A2A progetta il futuro: ricarica a bassa potenza o ultraveloce

a2a ricarica



Per A2A la strada è chiara: la ricarica del futuro sarà a bassa potenza, rappresentata dal modello City Plug, oppure ultraveloce, da 150 kW in su.

L’inaugurazione del Power Hub A2A di Monza, primo di una serie di 50 installazioni in pipeline da qui al 2035, è l’occasione per apprendere direttamente dal numero  uno di A2A Renato Mazzoncini e dall’Ad di A2A e-Mobility  Fabio Pressi quale sia la nuova filosofia del colosso energetico lombardo.

La filosofia di A2A: dalle City Plug ai Power Hub

«Da tre o quattro anni abbiamo capito che le classiche ricariche quick da 22 kW devono lasciare il passo a un modello diverso – ci spiega Mazzoncini -.  La ricarica a casa, al lavoro o in strada,  quella abituale e prevalente, deve essere lenta e compatibile con le molte ore in cui l’auto è comunque fermaI 10 kW sono la potenza ideale». 

In viaggio, invece «gli e-driver mostrano di prediligere un modello più simile ai vecchi distributori di carburante: ricarica ad alta potenza garantita,  per una sosta che deve essere la più veloce possibile, diciamo il tempo di un caffè».

Conclusione? «Per la ricarica lenta abbiamo progettato e già installato a migliaia le City Plug. Il Power Hub è la nostra risposta per le necessità di tempi più rapidi».

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Il Power Hub A2A di Monza, un modello per la ricarica del futuro

Mazzoncini definisce il Power Hub monzese un «flagship». Nel contempo «un progetto per testare nuove tecnologie che fa parte di un programma di ricerca».  A2A l’ha sviluppato infatti in collaborazione con il MOST, Centro per la Mobilità Sostenibile nato nell’ambito del Pnrr mettendo assieme il mondo delle aziende e quello dell’Università.

Alla scoperta del “flagship” Power Hub

A2A Power Hub è un concentrato di innovazione, a partire dalla scelta della collocazione,  in un punto di confluenza di alcune delle principali direttrici di traffico del Nord Italia. Fabio Pressi, che ci guida alla scoperta della stazione, svela che «la missione dei prossimi mesi sarà individuare altri 50 nodi strategici con le stesse caratteristiche logistiche di questo a Monza. Al momento ne abbiamo opzionati altri 3 in Lombardia». L’obiettivo sarà replicare in ognuno di essi  il format del Power Hub monzese: almeno 10 punti di ricarica HPC da 300 kW,  tutti alimentati da energia 100% green e gestiti da un unico software di Energy Management che integra l’autoproduzione da fotovoltaico, l‘accumulo e il consumo.

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Renato Mazzoncini (a sinistra) e Fabio Pressi durante l’inaugurazione del Power Hub di Monza

La pensilina in legno lamellare  progettata insieme allo Studio di Architettura Park, ospita un impianto fotovoltaico da 11 kWp di fotovoltaico e recupera l’acqua piovana necessaria all’irrigazione dell’erba utilizzata nella pavimentazione drenante. L’accumulo da 100 kW supporta la rete quando 10 vetture saranno contemporaneamente collegate o dove la potenza di rete a media tensione non fosse interamente disponibile. Telecamere di sorveglianza collegate alla centrale A2A di controllo delle infrastrutture e l’illuminazione notturna garantiscono la sicurezza 24 ore su 24.

Nel sito è presente un totem da cui è possibile gestire il pagamento delle sessioni di ricarica, con i diversi metodi di  pagamento elettronico e consente di interpellare direttamente il centro di assistenza. Infine, un tabellone multimediale luminoso informa gli automobilisti dei tempi di sosta di tutte le auto collegate in ricarica.

«Qui a Monza – sintetizza Pressi – abbiamo voluto dimostrare come sarà la ricarica del futuro».

