentano la biodiversità, proteggono il fondale e migliorano la qualità dell’acqua», ricorda Dabalà.

La progettazione ha richiesto un lungo lavoro di modellazione dello scafo e test dei prototipi. La produzione finale è avvenuta all’Università di Udine, grazie alla stampa 3D. Sono stati realizzati:
- due droni italiani da 1 metro x 1 metro, ideali per acque costiere più calme;
- un drone croato da 2,5 metri, progettato per le coste alte e frastagliate dell’Adriatico orientale, dove l’altezza d’onda è maggiore.
Tutti condividono la stessa filosofia: essere piattaforme aperte, adattabili a qualsiasi tipo di sensoristica.
Tecnologia, scienza e dati aperti
Brigantine non è l’unico progetto al mondo dedicato ai droni marini, ma si distingue per l’integrazione tra sviluppo tecnologico e ricerca scientifica, con un focus sui parametri più rilevanti per un mare semichiuso e delicato come l’Adriatico.
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Elemento centrale è la pubblicazione aperta dei dati: «La diffusione semplificata e trasparente delle informazioni è fondamentale. I dati sono FAIR, scientificamente verificati, ma accessibili a tutti», conclude Dabalà. Utili anche per ricordare che i motori elettrici, sono quelli che muovono i droni, non sversano e non inquinano. Per maggiori dettagli sul programma clicca sul link.
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