A Cremona va in scena la rete Cer delle parrocchie: 31 MW di potenza



Comunità Energetiche Rinnovabili: a Cremona nasce il “modello Diocesi”, sette Cer in rete, oltre 31 MW di potenza teorica e il supporto tecnico di OPEN SB. Ecco come il territorio cremonese punta su fotovoltaico condiviso e accumuli.

Il fermento intorno alle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) in Italia trova una delle sue
espressioni più strutturate nel territorio lombardo. OPEN SB, holding che controlla Eco The
Photovoltaic Group, ha ufficializzato una partnership tecnica con le Fondazioni CER promosse
dalla Diocesi di Cremona. Un accordo che non è solo una dichiarazione d’intenti, ma un progetto che poggia su numeri solidi e una rete capillare di comuni, imprese e parrocchie.

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I numeri: 7 Fondazioni e 21 Cabine Primarie

Tra il 2024 e il 2025 sono state costituite 7 CER sotto forma di Fondazioni di partecipazione,
coordinate dalla Diocesi. I punti nevralgici si trovano a Caravaggio, Soresina, Castelverde,

Cremona, Sospiro, Gussola e Viadana.

La struttura operativa è già imponente:

  • Enti coinvolti: 89 (tra cui 28 Comuni, 33 Parrocchie, 26 Enti del Terzo settore e 2
    Università).
  • Configurazioni gestite: 21 cabine primarie, con 6 già accettate dal GSE.
  • Potenza dichiarata dai soci: 31.300 kW (31,3 MW).
  • Stato attuale: 5.645 kW già in esercizio, di cui quasi la metà già qualificata dal GSE.

Il ruolo di OPEN SB e la spinta al fotovoltaico

OPEN SP, in qualità di società benefit, agisce come braccio tecnico per accelerare l’adozione di
modelli energetici condivisi. Ad oggi, la società ha contribuito direttamente con un impianto da 1
MW e ha facilitato l’ingresso di altri 14 produttori nelle CER, per un totale di 3,2 MW.
«Questa partnership è un impegno concreto verso il territorio – ha dichiarato Pietro Ghidoni,
Presidente Operativo di OPEN SB -. Le CER permettono di coinvolgere direttamente cittadini e
imprese in un modello sostenibile. Per un’azienda, il fotovoltaico non è più solo un intervento
tecnico, ma un asset strategico che, se integrato in una CER, migliora la competitività».

cremona cer

Oltre la produzione: batterie ed elettrificazione dei consumi

Il progetto cremonese guarda già al futuro del sistema elettrico. L’obiettivo non è solo installare
pannelli, ma gestire l’energia in modo intelligente. L’ingegner Giuseppe Dasti, coordinatore del
progetto CER, ha sottolineato che la collaborazione punta a sviluppare:
1. Sistemi di accumulo mediante batterie per ottimizzare l’autoconsumo.
2. Elettrificazione dei consumi per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

3. Servizi di flessibilità per supportare la stabilità della rete elettrica.

Modello Cremona, incontri sul territorio per le imprese

Per formare le aziende sulle opportunità economiche delle comunità energetiche, ECO The
Photovoltaic Group avvierà a giugno un ciclo di incontri, partendo da un evento in collaborazione
con l’Associazione Industriali Cremona.

Il “modello Cremona” si candida così a diventare un esempio replicabile a livello nazionale,
dimostrando come la sinergia tra istituzioni (la Diocesi), partner tecnici (OPEN SB) e pubblica
amministrazione possa trasformare la transizione energetica in una reale opportunità di coesione
sociale e risparmio economico.

  • LEGGI anche: “La “sostenibilità all’italiana”: senza bussola e senza una guida” e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (2)
  1. Questa C.E.R. dimostra una volta di più che in Italia non abbiamo più imprenditori ma solo “prenditori” di contributi statali.
    Nessuno che abbia imparato la dura lezione del post 1973… nessuno che abbia pensato di creare una grande C.E.R. nei distretti industriali da condividere, avendo in dote tanti terreni adatti e tante coperture di capannoni a disposizione, a maggior ragione se costruiti solo per sfruttare concessioni edilizie ma Senza Richiesta di utilizzo (ne vedo tanti, troppi lasciati a degradarsi mentre il paese perde continuamente produzioni nazionali strangolata da costi per energia importata e politiche anti sociali che distruggono i consumi interni).

    Temo che neppure questa seconda pesante lezione della Storia servirà a fare prendere la giusta direzione ai nostri politicanti e imprenditori dipende dala “tetta statale”

  2. Caspita se la chiesa riprendesse un po’ di ruolo sociale approfittando dei tanti immobili per coprirli di fv e aiutare famiglie a basso reddito con le cer avrebbe un gran ritorno di immagine e ridarebbe forza alle comunità.. Spero arrivi qualche input dall’alto e non sia lasciata alla buona volontà di qualche parroco

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