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Visualizza commenti (28)
  1. massimo granarolo

    da quello che ho capito non ci sono servizi igienici e neppure un bar presidiato e già questo personalmente è una discriminante anche sul prezzo se mi fermo 15/20 minuti mentre ricarico devo andare in bagno e bere la sosta deve rendere e se questo mi costa anche caro certo che non mi fermo qua a ricaricare malissimo che vada faccio un rabbocco di ricariche nei dintorni se ne trova

  2. A2A possiede diversi impianti di produzione di energia elettrica, il cui costo di produzione immagino sia molto più basso del PUN, specialmente per impianti FER. Dove sta scritto che il prezzo di ricarica sia un PUN moltiplicato X volte?
    Non possono rivendere l’energia ad un prezzo più basso del PUN + markup per investimento sulla rete e il margine di profitto?

    Altrimenti se così non fosse l’unica è di usare energia prodotta sul posto, ma altro che 10kW di impianto FV, serv un campo con centinaia di kWp installati

  3. Ai prezzi che propongono possono toglierle anzichè metterle.
    Dopodichè sono d’accordo, molte lente nei luoghi deputati a parcheggio di lunga durata e potenti nelle strade a scorrimento veloce e autostrade.

  4. avete visto quanto costano? Fate stazioni meno costose e spalmate l’investimento n più anni ed almeno allineatevi ai prezzi ai competitor più aggressivi (ELECTRA ELECTRIP) altrimenti non pavoneggiatevi sulla stampa

    1. C’è una differenza sostanziale: Electrip non fa roaming quindi non deve trattare il costo kWh con altri player; Electra lo fa in modo “ridotto” con Ionity, Fastned e Atlante ma i prezzi sono diversi perché è soprattutto una condivisione di piattaforma tecnologica per non avere più app.
      Io poi son d’accordo: per me sarebbe più vantaggioso se mollassero il roaming ma con una riduzione netta dei prezzi.

  5. Io stimo A2A, sono forti, fanno belle cose. Ma questo è puro marketing.

    Le City Plug, nel modo in cui sono attualmente installate, sono una b0iata gigantesca. Inutili, come se fossero inesistenti.
    Perché sono così critico?

    Semplice: sono installate in centro città, dove il parcheggio scarseggia, ma non tolgono parcheggio alle ICE perché non sono aree di sosta dedicate.
    Tradotto: IMPOSSIBILI da usare, perché sempre occupate da veicoli ICE.

    Vorrei proprio vedere i dati di utilizzo delle City Plug comparate alle AC 22kW (che poi le usiamo a 11, le auto che caricano a 22 si contano sulle dita di una mano).

    Intendiamoci: sono d’accordo che spesso è necessaria una ricarica più lenta, pari circa a una giornata lavorativa, senza dover avere lo sbattimento di dover spostare l’auto dopo 4/5 ore.
    Ma vanno riviste molte cose. Troppe, forse.
    A partire dai parcheggi al chiuso: come ho segnalato in un altro commento, ci sono tanti, troppi parcheggi che non hanno colonnine di ricarica. Parlo di Milano, non Vibo Valentia.

    1. In verità le city Plug a Milano si stanno diffondendo anche in zone meno centrali come via Teglio (Jenner) ed altre, non così inaccessibili. Di sicuro avrebbe senso (economicamente) partire proprio dalle zone più periferiche dove c’è più spazio e più abitazioni quindi maggior possibilità di utilizzo.

  6. antonio è un po un cane che si morde la coda non trovi?
    non si installano colonnine finchè non ci sono abbastanza ev, ma dall’altra parte finchè non ci sono abbastanza colonnine non si vendono ev per paura di non poter ricaricare…

    comunque a mio avviso il problema è un altro
    c’è ancora troppa differenza nel prezzo d’acquisto dell’auto e manca pure la convenienza economica se uno non ha modo di ricaricare a casa.
    a livello puramente economico non c’è storia con un qualsiasi modello a gpl

    poi possiamo raccontarci tutte le stronxate del mondo, accelerazioni fulminee, potenze notevoli, confort di guida (tutte cose vere per carità) ma nel quotidiano sul percorso casa lavoro a me interessa spendere poco, non è mica un viaggio di 3h in cui apprezzi la silenziosità o una drag race dove apprezzo lo 0-100 sotto ai 5s

    finchè non ci sarà la convenienza economica l’elettrico è relegato a chi può permettersi di caricare “bene” cioè a prezzi domestici, o sul luogo di lavoro a prezzi umani.
    caricando SOLO pubblicamente non è sostenibile.

