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A fuoco due bus elettrici: Parigi ne ferma 149

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Due fotogrammi dell'incendio: a sinistra il fumo comincia a scaturire dal pacco-batterie sul tetto del bus di Bolloré.

A fuoco due bus elettrici nel giro di poche settimane: l’azienda dei Trasporti di Parigi in via precauzionale ha sospeso 149 mezzi forniti dal Gruppo Bolloré.

a fuoco due bus elettriciA fuoco due bus elettrici: le fiamme dalle batterie

A Roma ormai ci hanno fatto l’abitudine ai roghi che divampano sui vecchi bus  dell’ATAC. Ma a Parigi, giustamente, ha destato una notevole impressione il fatto che due autobus a batterie si siano incendiati e siano andati distrutti. L’ultimo rogo, nello scorso fine settimana, si è verificato su un mezzo della linea 71 nei pressi della fermata Bibliothèque François-Mitterrand, nel 13° arrondissement. “L’autista ha immediatamente evacuato i passeggeri. Non ci sono feriti“, ha precisato la RATP, l’azienda che gestisce i trasporti nella capitale francese. Il fuoco si è sviluppato in pochi attimi, come mostrano foto e video postati sui social dai passanti, con un denso fumo nero e un forte odore di plastica bruciata. 30 vigili del fuoco con 15 mezzi sono stati inviati per spegnere l’incendio. Analogo incendio si era sviluppato il 4 aprile a bordo di un autobus elettrico Bolloré mentre viaggiava su Boulevard Saint-Germain, 5° arrondissement. Anche in quel caso nessuno ferito, ma veicolo distrutto.

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Un modello Bluebus 5SE Bolloré, identico ai mezzi andati in fiamme.

La RATP: primi incidenti su 500 bus elettrici

In merito al secondo incendio avvenuto in meno di un mese su un autobus elettrico recente della stessa serie Bluebus 5SE del marchio Bolloré, la RATP ha deciso in via precauzionale, in collaborazione con Ile-de-France Mobilités, di temporaneamente ritirare dall’esercizio i 149 autobus elettrici di questa serie”, ha fatto la RATP. Le autorità locali hanno chiesto all’azienda di fare “completa luce” su questi incendi “e di prendere tutte le misure precauzionali necessarie“. “Abbiamo richiesto una completa perizia al costruttore Bolloré per spiegare le cause di questi incidenti. E proporre un piano d’azione per consentire la rimessa in funzione di questi bus in tutta sicurezza“, ha ribattuto la RATP, specificando che dal 2016 ha gestito quasi 500 bus elettrici, di tre diversi produttori, “senza incidenti rilevanti”. Secondo l’azienda, le cause del primo incendio sarebbero state identificate, ma non rese note. E ora si lavora per capire che cosa è accaduto in Boulevard Saint-Germain.

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10 COMMENTI

  1. La tecnologia elettrica non è scevra da difetti di costruzione e/o ingegnerizzazione, esattamente come qualsiasi altra tecnologia.
    E’ quindi comprensibile che i produttori e RATP non vogliano comunicare le ragioni degli incidenti, esattamente come ha fatto Tesla e come hanno sempre fatto gli altri produttori di veicoli termici
    Certo, pensare che 60 o 70 anni fa tutte le nostre città erano a trazione elettrica (tram e filobus) ed ora cerchiamo di ritornare a quel punto, ci fa capire che gra parte del nostro presunto “sviluppo” non era un vero sviluppo

  2. Pur avendo capito che il riferimento a Roma era un inciso, purtroppo devo rilevare che questo è il risvolto dell’essere la capitale del paese…un giorno per curiosità ho provato a cercare in google news la parola cinghiali (altro marchio di fabbrica) e ho scoperto che il problema è diffuso in tante città…ma fa notizia solo se si tratta di Roma…

    In ogni caso mi auguro che le verifiche sui bus elettrici andati in fiamme, diano subito risposte chiare…quantomeno per mettere a tacere sul nascere le voci dei detrattori.

    • Alberto io credo che contro la Raggi ci sia stata una campagna mediatica molto precisa e di più non mi dilungo (ovviamente mi riferisco ai media politici) ma per i bus il problema è serio. L’ultimo autobus ha preso fuoco a Roma 3 giorni fa, un altro il mese scorso. Ad ottobre 2021 eravamo al ragguardevole totale di 250 (!!!!!!!) autobus andati a fuoco in 5 anni: mi sembra un numero impressionante, qualcosa non torna, la magistratura dovrebbe intervenire. Che poi, per curiosità, penso alla co2 emessa da un autobus che va a fuoco a quanto ammonta …

  3. Scusate ma che c’entra Roma? Capisco che si voglia lanciare il messaggio “vanno a fuoco sia i mezzi a benzina che quelli elettrici” ma così si fa confusione!

    Partiamo da una premessa: secondo dati da voi riportati in precedenti articoli (che io prendo per validi) le auto elettriche prendono fuoco MENO di quelle a benzina. Perfetto, sulla premessa siamo tutti d’accordo e quanto ora scrivo non confuta la premessa.

    Articolo: che c’entrano gli autobus elettrici nuovi che vanno a fuoco all’improvviso (ben 2 in un mese!) con quelli di Roma (sia a benzina che elettrici) che vanno tutti a fuoco perché hanno 100 anni e non hanno mai visto un meccanico o un cambio dell’olio? Tra l’altro a Roma la causa è stranota e gli autobus continuano a circolare, a Parigi no e hanno fermato 149 autobus che costano quanto il pil del Molise (iperbole!).

    Controprova: c’è qualcuno qui tra noi che se fosse nella posizione di dover decidere oggi come investire le scarsissime risorse pubbliche, oggi, 3 maggio 2022, acquisterebbe una flotta di 149 autobus elettrici per il servizio pubblico? Mah, io ci penserei su un bel po’ visto che anche a Stoccarda 6 mesi fa ci sono stati problemi importanti agli autobus elettrici (25 completamente distrutti da un incendio di uno di questi)

    • La vicenda di Roma è solo un piccolo inciso in un articolo interamente dedicato alla vicenda, grave, dei due bus di Bolloré a Parigi. Inciso legato solo al fatto che dei bus di Roma a fuoco si è parlato e si parla molto. Ma non c’è nessuna intenzione di sminuire l’episodio e di insinuare che tutti i bus vanno a fuoco. Nessuna.

    • -che c’entrano gli autobus elettrici nuovi che vanno a fuoco all’improvviso (ben 2 in un mese!) con quelli di Roma (sia a benzina che elettrici) che vanno tutti a fuoco perché hanno 100 anni e non hanno mai visto un meccanico o un cambio dell’olio?-

      Fa sempre bene ricordarlo. Ecco. 😛

    • Purtroppo non si fa riferimento al fatto che le batterie sono prodotte in Cina, la cui qualità è nota. In Cina incidenti simili sono all’ordine della quotidianità, su tutti i generi di veicoli a batteria, perché il controllo qualità è esistente solo a livello di propaganda. La soluzione è evitare di importare simili schifezze. Se i cinesi vogliono produrle con le loro vantate alte tecnologie proprietarie possono farlo in fabbriche europee sottostando ai nostri controlli di qualità. La verità palese è che l’industria della Cina produce a bassi prezzi solo in Cina sfruttando mancanza di norme e lavoratori ridotti a semischiavitù.

    • Ho pensato la stessa cosa, ma purtroppo poi va tutto in cavalleria. Qualche tempo fa a Parigi ci fu il famoso caso di una Tesla andata a fuoco: abbiamo fatto ricerche on-line sugli esiti delle perizie, senza trovarne traccia.

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