Accise, finisce lo sconto carburanti. Ma l’Ue pensa a come rilanciare la transizione

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Da oggi gli automobilisti italiani tornano a pagare il prezzo pieno delle accise sui carburanti e gasolio. Il Governo ha lasciato scadere il taglio introdotto durante la crisi legata alle tensioni in Medio Oriente, ritenendo che il calo del prezzo del petrolio non giustifichi più un intervento straordinario. Mentre termina un sostegno ai combustibili fossili, però, da Bruxelles emerge un’ipotesi che potrebbe aprire nuovi spazi fiscali per gli investimenti nella mobilità elettrica. Un cambio di prospettiva che, se confermato, avrebbe effetti ben più duraturi.

Fine dello sconto, il pieno torna a costare di più

Dal 4 luglio cessano gli effetti dell’ultima proroga del taglio delle accise. Lo sconto di 5 centesimi al litro, introdotto per contenere gli effetti dell’impennata delle quotazioni petrolifere, non è stato rinnovato e il prezzo di benzina e gasolio torna così ai livelli ordinari.

Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, il rincaro vale poco più di 3 euro per un pieno, mentre il Governo ha motivato la scelta con il raffreddamento delle quotazioni del greggio e con l’esigenza di contenere l’impatto sui conti pubblici.

È una decisione che ripropone un tema noto: intervenire sul costo dei carburanti offre un beneficio immediato agli automobilisti, ma richiede risorse pubbliche considerevoli e produce effetti temporanei.

A Bruxelles cambia il modo di guardare agli incentivi

Nello stesso momento in cui termina il sostegno ai carburanti tradizionali, la Commissione europea starebbe valutando una revisione delle regole del Patto di stabilità per consentire agli Stati membri di escludere dal calcolo del deficit alcune spese dedicate alla transizione energetica, comprese quelle per la mobilità elettrica e le relative infrastrutture.

L’obiettivo è evitare che gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi climatici vengano frenati dai vincoli di bilancio, soprattutto in una fase in cui l’industria europea dell’auto è chiamata a competere con Cina e Stati Uniti.

Nuovo round di incentivi: per i veicoli commerciali fino a 20mila euro

Flessibilità di bilancio con l’estensione del “modello Italia”?

La proposta ricorda da vicino quanto già avvenuto con l’Italia nelle settimane scorse, quando Bruxelles aveva accettato una certa flessibilità per consentire misure straordinarie legate all’emergenza energetica.

La differenza, però, è significativa. Nel caso italiano la deroga era motivata da una situazione contingente e riguardava un intervento temporaneo come il taglio delle accise. L’ipotesi oggi in discussione avrebbe invece carattere europeo e potrebbe trasformarsi in uno strumento stabile destinato agli investimenti che accelerano la decarbonizzazione.

In altre parole, sì: l’impostazione sembra essere quella di estendere a tutta l’Unione una forma di flessibilità fiscale già sperimentata con l’Italia, ma con un vincolo molto più preciso. Le risorse dovrebbero finanziare investimenti e non spesa corrente, essere legate a obiettivi verificabili e contribuire alla competitività industriale europea.

È un approccio che risponde anche alle richieste di molti governi: avere margini di bilancio per sostenere la transizione senza compromettere la disciplina fiscale comune. Si aprirebbe così la strada a nuovi round 2026 di incentivi. Potrebbero riguardare l’acquisto di auto elettriche, l’installazione di sistemi di ricarica e la diffusione di pompe di calore nelle abitazioni.

Più spazio agli investimenti, meno ai sussidi

Se questa impostazione verrà confermata, il messaggio politico sarà chiaro.

L’Europa sembra sempre meno orientata a finanziare il consumo di combustibili fossili attraverso sconti fiscali. Ma sempre più disponibile, invece, a concedere margini di bilancio per auto elettriche, colonnine di ricarica, filiere industriali e tecnologie pulite.

Per l’Italia potrebbe rappresentare un’opportunità. Anziché intervenire periodicamente sul prezzo dei carburanti, disporre di uno spazio fiscale europeo dedicato agli investimenti nella mobilità elettrica consentirebbe di programmare politiche più stabili e con effetti di lungo periodo.

La partita, naturalmente, è ancora aperta. Ma il confronto che si sta sviluppando a Bruxelles sembra indicare una direzione precisa: la flessibilità di bilancio non scompare, cambia destinatario. Non più il pieno di oggi, bensì gli investimenti che dovrebbero ridurre la dipendenza dai carburanti domani.

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