    1. Le colonnine in Italia sono tantissime, rapportate agli EV circolanti.
      Sono d’accordo sul prezzo dell’energia, che è troppo troppo elevato alle stazioni di ricarica.

    2. KrissParker72

      mha, sinceramente, credo che il numero di colonnine sia un falso problema: ci sono Paesi con meno infrastrutture ma una diffusione di EV molto più alta. Il vero freno in Italia è duplice: 1, il costo dell’energia, che da noi è fuori mercato (si salva solo Tesla per i viaggi lunghi) 2, il potere d’acquisto rallentato da stipendi inadeguati per l’acquisto di auto nuove.
      C’è poi un errore strategico: le colonnine sono spesso cattedrali nel deserto. Gestori e comuni non hanno ancora capito che il punto di ricarica è un generatore di traffico per bar e ristoranti, trasformando l’attesa in un’opportunità di business

  7. Antonio gobbo

    Ciry plug …. bella idea, peccato che ne servirebbero non migliaia ma centinaia di migliaia (e a tendere forse milioni dato che il parco circolante è di 40 milioni di auto) per sodfisfare chi non ha la possibilità di ricarica casalinga e fintantoche la differenza fra l’installato e il necessario resterà negli ordini di grandezza temo che moltissimi italiani non si decidano al cambio verso una mobilità elettrica

    1. Esatto.
      Paradossalmente, se l’ambiente urbano è l’ideale per le elettriche (anzi è l’ambiente di elezione per ridurre la concentrazione di inquinamento localizzato), è anche quello proporzionalmente meno servito.
      Ricordo a Roma (con una plug-in) la ricerca serale delle colonnine libere e le conseguenti imprecazioni.
      Così non si va da nessuna parte.

      1. Strano, Roma è la città italiana con più colonnine di ricarica: 2.750. Personalmente conosco meglio Milano, dove sono poco più di 1.900 ma mai ho avuto un problema a trovarne una disponibile nel raggio di 500 metri. E’ sicuro di averle cercate nel modo giusto?

        1. Non lo so.
          Ma si ricordi anche che Roma in estensione è circa 7 volte Milano.
          Equivale a dire che in Milano oggi ci sono circa 10 colonnine per kmq, mentre a Roma sono solo 2 per kmq.
          E a Roma i quartieri sono tanti e serviti molto diversamente.

          1. A suo tempo avevo cercato sul web.
            Abitavo in zona Sallustiana ed a quel tempo (sino ad un anno e mezzo addietro) non c’era nulla. Ora non ho più una plug-in e non abito più a Roma.
            Mi hanno detto che ne hanno messe un paio ma risultano essere sempre occupate.

          2. Interessante.
            Che APP usa?
            L’ultima volta che sono stato li ne avrò viste si e no due nel raggio di sei isolati.
            La App di un amico (non ricordo che App era) ne segnava tre di cui una però non risultava esserci davvero.
            Però magari in 6 mesi ne hanno fatte altre 13.

          3. La spannometria (“due o tre”, “App che non ricordo”) con le colonnine non funziona. Ho controllato su Electroverse ed Enel. Magari ne sfuggono altre di operatori minori.

          4. Come ho scritto, io al momento non ne ho bisogno, quindi sono meno aggiornato e attento di voi.
            Comunque ho riguardato sul sito di Enel, e nel quartiere riporta due punti di ricarica (forse con due colonnine cadauno).
            Gli altri sono più lontani (e a Roma quello che sembra vicino sulla cartine in realtà non lo è).

