A Londra l’introduzione e l’estensione della Ultra Low Emission Zone (ULEZ) sembra aver ridotto in modo significativo l’inquinamento atmosferico e i primi effetti sulla salute sono ormai misurabili. Mentre i dati sulla qualità dell’aria indicano cali rilevanti di NO₂ e PM2,5, una ricerca condotta da Queen Mary University of London e University of Oxford ha seguito migliaia di bambini per valutare cosa sia successo alla loro salute dopo l’introduzione dell’ULEZ.
Effetti misurabili sui polmoni dei bambini
Tra il 2018 e il 2022 sono stati monitorati 1.664 bambini londinesi tra i sei e i nove anni, confrontati con 1.750 coetanei di Luton, città utilizzata come gruppo di controllo perché sottoposta a un livello simile di inquinanti legati al traffico ma priva di una zona a basse emissioni.

Prima dell’ULEZ i bambini londinesi presentavano polmoni significativamente più piccoli rispetto a quelli di Luton. È un dato coerente con precedenti ricerche, secondo cui i bambini che vivono nelle aree più inquinate di Londra arrivavano a otto o nove anni con una capacità polmonare inferiore del 5-10% rispetto ai coetanei meno esposti.
Dopo l’introduzione della zona a basse emissioni, però, la situazione è cambiata. La funzionalità polmonare dei bambini londinesi è migliorata fino a diventare comparabile a quella dei bambini di Luton. Anche la quota di bambini con una compromissione clinicamente significativa della funzionalità polmonare è scesa più rapidamente nella capitale, dal 14% al 9%, contro una riduzione dal 9% al 7% a Luton.
Meno inquinanti (-27% di NO2) nell’aria londinese
Il miglioramento della salute non arriva dal nulla. È accompagnato da una forte riduzione degli inquinanti atmosferici.
Secondo i dati riportati nel materiale di riferimento, nell’area esterna di Londra il livello di biossido di azoto (NO₂) è diminuito del 27% rispetto allo scenario che si sarebbe avuto senza ULEZ, mentre le particelle di PM2,5 sono scese del 31%. Considerando complessivamente gli ossidi di azoto, la riduzione è stata del 14%.
Nel centro di Londra il calo del NO₂ ha raggiunto addirittura il 54%, mentre il 99% delle centraline di monitoraggio ha registrato una riduzione dell’inquinamento.
L’effetto è stato particolarmente importante nelle comunità più svantaggiate, dove la quota di persone esposte a livelli illegali di inquinamento si sarebbe ridotta dell’80%.

Una misura non priva di polemiche
L’ULEZ è stata introdotta nel 2019 e successivamente ampliata, fino a coprire dal 2023 l’intera Greater London, un’area abitata da circa nove milioni di persone.
I veicoli che non rispettano determinati standard emissivi devono pagare una tariffa di 12,50 sterline al giorno per circolare nella zona. Non si tratta quindi di un divieto assoluto per le auto con motore termico: molti modelli relativamente recenti a benzina e diesel rispettano infatti i requisiti.
La misura è stata al centro di una forte contrapposizione politica, anche perché comporta un costo diretto per chi utilizza un veicolo non conforme. Per ridurre l’impatto economico sulle fasce più vulnerabili, Londra ha affiancato all’ULEZ un programma di rottamazione da 200 milioni di sterline, che ha contribuito a togliere dalla strada oltre 15.000 vecchi veicoli.
Tra giugno 2023 e settembre 2024 il numero di veicoli non conformi in circolazione è diminuito del 58%.

