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ACM City, la piccola tedesca nata per le metropoli

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Sarà in strada entro l’autunno l’ L7e ACM City, veicolo urbano made in Germany che ambisce a diventare il primo di una nuova categoria. Quale?  Il capo progetto Paul Leibold risponde con cinque parole: Veicoli elettrici multiuso per flotte  di città.

L’urban car che non è solo mini

ACM City è il concept scaturito dal progetto finanziato dal governo tedesco Adaptive City mobility. E come ha spiegato Leibold in una recente intervista non ha alcuna intenzione di essere definito e vissuto come un’auto. Tutt’altro; vuole essere un mezzo di trasporto urbano condiviso e pensato per flotte. Una nicchia, oggi, ma in futuro il perno della mobilità smart nelle nostre città. In Italia lo definiremmo quadriciclo. A differenza di ciò che già c’è sul mercato (Tazzari e Birò da noi, Aixam, Twizy e presto la Citroen Ami in Francia) ACM City non è una automobile in miniatura quanto piuttosto “un tassello di un sistema di mobilità“.

Potrebbe sembrare un slogan e invece è sostanza. Almeno in due soluzioni decisamente innovative: le batterie modulari e intercambiabili (un pò come nel concept della Cen toventi) e l’originale disposizione dei sedili mobili (uno  al posto guida e due dietro, o due soli anteriori o quattro) che già prefigura, come in  un risciò, l’idea del taxi con autista o quella dello sharing. Esattamente ciò che hanno in testa i costruttori: una soluzione globale per varie tipologie di elettromobilità urbana.

L’opposto di Tesla, ma lo stesso modello

La mobilità elettrica, spiega Leibold, è «sempre l’interazione di veicoli elettrici, soluzioni energetiche e reti intelligenti». Tesla, a cui si è ispirato, non «sarebbe mai diventata il punto di riferimento dell’auto elettrica mondiale se non avesse creato un ecosistema fatto anche della rete dei Supercharger e dei sistemi domestici di produzione e accumulo».

ACM ha una filosofia opposta del veicolo, ma ne imita il modello. I suoi sono veicoli urbani piccoli, leggeri perchè semplici, poco energivori. Quindi anche molto più interessanti in termini di prezzo. Sono destinati a un’ampi gamma di impieghi, sempre in ambito urbano: taxi, car sharing, turismo e persino logistica dell’ultimo miglio. Può infatti essere allestito anche a due posti per ricavare un piano di carico posteriore, pur dentro volumi simili a quelli di una Smart (circa 3,5 per 1,5 metri).

Battery swapping, come uno scooter

Le batterie sono modulari: due moduli sono permanenti, altri due supplementari sono rimuovibili e possono essere sostituiti manualmente in pochi minuti. Seguendo l’esempio del battery swapping adottato dal costruttore di scooter taiwanese Gogoro, ACM City potrebbe “rifornirsi” di batterie cariche da stazioni di stoccaggio dislocate nei punti nevralgici della città. Il che permetterebbe a una flotta di taxi, per esempio, di viaggiare sull’intero arco di lavoro giornaliero pur con un accumulo di energia di appena 20 kWh.

In autunno sarà pronto il primo gruppo di prototipi. Non saranno presentati al pubblico, ma soltanto ad operatori specializzati, vale a dire i gestori di flotte B2B.  Il mercato di riferimento sarà l’India, dove il potenziale è di molte migliaia di esemplari, e altri Paesi emergenti dove semplicità, flessibilità e convenienza sono i fattori cruciali.

Per esempio, la facilità di ricarica: non servono impianti dedicati ed elevate potenze, ma basta una normale presa domestica per fare il “pieno” in 7 ore.

ACM City può raggiungere una velocità massima di 90 km/h, con un’autonomia che non supera i 150 km. Ma Leibold sostiene che nelle metropoli, dove in futuro si concentrerà il 70% degli abitanti del Pianeta, «andare in  giro con auto da 25 quintali  veloci e ingombranti, è perfettamente privo di senso». Allora più che oggi, i problemi delle città saranno congestione del traffico, parcheggi e inquinamento. ACM City è esattamente ciò di cui ci sarà bisogno.

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