          5. Le colonnine nel rione Sallustiano sono 20, di diversi operatori. L’app Enel (e non il sito) non li riporta tutti. Capisco che non avendo l’auto elettrica lei non sia aggiornato. Proprio per questo capisco molto meno perchè si ostini ad ingaggiare discussioni su argomenti che non conosce.

      2. @MT
        Per niente d’accordo, l’ambiente ideale per le EV sono TUTTE le strade con un po’ di maggiore difficoltà in autostrada nelle lunghe percorrenze (oltre i 400 km).

        1. Questa sarebbe una discussione veramente interessante.
          Tuttavia, vista l’aria che si respira nelle città della pianura Padana in Inverno, dove ormai siamo sempre al di sopra dei limiti di sicurezza (anche se le auto contribuiscono solo relativamente), ed anche considerando l’occupazione dello spazio, io promuoverei primariamente auto piccole elettriche ed ostacolerei le ICE ma anche gli inutili “galeoni” cinesi (e non solo) che sono quasi tutti oltre i 4,5m con oltre 400kg di batterie (che poi a cosa ti serve tutta questa capacità nell’uso cittadino).
          Vero è che in città le statistiche dicono che le auto siano in media meno vecchie delle auto che ci sono in campagna.

          1. Che il maggior beneficio per l’aria si ottenga in città è fuor di di dubbio data l’alta concentrazione di auto e persone.
            A me premeva semplicemente sottolineare che l’EV funziona bene in quasi tutti i contesti di utilizzo.
            Poi, in realtà a quote basse l’inquinamento di diffonde in modo abbastanza omogeneo, tanto che nel mio paesino a 20 km dalla città secondo i dati disponibili la qualità dell’aria è quasi uguale alla città.
            Conclusione: quanto prima passiamo tutti all’elettrico (non solo per le auto) prima migliorerà la salubrità per tutti.

    2. Carlo Ombello

      Non servono così tante colonnine come tu credi. Una elettrica avrà bisogno di una 40ina di ricariche complete all’anno (300km a ricarica, 12.000 km all’anno di percorrenza media). In pratica una ricarica ogni 9 giorni. Basta installare paletti di ricarica diffusamente in città per garantire la ricarica a chi abita in condomini privi del proprio garage, per il resto ci saranno le stazioni di ricarica simili alle pompe di benzina. Chi abita fuori città difficilmente avrà problemi a ricaricare da casa. Esempio pratico: a Londra i paletti di ricarica sui marciapiedi sono diffusi a tappeto, spesso la presa è direttamente installata sui vecchi lampioni aggiornati allo scopo.

      Detto questo, A2A mi pare abbia scoperto l’acqua calda, si sta muovendo in ritardo rispetto ad altre aziende a dovrebbe concentrarsi su lampioni e paletti cittadini invece di replicare semplicemente vecchie idee già ampiamente adottate.

      1. Antonio gobbo

        300 km di autonomia se fai uno 0 – 100 o se possiedi una tesla o similare, se hai una city car elettrica e fai il classico 20 – 80% l’autonomia scende a 200km e anche meno in inverno con anche un uso autostradale (es pendolari) per cui diciamo una ricarica ogni 5 – 6 giorni, anche ipotizzando che non si sostituiscono di colpo 40 milioni di auto circolanti secondo i piani europei nel 2035 in Italia dovrebbero circolare 8 – 10 milioni di bev anche ipotizzando che la metà dj queste ricarichi a casa occorrerebbero comjnque 2 – 2,5 milioni ci ricariche lente … libere e funzionanti (soprattutto il venerdi sera quanfo la gente pensa di farsi un WE al mare o in montagna)…. tu ce li vedi installate da qui ad allora? Visto quanto accade ora che j fornitori per installarne dj nuove aspettano che quelle attuali diano remurenative, io sinceramente non cj credo mjnimamente.

        1. Carlo Ombello

          Sta succedendo ovunque, succederà anche in Italia. Sta già succedendo! Ricordiamoci il deserto di collonnine solo 3-4 anni fa.

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