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Il punto chiave per la mobilità elettrica
Il dato più interessante non è soltanto che Londra abbia ridotto l’inquinamento, ma che la riduzione sia arrivata fino a un indicatore biologico concreto: la crescita e la funzionalità dei polmoni dei bambini.
L’esposizione prolungata al biossido di azoto è associata a problemi respiratori e, nel lungo periodo, a un maggiore rischio di patologie cardiovascolari e metaboliche. Intervenire sulle emissioni del traffico significa quindi agire su una fonte di inquinamento direttamente legata alla mobilità urbana.
Lo studio non dimostra però che ogni singolo miglioramento osservato sia causato esclusivamente dall’ULEZ. Un docente di biostatistica dell’Università di Cambridge, non coinvolto nella ricerca, ha sottolineato che potrebbero aver influito anche altri fattori, compresi i cambiamenti nei livelli di inquinamento durante la pandemia.
Il quadro complessivo resta comunque significativo: meno veicoli altamente inquinanti, meno NO₂ e particolato e una migliore funzionalità polmonare nei bambini. È una combinazione di risultati che rende difficile considerare la qualità dell’aria una semplice questione di statistiche ambientali.
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Lo studio andrebbe rifatto per confermare i dati magari utilizzando un orizzonte temporale post 2020…
Ora servirebbe uno studio per determinare i risparmi economici dovuti all’aumento della salubrità dell’aria, visto che UK ha deciso di tassare ogni miglio percorso in elettrico per recuperare i soldi persi a causa del mancato uso dei carburanti fossili …
Anche in UK la sanità si sta spostando sempre più verso una gestione privata ; il pubblico è messo peggio che da noi come liste di attesa e mancanza di personale. Spostando la gestione sul provato tramite assicurazioni generi business
I risultati dello studio mi sembrano contradditori. Se partiamo dall’assunto di ” Luton, città utilizzata come gruppo di controllo perché sottoposta a un livello simile di inquinanti legati al traffico ma priva di una zona a basse emissioni” ci si sarebbe dovuti aspettare un eguale livello di capacità polmonare nei bambini di entrambi i campioni, ed un successivo miglioramento nei bambini londinesi, ma non in quelli di Luton, dove non vige una ULEZ. Sicuramente sono necessari ulteriori approfondimenti. Questo anche perchè l’articolo (o la sua traduzione, forse) non è particolarmente chiaro laddove dice “Prima dell’ULEZ i bambini londinesi presentavano polmoni significativamente più piccoli rispetto a quelli di Luton” e poi invece parla di funzionalità polmonare (Dopo l’introduzione della zona a basse emissioni, però, la situazione è cambiata. La funzionalità polmonare dei bambini londinesi è migliorata fino a diventare comparabile a quella dei bambini di Luton)
La ULEZ, che ha stessi standard in ogni posto in cui e’ applicata in Inghilterra, limita la circolazione delle auto che non sono conformi ad Euro4 benzina e Euro6 diesel.
Davvero un risultato inatteso e del tutto comprensibile lo stupore dei ricercatori di Londra e Oxford: chi avrebbe mai potuto immaginare, o anche solo lontanamente intuire come non sgasare in faccia ai bambini con le macchine li avrebbe potuti fare stare meglio!
Questo studio dimostra davvero quanto siano pervasive e pericolose le auto termiche. Per me il primo problema delle termiche sono gli inquinanti dell’aria, poi tutto il resto (co2, dipendenza economica fossili) è parimenti importante ma posso capire chi la co2 non la vede e chi la dipendenza dai fossili non la capisce. Ma negarsi la possibilità di respirarsi aria pulita tutti i giorni, meno rumore per strada, come si fa a non volere tutto ciò?
AI Overview a mia domanda sul 1800 risponde:
“Nel 1800 Londra era la città più grande e inquinata del mondo, con una popolazione passata da 1 a 6 milioni di abitanti. L’uso massiccio del carbone per riscaldamento e fabbriche creò le famose nebbie tossiche (“pea-soupers”) e rese il Tamigi una cloaca a cielo aperto, culminando nella celebre “Grande Puzza” del 1858….” A memoria ricordo che han dovuto pure limitare il traffico di carrozze a cavalli per le emissioni di metano dei quadrupedi….
A Londra sono già abituati alle zone ULEZ (e non solo per evitare “olezz(i)” sgradevoli.. ma per questioni urgenti di carattere sanitario)
https://www.youtube.com/watch?v=6nNsreQEdlE&t=38
(un po’ di puntate di SuperQuark andrebbero riviste giusto per ricordare il grande Piero Angela e uno dei suo tanti moniti da “Nostradamus” sul nostro presente e futuro)
Siamo un popolo di rane bollite…🐸🐸🐸🐸🐸
@damiano I : magari ci fosse stata “solo” la Grande Puzza del 19° secolo.. Nel 1952 c’è stata una moría da aria letteralmente irrespirabile https://www.storicang.it/a/1952-londra-sotto-il-great-smog_16280
alla base anche del fenomeno che segnali tu @Luigi ci son state le polveri delle centrali elettriche… ma nella nostra pianura padana si forma lo stesso mix dal torinese al veneto ed emilia…
Se non facciamo tutto il possibile per abbattere al massimo possibile il tremendo mix di polveri sottili e gas tossici non è che chi vive in quelle zone potrà vantare stato di salute (fisica e mentale) e speranza di vita vicine alle medie nazionali,
So che stanno partendo nuovi studi sul pulviscolo ultrafine e degli effetti sulla salute…. credo che quando verranno diffusi i primi dati scientifici anche in molte zone d’Italia ci sarà da esser molto, molto preoccupati…. non solo in Padania o vicino all’ILVA di Taranto….
Beato te che vivi in Toscana, ma anche in Lombardia ci sono un sacco di ultra 90enni ancora in salute,. Tanto per fare un’esempio una mia zia è deceduta a 102 anni…e non per problemi respiratori. Anche io, in 53 anni di vita, mai avuto problemi respiratori. Le persone che ho conosciuto decedute anzi tempo, di solito erano accaniti fumatori o avevano subito (senza saperlo) l’esposizione al gas radon (tante ore trascorse in taverna)….
Si fa si fa purtroppo si fa, prima i danee poi quel che sarà sarà, possibilmente affare d’altri, questa è la mentalità imperante nella Milano da bere (e da non respirare…) e nell’ Itaglia degli apericena.