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A chi la Gigafactory Stellantis in Italia? A noi…

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A chi la Gigafactory Stellantis in Italia? A noi, dice il Piemonte, strattonando il Governo per un sostegno che non arriva. Settimana decisiva: ecco le tappe. 

a chi la Gigafactory
La produzione della 500 elettrica presto dovrebbe raddoppiare.

A chi la Gigafactory, là dove si fa la 500?

Il made in Italy elettrico sembra avere finalmente un futuro e Torino rivendica un ruolo centrale. Le notizie positive sono due:

  • la prima riguarda la 500 sulla quale il supergruppo Stellantis sembra avere finalmente idee ambiziose. Al punto di chiedere ai fornitori se sono in grado di sostenere un aumento della produzione dalle attuali 60/70 mila unità a una forbice compresa tra 100 e 140 mila. Risposta entro il 6 luglio.
  • ormai è certo che la Gigafactory italiana per le batterie si farà e l’ipotesi che si faccia nel capoluogo piemontese è sempre più verosimile. Ne sapremo di più giovedì 8 luglio, quando Stellantis svelerà la strategia nel campo degli accumulatori. Non è detto che il n.1, Carlos Tavares, sveli dove si farà, ma nel frattempo la zuffa è già partita.
a chi la Gigactory
Il presidente Alberto Cirio

La Regione Piemonte: si fa qui, senza se e senza ma

Sulla carta l’unica alternativa a Mirafiori & dintorni sembra Melfi, dove Stellantis ha annunciato che costruirà 4 nuovi modelli elettrici. Più un’area di assemblaggio per le batterie, qualcosa di molto più modesto di una Gigafactory. E molto più simile all’impianto che esiste a Torino a servizio della 500. Ma per non correre rischi il presidente piemontese, Alberto Cirio, ha già iniziato un fuoco di sbarramento. Mettendo a punto un dossier per Mario Draghi e attaccando le parole un po’ pilatesche del ministro Roberto Cingolani. “La Gigafactory a Torino? Non decidiamo noi, non spetta ai governi la scelta della sede, ma ai produttori e ai territori. L’importante è che sia in Italia. A me spetta favorire il successo del Paese: garantisco la massima laicità“. “Noi rivendichiamo fortemente la localizzazione in Piemonte” gli ha risposto Cirio. “Mi auguro che il governo sappia dire la sua. Parliamo di investimenti che il privato da solo non può fare, e quando uno paga il conto può decidere qualcosa dei piatti che vengono serviti. La decisione è politica, la nostra candidatura va condivisa da tutti”.


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