Negli anni Cinquanta, nella campagna di Granarolo dell’Emilia, a un passo da Bologna, si mettevano alla prova i trattori fumosi destinati a guidare la meccanizzazione dell’agricoltura italiana. Oggi, nello stesso luogo, l’Università di Bologna con il Distal diretto dal docente Giovanni Dinelli inaugura infrastrutture che segnano il passaggio a una nuova era: quella dei mezzi agricoli elettrici e a guida autonoma, protagonisti della transizione energetica e tecnologica delle campagne.
Una palestra per le macchine di nuova generazione
La pista storica del Centro didattico sperimentale di Cadriano, nella frazione di Granarolo, è stata completamente ripavimentata e adeguata alle esigenze dei veicoli di nuova generazione, diventando uno spazio aperto ai trattori elettrici che qui possono essere testati in condizioni reali. Le stesse curve e parabole che un tempo servivano a mettere sotto stress solo i motori diesel ora ospitano i sistemi di guida autonoma. Questi sono messi alla prova nella capacità di mantenere la traiettoria assegnata, riconoscere ostacoli imprevisti e garantire la sicurezza degli operatori e dell’ambiente circostante.
È un lavoro che si ispira alla metodologia giapponese e che punta ad accompagnare la futura diffusione dei trattori autonomi. Al momento si studia e si testa, anche perché la normativa deve ancora essere aggiornata e l’Università si muove per tempo. Il sistema progetto fa riferimento al metodo giapponese.

Accanto alla pista, il centro si arricchisce di una camera semianecoica dedicata allo studio delle interferenze elettromagnetiche, un tassello cruciale per i veicoli agricoli digitali. Ma cos’è una camera semianecoica? È uno spazio progettato per isolare quasi completamente un oggetto dalle interferenze elettromagnetiche esterne e, allo stesso tempo, per impedire che le onde generate al suo interno rimbalzino sulle pareti. In questo ambiente controllato si misura con precisione sia la resistenza dei dispositivi ai campi esterni sia il livello delle emissioni prodotte dai mezzi stessi.

È uno strumento utile a garantire affidabilità e sicurezza in un’agricoltura che si affida sempre più a sensori, centraline e tecnologie digitali.
Un hub di ricerca con standing internazionale
«Gli spazi che inauguriamo – ha dichiarato il Rettore dell’Ateneo di Bologna Giovanni Molari – sono il segno più visibile e concreto degli sforzi messi in campo dall’Università verso sistemi agricoli più sostenibili, resilienti ed efficienti. Con oltre dieci milioni abbiamo trasformato il Centro didattico sperimentale di Cadriano in un hub di riferimento nazionale ed europeo per l’innovazione agricola». Un dato importante che ha portato nel bolognese due ministri: Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Anna Maria Bernini (Università).
I test dei robot nel frutteto elettrico
Non solo spazio di prova e validazione nel centro universitario si è dato vita al frutteto elettrico “coltivato” dal professor Luca Corelli Grappadelli. Uno spazio agricolo dove si testano i robot a guida autonoma che riescono a lavorare spostandosi tra i filari. Una sperimentazione continua di soluzioni robotiche che puntano sia ad offrire soluzioni alla mancanza di manodopera specializzata sia ad implementare lavorazioni 4.0 dove i robot riescono a ridurre l’uso delle chimica e delle risorse idriche.

Ricerche attualissime che vedono il bolognese protagonista, ha ricordato anche il sindaco di Granarolo Alessandro Ricci citando le aziende della meccanica agricola della zona. Senza dimenticare che siamo a neanche dieci chilometri dalla Fiera dove si tiene Eima, il salone delle macchine agricole più importanti al mondo. Noi abbiamo visto in quest’area i robot autonomi Farmdroid, dedicate alla coltura della barbabietola da zucchero nelle campagne di Minerbio. E il Dino francese nei campi del Comune di San Lazzaro. Una filiera meccanica avanzata tutta da valorizzare e, come si vede chiaramente dalle foto del centro, tutta alimentata da fonti rinnovabili con l’agrivoltaico.
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